Ego Land

La salita in libera di Ego Land (8c+)
di Edu Marín

Da bambino non avrei mai immaginato di diventare un climber professionista. Non avevo un talento particolare, ero in sovrappeso e poco agile sulla parete, ma proprio questo si è rivelato la chiave del mio successo. Il fatto che mio padre fosse arrampicatore è stato fondamentale per farmi scoprire questo sport e praticarlo con costanza. Ed essere un bambino in sovrappeso mi costrinse a sviluppare una tecnica precisa, perché non avevo né forza né agilità. Dovevo risolvere le sequenze più difficili con creatività e abilità. Anni dopo iniziai a costruire forza e capacità fisiche, ma a quel punto avevo già una solida base tecnica. Questi fattori resero la mia progressione molto rapida: ho iniziato ad arrampicare a 12 anni, ho salito il mio primo 8c a 15 anni, il primo 9a a 17, e il primo 9a+ a 21. Oggi ho ancora la stessa passione di quel ragazzino di 15 anni. In questa fase della mia carriera mi sento ispirato dall’esplorazione, dall’avventura e dalla sfida di portare l’alta difficoltà sulle grandi pareti delle Alpi e dell’Himalaya.

Edu Marín su Ego Land. 2024 © Alice Russolo

Nel 2025 ho deciso di viaggiare in Italia per esplorare le leggendarie pareti della Marmolada, nelle Dolomiti. La Marmolada è uno dei migliori luoghi al mondo per il big wall climbing: la qualità della roccia, la sua bellezza e la storia profonda la rendono un posto davvero speciale. La cresta è formata da diverse vette che decrescono in altezza da ovest a est: Punta Penia 3343 m, Punta Rocca 3309 m, Punta Ombretta 3230 m, Monte Serauta 3069 m e Pizzo Serauta 3035 m. Una funivia raggiunge la cima di Punta Rocca e, durante la stagione sciistica, la principale via della Marmolada è aperta a sciatori e snowboarder che possono scendere fino a valle. Fino alla fine della Prima guerra mondiale, il confine tra Italia e Impero austro-ungarico passava proprio per la Marmolada, che faceva parte della linea del fronte. Ancora oggi si possono trovare resti di munizioni e manufatti dell’epoca.

La Marmolada è diventata uno dei primi luoghi al mondo dove l’arrampicata su grandi pareti si è unita all’alta difficoltà e all’impegno estremo. In questo viaggio in Italia, il mio obiettivo era chiaro: provare a salire in libera Ego Land (8c+, con un importante obbligatorio di 7c+), una via di 410 metri ritenuta una delle vie più difficili delle Dolomiti. Ma Ego Land è anche una delle vie multipitch più difficili d’Italia e d’Europa e, senzadubbio, una delle migliori al mondo per qualità della roccia, ambiente e impegno richiesto.

Quando affronto un progetto come questo, in cui il successo è incerto, la cosa più importante per me è restare motivato e positivo, indipendentemente da quanto possa sembrare difficile all’inizio. Mi concentro con la consapevolezza che darò il massimo ogni singolo giorno, focalizzandomi su alimentazione, allenamento, recupero, stretching, arrampicata e strategia. Mi ci è voluto circa un mese e mezzo per completare Ego Land in giornata, guidando (da primo) tutti i tiri. In un’ascensione come questa, l’aspetto mentale e quello fisico contano allo stesso modo, perché l’arrampicata è una forma di meditazione. Passiamo molte ore da soli, leggendo la roccia e cercando la via giusta. In quei momenti ci sei solo tu, la gravità, i tuoi pensieri – e il tuo compagno molto più in basso. Ci sono molti momenti in cui il dubbio ti assale, e proprio quell’istante decide se diventerà successo o lezione. Se lasci che i pensieri negativi prendano il sopravvento, ti porteranno nella direzione sbagliata.

Da circa 250 metri in su, la via diventa più alpinistica: le protezioni distano 10–12 metri l’una dall’altra, aumentando sia l’impegno sia il rischio di lunghe cadute. Bisogna restare calmi e leggere la parete con attenzione, perché una sola interpretazione errata può portarti fuori via in una situazione pericolosa, senza protezioni e impossibilitato a tornare indietro, esponendoti a una caduta importante.

Nell’arrampicata, come nella vita, cadere fa parte del viaggio: non importa quante volte cadiamo, ciò che conta davvero è quante volte ci rialziamo.

Note
a cura della Redazione

Aperta dal basso nell’estate 2024 da Bernardo Rivadossi e Massimo Faletti, Ego Land è situata sull’enorme pilastro del Dorso dell’Elefante: la linea parte a sinistra di Alì Babà (Giordani-Zenatti-Cipriani, 1983) per incrociarla al secondo tiro e poi salire dritta per un totale di 410 metri suddivisi in 10 tiri. In cima incrocia il Grande Traverso che porta la firma di Igor Koller e compagni.

Lo stesso Rivadossi è tornato con Luca Bana sull’itinerario. I due hanno aperto due nuovi tiri per rendere la nuova via più indipendente da Ali Babà. Dopo aver provato i tiri e qualche giorno di riposo, il 28 agosto 2024 i due hanno liberato la via stile “team free” (alternandosi come capocordata, hanno liberato tutti i tiri al primo tentativo).

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