Case (e un albergo) in vendita a un euro

Le offerte per 24 immobili in tre Comuni dell’unione montana Pasubio Piccole Dolomiti: «Abbiamo fatto leva sulla pressione fiscale che grava su immobili inagibili». «Centinaia di chiamate, anche da Israele. E in 78 vogliono già comprare».

Case (e un albergo) in vendita a un euro
(per ripopolare la montagna vicentina)
di Giacomo Candoni
(pubblicato su corrieredelveneto.corriere.it il 20 aprile 2026)

L’attrattività dei paesi di montagna passa anche attraverso la riqualificazione del patrimonio edilizio. È questo il presupposto da cui è partita l’iniziativa dell’Unione montana Pasubio Piccole Dolomiti, territorio di 346 chilometri quadrati in cui vivono circa 100 mila persone nella zona nord della provincia di Vicenza, di mettere in vendita a un euro edifici in stato di abbandono per dare nuova vita ad aree che soffrono uno spopolamento sempre più marcato. 

Il progetto e l’Unione stessa si inseriscono nel più vasto programma del Pnrr «Green Communities», nato proprio per favorire la nascita e lo sviluppo di comunità locali coordinate tra loro per realizzare piani di sviluppo sostenibili dal punto di vista energetico, ambientale, economico e sociale. In Italia, infatti, è abbastanza frequente che piccoli Comuni lancino questi progetti, ma quello avviato in Veneto è il primo che coinvolge più realtà contemporaneamente. La scadenza per presentare una proposta di acquisto era fissata per il 16 aprile e negli uffici dell’Unione montana ne sono arrivate 78, di cui nove dall’estero e cinque da cittadini non italiani residenti in Italia. Negli scorsi mesi, le richieste di informazioni avevano però superato quota 500, tra cui quella di una cordata di imprenditori israeliani.

«Leva sulla pressione fiscale di immobili inagibili»
Nello specifico i Comuni dell’Unione montana sono Monte di Malo, Piovene Rocchette, Posina, Recoaro Terme, Santorso, San Vito di Leguzzano, Schio, Torrebelvicino, Valdagno e Valli del Pasubio.
A guidarli è Mosè Squarzon, presidente dell’Unione e sindaco di Monte di Malo: «È un progetto poco amministrativo e molto romantico attraverso cui vorremmo riportare l’uomo e la vita in quei luoghi che la modernità e la ricerca del comfort hanno gradualmente svuotato. Più che un investimento economico, è un investimento di vita». Per convincere i proprietari a farsi avanti, «abbiamo fatto leva sulla pressione fiscale che grava su immobili ormai inagibili, spiegando che l’eventuale vendita avrebbe rappresentato un volano positivo per tutto il territorio», spiega Squarzon.

Dove sono le case
Dopo una prima fase in cui sono stati mappati gli edifici ritenuti idonei, sono stati nuovamente coinvolti i proprietari per capire la loro disponibilità a venderli. Su 385 immobili considerati fuori uso, solo 24 sono approdati sul mercato, distribuiti tra tre Comuni: Recoaro Terme, Posina e Valli del Pasubio.
Il terzetto è accomunato dal fatto di condividere il confine con il Trentino, motivo per cui i tre Comuni beneficiano di finanziamenti speciali (chiamati proprio “Fondi comuni confinanti”) per realizzare opere strutturali: «È inutile che un comune montano costruisca marciapiedi d’oro se nessuno può camminarci sopra», commenta Squarzon tra l’ironico e l’amareggiato.
Tornando ai numeri, a fare la parte del leone è stato Recoaro, con 20 edifici sui 49 mappati messi sul mercato. Il sindaco Armando Cunegato non individua una causa precisa di questo successo in particolare nel suo Comune: «Affrontiamo le stesse difficoltà degli altri, dall’invecchiamento della popolazione alla fuga dei giovani verso valle. Forse qui le case erano talmente fatiscenti che i proprietari hanno rinunciato a provare a piazzarle sul mercato immobiliare ordinario», ipotizza il primo cittadino. Tra gli edifici in vendita c’era uno storico albergo del centro, a pochi passi dalla chiesa: «Un tempo era stupendo – racconta Cunegato – e fortunatamente qualcuno si è fatto avanti per acquistarlo e ristrutturarlo, se no probabilmente sarebbe stato abbattuto».

«Qui si sentono solo i suoni della natura»
Sia a Posina sia a Valli gli edifici messi in vendita sono stati due. Nel primo Comune il progetto è stato seguito dall’assessora Ilaria Lorenzato: «Dagli anni dopo il Covid ho notato una fuga dalle città e questa è senz’altro un’ottima occasione per cambiare aria, in tutti i sensi». La montagna, però, «non è per tutti e bisogna essere pronti a fare determinati sacrifici e accettare che, se da un lato si perdono molte comodità della città, dall’altro si scoprono nuovi piaceri». Un esempio? «Aprire il balcone al mattino e ammirare un paesaggio in cui si sentono solo i suoni della natura, dagli animali all’acqua che scorre».
Il sindaco di Valli del Pasubio Gianvalerio Piva parla invece di «scommessa», presentando però anche il caso concreto di un giovane che da poco si è trasferito in paese: «Lavora da casa con il computer e si trova molto bene, negli ultimi tempi molte persone hanno voglia di cambiare stile di vita». A Valli vivono circa 3.000 persone, 800 delle quali hanno più di 65 anni, e l’arrivo di ragazzi con voglia di fare può essere una boccata d’aria per tutti, come sottolinea Piva: «Gli anziani si fanno prendere dall’entusiasmo dei giovani e scambiano le proprie esperienze, insegnando molti lavori manuali. Questa sinergia è fondamentale».

Perché molti proprietari non hanno aderito
Tra i sette Comuni in cui nessun edificio è approdato nella lista finale, Valdagno avrebbe avuto le possibilità maggiori poiché qui gli immobili che rispettavano le linee guida del progetto erano 70. Rispetto a Recoaro, Posina e Valli, Valdagno e gli altri paesi sono però più grandi, collegati in maniera più funzionale a Vicenza e con maggiori servizi. Proprio questi aspetti portano a una «maggiore fiducia nel mercato immobiliare, che è una chiave per capire come mai i proprietari non abbiano aderito all’iniziativa», spiega Squarzon.

Non abbiamo ancora modo di conoscere la graduatoria finale: solo allora si saprà chi avrà l’onere e l’onore di dare un primo impulso alla rinascita dei territori montani delle Prealpi vicentine.

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6 Comments

  1. says: Andrea Parmeggiani

    «Centinaia di chiamate, anche da Israele. E in 78 vogliono già comprare».

    Per carità…. e chi li vuole? Mettono un piedino e poi chissà….

    Vedi “Coral 37”

  2. says: Elia

    Si sentono solo i suoni della natura perché i paesi sono disabitati. Come cominceranno a essere riabitati si sentiranno i rumori dei cantieri, scavatori, macchine e moto che andranno su e giù e suoneranno a ogni curva, i furgoni di Amazon. Molto meglio tenerli disabitati, silenziosi e fatiscenti

  3. says: Susy Miola

    @Elia, moto e macchine ci sono tutt’ora, anzi, proprio perché nessuno li controlla principalmente le moto, vanno ovunque! Amazon, non so se questo ti stupirà ma arriva anche quassù. Non sono luoghi deserti come si può superficialmente pensare, molto frequentati, poco abitati..

  4. says: Marco

    Buongiorno,
    vorrei avere l’indirizzo mail del Sindaco e assessore per poter commentare questa iniziativa, auspico un confronto costruttivo.
    Grazie

  5. says: Marco Orazio Villani

    Buongiorno, come si fa ad informarsi? C’è un sito che dettaglia la cosa?
    L’amore per la montagna e il desiderio che ho maturato da tanto tempo di vivere questi luoghi mi ha sempre fatto sperare un giorno di poter diventare un suo abitante. Spero prima o poi di riuscirci

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