Trentino, la denuncia di un escursionista: «Volevamo solo entrare qualche minuto per scaldare la nostra anziana cagnolina». La famiglia che gestisce il rifugio Val di Fumo: non commentiamo quello che è successo.
Il rifugio lascia fuori il cane
(non può entrare, non è un bambino)
di Matteo Riberto
(pubblicato su corrieredeltrentino.corriere.it il 2 settembre 2025)
Nuova polemica nelle montagne del trentino ma stavolta a sollevarla non sono residenti esasperati dall’overtourism o rifugisti stufi di comportamenti cafoni o di chi pretende che gli siano servite ostriche a 2.500 metri di quota.
A protestare stavolta è un escursionista, che quando ha cercato riparo dalla tempesta per lui e la sua cagnolina si sarebbe sentito rispondere dal gestore del rifugio un secco: «No, qui gli animali non entrano».
La tempesta
La vicenda risale al 15 agosto 2025 ma è stata resa pubblica in un post su Facebook solo l’1 settembre 2025. A Ferragosto, l’uomo stava rientrando a Malga Bissina, in val di Fumo, con la moglie e la cagnolina. I tre sono stati però sorpresi dal maltempo -pioggia e grandine – e si sono dunque fermati al Rifugio Val di Fumo.
«Convinti che un rifugio fosse un luogo di riparo e protezione, abbiamo chiesto al gestore se fosse possibile entrare anche solo per pochi minuti, giusto il tempo di asciugare e scaldare la cagnolina».
Un animale di piccole dimensioni, come specificato dall’escursionista: «Una cagnolina di 14 anni e di 8 chili… era in difficoltà: bagnata, tremolante e infreddolita, con rischio di ipotermia o polmonite, vista anche la sua età».
Il rifugista avrebbe però negato l’ospitalità, anche di fronte a una seconda richiesta meno invasiva: «Abbiamo allora domandato – si legge nel post – se fosse almeno possibile fermarci nell’ingresso, ma la replica è stata sprezzante: “Il cane non è mica un bambino”».
«Era un’emergenza»
A quel punto sarebbero intervenuti altri escursionisti: «Alcune persone presenti ci hanno aiutati prestandoci le loro copertine per asciugare la cagnolina, per nostra fortuna c’era un piccolo fornelletto con cui abbiamo potuto asciugarla e scaldarla e fortunatamente si è ripresa».
L’escursionista precisa nel post che lui e la moglie frequentano la montagna da molti anni, sempre informandosi sui rifugi che possono accogliere anche i cani: «Sappiamo bene che il rifugio Val di Fumo non ammette animali, ma qui non si trattava di una semplice regola: era una vera e propria situazione di emergenza».
Motivo per cui l’escursionista conclude il post in tono amareggiato: «Mai ci saremmo aspettati un atteggiamento tanto aggressivo, menefreghista e privo di umanità da parte di chi gestisce un rifugio alpino. Negare riparo o un minimo di aiuto in una circostanza simile non solo è contrario al buon senso e all’etica della montagna, ma potrebbe anche rientrare tra i comportamenti puniti dalla legge».
Sotto il post, la maggior parte degli utenti social si è schierata dalla parte dell’escursionista: «Ormai i rifugi sono solo alberghi-ristorante di chi vuole mangiare a crepapelle: niente a che vedere con la parola rifugio», scrive un utente.
Il rifugio Val di Fumo, contattato, ha preferito non commentare l’accaduto.
Il commento
di Carlo Crovella
I regolamenti parlano chiaro: i cani non possono entrare nei rifugi del CAI, in particolare nelle zone adibite a dormitorio oppure a consumo vivande. Tutto ciò è comprensibile per ragioni di igiene e di rispetto verso gli altri individui: infatti non tutti amano i cani e occorre rispettare questa realtà.
Può darsi che, nel caso di specie, ci fosse una situazione di emergenza che poteva indurre ad una eccezione, lasciando stazionare il cane nell’entrata del rifugio giusto il tempo per far passare la “tempesta”. Però questo non significa che il gestore abbia commesso un atto ingiusto.
Il secondo articolo, scritto da un esplicito appassionato di cani, esprime invece il giusto approccio dei proprietari: i cani, specie se di taglia non piccolissima, non sono fonte di felicità per tutti gli altri esseri umani e occorre rispettare questa esigenza.
Estendendo le considerazioni a livello generale, va segnalato che i proprietari dei cani devono monitorare l’evoluzione meteo anche in funzione delle condizione dei loro amati quadrupedi: se il proprio animale è anziano e debole (o si stanca facilmente), è vieppiù prudente evitare di trovarsi in condizioni critiche, protestando, poi, perché le strutture non si fanno in quattro per il cane di un singolo proprietario.
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Ormai vado in montagna quasi tutti gli anni e nella maggior parte dei casi cerco di portare con me il mio biondone quindi un post dedicato alla regole relative ai cani nei rifugi era inevitabile.
Quali sono le regole?
di Mattia Maresco
(pubblicato su dogcoach.it il 16 luglio 2014)
Cerco di riassumere il problema: per la legge italiana non esiste alcun divieto di far entrare i cani nei pubblici esercizi, con l’obbligo di condurli con guinzaglio e museruola; il divieto entra in vigore solo per quei luoghi in cui vengono preparati o conservati alimenti. Tuttavia a ciascun Comune è concessa la facoltà di stabilire a livello locale ordinanze sindacali o regolamenti più o meno restrittivi; qualsiasi divieto però deve comunque essere segnalato con apposito cartello cui deve corrispondere un apposito certificato amministrativo rilasciato all’esercente dal Comune.
Parallelamente alla legge nazionale però il Regolamento Generale Rifugi del Club Alpino Italiano vieta di introdurre qualsiasi animale nei rifugi; vedi testo sotto. E quindi?
“Non si possono introdurre animali nei rifugi, salvo diverse disposizioni concordate tra Sezione e gestore. Resta comunque il divieto assoluto di accesso agli animali nei locali adibiti al pernottamento (valido anche per i rifugi SAT)“.
E quindi?
Quindi per trovare una soluzione a questo paradosso il CAI ha stilato una lista di alcune semplici regole indirizzate a tutti, in particolare ai i gestori delle strutture d’alta quota e ai proprietari degli amici a quattrozampe.
(il testo di seguito è volutamente riportato senza alcuna modifica)
Il gestore dovrà:
- informarsi nel Comune ove è sito il rifugio anche verificare la presenza o meno di tali ordinanze restrittive per l’accesso degli animali;
- concordare con la Sezione la posizione da tenere nei confronti dell’accesso degli animali;
- qualora si sia concordato il divieto di accesso agli animali, il gestore dovrà comunicare e/o recepire apposito certificato amministrativo rilasciato dal Comune e apporre un cartello (vedi il fac-simile) ove si specificano i riferimenti del diniego. Qualora invece gli animali siano ben accetti non si apporrà nessun cartello o al massimo cartelli di benvenuto agli amici a quattro zampe.
Per quanto riguarda il proprietario del cane
Tutti i cani sono condotti sotto la responsabilità del proprietario che adotterà gli accorgimenti necessari affinché non sporchino o creino disturbo alcuno (museruola e al guinzaglio).
Si ricorda che per la conduzione di un animale in luoghi pubblici valgono le prescrizioni contenute nell’Ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani (G.U. Serie Generale n. 68 del 23 marzo 2009) del Ministero della Salute.
Si consiglia al proprietario dell’animale di informarsi in precedenza presso il gestore del rifugio circa la possibilità di accesso alle strutture da parte dei cani.
Queste sono le regole
Chi conosce la montagna sa che è un mondo piuttosto rigoroso fatto di rispetto ed educazione reciproca. Quindi mi raccomando fai in modo che il tuo animale non rechi alcun disturbo alle altre persone, rispetta gli spazi e le esigenze altrui.
Io scelgo sempre di non entrare nei rifugi col mio cane perché è piuttosto grosso e indisciplinato quindi non avendo intenzione di disturbare rimango fuori con lui a guardare il panorama e a mangiare un panino… ne vale la pensa fidati. Se è brutto tempo, si parla con Direzione del rifugio e si cerca una soluzione.
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Il caso dei tre cani sfuggiti alla proprietaria, precipitati in un canalone impervio e salvati con l’aiuto di un drone. Sui sentieri la sicurezza deve venire sempre per prima. Ecco come ci si deve comportare.
Sempre al guinzaglio, tutela lui e gli altri
(le regole per escursioni in sicurezza)
di Alessandro Sala
(pubblicato su corriere.it/animali il 5 agosto 2025)
Tre cani sfuggiti al controllo della proprietaria durante una passeggiata sono stati salvati ieri (4 agosto 2025, NdR) sulle montagne sopra a Bardonecchia, in val di Susa, da squadre di intervento del comando provinciale della Guardia di finanza di Torino e da personale del Soccorso Alpino Speleologico del Piemonte. Gli animali erano precipitati in un canalone e non erano stati più in grado di risalire sul sentiero.
La donna ha allertato i soccorritori spiegando loro di averli sentiti guaire molti metri più sotto rispetto al punto in cui si trovava, sul versante sud della Punta Quattro Sorelle.
Come riporta l’agenzia LaPresse, i militari sono giunti sul posto e hanno individuato la posizione esatta degli animali grazie all’utilizzo di un drone in dotazione al Cnsas. Li hanno raggiunti in quel dirupo molto impervio e li hanno recuperati in sicurezza. Erano per fortuna illesi, anche se molto spaventati.
La vicenda in questo si è conclusa con un lieto fine, ma le cose sarebbero potute andare molto diversamente. Ecco perché è importante, quando si va in montagna, seguire buone pratiche di comportamento se si decide, come è giusto, di portare con sé i propri animali. Innanzitutto per tutelare loro.
E poi per il rispetto che si deve anche agli altri, siano altri escursionisti che possono avere timore di cani lasciati liberi oppure gli stessi addetti ai soccorsi che impiegano tempo, risorse ed energie per compiere salvataggi che potrebbero essere evitati.
Ma questo vale anche per gli stessi escursionisti incauti che affrontano la montagna con eccessiva leggerezza, come raccontano le cronache degli ultimi tempi.
Ma come ci si deve comportare in montagna con il proprio cane?
C’è un punto che emerge su tutti quanti gli altri e quindi lo affrontiamo per primo: anche in natura bisognerebbe sempre utilizzare il guinzaglio.
Molti proprietari pensano che sia giusto concedere momenti di assoluta libertà ai loro cani. Ed effettivamente è vero. Ma questo può avvenire solo in luoghi controllati, controllabili e assolutamente sicuri.
E i sentieri di montagna non lo sono. Per tantissimi motivi. Il più importante – e qui parliamo della tutela degli animali – è che il terreno è spesso insidioso: sassi, rocce, fango alterano la progressione.
I cani sono sicuramente più capaci di adattarvisi rispetto a molti esseri umani, soprattutto se questi ultimi affrontano le gite con le sneakers da città anziché con l’equipaggiamento adeguato.
Ma l’inconveniente può sempre capitare anche per i quattrozampe, che in molti casi sono essi stessi «cittadini» e non hanno molta dimestichezza con i terreni impervi, soprattutto se il sentiero è stretto e se corre lungo un versante molto ripido.
I cani, poi, seguono il loro istinto. Che è quello di esplorare, di annusare, di correre. Quando sono in libertà non tengono un’andatura lineare: si muovono avanti e indietro, scattano, cambiano direzione, si fermano, e ripartono. E vengono attratti dal movimento, perché tutti, anche quelli da compagnia, portano in sé un ancestrale istinto alla predazione, seppure di questi tempi sia qualcosa che si declina sostanzialmente nel gioco.
Fondamentale anche questo. Ma sempre se avviene in luoghi sicuri. E, come detto, non possono esserlo i sentieri di montagna.
Basta che a destare l’attenzione del cane sia qualcosa sul pendio, ed ecco che l’indole porta il cane in quella direzione. Se il pendio però è scosceso o ricoperto di sfasciumi di roccia facili a franare, anche la destrezza di movimento di un cane può essere messa alla prova. Di conseguenza se l’animale scivola, precipita.
C’è poi il tema del rispetto. Per gli altri escursionisti, innanzitutto.
Non è detto che tutti abbiano piacere nell’incrociare dei cani. Ci sono persone che ne hanno paura. Se il cane è libero e non c’è nessuno a controllarlo ancora di più. E l’ultima cosa che si vuole è una persona che va in agitazione (legittima peraltro) su un sentiero di montagna. Motivo per cui sui percorsi frequentati da altri non è mai corretto lasciarli liberi.
C’è poi il rispetto per la natura. L’istinto predatorio di cui sopra potrebbe tradursi nell’inseguimento di una marmotta o di un qualunque altro animale selvatico. E l’epilogo potrebbe essere che un roditore, un mustelide, un volatile o perfino un serpentello finisca azzannato. Magari per gioco. Ma intanto è un animale selvatico che è stato disturbato nel suo ambiente. E che per quel gioco ha perso la vita.
Il nostro cane poi può essere il più buono e pacifico del mondo. Ma non è detto che nel girovagare libero non possa incontrare altri cani, a loro volta sganciati dai loro proprietari, che potrebbero avere un’indole diversa ed essere dei veri attaccabrighe. In caso di scontro sarebbe difficile intervenire se ci si trova temporaneamente lontani da loro e comunque negli spazi ridotti di un sentiero.
E torniamo all’inizio per parlare di un’altra forma di rispetto: quella per gli operatori di soccorso. È il loro lavoro salvare le persone e anche gli animali. Ma un conto è farlo quando gli incidenti sono frutto di caso fortuito, quando si è fatto di tutto per evitarli e non ci si è messi in situazioni di pericolo o di imprudenza che si potevano evitare.
In caso contrario, l’intervento che forze dell’ordine e volontari effettuano comunque – perché sempre si fa di tutto per salvare delle vite, umane o no che siano – finisce con l’essere un impiego insensato di risorse e di personale che, va ricordato, ogni volta che interviene in ambienti estremi mette comunque un poco a repentaglio la propria stessa vita.
Sono tutti professionisti e esperti, conoscono le montagne e hanno la competenza tecnica per intervenire in ogni situazione, anche la più ostile. Ma gli incidenti possono capitare anche durante i recuperi. Ridurre quelli non necessari significa preservarle i soccorritori da inutili rischi. Oltre che fare risparmiare alla collettività.
E la libertà che meritano i nostri cani?
Semplice: la si va a cercare dove davvero la si può garantire. Dove i proprietari possono sempre controllare i loro animali, che non devono sparire dietro un’ansa del sentiero e chissà dove sono e cosa stanno facendo. E soprattutto dove i proprietari possano anche interagire con loro.
Prati, zone isolate, anche boschi, sempre tenendo conto che sono abitati da fauna selvatica che merita a sua volta rispetto e tutela. La libertà del cane non può essere la libertà del suo responsabile umano di disinteressarsene, magari perché intento a chiacchierare con un amico, a guardare dove mette i piedi sul sentiero o, situazione ricorrente, perché impegnato a scrollare compulsivamente lo schermo del cellulare lasciando che il cane si diverta da solo (ma da solo si diverte meno, questo è sicuro).
Quindi niente cani in montagna? No, i cani in montagna si possono portare e per loro è un’esperienza appagante, un ambiente nuovo e ricco di odori e di cose nuove da scoprire.
Ma la responsabilità non deve mai venire meno. Un impegno che bisogna assumersi se si ama davvero il proprio compagno di vita.
Il commento
di Carlo Crovella
Come in tutti i risvolti della vita, la variabile determinante è il senso di responsabilità di ciascun individuo. Che poi è manifestazione della sua intelligenza (facoltà che sta “a monte” di ogni comportamento) e, a sua volta, è fonte di educazione e rispetto verso gli altri.
Nel problemi causati dai cani in montagna (mi riferisco ai cani che accompagnano gli escursionisti/scialpinisti e non ai cani “valligiani”), cioè che manca è il senso di responsabilità dei loro proprietari e, quindi, l’educazione e il rispetto verso le altre persone.
Ovviamente non rinfaccio queste mancanze ai cani, bensì a “certi” proprietari. Non tutti i proprietari sono privi del senso di responsabilità e, quindi, di educazione verso gli altri, ma purtroppo molti sì. E questo basta per connotare un problema che sta diffondendosi a macchia d’olio.
Infatti per colpa di “questi” proprietari maleducati e superficiali, il problema del fastidio arrecato dai cani in montagna sta assumendo dimensioni consistenti. Lo prova il fatto che il fenomeno ha iniziato a far capolino anche sulla ribalta mediatica. Occorre quindi sensibilizzare tutti i proprietari che portano con sé i cani nelle loro escursioni, affinché il problema non raggiunga livelli in cui diventa insopportabile.
È vero: a titolo personale o non amo i cani e in genere sono infastidito da loro comportamento (non “impaurito”, ma “infastidito”: è diverso): però mi è chiaro che non dipende dai cani, i quali “fanno” i cani (cioè si comportano secondo la loro natura), ma dai loro proprietari, quando non sanno governarli adeguatamente. Quindi non ce l’ho con i cani, ma con i proprietari che non li gestiscono in modo da non arrecare fastidio alle altre persone.
Tuttavia non sto semplicemente invocando la “tutela” del mio diritto di non esser infastidito dai cani altrui: parlo invece nell’interesse di tutti gli appassionati di montagna e anche degli stessi proprietari di cani. Infatti, conoscendo la società in cui viviamo, quando un fenomeno cresce fino a diventare ingovernabile, è un attimo che scattino divieti e reprimende. A buon intenditor…
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Fa discutere la proposta di reintrodurre dal 2026 l’imposta abolita dallo Stato. Cento euro all’anno per gli abitanti e 1,5 al giorno per chi è in vacanza con Fido.
Le tasse sui cani-1
di Benedetta Centini
(pubblicato su lastampa.it il 26 settembre 2025)
Tassa di soggiorno. A pagarla, a partire dal 2026, potrebbero non essere solo le persone ma anche i loro amici pelosi, o meglio, i turisti a quattro zampe.
Un euro e mezzo al giorno per cane al seguito. Incassi, questi, da investire per la pulizia delle strade e la realizzazione di aree Fido. Per ora è solo una proposta di legge, ma se dovesse passare la Provincia autonoma di Bolzano sarebbe la prima in Italia ad introdurre la tassa per i cani turisti.
Una novità assoluta. E la sola ipotesi ha già innescato critiche da più fronti. E c’è di più. Potrebbero essere chiamati a mettere mano al portafogli pure gli altoatesini.
L’assessore provinciale all’Agricoltura, Foreste e Turismo Luis Walcher, firmatario della proposta, ha previsto di reintrodurre infatti anche la tassa sui cani dei residenti: 100 euro l’anno.
Una tassa abolita dallo Stato italiano ben 16 anni fa perché ritenuta incostituzionale, realtà che invece resiste in Germania (la Kurtaxe).
Se dovesse andare in porto, ad essere esentati, per due anni, sarebbero solo i proprietari di cani che avevano già registrato il dna del proprio animale “residente”.
Un obbligo introdotto dalla Provincia di Bolzano nella scorsa legislatura che però si è rivelato un fallimento. Non solo perché a procedere con l’esame sono stati meno della metà dei proprietari – 12mila sui 30 mila totali in Alto Adige – ma soprattutto perché il tracciamento genetico attraverso il quale si voleva risalire a chi non raccoglieva i bisogni del proprio cane si è dimostrato difficile da applicare. Non era infatti ben chiaro chi doveva segnalare e chi doveva rilevare il campione.
Anche allora la misura aveva fatto clamore, non senza ironia, ben fuori dai confini nazionali: dall’agenzia Reuters che raccontò dei “Dna detectives in una provincia italiana”, alla Bbc che se n’era uscita con il “poo problem”.
E visto l’autentico fiasco ora si cambia strategia: via alle tasse ad hoc per locali e forestieri, fermo restando le multe da 200 a 600 euro per chi non rimuove i bisogni del proprio fido.
«Un provvedimento giusto perché riguarda esclusivamente i proprietari di cani, altrimenti la pulizia dei marciapiedi sarebbe a carico della collettività tramite la tassa Tasi» ha commentato sulle prime l’assessore Walcher nel difendere l’impianto della riforma. Contattato al telefono, non intende però aggiungere altro, perché «al lavoro sull’argomento».
E nel frattempo si alza il muro di obiezioni e perplessitàda parte di chi ha un cane. E pure della politica. Contrari si contano anche nella maggioranza di giunta, pronti a votare contro, tra chi propone, piuttosto, di «tassare le mucche», e chi annuncia che chiederà «correttivi».
Per il sindaco di Bolzano, Claudio Corrarati, il rischio «è di dare un’immagine chiusa per una provincia dog friendly», come del resto teme l’Unione albergatori HGV che definisce la proposta «acerba e in nessun modo ben ponderata».
Furiose le associazioni animaliste. Aidaa sostiene che la tassa «è pura follia e va in contrasto con il resto d’Italia». Una decisione «sproporzionata che rischia di disincentivare sia l’adozione degli animali sia un turismo pet-friendly, ma anche di indurre i proprietari a non registrare il cane in anagrafe» chiosa Massimo Comparotto, presidente Oipa Italia.
Per Carla Rocchi, referente Enpa, «è un vero e proprio autogol della Provincia di Bolzano» rispetto a una misura che «non solo penalizza le famiglie e i turisti che scelgono di viaggiare con i loro cani, ma manda anche un messaggio sbagliato: trasformare gli animali in un bancomat fiscale».
Parla di «politica miope, penalizzante per le famiglie e potenzialmente pericolosa per gli animali» Piera Rosati, presidente Lndc Animal Protection, che spiega che così è come «trasformare il possesso di un cane in un peso economico, disincentivando la responsabilità, favorendo l’abbandono anziché la cura».
Il commento
di Carlo Crovella
Interessante quesito da porre a coloro che da un lato si battono a spada tratta per l’autonomia altoatesina e dall’altro sono “pet frendly”. Superfluo sottolineare che, spesso, le due caratteristiche si sposano nelle persone di un certo orientamento ideologico, perché chi si considera “di mente aperta”, si vede “disponibile” sia verso le minoranze etniche che verso gli animali.
Il quesito si propone in questi termini: se la proposta altoatesina di tassare i proprietari dei cani diventasse legge, ovviamente con i limiti territoriali della Provincia di Bolzano, da che parte vi schierereste? Cosa prevarrebbe in voi? Cioè prevarrebbe il vostro schierarvi per l’autonomia locale, come tutela della minoranza etnica umana (subendo quindi la decisione specifica, perché legittima nell’autonomia legislativa dell’alto Adige: “dura lex, sed lex!”) oppure in voi prevarrebbe la contrarietà alla norma, magari perché la libertà legislativa locale vi penalizza a titolo personale, in quanto proprietari di cani?
Il caso di specie, su un tema tutto sommato collaterale rispetto ai grandi problemi attuali, è però sintomatico di quanto io sto pubblicamente affermando da tempo: l’eccesso di autonomia (non solo dell’Alto Adige, ma di qualsiasi autonomia infranazionale, sia chiaro!) rischia di creare dei conflitti ideologici nelle persone e addirittura dei cortocircuiti costituzionali.
Non a caso una precedente norma, come riporta l’articolo de La Stampa, è stata abolita proprio perchè considerata anticostituzionale in quanto creava delle “differenze” fra i cittadini italiani. Differenze che, con una nuova legge, si riproporrebbero: il cittadino italiano (proprietario di cani) che risiede o che va in vacanza in Alto Adige è sottoposto ad una tassazione da cui è invece esente un altro cittadino italiano (pur sempre proprietario di cani) che risiede o va in vacanza in una qualsiasi altro regione del Bel Paese.
Tra l’altro il lettore che interpella di Direttore del Corriere insinua che la decisione sembra esser figlia della volontà di recepire modelli esistenti in Austria e Germania, guarda caso le aree di riferimento della minoranza altoatesina. Ma così non va bene: non è possibile che il trattamento fiscale del possesso di cani sia diverso fra l’intera Italia e l’Alto Adige e per giunta che tale differenza derivi dal fatto che l’Alto Adige, seppur politicamente italiano, preferisce “guardare” all’area germanica. Ecco perché non è bene che vi siano autonomie infranazionali (in un domani infracontinentali, quando l’Unione Europea sarà definitivamente compiuta).
“Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca” recita un antico detto e calza a pennello con la situazione: se siete difensori a spada tratta de concetto di ’autonomia locale (in particolare altoatesina, ma, ribadisco, non solo), dovete esser disposti a subire le conseguenze di tale autonomia (dura lex, sed lex), anche quando tali conseguenze magari non vi piacciono a titolo personale.
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Le tasse sui cani-2
di Luciano Fontana
(pubblicato su corriere.it/lettere il 29 settembre 2025)
Ricevo questa lettera di Michele Merola:
“Caro direttore, risiedo in provincia di Bolzano e anni fa ho rispettato e pagato l’obbligo di profilazione genetica del mio cane. Oggi quella norma viene dichiarata inapplicabile e, come riportato dal «Corriere dell’Alto Adige», si annuncia una tassa annuale di 100 euro sui cani e una tassa di soggiorno di 1,50 euro al giorno per i turisti con cani. Era prevedibile: controlli sul Dna erano irrealistici, specie verso i visitatori. Chi ha seguito la direttiva avrà un’esenzione iniziale di due anni, ma resta il problema di norme varate senza reale possibilità di applicazione. Più che nuovi balzelli o modelli importati da Germania e Austria, servirebbero norme praticabili, controlli efficaci e trasparenza nell’uso delle risorse“.
Caro Merola, francamente l’ultima cosa di cui il Paese ha bisogno in questo momento è l’introduzione di nuove tasse. In questo caso particolarmente sbagliate perché colpiscono residenti e turisti. Cento euro l’anno, per chi vive in provincia di Bolzano e ha in casa un cane, non sono certamente pochi; si aggiungono a tutte le altre spese che si debbono sostenere per la crescita e la cura di Fido (le spese veterinarie, ad esempio, sono a carico totalmente dei proprietari, salvo una piccola detrazione fiscale). Il rischio che si riducano le adozioni o crescano gli abbandoni è molto concreto. Così come la possibilità che gli animali non vengano registrati all’anagrafe canina. Insomma, un provvedimento fatto in nome della legalità si trasformerebbe nel suo contrario. L’assessore ha giustificato la tassa con la necessità di far pagare ai proprietari la pulizia delle strade, dove abbondano «bisognini» che non vengono raccolti. Un problema serio che non può però essere risolto colpendo allo stesso modo chi si comporta bene e chi si dimostra incivile. Bolzano ha amministrazioni ben finanziate ed efficienti. Utilizzi le sue capacità per sanzionare chi viola la legge e il decoro. Se cominciano a fioccare le multe forse in tanti cominceranno a pensare che è meglio portarsi dietro una paletta e un sacchetto. Ha ragione lei, servono buon senso, misure efficaci e ragionevoli, senza sconfinare nelle soluzioni all’italiana: misure inapplicabili come la profilazione del Dna oppure la solita scappatoia delle tasse.








Crovella adesso vuole e-ducarci anche sul come tenere i cani.
Umarell da blog.
Cercava umanità, incontrò il rifugio in val di Fumo.
Curioso: in tre generazioni successive di cani, nessuno mi ha mai fatto difficoltà particolari nei rifugi. Quando si è trattato di pernottamenti (ho fatto due volte l’ Alta Via No. 1 con un cane al seguito) mi è sempre stato concesso di utilizzare la legnaia, il deposito o comunque locali di servizio analoghi. E sì che quella di adesso si può magari capire perché è una canina da meno di 10kg, ma i predecessori erano un pastore maremmano da oltre 50kg e un pastore tedesco non tanto più piccolo. Del resto, vivendo i Germania non ho mai avuto alcuna difficoltà a entrare col cane anche in ristoranti di lusso, sempre beninteso tenendo presente che sono direttamente responsabile del comportamento dell’animale. L’unica eccezione, per chi stesse pianificando un viaggio, è la città di Munster, dove i cani non possono entrare da nessuna parte e anzi anche certe strade e piazze sono “off limits”.
Ma a parte questo, ho qualche osservazione da fare in merito a quanto è stato detto circa museruole e guinzagli. Almeno in base all’esperienza personale, non credo proprio che portare un cane al guinzaglio possa rendere più sicuri i suoi movimenti su terreni difficili – anzi, è semmai il contrario, e il legame del guinzaglio rende il percorso non solo molto più scomodo, ma anche potenzialmente più pericoloso per tutti e due. Questo sopratutto se si tratta di animali di notevole forza, per i quali non si può certo usare il sottile guinzaglio retrattile a molla che adopero adesso per la canina.
Indubbiamente però lasciare i cani liberi può sin troppo facilmente creare tutta una serie di problemi, sopratutto se di tratta di pastori da guardania per i quali certi comportamenti sono un’ insopprimibile condizionamento genetico. Chiunque si sia mosso in natura con un maremmano se che lui “deve” assolutamente pattugliare ad una certa distanza, esplorando il terreno tutto attorno alla direzione di marcia per identificare eventuali minacce. E’ nato per quello, e quello vuole fare. Davvero non facile da gestire, in considerazione sia delle possibili conseguenze per la fauna, che delle reazioni di altri escursionisti.
Del resto, c’è stato un tempo non proprio “preistorico” in cui muoversi in certe zone dell’ Alto Lazio e dell’ Abruzzo richiedeva una certa prudenza, proprio a causa delle presenza di greggi protette da pastori maremmani (ovviamente liberi) che non facevano troppe sottili differenze tra un escursionista, e un potenziale ladro di pecore.
Sono pienamente d’accordo sulla necessita del buon sensi da parte del padrone. Noi abboamo un cagnolone meticcio molto irruento con un mix di razze ed un passato di sofferenze. Andiamio spesso in montagna ma lui e sempre al guinzaglio. In montagna ne abbiami un lungo che gli consente di sentirsi libero ma sempre sottoncontrollo e attenti ad eventuali persone e/o animali che si possono incontrare
Mi viene spontaneo domandarmi quali luoghi siano ritenuti sicuri per i cani – sempre ammesso che la sicurezza sia una componente della vita.
A proposito di proprietari “maleducati” di cani, ecco una notizia tratta dall’odierno Corriere (23.11.25). La cito a puro titolo di esempio: non c’entra direttamente con la montagna, ma segnala il problema (che, però, a volte si trasferite anche in quota). Infatti basta un solo proprietario, maleducato e privo di rispetto per gli altri umani, a creare disagi e fastidi i per i molti umani presenti intorno a lui.
In treno con due cani senza museruola: turista 59enne si rifiuta di scendere e scatta la denuncia
https://corrieredellaltoadige.corriere.it/notizie/cronaca/25_novembre_23/in-treno-con-due-cani-senza-museruola-turista-59enne-si-rifiuta-di-scendere-e-scatta-la-denuncia-a55e773e-8b85-47ad-873b-09e897c27xlk.shtml
In Alto Adige/Suedtirol il cacciatore che incontra una cane vagante (libero), anche in paese, può abbatterlo con una fucilata.
Il tutto per legge.
Articolo completamente fuori fase in tutti i suoi contenuti dei vari autori. Carlo Crovella poi un bigotto con l’indice puntato senza mai essere stato in montagna per davvero o forse a mangiare le vongole con la puzzetta sotto il naso. I cani non sono droni, hanno il diritto di stare in montagna anche liberi negli ambienti impervi se il cane è abituato a ciò e il padrone se ne prende la responsabilità. Se non vi piacciono gli animali “stetev a la casa”