Tione, l’incontro tra cacciatore e orsa con i cuccioli

Il 22 agosto 2021 un uomo di trent’anni si è imbattuto in tre plantigradi mentre addestrava il cane, rimasto ferito, nei boschi della zona.

Tione, l’incontro tra cacciatore e orsa con i cuccioli
di Silvia M. C. Senette
(pubblicato su corrieredeltrentino.corriere.it il 25 agosto 2021)

«L’unica cosa che mi interessa davvero è che la mia cagnolina stia bene. Quello è stato il mio unico pensiero per tutto il tempo, anche quando sentivo l’orsa ruggire e il cane guaire disperato». Parla con rammarico il professionista trentenne di Tione, cacciatore per passione, che domenica scorsa si è imbattuto in un’orsa e nei suoi due cuccioli mentre addestrava il suo cane nei boschi della zona. Chiede l’anonimato e preferisce non fornire troppi dettagli personali. La sua voce è pacata, mentre racconta «i fatti per come sono andati, per evitare che questa storia venga strumentalizzata». «Non mi interessano le polemiche – premette – La questione è stata ingigantita, è già partito il dibattito politico: buoni contro cattivi, ammazzare o tutelare gli orsi, cosa fare o non fare. Voglio rimanerne fuori».


Il suo è un resoconto lucido e dettagliato di quanto accaduto in un pomeriggio d’agosto, nel pieno della stagione dei mirtilli. «Era domenica 22, eravamo in una zona di addestramento cani – ricorda – Non stavo cacciando, perché la caccia al gallo forcello aprirà a ottobre: stavo allenando il mio cane, che ha nove anni ed è molto esperto. All’improvviso l’ho sentito guaire, urlare come un pazzo. All’inizio ho pensato che avesse incrociato un grosso cane; speravo non fosse l’orso, ma poi ho sentito un ruggito e le grida del mio cane. Ero a 15-20 metri di distanza, nascosto da dei cespugli, e non potevo vedere la scena».

L’incontro con l’orsa
Dopo quei suoni raccapriccianti, il trentenne è uscito dal cespuglio. «Ho visto dalla parte opposta scappare un orso non troppo grande. Ho pensato: “Meno male“. Invece il cane ha continuato a lamentarsi e in quel momento è uscito un secondo orso, grande quanto il primo. Allora ho capito che quelli erano i due piccoli e che non lontana dovesse trovarsi la femmina. E infatti è sbucata poco dopo: era enorme, un mini van. L’orsa si è allontanata in direzione dei piccoli, si è fermata a guardarmi, io ho cercato di stare fermo e di non fare il fenomeno, poi è ripartita e se n’è andata». Tempo di telefonare a un amico per chiedere aiuto, allertare il corpo forestale e raggiungere gli avventori impegnati a raccogliere i mirtilli lì vicino per avvisarli del pericolo. «Ho visto che c’era due persone giù: le ho raggiunte di corsa – racconta il giovane cacciatore – Ho chiesto se avessero visto qualcosa, mi hanno detto di no e li ho intimati di non camminare lungo il sentiero perché c’era un’orsa con due cuccioli. Poi il cane è arrivato da me di corsa: spaventato, tremava. Dal davanti non sembrava avere niente. Dietro, invece, era tutto strappato: un buco gli perforava l’interno coscia e gli usciva vicino al perineo, un pezzo di carne era aperto a libro sotto la coda. Fortunatamente, per pochi millimetri, non sono stati toccati gli organi interni. È un miracolo: mezzo centimetro e gli avrebbero strappato l’intestino e l’utero».

Il rischio di un’aggressione
Ora l’animale, operato d’urgenza, è fuori pericolo. Ma il pensiero del padrone torna al rischio corso. «Se avessi fatto un giro diverso, sarei stato io l’aggredito. Ho rischiato comunque, se gli orsi dopo aver aggredito il cane fossero venuti verso di me non so cosa sarebbe potuto accadere… – ammette – Mi sono reso conto dopo del rischio che ho corso. All’inizio, lì per lì, avevo pensiero solo per il cane. Io ero in una posizione relativamente sicura; pensavo solo a come recuperarlo». Il trentenne ci tiene a spiegare il motivo della sua presenza in quei boschi. «Ogni anno, nella seconda metà di agosto, facciamo i censimenti per contare quanti galli ci sono rispetto alle galline, per capire se le covate sono andate bene. Sulla base di questi censimenti, che non hanno nulla a che fare con la caccia, si fanno le assegnazioni degli abbattimenti a settembre. Sono otto anni che con il mio cane faccio almeno 4-5 censimenti all’anno. Quello che stavo facendo domenica era un allenamento».

«Non voglio fare polemica»
L’accaduto, precisa, dovrebbe spingere a una riflessione. «A me non interessa entrare in polemica. La riflessione che mi piacerebbe si facesse tutti è che ero in una zona frequentatissima: alla malga, dove si lasciano le macchine, c’erano trenta auto e l’orsa si trovava al massimo a trenta metri da un sentiero molto battuto. A imbattersi nei tre plantigradi poteva essere tranquillamente uno che era su a raccogliere i mirtilli o, peggio, una famiglia con bambini; mezz’ora dopo avrebbe potuto esserci chiunque, con o senza cane. Questo dovrebbe spingerci a un ragionamento più ampio». Alla gestione dell’orso, un argomento annoso e spinoso in Trentino, il protagonista di questa vicenda pensa ogni volta che va per boschi. «Ho sempre avuto il pensiero, girando in certi posti, e ora questa preoccupazione si è accentuata. Mi chiedo sempre: c’è un posto sicuro dove posso andare?». Il suo ricordo va ad Andrea Papi: «Due anni fa è morto un ragazzo, è cambiato qualcosa? No. Io vorrei dire tante cose, ma preferisco fermarmi qua. Il discorso orso è gestito in maniera troppo polarizzata, ma quell’idea sconfortata che avevo già si è rafforzata domenica. Speravo di non rientrare nella casistica sfortunata di chi incontra l’orso ma è successo e potrebbe risuccedere: speravo nelle probabilità scarse». Chiede di evitare le etichette che seguono i cacciatori: «Io sono convinto che i primi ambientalisti e animalisti siamo proprio noi, molto più di tanti che si riempiono la bocca. Da cacciatore si ha un rapporto più diretto con la vita e la morte».

«Abbattimento? Mi dispiacerebbe»
Ora è inevitabile che si ponga il tema del futuro di quell’orsa. «Se venisse individuata e la decisione fosse di abbatterla, mi dispiacerebbe da morire – ammette il trentenne – Ma sarei più per il sì che per il no, perché alla fine il problema resta la sicurezza della popolazione. Domenica c’erano su decine di macchine: quanti potenziali pericoli! Se si potesse, oggi andrebbero esportati tutti gli orsi; ma se venissero sterminati, mi dispiacerebbe». Quello che è successo, conclude, «è stato una casualità, poteva succedere a chiunque. Si ripeterà sicuramente in futuro e, se non si fa niente, la gente avrà sempre più paura di andare nei boschi. Sono almeno 15 anni che si gira con paura, che hai il pensiero dell’orso girando in certi posti: una paura che chi vive in città non capisce. Valle e città sono due mondi completamente diversi di ragionare: qui è tutto un altro mondo, si convive con la natura. Vorrei che fosse possibile tornare a farlo con serenità».

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2 Comments

  1. says: Guido Freddi

    Dilemma comprensibile. D’altro canto cosa succede in tutto l’est europeo? Negli Usa? in Himalaya? Come si gestiscono i grandi carnivori in natura? In Abruzzo Lazio Umbria non ci sono storie di carnivori pericolosi per l’uomo, eppure gli orsi e i lupi ci sono da sempre… San Francesco col lupo ci ha parlato e lo ha fatto diventare protettore di Gubbio, san Fiorenzo l’eremita dei Sibillini adottò un orso come cane da pastore per le sue poche pecore, Santo Stefano del Lupo fu adottato da un branco di lupi che recuperarono le reliquie e oggetti sacri rubati da ladri… Sono tanti altri gli esempi in Italia e nel mondo. Questi grandi mammiferi selvaggi sono spesso protagonisti di miti e simboli di libertà, potenza, forza e altri archetipi fondamentali (più raramente gli animali archetipici sono erbivori e quasi mai troviamo animali domestici in ruoli simbolici significativi). Se non siamo capaci di interfacciarci a queste forze della natura accettandone la presenza, come possiamo pretendere di proteggere la montagna nella sua purezza e complessità?

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