I rondoni migratori sono arrivati in città

Da secoli arrivano qui ogni primavera, dall’Africa, per riprodursi. I nidi in nicchie e fessure di torri, campanili, cortili. L’appello dei veterinari: «Non distruggeteli, la specie è in declino». E c’è chi predispone nidi «alternativi».

I rondoni migratori sono arrivati in città
di Federica Cavadini
(pubblicato su ilcorriere.milano.it il 14 giugno 2022)

Apus apusrondoni comuni. Arrivano dall’Africa per riprodursi ogni primavera, in questa stagione sentiamo il loro canto stridulo la mattina e al tramonto. Nei cortili della Statale in via Festa del Perdono nidificano da quattro o cinquecento anni ed è dall’università che arriva un appello ai milanesi.

Foto: Paolo Taranto-Fotografianaturalistica.org

«Attenzione ai nidi di questa specie che è in declino in tutta Europa, con un calo del 25% negli ultimi trent’anni», dice Gustavo Gandini, preside di Medicina Veterinaria e Garante degli animali del Comune. «I rondoni non costruiscono i loro nidi sugli alberi ma in nicchie e fessure di edifici storici e moderni, sono animali da parete rocciosa — spiega —. E rioccupano gli stessi nidi lasciati negli anni precedenti. Li creano sotto le tegole a coppo, nelle cavità dei muri, anche nei cassonetti delle tapparelle. Non vanno eliminati, serve attenzione quando ci sono lavori di risanamento sui tetti e in ogni cantiere».

Zoologi e ambientalisti hanno segnalato anche l’effetto del Bonus 110%, con l’avvio di migliaia di interventi e il rischio che i nidi vengano distrutti.

«Il Comune da due anni ha inserito nel regolamento per la tutela degli animali un articolo per i rondoni — dice Gandini —: chi ristruttura non deve togliere accesso alle cavità utilizzate per formare i nidi. In alternativa chiediamo di posizionarne di artificiali». Richiesta accolta, in un cantiere di largo Corsia dei Servi, in un altro in via Sammartini, in via Ornato, in via Aleardi. E ha funzionato. I rondoni sono tornati e si sono accomodati anche nei nidi alternativi.

L’associazione Monumenti Vivi (che identifica gli edifici dove nidificano i rondoni) la scorsa estate ha condotto il primo censimento della colonia della Ca’ Granda: «È la seconda in città come importanza, poco più piccola di quella del Castello Sforzesco. I nidi attivi sono 86. Corrispondono a 170 uccelli, anche se in volo ne vediamo di più perché ci sono anche individui immaturi».

Il dato è provvisorio perché non tutto il perimetro dei tetti della Statale è stato ispezionato. «Ma puntiamo a vedere crescere questa colonia — sottolinea Gandini —. I rondoni sfruttano le coperture a coppo tradizionale, infatti abitano i cortili Ghiacciaia, Bagni, Farmacia e non quello d’Onore e quello del ‘700 dove sono state modernizzate», aggiunge.

E presenta così questa specie da tutelare: «Li chiamiamo i campioni del volo, viaggiano per dieci mesi all’anno senza fermarsi. In volo si nutrono, bevono, si accoppiano, dormono e raccolgono anche il materiale che utilizzano per creare il nido, impastando con la saliva anche piume e plastica. Hanno una forma altamente aerodinamica e sanno modificare in volo superficie e forma delle ali così hanno prestazioni imbattibili, per velocità, distanza percorsa e risparmio energetico». E ancora: «Sono insetticidi naturali, cacciano in volo fino a 20mila insetti al giorno, da zanzare a piccoli ragni».

I rondoni sono in città dall’inizio della primavera. «A Milano nidificano tre specie: Comune, Pallido, Maggiore. Sono in palazzi monumentali, chiese, torri, campanili. Ma non soltanto. Una famiglia in zona Melchiorre Gioia ha trovato un nido nel cassonetto della tapparella di casa, la terranno chiusa per non distruggerlo fino alla fine dell’estate — racconta il Garante degli animali —. Altri lo scorso inverno hanno messo nidi artificiali sui terrazzi e i rondoni sono arrivati.

Serve attenzione a dove posizionare questi nidi perché sono Apodiformi, “senza piedi”, ripartono solo planando». Spiega ancora: «Il rondone comune, la specie più diffusa nei centri storici, compie una covata in questo periodo, tra aprile e metà luglio. Depone due o tre uova, incubate per tre settimane. I piccoli poi spiccheranno il volo ai due mesi di vita».

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