Rifondare Dolomiti UNESCO

Rifondare Dolomiti UNESCO
di Luigi Casanova
(7 agosto 2025)

In modo scomposto Dolomiti UNESCO ritorna di attualità. Causa una superficiale visione di chi la attacca, il rappresentante del comitato sui passi dolomitici e dello Stelvio. Si tratta di operatori economici che mai hanno partecipato ai tavoli di confronto nella costruzione del piano di gestione del patrimonio universale; la loro assenza a quei tavoli viene dimostrata dal fatto che nulla conoscono della gestione della Fondazione e degli scopi di un patrocinio UNESCO dedicato a un patrimonio naturale.

In questo disordinato incrocio di commenti emerge la superficialità tipica di quanti accusano una istituzione di non funzionare o perché causa della burocrazia (costruita su norme, in Italia democratiche, di rispetto di una collettività e di beni comuni) o di un segretario comunale nel caso di municipalità. Anche nel caso della Fondazione si accusa la macchina e si tace su chi la guida.

Dolomiti UNESCO è un sogno che si è consolidato non solo sul territorio interessato, ma come doveva essere nell’attenzione internazionale. Dire che l’overturisno è causa di questo riconoscimento è perlomeno sciocco. Se le Dolomiti sono travolte da turisti che non conoscono la montagna è perché sono diventate dominio di auto, fuoristrada, quad, sconvolgimenti paesaggistici con luoghi di ristorazione che grazie a incoscienti deroghe hanno potuto raddoppiare le volumetrie, è causa delle infrastrutture che abbiamo imposto alle montagne, a suon di furbate amministrative. Parliamo di strade, parcheggi in quota, impianti funiviari che aumentano capacità di trasporto, alberghi di lusso. Strutture che ancora oggi vengono sostenute dagli enti pubblici, pensiamo al Comelico, alle opere delle Olimpiadi compresi i tanto decantati e folli nuovi collegamenti sciistici, causa i villaggi del lusso che si intendono imporre a Auronzo come sul Monte Rite. Le Dolomiti sono state massacrate da noi che le abitiamo, siamo stati noi a eleggere amministratori privi di visione. Siamo stati noi (il comitato dei passi in specifico) a impedire un’intelligente gestione degli accessi alle auto private in quota.

Se la Fondazione da tempo è strumento inadeguato alla gestione di un territorio tanto fragile e affascinante la responsabilità va ricercata unicamente nei politici che a oggi l’hanno gestita, specialmente nell’ultimo decennio. Sono questi politici, della Regione Friuli Venezia Giulia, del Veneto, delle Province autonome di Trento e Bolzano che hanno deciso di lasciare ammuffire nei cassetti il piano di gestione Dolomiti 2040 e privarlo di decisioni che erano state concordate con uno straordinario, per l’Italia innovativo, metodo partecipativo dal 2014 al 2017.

Non riprendo i temi che queste amministrazioni hanno evitato di affrontare: è certo che qualora la Fondazione Dolomiti UNESCO intenda riprendere percorsi virtuosi deve investire in una rifondazione progettuale e avere coraggio di decidere e di non rimanere succube dei poteri di pochi, ma potenti operatori economici. Noi ambientalisti alcuni temi li abbiamo proposti, anche recentemente: accessi alle Tre Cime di Lavaredo, un piano di rinascita della Marmolada, i divieti coerenti all’eliturismo, alcuni esempi. La Fondazione non ha mai avuto nemmeno la cortesia di rispondere a queste nostre richieste. Anche per questo perde credibilità nei territori.

Ritornando al Comitato dei passi. L’attuale clientela che frequenta le Dolomiti, definita inadeguata, è frutto dell’insieme di infrastrutture che si sono imposte alle quote alte, specie causa l’industria funiviaria, i diffusi orpelli – giochi presenti nelle aree urbane, uno scimmiottamento delle offerte che troviamo nelle pianure. Se si vuole  agire sul lato dell’offerta, come sostenuto dal Comitato, cominciamo a ripulire, quindi togliere dalle alte quote tante recenti oscenità, parcheggi facili, ridurre gli accessi specie dei mezzi a motore. Si invoca la pista ciclabile modello lago di Garda. Ma non si vorrà mica portare una tale sconcezza paesaggistica e non funzionale anche sulle Dolomiti? Dove la inseriamo una simile ciclabile? Andiamo a stracciare ulteriormente boschi e pascoli quando una sede stradale, più che idonea allo scorrimento dei ciclisti, già esiste? Ovviamente chiudendo a ore i transiti delle auto private e potenziando il trasporto pubblico, offrendo sostegno (riduzione dei costi) al trasporto con l’impiantistica esistente.

Stiamo attenti quando parliamo di ridurre le potenzialità di UNESCO sui territori. Non possiamo più permetterci di perdere una simile potenziale garanzia di qualità. Abbiamo una sola strada da intraprendere: richiamare i politici che governano questi territori a  un’assunzione di responsabilità della quale oggi nemmeno si intravvede orma. E magari, lavorare assieme affinché UNESCO a Parigi ridefinisca cosa significa territorio tutelato, come lo si gestisce, quindi invocando Parigi e UNESCO Italia affinché portino maggiore rigore e trasparenza nella gestione degli ormai invasivi e eccessivi patrimoni sparsi per il mondo.

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4 Comments

  1. says: Carlo Crovella

    Più che “rifondare”, eliminerei del tutto il concetto “Dolomiti UNESCO”.

    Le Dolomiti sono belle da sole, non hanno bisogno di nessuna sovrastruttura, che dà solo splendore turistico e interessa a chi vuole che arrivino vagonate di “sghei”.

    Se non si tolgono le “sovrastrutture”, chi ama veramente le Dolomiti, a queste condizioni preferisce NON andarci più.

    Infatti, circa 10-12 anni fa, io ho deciso di non andarci più: piuttosto che vederle ridotte a un Circo Barnum, preferisco non vederle affatto.

  2. says: Gamaz

    Per una volta, concordo con Crovella.
    Io che nel cuore delle Dolomiti abito, soffro ogni giorno di più nel vedere come sono svendute al capitale, all’ingordigia, alla miopia politica e amministrativa, in conclusione alla mancanza di amore per la bellezza.
    Ritengo che l’UNESCO non contribuirà mai al miglioramento della situazione, perché è un carrozzone politico che non è in grado di farlo, ma solo di credere di essere utile.
    Eliminarlo e rieducare prima di tutto gli abitanti delle Dolomiti ad accontentarsi di qualcosa di meno?

  3. says: Luca

    Ricordo il Locatelli, da ragazzino di dieci anni, con mio fratello e mio padre, che ci mise addosso la passione per la montagna.. il lago di Braies, Misurina, lo Sciliar, San Candido, Perra e Pozza, San Vigilio di Marebbe, il Pordoi, la Val Vanoi… mi tengo il ricordo di un tempo nel quale era tutto un po’ più vero e meno falso, e non ci vado più. Morte al turismo, morte ai cannibali.

  4. says: Marcello Cominetti

    Articolo che dice tutto e niente e semmai dalle idee assai confuse.
    UNESCO non serve che a foraggiare la sua stessa esistenza, quindi non andrebbe eliminata dalle Dolomiti ma dalla faccia della terra che ha contribuito a rovinare.

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