Dalle strade di terra rossa ai sentieri dei contadini, una Tanzania cruda e autentica accoglie ogni pedalata con incontri inaspettati e paesaggi indimenticabili. Un’esperienza intensa prima di raggiungere Kigali.
di Dino Bonelli
Foto di Dino Bonelli e Roberto Cravero
Settembre 2025, Africa sub sahariana. Con l’amico Roberto Cravero, siamo atterrati a Bujumbura, la città più importante del Burundi e pedalando sulle nostre bici BAM in bambù siamo entrati in Tanzania, terra “di mezzo” con il Ruanda, dove andremo a vedere i campionati del mondo di ciclismo su strada.

Del Burundi e della genuinità dei suoi abitanti, vi abbiamo raccontato sul numero scorso, mentre ora vi spieghiamo di una Tanzania completamente differente da quella artefatta e patinata che si mostra sui cataloghi delle agenzie di viaggio. Qui non ci sono né lodge di lusso, né leoni che giocano con i cuccioli. Al loro posto qui continua a esserci una povertà simile a quella del vicino Burundi, con la stessa tipologia di vita rurale, dura e cruda, gli stessi sguardi e le stesse biciclette stracariche di ogni cosa. Poi anche tante piccole distinguibili differenze, materiali e comportamentali.
Intanto in Tanzania si guida a sinistra, poi oltre alla lingua base che è lo Swahili, qualcuno parla anche un po’ d’inglese, ma a saperlo sono proprio in pochi. Qui la gente, benché gentile e cordiale, è meno espansiva e sembrerebbe più diffidente o forse solo più guardinga, specie con i mai visti prima Mzungu (uomo bianco in lingua Swahili). In tutto questo, il nostro pedalare rimane sempre lo stesso, senza vincoli di chilometraggi da fare e senza una traccia da seguire. Si va a naso, a sentimento, con il solo obiettivo di guardarci intorno e goderci ogni momento del viaggio e, ovviamente, arrivare prima di notte in un Paese dove si spera ci sia un hotel o qualcosa di simile per passare la notte.

Per esperienza passate, nei Paesi africani al di fuori delle rotte turistiche, una difficoltà che per un ciclista non è da sottovalutare può essere la mancanza di cibo. Noi, da buoni viaggiatori, ci accontentiamo di qualsiasi cosa, che qui è quasi sempre solo riso in bianco e banane fritte o bollite, talvolta arricchiti con altre verdure o uno striminzito pezzo di pollo. Ma per lo sforzo fisico prolungato che stiamo facendo, che prevede dalle sei alle otto ore di pedalate tutti i giorni, questo non basta, quindi ci siamo cautelativamente riforniti di integratori alimentari che vadano a sopperire laddove potrebbe essercene bisogno. Molto soddisfatti del supporto energetico dei prodotti Cetilar Nutrition, preventivamente testati, abbiamo messo nella borsa bislunga Taac agganciata sotto le canna della bici, comparto adibito a cambusa, questa scorta di prodotti: due barrette Balance Race al giorno, una per colazione, in Africa sovente scarsa o addirittura inesistente, e una per metà pomeriggio; 10 gel energetici Ultrarace Carb a copertura dei 10 giorni di pedalate totali; quattro buste Race Carb di maltodestrine da mettere in una delle due borracce nelle tappe più lunghe; 10 bustine di sali Hydrate Fast, una per giorno, nell’altra borraccia; e quattro buste di Recovery Pro, da usare alla fine delle tappe più dure, per recuperare bene ed essere pronti il giorno successivo.

Lunghe e larghe strade di terra rossa, leggermente e piacevolmente sdrucciolevoli, sono la pista dove far correre le gomme grassocce e leggermente tassellate delle nostre gravel BAM con telaio in bambù. Strade più irte e strette e angusti sentieri nati sotto i piedi dei contadini che, zappa in spalla, vanno a lavorare nei campi sono le varianti che troviamo senza cercarle, vie alternative che si perdono tra coltivazioni e piantagioni di ogni tipo. Il profumo dell’Africa, senza un solo preciso aroma, ma con tutte le caratteristiche naturali del continente riunite in una riconoscibile fragranza leggera, accompagna le nostre pedalate. Ci godiamo il nostro breve tratto di Tanzania e, dopo una rustica traghettata oltre un fiume limaccioso che interrompe bruscamente la nostra strada, e dopo una dogana discretamente celere per le consueta lungaggine di quelle africane, si approda in Ruanda, che andremo a raccontare prossimamente.

Non è necessario pedalare in Tanzania per scoprire i vantaggi dell’attrezzatura tecnica e degli integratori alimentari.