Deosai

“Ci era stato raccontato, con grande entusiasmo, della bellezza del Deosai, un immenso plateau oltre i 4000 metri di altezza che si estende in Karakorum tra Nanga Parbat e Rakaposhi, tra picchi di altezze variabili che fanno da anfiteatro…”.

Deosai
(ski tour traverse in Karakorum)
di Consuelo Bonaldi
(pubblicato su Annuario del CAI di Bergamo 2023)

Scrivere il titolo in inglese è più moderno di questi tempi, in altre epoche sarebbe stato più semplice titolare “traversata scialpinistica nell’altopiano del Deosai in Karakorum (Pakistan nord-orientale)”. Una relazione prettamente tecnica dell’avventura potrebbe essere troppo asettica, meglio limitare l’esposizione ai fatti a guida di chi — con lo stesso nostro spirito — volesse ripetere o approfondire l’avventura. Alla base del nostro progetto c’era l’intenzione di muoverci in ambiente di montagne fuori dai circuiti tradizionali, con spirito esplorativo, senza ricerca di performance e difficoltà tecniche che non fossero collegate all’ambiente dell’alta montagna.

L’attrezzatura e l’equipaggiamento tecnico era stato scelto come per una lunga haute-route scialpinistica con materiale stivato su slitte e l’allestimento di campi giornalieri. Non valutati con la dovuta profondità: la fatica nel “trascinare” le nostre slitte su pendii privi di neve e la frustrazione di non poter compiere una minima “curva” di discesa; le slitte/pulke – in ragione di una ogni due del gruppo — non ci hanno mai abbandonato con i quaranta chili di materiale da trascinare.

Campo 4 sull’altipiano. Foto: Consuelo Bonaldi.

L’idea della “spedizione” e della zona è nata da uno scambio d’informazioni con amici comuni, professionisti della montagna coinvolti in progetti condotti da Agostino Da Polenza con il governo pakistano nello studio, monitoraggio e mappature di territorio, che avevano compiuto la traversata con spirito esplorativo due anni prima.

Ci era stato raccontato, con grande entusiasmo, della bellezza del Deosai, un immenso plateau oltre i 4000 metri di altezza che si estende in Karakorum tra Nanga Parbat e Rakaposhi, tra picchi di altezze variabili che fanno da anfiteatro. Il Deosai è area di Parco Nazionale relativamente frequentata in estate; assolutamente deserta in inverno.

L’avventura consisteva nella traversata con partenza da Challam (Chilum) nella valle di Astore e arrivo e ritorno a Skardu, con soluzioni di uscita dipendenti dalle condizioni di innevamento e dai pericoli oggettivi che avremmo potuto incontrare nella discesa. Le possibili alternative di uscita prevedevano la valle che scende a Sadpara oppure per itinerario meno impervio verso Farma.

Nulla di particolarmente impegnativo per difficoltà tecniche, solo attenzione nel muoversi in terreni innevati di grande estensione dove perdersi poteva essere una delle opzioni più frequenti. Il tempo atmosferico avrebbe poi fatto la sua parte, muoversi in un deserto bianco nella nebbia con passaggi di corsi d’acqua in punti obbligati richiedeva una precisione di rotta non flessibile! Lo studio di rotta è stato il grande lavoro del team aiutato anche dalle preliminari indicazioni degli amici che ci avevano suggerito il tour.

In realtà le informazioni fornite, che pensavamo provenissero direttamente da quanto verificato sul campo, dovevano essere — e sono state — approfondite con un attento studio di territorio e di mappe.

Il nostro gruppo, con “aggiunte” e “defezioni”, nel corso di anni ha condiviso diverse avventure sempre in zone piuttosto particolari e sempre con lo scialpinismo come anima di progetto. Dalla penisola di Kohla in Russia, alla Groenlandia, la Mongolia, le Svalbard (non turistiche) eravamo in parte sempre gli stessi. Al Deosai eravamo in sei per defezione dell’ultimo momento per imprevisti di vita da parte del “maestro” Manuel Lugli, di professione organizzatore di avventure, della sua compagna Barbara e di Livio. Con noi erano Annalisa Fioretti, medico e himalaista di grande esperienza, il suo compagno Stefano Tasinato, alpinista ed eli-soccorritore di Merano, Simone Sciolette di Milano, Alfio Riva, Insa e professionista elisoccorritore nei VVFF e compagno di avventura da lungo tempo, dal McKinley al Mount Logan, mio figlio Jacopo ed io.

Le relazioni di spedizione, come i diari dei singoli, servono per lo più per scopi statistici per chi ne vuol sapere sulla zona per possibili programmazioni di viaggi, in realtà mai si azzecca; gli scritti, di per sé valgono per il solo momento in cui è vissuta l’avventura: territorio, condizioni climatiche, spirito organizzativo, motivazioni, aspettative e molto altro sono soggetti a cambiamenti veloci e a differenti interpretazioni.

Il periodo da noi programmato, inizio aprile, si è in realtà mostrato limitante per la scarsità di neve all’inizio del percorso. La salita al Passo Chachor a 4200 m, ingresso all’altopiano, è stata un “buon calvario” per il continuo alternare la conduzione delle pulke (slitte) su terreno roccioso, nevoso e ghiaioso con il risultato di aver messo a dura prova la resistenza delle stesse, da gettare a viaggio concluso. Per contro, le buone condizioni della neve in altopiano hanno limitato pericoli oggettivi favorendo anche una marcia sostenibile. Il consiglio dell’uso costante della sciolina sulle slitte, altamente raccomandato dai nostri predecessori, è stato ben apprezzato. I nostri predecessori avevano usato un’unica grande tenda Dome per ragioni varie. Noi abbiamo optato per tende ogni due persone, ricoveri di un certo spazio per alta montagna. La soluzione si è rivelata vincente per comfort, disponibilità di spazio e recupero dopo una giornata intensa.

Le giornate seguivano sempre lo stesso programma. La sveglia della mattina era quasi liberatoria; le notti erano lunghe (ci si coricava non più tardi delle 19) e decisamente fredde. Smontare il campo e preparare la giornata di cammino richiedeva sempre almeno due ore (con la fortuna e l’assistenza del buon tempo). La giornata di cammino si prolungava – con pause varie – fin verso le 16. La ricerca del posto migliore per un campo non è mai stato un grande problema; rimaneva il dubbio dell’esposizione al vento e della miglior protezione delle tende. Fortunatamente, salvo i primi due giorni di relativo brutto tempo, le condizioni sono sempre state ottime con visibilità eccellente e poco vento. Il tardo pomeriggio era occupato con la preparazione della cena e delle bevande.

Sulle scelte del cibo non commento. Ben vengano i pasti disidratati, ma il gusto per il cibo e la voglia di mangiare per sostenersi si sono perduti con il trascorrere dei giorni. L’unico supporto costante, come sempre, è venuto dal parmigiano, dallo speck e dal brodo. Al calare del sole le temperature si abbassavano repentinamente e rintanarsi in tenda era d’obbligo.

4 aprile 2023
Chillam (Chilum) 3200 m direzione Chacher (Chacor) Pass. Il percorso segue la strada di collegamento percorribile in estate con automezzi (??). Note sul tempo: nevica con poca visibilità, maè un po’ come muoversi nelle nostre vallate, con incontri e saluti dei locali ed il loro bestiame al pascolo nella neve. Inizialmente si pensava di giungere al passo in due giorni con passo tranquillo, in realtà le difficoltà del terreno ci hanno visto impegnati per quasi tre giorni prima di giungere alla porta d’ingresso. 1° campo quota 3740 m distanza: circa 9 km.

5 aprile 2023
Proseguimento verso Chacher (Chacor) Pass fino a quota 4015 m. Campo 2. Distanza percorsa km 6,2. Tracciato in prevalenza nevoso.

6 aprile 2023
Direzione Chacher (Chacor) Pass 4200 m (ingresso altopiano Deosai) che raggiungiamo in tarda mattinata. Percorso innevato. Si prosegue in moderata discesa fino a quota 4100 m. Campo 3. Distanza percorsa km 6.

Verso il Chacher Pass. Foto: Consuelo Bonaldi.

7 aprile 2023
Si rimane sull’altopiano in direzione est verso il Lago Sheosar (ovviamente non visibile). Dislivello percorso 300 m per 10 km circa. Campo 4.

8 aprile 2023
Ci si mantiene in quota fino al Deosai Pass 4121 m. Il dislivello percorso in giornata non è superiore ai 300 metri percorsi nello scendere e salire moderati avvallamenti. Seguiamo la traccia gps che indica lo Shigar River. Obbligatorio individuare il ponte di attraversamento. Ci manteniamo sulla quota di 4200 m. Distanza percorsa 12,5 km. Notte fredda (in tenda – 30°) con timore di un orso avvistato a fine giornata che ci stava seguendo e distratto con mezzi empirici…

9 aprile 2023
Sempre in quota su altopiano (siamo a 4150 m) seguiamo la traccia estiva della Deosai Road (non visibile). Se non avessimo la traccia del gps “pascoleremmo” sull’altopiano alla ricerca del percorso migliore. Il tempo si mantiene bello. Dislivello percorso 350 m. Distanza: km. 8. Aggiriamo una base militare che sembra deserta.

10 aprile 2023
Le condizioni di neve e la precarietà delle informazioni riguardanti la percorribilità delle strade di fondovalle ci fanno optare per la discesa a Sadpara a 3450 m dove ci attendono i portatori, che in realtà erano saliti per un tratto per assisterci nella parte terminale della valle, molto insidiosa quanto affascinante. L’incontro con Ismail (nostro grande referente e organizzatore della logistica di Adventure Trips Advisor di Skardu) alla fine della strada carrozzabile proveniente da Skardu è stato un atto di festa per accoglienza e organizzazione di “fine felice percorso” con cibo e bevande (analcoliche) freschi. A posteriori possiamo solo dire grandi cose dell’ambiente, della scelta dell’itinerario, dell’organizzazione e della piacevole gente incontrata.

Il nostro viaggio, oltre alla traversata con gli sci si completava – o iniziava – con l’osservazione e attenzione all’ambiente. Tranne che per Annalisa, per noi era la prima volta in Karakorum. Del tempo speso a Islamabad, al nostro arrivo e prima della ripartenza al ritorno dopo la traversata, c’è poco da dire. Le grandi città, nei paesi poveri come in quelli ricchi, hanno, di questi tempi, modelli e usanze simili tra loro sui quali non conviene soffermarsi. Variopinto e interessante il viaggio in bus per noi appositamente organizzato sulla Karakorum Highway verso nord in direzione di Gilgit. Percorrere la Karakorum Highway è di per sé una bella esperienza, se ne è scritto e raccontato molto e spendere qualche giorno sui 1300 km che collegano il Pakistan alla Cina con scollinamento del Khunjerab Pass merita un viaggio. Il nostro prevedeva lo stop di una notte sul tragitto prima di giungere a Challim, il villaggio alla partenza del nostro tour. Non so esattamente quanto fosse la distanza tra la partenza e l’arrivo. Dopo la prima parte del percorso, nuovo e di realizzazione cinese per favorire le relazioni commerciali tra i due Paesi, segue una seconda parte con cantieri eterni organizzati su terreni impensabili per pendenze e stabilità, costantemente franosi e con protezioni precarie.

Sull’altipiano Deosai verso il lago Sheosar. Foto: Consuelo Bonaldi.

A questo fa da contorno la vitalità dei villaggi attraversati, con la vita locale fatta di piccolo commercio, allevamento e magra agricoltura. Il periodo del nostro viaggio capitava nel bel mezzo del Ramadan con le conseguenti regole di vita e i ritmi imposti dai locali.

Un dovere menzionare come parte della nostra avventura la grande opera da parte di Annalisa. Da tempo operativa con azioni umanitarie in Karakorum e Nepal, tempo fa ha portato in Italia Samina, una bambina di Astore, per una complessa operazione al cuore. Senza il suo intervento sarebbe sicuramente stata condannata. Abbiamo fatto visita a Samina alla scuola che frequenta a Skardu a distanza di alcuni anni dall’operazione e abbiamo potuto osservare lo spirito di riconoscenza della famiglia e della comunità locale verso Annalisa per quanto ha fatto e quanto continua a fare in favore di quella povera ma orgogliosa gente pakistana.

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