Un augurio di pace mentre il mondo si arma

Mentre l’Europa normalizza la guerra e restringe gli spazi del dissenso, anche in Italia si consolida una chiara volontà di sterilizzare l’agibilità politica e sociale: i ddl sicurezza, lo sgombero di storici luoghi di elaborazione politica e culturale come il Leoncavallo e Askatasuna, la criminalizzazione del pensiero critico, disegnano un orizzonte inquietante. A cittadini pensanti si preferisce un gregge mansueto, ordinato in fila per gli acquisti di Natale, docile consumatore e silenzioso spettatore di decisioni prese altrove.
Mountain Wilderness rifiuta questa deriva e non si rassegna. Nel rivolgere ai propri soci e sostenitori un augurio di pace, l’associazione invita allo stesso tempo a non tacere, a non lasciarsi deprimere, a continuare a farsi sentire. Un augurio che è anche un’assunzione di responsabilità civile, e che il presidente Luigi Casanova rivolge a tutte e tutti come invito alla resistenza, alla parola, alla speranza attiva (Nicola Pech).

Un augurio di pace mentre il mondo si arma
di Luigi Casanova
(pubblicato su mountainwilderness.it il 22 dicembre 2025)

Cari amici, non è consuetudine per un’associazione ambientalista portarvi gli auguri di Natale riflettendo sulle guerre in corso. Oggi ritengo sia più che mai doveroso. L’ambientalismo, anche quello rivolto alle montagne, non può tacere in presenza di devastazioni tanto atroci, in Europa come in Palestina, in Sudan come nello Yemen. Anche noi ambientalisti dobbiamo farci carico del tema della pace sintetizzato in pochi obiettivi: giustizia sociale, difesa dei diritti umani, tutela integrale degli ambienti, di mare, di pianura, di montagna.

Oggi i movimenti per la pace vengono criminalizzati, anche in Europa. L’Occidente propone una sola verità: la corsa al riarmo, la preparazione alle guerre. L’Occidente ha smarrito i valori fondanti del vivere civile: una società articolata, democratica, rispettosa dei diritti umani, che investe in giustizia sociale, protesa alla pace. All’interno di questa prospettiva lavorano giorno dopo giorno migliaia di cittadini sui temi dei diritti umani, della libera informazione, della condanna alla corsa al riarmo; quanti invocano accoglienza dei migranti e denunciano le migliaia di morti sepolti nelle acque dei mari del pianeta; quanti chiedono sostegno a trattative serie nel risolvere i troppi conflitti. Cittadini e associazioni che lavorano su questi temi vengono sprezzantemente definiti filoputiniani, o antisemiti, o sostenitori dei trafficanti di esseri umani, o pacifinti, semplificazioni sostenute da opinionisti ritenuti autorevoli dalla maggior parte dei media internazionali.

Bandiera della Palestina

Oggi la preparazione della guerra la si coltiva dapprima sul piano culturale, creando un nemico, poi diffondendo censura in scuole e università, nei dibattiti pubblici, nei luoghi di alta cultura come nei grandi teatri, con la cancellazione di concerti, spettacoli, proiezioni di film. Non è più possibile, se non venendo criminalizzati, denunciare quanto accade in Medio Oriente, la violenza imposta da sessant’anni ai palestinesi all’interno di un regime di apartheid sostenuto contro inermi con la forza da un esercito, o da coloni invasori, o con l’uccisione scientifica di oltre duecento giornalisti. Nemmeno è possibile tacere l’orrore della strage voluta da Hamas il 7 ottobre nei confronti di cittadini del mondo inermi. Ma, ci chiediamo, il diritto alla difesa contro l’aggressore vale solo per l’Ucraina? Israele, Stati Uniti, Arabia Saudita sembrano poter commettere ogni delitto e rimanere impuniti, come rimane impunito il terrorismo di Stato che uccide persone e famiglie in assenza di diritti umani. Non ci risulta più possibile avanzare analisi complesse, né storiche né sociali, per provare a uscire dall’incubo di una possibile prossima devastante guerra. Si dà per scontato che ci si debba preparare alla guerra, anche nucleare, ovviamente utilizzando armi tattiche fatte passare per noccioline. Eppure le guerre, tutte le guerre, possono essere evitate ascoltando reciproche richieste e usando diplomazia sincera. Sono tempi tristi. Non sappiamo dove porterà questa diffusa follia dell’Occidente tesa solo a imporre le sue leggi di mercato, anche sul tema dell’ambiente. Muri si alzano ovunque, si mitragliano i disperati nei barconi sui mari, si sostengono lager in paesi dove le sevizie sono un criminale sistema di oppressione giornaliero. Eppure l’Europa è stata terra di politici lungimiranti, come Willy Brandt e Olof Palme, ha alimentato luoghi del pensiero dell’accoglienza e della pace, è stata terra di piazze colme di gente che chiedeva pace e disarmo.

Willy Brandt (a sinistra) e Olof Palme. Foto: Tommy Pedersen/TT.

Un simile tragico quadro non può comunque privare noi cittadini e associazioni del diritto di parola, di confronto, né privarci della resistenza. È auspicabile che in tempi brevi arrivi il giorno nel quale troppi governi occidentali dovranno vergognarsi delle loro decisioni, anche riguardo alle politiche ambientali. Se quel giorno arriverà, il merito va ascritto a quanti sono rimasti tenaci lottatori, a quanti non hanno perso speranza, a chi ha continuato la semina in presenza di un terreno politico, sociale e culturale tanto arido. Verrà il lungo periodo della pioggia che permetterà a questi diffusi semi di germogliare e di alimentare una società capace di vivere nel rispetto delle diversità, della natura, nella difesa dei beni comuni. Auguri, portiamo speranza e fiducia.

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11 Comments

  1. says: Grazia

    Ringrazio per la condivisione di questi preziosi pensieri e sentimenti.
    Invito a resistere, nonostante le ombre che si allungano, ricordando di tenere sempre accesa la torcia della verità.

  2. says: Guido

    …poca fiducia nell’umanità, ma molta fiducia nella Natura, nella Terra… e forse nei soliti quattro gatti.

  3. says: Carlo Crovella

    Non sono assolutamente d’accordo sull’assioma che chi è sensibile alla difesa dell’ambiente (non solo montagna, me per noi principalmente montagna) debba per forza essere un “pacifista”. Tra l’altro nella versione più estesa del termine, descritta nelle prime righe dell’articolo, per cui “pacifismo” incorpora anche la sensibilità sui diritti e tutta la solita litania conseguente ecc ecc ecc. Mescolare queste due tematiche, che sono diversissime fra loro, rischia di nuocere alla causa dell’ambientalismo, perché allontana quella parte di ambientalisti come me. Infatti se per essere attento all’ambiente, devi “obbligatoriamente” anche esserlo sugli altri temi, rischiate di perdere una fetta (non esigua) di persone che sono interessate alla tutela dell’ambiente, ma non particolarmente sensibili al resto dei temi “pacifisti”, quanto meno con l’intensità propagandata.

  4. says: Grazia Pitruzzella

    Caro Carlo, ciò che allontana dalla pace sono proprio le apparenti separazioni: tutti gli esseri viventi fanno parte di un unico organismo che include anche gli ambienti in cui viviamo.
    Chi difende un paesaggio, il proprio giardino, un bosco, una spiaggia, è bene che alzi lo sguardo e veda che non vi è separazione tra gli spazi e gli esseri ed ha dimenticato d’essere umano.

  5. says: Carlo Crovella

    Io sono nauseato dall’antioccidentalismo che, anche sulla base di questo scritto, sta inquinando l’ambientalismo. Per antioccidentalismo inteso il senso di colpa che si pretenderebbe di addossare a carico di tutti noi, per cui i mali del mondo sono tutti colpa nostra e dobbiamo flagellarci per le disgrazie e le ingiustizie che capitano nel mondo. Questo approccio dell’antioccidentalismo, che non mi appartiene, se sconfina nell’ambientalismo, lo inquina di valenze politiche che invece dovrebbero stare fuori dall’ambientalismo. Sennò finirà che si svilupperanno due filoni di ambientalismo: quello mescolato al buonismo (cioè all’antioccidentalismo) e quello di chi è attento alla tutela dell’ambiente ma non per questo si sente responsabile di tutti i mali del molto

  6. says: Grazia Pitruzzella

    Molti -ismi nelle tue parole! Ti invito a liberarti dei pregiudizi che non ti permettono di leggere l’articolo per quello che è: mi sembra molto chiaro, scevro di retorica.

  7. says: Carlo Crovella

    Io sono invece convinto0che i pregiudizi siano di chi vuole solo che, noi occidentali, ci carichiamo di colpe per tutto il male che accade nel mondo. Mi ribello a questa impostazione (da molto tempo, non da oggi) che, anche solo dove appare fra le righe, provoca una mia reazione di allontanamento

  8. says: Grazia

    Beh, Carlo, vuoi forse negare il colonialismo e il lavoro svolto nei paesi cosiddetti sottosvilippati per nutrire quelli industrializzati?

    Assodate queste premesse che non sono discutibili, l’articolo invita a proseguire per nuove direzioni, ma non mi pare che questo auspicio rientri nelle tue volontà.

  9. says: Carlo Crovella

    Non riesco a comprendere perché che tu non voglia capire il vero punto ideologico. Un’associazione che si incentra sulla tutela dell’ambiente deve limitarsi a questo aspetto (approfondendolo ci mancherebbe, ma limitarsi a ciò), altrimenti la sua natura viene inquinata da valenze politiche che non necessariamente sono condivise da tutti i difensori dell’ambiente. Per capirci: se in una comunicazione di “auguri” da parte di un rappresentante di un’associazione ambientalista, si inserisce una bandiera palestinese, significa che la visione non è terza e asettica, ma ha un sottofondo politico di un “certo” tipo. Invece la difesa dell’ambiente deve essere un valore “terzo”, così come l’andar in montagna per il CAI (che infatti è apolitico: ci sono soci CAI di destra e soci CAI di sinistra). Altrimenti non è un “vera” associazione ambientalista, ma ha una venatura politica che ne dà una “certa” impostazione. Di conseguenza, chi non condivide quella venatura politica (come il sottoscritto), NON si iscrive a quella particolare associazione. Ho sempre avuto questa sensazione di fondo nei confronti di M. W. e, pur seguendo le sue iniziative ambientaliste (spesso appoggiandole), non mi sono mai iscritto proprio per questo motivo.

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