Il ciclocross sbarca sulla neve

(e fa l’occhiolino alle Olimpiadi invernali)
di Alberto Dolfin
(pubblicato su lastampa.it/montagna l’11 dicembre 2021, poi aggiornato dalla nostra redazione)

Le due ruote alle Olimpiadi invernali. La forte suggestione è partita dalla Val di Sole, che domenica 12 dicembre 2021 è stata teatro di una storica tappa di Coppa del Mondo di ciclocross tutta in bianco: già, perché a Vermiglio si è corso sulla neve. Un appuntamento al quale hanno risposto presente tantissimi dei big planetari della disciplina come il plurititolato belga Wout Van Aert, l’olimpionico di mountain bike Tom Pidcock e, in campo femminile, la leggenda vivente Marianne Vos, una abituata a vincere su tutti i terreni. 

Era da cinque anni che un appuntamento di questo prestigio non si teneva in Italia e, per l’occasione, Flanders Classics, la società che gestisce il circuito di Coppa, ha lanciato la proposta più invernale che si potesse, subito accolta dall’Apt Val di Sole e Grandi Eventi Val di Sole, con il supporto del Consorzio Pontedilegno-Tonale: disputare la prima tappa tutta su fondo innevato. Oltre che essere un’ottima occasione per gli enti turistici di dare il la alla stagione, è stato un messaggio per tutto il movimento mondiale perché l’UCI (la Federciclismo mondiale) fa sul serio e sogna di portare la sua disciplina che si disputa sempre durante il periodo più freddo, ma di solito su terreno fangoso o sabbioso, ai Giochi invernali.

Wout Van Aert a Vermiglio

La gara si è svolta su un anello di 3 chilometri con 60 metri di dislivello, tutta sul manto bianco. Senza dimenticare un altro primato, quello dell’altitudine, perché si è gareggiato a 1200 metri di quota, mentre di solito le tappe di Coppa del Mondo di ciclocross si disputano a livello del mare.

Gran parte degli iscritti ha potuto provare il tracciato il giorno prima per cominciare a conoscerlo, prima della gara. Le gare sono scattate alle 13,30 con la prova élite femminile, seguita alle 14.55 da quella maschile, con la copertura televisiva di Eurosport e Raisport tra canali tv e streaming web.

Dopo la prova, il ventiduenne Pidcock, oro in mountain bike agli ultimi Giochi Olimpici estivi di Tokyo, ha dichiarato: «È stata una prima volta interessante in questa prova. Non avevo mai pedalato in condizioni così, eccetto per qualche uscita tra amici a casa con gli amici in mountain bike. Non mi aspettavo un percorso così, è molto complesso. Sarà dura gareggiare con queste temperature, perché quando calerà il sole, farà davvero freddo e le condizioni cambieranno giro dopo giro. Il terreno ricorda un po’ la sabbia come consistenza».

Poi l’asso britannico che su strada corre nell’Ineos Grenadiers con Filippo Ganna ha rilanciato: «Mi sembra un bell’esperimento correre sulla neve e credo che tanti corridori potranno dare il proprio riscontro domani dopo la gara. Certo, diventare disciplina olimpica aiuterebbe il ciclocross a crescere, per cui non penso che sia una cattiva idea. Tentar non nuoce».

Alle prove, invece, Van Aert non si è presentato: ha preferito gareggiare e, come gli riesce spesso, stravincere nel cross di casa a Emmen. A domanda sulla gara di Vermiglio da parte dei media locali, ha risposto che sulla neve sarà più difficile fare la differenza.

Wout Van Aert era il grande favorito, e in maglia di campione nazionale belga ha vinto a dispetto dello sforzo (vincente) di 24 ore prima a Emmen, del viaggio notturno e dell’arrivo nella mattinata a Vermiglio. In campo femminile a sorridere è stata l’olandese Fem Van Empel, 19 anni e una capacità innata di galleggiare sul terreno bianco, che ha però dovuto lottare fino agli ultimi metri per avere la meglio su una splendida e indomabile Marianne Vos.

Il commento
di Carlo Crovella

E ci risiamo con l’assalto alla diligenza: tutti vogliono salire sul carrozzone delle Olimpiadi, anche a sproposito, pur di partecipare alla spartizione dei fondi che cadono come cascate di diamanti. Non ho nulla contro il ciclocross, che, anzi, è disciplina affascinante e seguivo anche quando non era di moda (basta tornare indietro di una decina di anni…). E’ sport di tipica tradizione nei paesi dell’Europa continentale (Belgio, Olanda, Germania), più raro in Italia. Si corre in inverno, o, meglio, da novembre a fine marzo. Prevede un circuito da ripetere più volte, incontrando i terreni tipici della stagione: fango, erba sdrucciolevole, “rampeghe” ghiacciate, discese a perdifiato, tratti con la bici sulla spalla… Vince chi ha più tenacia, chi tiene a lungo ritmi elevati. E’ quindi sport di resistenza, ma con allunghi fiammeggianti. Inoltre ci vuole molta tecnica per condurre la bici su quei terreni. Insomma è disciplina affascinante. Ma che c’entra con le Olimpiadi invernali? Solo perché stanno aumentando le gare organizzate su terreni innevati? Ma il ciclocross non è sport nato con e per la neve. Che c’entra con le Olimpiadi invernali? Allora basta spostare qualsiasi attività su fondo innevato e la si legittima per le Olimpiadi. Fra qualche anno avremo tornei di freccette e di rubamazzetto disputati in campi innevati con i cinque cerchi a mo’ di aureola santificante.

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2 Comments

  1. says: BEPPE

    In linea con Carlo, non asta la neve per definire un disciplina “invernale” e “olimpica”

  2. says: Alex

    D’accordissimo. Pure nelle edizioni estive ormai siamo allo sbando.
    Skateboard? Beach volley?
    Per forza che nessuno vuole più organizzare i giochi! Troppe strutture per troppi sport o presunti tali….
    No comment.

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