Il co-fondatore di Ultima Generazione è stato denunciato per un post sui social. Le motivazioni portate da Michele Giuli sono varie e un giudice dovrà valutarle. Qui sotto l’articolo pubblicato pochi giorni prima della prima udienza del processo “Michele vs. Eni”. Di seguito, la voce di Ultima Generazione, in seguito alla seconda udienza.
Io sto con “Michele vs. Eni”
di Andrea Di Turi
(pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 27 ottobre 2025)
Bene, benissimo che a causa del vile attentato a Sigfrido Ranucci si torni a parlare di querele temerarie, o SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation). Ma cosa vuol dire fare argine, o almeno provarci, alle querele temerarie? Proviamo a spiegarlo con un fatto. Quello di “Michele vs. Eni”. O di Eni vs. Michele.
È tutto detto e scritto con chiarezza nel reel pubblicato da Michele su Instagram, da un account creato con questo nome proprio allo scopo (ottima strategia di comunicazione). Riporto qui per sommi capi, insieme a qualche considerazione. Michele Giuli, professore di storia, co-fondatore di Ultima Generazione, in un post sui social ha definito Eni “criminale”. Eni l’ha denunciato per diffamazione.
Le motivazioni portate da Michele sono varie e un giudice dovrà valutarle. Io mi soffermo su un paio. La prima: Eni continua a investire massicciamente nello sviluppo del business fossile. Mentre tutti sanno che non s’ha da fare se si vuole seriamente contrastare la crisi climatica. Fra le tonnellate di citazioni possibili al riguardo (dati, report, enti e scienziati di mezzo mondo, nel corso di decenni), prendo questa (grassetti miei): “ogni giorno nuovi progetti riguardanti i combustibili fossili accelerano la nostra corsa verso il baratro. Quando è troppo è troppo. Tutte le nuove esplorazioni e produzioni di carbone, petrolio e gas devono cessare immediatamente“. Lo disse il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, in vista di Cop27. Con nota di supporto, nel testo sul sito del Vaticano, al report “Net Zero by 2050” del 2021 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, uno spartiacque storico per la “social license to operate” dell’industria fossile.
Come dire che dopo quel report continuare a investire in nuovi progetti fossili è considerato “fuori legge”.
Domanda: chi fa qualcosa di “fuori legge” può essere definito “criminale”?
La seconda: “Eni sfrutta territori e risorse di popoli nel mondo”, scrive Michele. Che cita fra le altre la questione di Gaza, cioè lo sfruttamento di un giacimento di gas – in acque territoriali, secondo il diritto internazionale, di Gaza – per il quale Eni ha ricevuto licenza ad operare dal governo israeliano. Tra l’altro, dopo il 7 ottobre 2023, a genocidio iniziato. Sulla questione ci sono state interrogazioni parlamentari, risposte ministeriali, uno studio legale statunitense ha diffidato Eni dal proseguire nel progetto avvertendola di possibile violazione del diritto internazionale. Ma, come ha scritto ad esempio Milano Finanza giorni fa, dopo il piano di pace (sic!) di Trump “ora si può pensare di ripartire”. Francesca Albanese, Relatrice speciale dell’Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati (Opt) dal 1967, giorni fa stava quasi per non partecipare a un evento perché fra gli sponsor c’era Eni. Albanese (la si può riascoltare qui) ha affermato che l’accordo di Eni è un partenariato illegale perché il governo israeliano non ha il diritto di fare concessioni per lo sfruttamento di quelle risorse: “Eni lo sa”, ha sottolineato.
Domanda: chi fa qualcosa, e consapevolmente, che può costituire una “violazione del diritto internazionale”, può essere chiamato “criminale”? Allora: Eni contro Michele è una querela temeraria? Il sospetto c’è.
Deciderà il giudice, appuntamento il 30 ottobre 2025 al processo. Si tenga presente che un recente articolo del Guardian parlava di Eni come di una società “SLAPP addict”. Ricordava che dal 2019 Eni ha intentato almeno sei cause per diffamazione contro giornalisti e Ong. E che ha ricevuto quest’anno il titolo di “SLAPP addict of the year”, assegnato da una coalizione di Ong fra cui Reporter Senza Frontiere e Transparency International. Ho conosciuto di persona e apprezzato Michele qualche anno fa quando intervenne a un evento alla Camera dei Deputati in cui moderavo. A Michele voglio mandare un abbraccio. Per quello che può valere, ha il mio sostegno in questa battaglia. Come ha quello dei tant(issim)i che hanno interagito sul suo post, molti chiedendo il link per fare una donazione a Michele per aiutarlo col processo. Perché per combattere battaglie legali servono soldi. Tanti. Chi presenta una querela temeraria lo sa. Eccome, se lo sa.
La voce di Ultima Generazione
di Samuele Maccolini (di Ultima Generazione)
Michele Giuli di Ultima Generazione ha partecipato alla seconda udienza del suo processo contro ENI, il gigante del fossile. Anche grazie a questo procedimento stiamo portando attenzione sulle menzogne di ENI, con diverse uscite sulla stampa. Ora vi vorrei raccontare cos’è successo all’ultima udienza ma prima vi chiedo se volete sostenerci con una donazione: come Michele, ci sono decine di persone di Ultima Generazione coinvolte in processi. Potete sostenere la loro difesa?
Dato che è passato un po’ di tempo, vorrei fare il punto su questo processo. Michele ha ricevuto una querela da parte di ENI perché in un video pubblicato nel 2022 sui nostri canali accusava l’azienda di essere “colpevole e criminale” per i disastri ambientali che ha provocato e per la sua continua influenza sulle politiche energetiche del nostro Paese. Insomma, Michele denunciava le grandi responsabilità del colosso fossile, in termini di impatto climatico e sociale.
Quel video non divenne mai virale, raggiunse giusto alcune migliaia di visualizzazioni. Evidentemente per ENI era comunque un disturbo per cui valesse la pena muovere i suoi legali. Speravano di zittirci con poco, ma le cose stanno andando diversamente. Pochi mesi fa siamo riuscitə a raccogliere tutti i fondi necessari ad offrire una solida difesa a Michele. Nella prima udienza abbiamo depositato un documento in cui si citavano puntualmente le fonti che sostenevano le dichiarazioni di Michele. Nell’ultima udienza, hanno testimoniato in nostra difesa il giornalista Ferdinando Cotugno e l’attivista Greenpeace (e scienziato) Alessandro Giannì.
Lo stesso Ferdinando Cotugno ha scritto un articolo su Domani dove ha raccontato l’esperienza, con alcuni momenti surreali, per esempio: “L’avvocata di Eni, […] mi chiede se i combustibili fossili sono carbone, petrolio e gas. Questa è sicuramente sorprendente: una vita a scrivere di clima e poi Eni chiede a me quali sono i combustibili fossili. «Sì», rispondo, sotto giuramento. La strategia è probabilmente che il carbone è più climalterante e non rientra nel business di Eni […]. “
Sappiamo di essere dalla parte giusta, per questo non siamo spaventatə da quello che sarà l’esito di questo processo. Vogliamo davvero usare al meglio questa occasione per portare alla luce la verità e le ragioni di chi da anni contesta la violenza del sistema fossile. Per quanti spazi pubblicitari possa occupare, Eni non può negare le proprie responsabilità reali. A proposito di processi, l’attuale governo sta provando attivamente a rendere la giustizia meno “uguale per tutti“: maggiore repressione contro migranti e oppositori, ma meno controlli contro politici, colletti bianchi e forze dell’ordine. Pure la riforma che il 22 e 23 marzo 2026 verrà votata al referendum non promette molto di buono. Se vuoi scoprire come possiamo portare tante persone a votare e cambiare rotta, entra in questo canale whatsapp!
Grazie davvero per essere parte di questa lotta 🧡
P.S. Non c’è solo Michele. Tra querele, fogli di via e denunce per le azioni di disobbedienza civile, tante persone di Ultima Generazione stanno affrontando processi. Per continuare a garantire una difesa sicura, che sottolinei le motivazioni del nostro agire, quest’anno prevediamo di dover spendere ancora 19’000 euro. Puoi aiutarci a coprire queste spese?




Che sia necessario incanalare lo sviluppo economico entro argini che evitino gli scempi ambientali è talmente ovvio che non è necessario sottolinearlo. Ma occorre seguire modalità sensate. Spesso gli ambientalisti vanno a loro volta fuori dal seminato (ricordo a puro titolo di esempio la vernice sui monumenti o i blocchi stradali). In questo guazzabuglio alla fine ci perde l’ambiente, perché l’opinione pubblica non solo non viene catturata dalle istanze ma viene addirittura allontanata. tutte s’te baggianate sul diritto internazionale non hanno niente a che fare con il tema ambientalista e fanno solo allontanare la gente dall’argomento.
Dove si vede che l’obbligatorietà dell’azione penale è un arbitrio di origine feudale.
Sono contenta che, nonostante le strette del Governo, alcuni giovani abbiano ancora voglia di difendere la vita (non l’ambiente, Carlo!).
io mi riferisco alla sbagliata modalità delle proteste a sostengo dell’ambiente, ma anche se fossero proteste e manifestazioni a sostegno delle “vita” (ma che significa?) la modalità è ugualmente importante. Bisogna stare nei canali della civile convivenza, altrimenti, se ognuno fa “quello che gli gira in testa”, finiamo nell’anarchia più completa. Situazioni come i blocchi stradali o la vernice sui monumenti sono inaccettabili e tra l’altro finiscono per arrecare danno alla causa, perché l’opinione pubblica reagisce negativamente.
sul punto specifico, segnalo che ENI significa Ente Nazionale Idrocarburi. ebbene un’azienda che ha questa ragione sociale cosa vi aspettate che “faccia”? Che commerci in figurine Panini dei calciatori? E’ ovvio che il suo oggetto sociale è “l’estrazione la raffinazione di idrocarburi (petrolio e gas, in parole semplici), nonché la loro distribuzione all’ingrosso e al dettaglio”. E’ un’azienda nata per fare quello e che “fa” quello. Volete liquidarla? Bene iniziate a scervellarvi su come ricollocare i suoi oltre 31.000 dipendenti, di cui quasi 22.000 italiani sul territorio italiano (inutile sottolineare che i circa 9.000 dipendenti residenti all’estero sono in una significativa percentuale ns concittadini che lavorano presso strutture dell’ENI dislocate nel mondo).
Sul punto specifico del contratto definito “illegale” per la concessione israeliana di sfruttamento dell’estrazione di gas dalle acque davanti a Gaza, cose vi aspettate? Che un’impresa dica “NO” per questioni etiche? Ma mi sembrate un po’ ingenuoni. L’impresa, che sia una colosso come ENI o una piccola impresa individuale, “fa affari” e non “beneficienza”. Se la concessione è viziata alla fonte, lo è da parte israeliana e non da parte dell’ENI. chi è interessato per questioni etiche a impugnare tale contratto, dovrà farlo presso le autorità competenti e nei modi previsti dalla legge. Insultare l’ENI non rientra in tali modalità previste dalla legge. Per cui se io fossi l’AD di ENI avrei dato mandato ai legali epr querelare questo signore. Vi sono0 gli estremi per la “diffamazione” che è la diffusione pubblica di notizie anche VERE ma screditanti per la controparte. (come sostenevo nei primi interventi, l’azione pro-ambiente NON si fa “a cazzo” – come in questo caso dispensando insulti – ma agendo dove è previsto dalla legge che si possa agire).