Un giro tra gli alpeggi

Il giro degli alpeggi di Rima è solo uno dei percorsi che si possono intraprendere nelle vallate del Parco Naturale dell’Alta Valsesia. Perchè le emergenze naturalistiche e culturali che il parco offre sono molte di più, a partire dall’interessante museo naturalistico di Carcoforo e dal Sentiero glaciologico di Alagna.

Un giro tra gli alpeggi
(per scoprire il Parco Alta Vasesia)
di Pasquale De Vita
(pubblicato su piemonteparchi.it il 14 aprile 2022

Dalla sommità di Punta Gnifetti 4559 metri sul livello del mare, uno fra i parchi naturali più alti d’Europa si dispiega in tutta la sua maestosità, fra le cime innevate del Monte Rosa e le vallate scavate dall’azione dei ghiacciai, che per millenni sono state il rifugio del popolo alpino Walser, e di personaggi a metà fra storia e leggenda come fra Dolcino, nonché patria del pilota-imprenditore Vincenzo Lancia, e scenario di una natura incontaminata, in un tripudio di fiori, colori e profumi, nel regno dell’aquila reale e dello stambecco.

Rima, vista sulla valle. Foto: Mattia Sandrini, guardiaparco Alta Valsesia.

Il Parco naturale dell’Alta Val Sesia racchiude tutto questo in 6500 ettari, fra le vallate attraversate dal Fiume Sesia, la Val Sermenza e Val Mastallone, inglobando i Comuni di Alagna, Rima, Carcoforo, Rimasco, Fobello e Rimella. A questi bisogna aggiungere anche il Monte Fenera, nella bassa valle, accorpato nell’Ente di gestione nel 2012, con le sue grotte, dove sono stati trovati segni della presenza dell’uomo di Neanderthal, vissuto in questi luoghi a partire da 300 mila anni fa.Un territorio che fu colonizzato dai Walser: un popolo di origine tedesca proveniente dal Vallese, che seppe adattarsi alle dure condizioni di vita in alta montagna, sfruttando le povere risorse naturali delle alture valsesiane. Diversi esempi delle loro capacità si possono trovare nel Museo Walser di Alagna, a Pedemonte, nelle frazioni della Val d’Otro della Val Vogna e nell’abitato di Rima in Val Sermenza.

In alcune zone, ancora oggi, si parla in lingua walser (il “titsch”); Rimella ha conservato, più di ogni altra parte, l’uso di questo idioma. Ancora viva e patrimonio comune è la toponomastica nei tre principali territori walser della Valsesia: Alagna, Rima e Rimella. Così come le caratteristiche case in pietra e legno.

Follu in val Otro. Foto: Mattia Sandrini.
Lanciole di Sopra. Foto: Mattia Sandrini.

L’anello degli alpeggi 
E proprio nella Valle di Rima, una delle passeggiate naturalistiche più interessanti è “L’anello degli alpeggi”. Mattia Sandrini, guardiaparco dell’Ente, ci racconta un itinerario che attraversa da ovest a est tutti gli alpeggi del fondovalle, fino ad arrivare ai 2175 metri del rifugio del Parco “Vallè”. «Le baite a schiera che si trovano in questi monti sono un esempio unico nel panorama alpino, a testimonianza della grande maestria nella lavorazione della pietra da parte degli abitanti di Rima», spiega Sandrini. Il sentiero 292 attraversa il Rio Lanciole e, dopo un tratto pianeggiante, inzia a salire in ripidi tornanti fiancheggiando i ruderi dell’Alpe Lanceronacco. Qui i terreni, un tempo tenuti a pascolo, con l’abbandono delle pratiche selvicolturali, sono stati riconquistati dalla vegetazione pioniera fra cui la rosa alpina, l’ontano verde e l’acero di monte.
Al termine del tratto più ripido si arriva all’Alpe Lanciole che, con i suoi 1734 metri, durante l’estate, è il primo alpeggio. Sulla sinistra delle baite si dirama il sentiero 294 che sale a Lanciole di sopra e al Colle Piglimò.

Caprioli maschi. Foto: Mattia Sandrini.

Attraversato il Rio Lanciole il sentiero prosegue a tornanti tra macchie di mirtillo e rododendro e costeggia un ampio cespuglieto di ontani verdi. Giunti all’alpe Lanciole di sopra termina il tratto in salita. Questo alpeggio posto a 1937 metri, è formato da due baite, protette da imponenti paravalanghe in pietra, e da una schiera di altre cinque baite che rappresentano un modello architettonico unico in Valsesia. Il sentiero prosegue sulla destra dell’alpeggio fino al bivio con il 292b che, in piano, prosegue per l’Alpe Lavazei. Questo tratto di sentiero attraversa una zona di bassi cespugli lungo il confine del Parco Valle Sesia. In questo ambiente alla fine dell’inverno i maschi di gallo forcello si affrontano nelle arene con canti, parate e combattimenti prima di riuscire ad accoppiarsi con le femmine.

Alpe Lavazei sorge a 1929 metri ed è l’alpeggio in cui, da oltre 50 anni, una famiglia di pastori produce “Toma”, il formaggio tipico valsesiano, e panetti di burro che settimanalmente viene portato a valle con i cavalli.
Il sentiero 292a prosegue in piano e in poco più di 15 minuti porta all’Alpe Brusiccia. A questo punto l’itinerario ricomincia a salire e dopo circa un quarto d’ora di cammino ecco la Madonnina della Neve. «Questo luogo di devozione – spiega Sandrini – fu costruito da Giovanni Axerio Cilies nel 1898 in onore della ‘Protettrice della gente di montagna’: qui il 5 agosto di tutti gli anni si svolge una funzione religiosa seguita dai pastori e dalle genti di Rima e della valle». Da questo punto il sentiero sale con ripidi tornanti e in circa 40 minuti si raggiunge a 2167 metri l’Alpe Vallezo. Questo splendido alpeggio formato da cinque baite è tra i più antichi della valle, come testimoniato dal millesimo 1717. Il vicino rifugio Vallè si raggiunge in dieci minuti, sempre lungo il sentiero 291.

Stambecchi adulti. Foto: Mattia Sandrini.

Tra natura, cultura e tradizione
Il giro degli alpeggi di Rima è solo uno dei percorsi che si possono intraprendere nelle vallate del Parco Naturale dell’Alta Valsesia. Per menzionarne solo alcuni, a Carcoforo c’è un interessante museo naturalistico all’interno di una casa walser da cui si può salire verso il rifugio del Parco Massero. E ancora, a Fobello, paese natale del pilota-imprenditore Vincenzo Lancia, nell’area di Roi, c’è un sentiero realizzato anche per consentire ai disabili la fruizione delle bellezze alpine.

Non si può, in conclusione, non citare il Sentiero glaciologico di Alagna. Un percorso con pannelli illustrativi che parte dalla località Acqua Bianca a quota 1500 metri e, lungo un sentiero della durata massima di 2 ore, raggiunge l’Alpe Fun D’Ekku a quota 2070 metri, dal quale si ha una splendida vista sui ghiacciai valsesiani e sui depositi morenici di età recente. Un sentiero nato per mostrarne l’evoluzione, attraverso l’osservazione dei numerosi segni del loro passaggio durante le fasi di espansione e di ritiro. Si sviluppa in otto tappe, segnalate da pannelli che forniscono diverse informazioni relative all’evoluzione del ghiacciaio nel corso del tempo. All’arrivo, davanti agli occhi del turista, si disvela in tutta la sua drammaticità il risultato del cambiamento climatico che stiamo vivendo.

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