L’illusione del turismo come “petrolio d’Italia”, per decenni, è stata alla base della narrazione pubblica italiana facendo passare l’idea che grazie alla sua storia, arte e paesaggio, l’Italia potesse vivere di rendita accogliendo visitatori da tutto il mondo. Ma la realtà, che si nasconde dietro le cartoline del Bel Paese, è ben diversa, come evidenzia quest’inchiesta lucida e – a tratti – impietosa con un’analisi critica del turismo di massa.
Il turismo che non paga
(recensione a Il turismo che non paga di Cristina Nadotti, Edizioni ambiente – collana Verdenero – pag. 240 – euro 18,05 – EAN: 9788866274230)
di Serena Fornò
(pubblicato su piemonteparchi.it il 23 gennaio 2026)
Il cuore del libro risiede nel titolo stesso: il turismo, così come è strutturato oggi in Italia, spesso”non paga”. O meglio, pur generando enormi flussi di denaro, causa anche costi sociali, ambientali e strutturali che ricadono sulla collettività, mentre i profitti restano in mano a pochi o vengono drenati da piattaforme multinazionali. Si viene così a creare un paradosso tale per cui un settore che produce numeri da capogiro in termini di presenze, spesso offre lavoro povero, precario e stagionale, non contribuendo a uno sviluppo economico solido e duraturo.
Uno dei temi chiave del libro riguarda il lavoro povero e lo sfruttamento della forza lavoro impegnata nel turismo come camerieri, addetti alle pulizie, guide e stagionali. Emerge così un quadro fatto di contratti grigi, straordinari non pagati, lavoro nero diffuso e stipendi che addirittura non permettono di vivere nelle stesse città in cui ci si trova a lavorare. Il turismo, invece di creare ricchezza diffusa, crea spesso una classe di lavoratori poveri.
Come può l’overtourism generare la morte delle città? Il fenomeno del sovraffollamento turistico non affligge più solo città come Venezia, Firenze e Roma, ma si sta estendendo anche a borghi minori e località balneari. Il processo di “disneyficazione” dei centri storici fa in modo che i residenti, non trovando affitti consoni, vengano espulsi per fare posto agli affitti brevi; le botteghe artigiane chiudono per lasciare spazio a negozi di souvenir di bassa lega e mini-market, disgregando così il tessuto sociale. Una città senza abitanti, sostiene l’autrice, smette di essere una città e diventa un parco a tema senza anima.
Il turismo “mordi e fuggi”, fatto di crociere giganti e visite di poche ore, porta con sé una scarsa qualità della spesa turistica, produce rifiuti e richiede manutenzione costosa delle infrastrutture, lasciando sul territorio margini di guadagno irrisori; per non parlare poi dell’impatto ambientale generato dalle “invasioni stagionali” che mette sotto stress risorse idriche, gestione dei rifiuti e fragili ecosistemi naturali, costi che, ancora una volta, pagano i cittadini residenti.
La lettura è scorrevole ed arricchita da dati, interviste e reportage sul campo, e l’autrice non si limita ad esporre le dinamiche economiche attuali dell’Italia, ma cerca di analizzare le cause alla base del sistema. Il libro è un campanello d’allarme che sottolinea come il turismo possa essere una risorsa straordinaria, ma solo se governato e non subito. Senza un cambio di strategia che punti alla qualità piuttosto che alla quantità, e senza tutele per il lavoro e per i residenti, il “petrolio d’Italia” rischia di diventare una macchia che inquina il tessuto sociale del Paese.


Il turismo è come lo descrive l’articolo solo se la località che lo propone si sforza di offrire ciò che il turista chiede.
Se invece una località offre ciò che ha, senza modificarlo, può trovare nell’offerta turistica una grande risorsa.
Vero, Marcello, peccato che il modello virtuoso sia sempre più raro e che stia diffondendosi proprio il turismo che non paga.
Che il turismo non paghi ( o meglio paga molto solo pochi ) ormai lo sanno tutti e soprattutto chi amministra a vario titolo comuni, province , regioni, società partecipate , consorzi ecc. ecc. il fatto è che gli amministratori sono la rappresentanza dei “pochi” e fanno i loro interessi in nome dello sviluppo. Mi direte che siamo in democrazia, ma io non ci credo più e faccio discorsi da bar.
Titolo: Il turismo che non paga. Sottotitolo: Le Olimpiadi Milano Cortina 2026. Testo dell’ articolo: va bene così. Altri commenti: inutili e superflui. Punto.
Caminetti, fai quasi tenerezza con quella litania del turismo che non si piega alle richieste del turista…
“può trovare nell’offerta turistica una grande risorsa.” ho sentito la stessa frase, identica proprio, pronunciata sempre dalla stessa categoria: i portatori di interesse (GA in questo caso, ma l’elenco è sempre lo stesso: ricezione, ristorazione, ecc.). Tutti lavori dal basso valore aggiunto e quasi nullo interesse industriale (posti precari, contratti miseri, prolifrazione di P. IVA (leggasi lavoro in nero). Però continuiamo pure a credere alla storia del turismo che fa bene.
Si Cominetti fai tenerezza!
Come dire : ” io guida alpina che viaggio sul 7c porto clienti solo su vie di quella difficoltà, niente spigolo del Badile e Selvaggio Blu.”