Italia, Paese di Cammini

Secondo il dossier di Terre di Mezzo, il 2025 è l’anno del boom (e della maturità) del settore. Non solo un trend, ma un vero e proprio cambiamento culturale di intendere il turismo.

Italia, Paese di Cammini
di Sara Canali

C’è un’Italia che non corre, ma avanza a passo lento, crescendo sempre più. Stiamo parlando del settore dei cammini che, secondo il dossier “Italia, Paese di Cammini” di Terre di Mezzo Editore, nel 2025 ha raggiunto numeri mai visti prima. Il 9° report della casa editrice è stato presentato in occasione della fiera Fa’ la cosa giusta! (13-15 marzo 2026, Fiera Milano Rho) e ha raccolto i dati del settore (cammini, credenziali e Testimonium consegnati) e soprattutto le risposte a 4.328 questionari compilati dai camminatori. Ciò che emerge, dunque, è un salto netto, che non può più essere letto come un semplice trend post-pandemico, ma come il segnale di una trasformazione più profonda nel modo di viaggiare.

I camminatori
Secondo il dossier, nel 2025 sono almeno 300.046 le persone che si sono messe in viaggio a piedi, segnando un incremento superiore al 56% rispetto al 2024. Un numero impressionante che si inserisce in un trend ormai consolidato: +29% nel 2024, +24,4% nel 2023. Inoltre, il dossier sottolinea come chi parte in realtà non lo faccia solo per un weekend, visto che la durata media dell’esperienza è di 7,4 giorni, praticamente una settimana intera. Il che significa che il cammino non è più un’esperienza occasionale, ma un vero viaggio. Il turismo lento è diventato un segmento strutturato, con una capacità concreta di generare flussi e permanenza sul territorio. Non si tratta più di pochi pellegrini o appassionati, ma di una comunità ampia, trasversale e in crescita costante. In questo senso, il successo dei cammini racconta qualcosa di più profondo a livello culturale, perché camminare significa accettare un limite, quello del proprio passo, e trasformarlo in esperienza. Il cammino intercetta, dunque, un bisogno contemporaneo di lentezza, autenticità e riconnessione.

Identikit
Non solo numeri, poiché il nono dossier redatto da Terre di Mezzo offre anche uno spaccato interessante sul profilo dei camminatori. Si rileva una leggera prevalenza maschile (51,4%), in inversione rispetto al 2024, con il 27% under 45, segnale di forte attrattività per le nuove generazioni. Per quanto riguarda la provenienza geografica, si registra una maggioranza dal Nord Italia, con in testa la Lombardia, seguita da Veneto ed Emilia-Romagna.

Produrre economia
Se i camminatori sono più di 300mila, vuol dire che i territori hanno un impatto importante in termini di ricettività e permanenza. Nel 2025 il settore ha generato 2.476.880 pernottamenti, un numero che racconta di una presenza distribuita e continuativa sui territori rispetto al turismo mordi e fuggi che produce l’overtourism, sottolineando come i cammini non concentrino, ma diffondano. Questo ha un impatto positivo anche in termini di economia, visto che il valore generato resta nei territori. Grazie anche alla collaborazione con il Centro di Studi Avanzati sul Turismo (CAST) dell’Università di Bologna, il dossier introduce per la prima volta una stima scientifica dell’impatto complessivo: 336,4 milioni di euro di impatto totale, 216 milioni di spesa diretta dei camminatori, 87,29 euro di spesa media giornaliera. Da considerare che, in questa cifra, non rientrano i costi di viaggio o di preparazione. Si tratta quindi di spesa che resta direttamente sui territori attraversati, rendendo il turismo dei cammini davvero sostenibile.

Percorsi
Non solo crescita degli appassionati, ma anche dell’offerta. Infatti, nel 2025 si contano circa 250 cammini censiti, contro i 160 dell’anno precedente. Di questi, 160 hanno fornito dati attivi, segno di una crescente strutturazione del settore. Accanto ai grandi itinerari si moltiplicano i cammini minori, spesso privi di una governance formale ma ricchi di identità territoriale. Infatti, la grande rivoluzione di questo modo di viaggiare è quella di creare uno strumento di narrazione e valorizzazione locale. Un segnale forte arriva, per esempio, dai percorsi che hanno Roma come destinazione, in particolare lungo la Via Francigena e la Via Romea Strata. Nell’anno giubilare del 2025, i Testimonium consegnati ai camminatori arrivati a piedi alla Basilica di San Pietro sono più che raddoppiati, passando da 5.576 nel 2024 a 12.038 nel 2025. Un dato che conferma quanto gli eventi religiosi e culturali possano amplificare dinamiche già in crescita.

I territori
I sentieri e i tracciati attraversano territori che diventano protagonisti tanto quanto i camminatori. I cammini, infatti, attraversano un’Italia spesso marginale che include borghi spopolati, zone montane, aree lontane dai grandi flussi turistici e questo contribuisce a riattivare servizi, mantenere aperte attività e creare nuove opportunità. La vera sfida ora, dopo il boom dello scorso anno, sarà quella di sostenere questa crescita senza snaturare l’esperienza, evitando di trasformare i cammini in un turismo standardizzato.

Ma anche stile di vita
Per capire perché e come è importante raccogliere i dati del settore cammini, abbiamo chiesto a Miriam Giovanzana, fino a pochi mesi fa direttrice editoriale di Terre di Mezzo – realtà che ha contribuito a fondare – e oggi direttrice editoriale di Fa’ la cosa giusta!.

Siamo alla nona edizione del dossier “Italia, Paese di Cammini”. Perché avete dato vita a questa ricerca e da dove arrivano i dati?
In Italia mancavano metriche per misurare la crescita dei camminatori e di tutto l’universo che ruota attorno ai cammini. Avevamo la percezione di un fenomeno in forte movimento, ma senza dati strutturati.
Il riferimento è l’Officina del Pellegrino di Santiago di Compostela, che da anni raccoglie informazioni sui pellegrini al momento del rilascio della Compostela, ovvero il documento ufficiale di fino cammino, attraverso un questionario che oggi è digitale. In Italia non esisteva nulla di simile, ma alcuni cammini ispirati a quel modello rilasciano credenziale e testimonium. Da lì abbiamo iniziato a raccogliere dati e da circa nove anni contattiamo i cammini e integriamo le informazioni con un questionario online molto ampio, che quest’anno ha raccolto 4.328 risposte. Incrociamo questi dati con quelli forniti dai cammini che quest’anno, su circa 250 realtà contattate, ci hanno risposto in 160. È da lì che stimiamo il numero di cammini effettivamente attivi. Più dei numeri assoluti, però, contano gli andamenti.

Com’è cambiato lo strumento guida nel tempo? Il boom dei camminatori si riflette anche sulle vendite?
Lavoriamo sui cammini dalla fine degli Anni ’90, quindi da quasi trent’anni. In questo tempo il cambiamento è stato enorme. All’inizio siamo stati anche parte dell’origine dei cammini italiani, con la prima guida sul Cammino di Santiago nel 2000, quando in Italia il fenomeno praticamente non esisteva. Nel 2004 arrivano le prime guide italiane, sulla Via di Francesco e sulla Via Francigena, quando ancora mancava perfino un tracciato ufficiale. Oggi il processo si è invertito: sono i cammini che nascono autonomamente e arrivano da noi per la pubblicazione, che spesso rappresenta ancora il loro atto di nascita. Anche il digitale ha cambiato il settore, ma non ha sostituito la guida cartacea. Le tracce GPS servono per camminare, la guida per sognare restando resta un oggetto identitario, oltre che uno strumento.

Oggi camminare è sempre più uno stile di vita. È da qui che nasce “Fa’ la cosa giusta”?
Sì, è un’esperienza che unisce autenticità e semplicità. Si viaggia con pochi vincoli, si scoprono i luoghi e si vive anche una sfida personale. Ma soprattutto è un’esperienza relazionale visto che, anche partendo da soli, sul cammino da soli non lo si è mai. “Fa’ la cosa giusta” nasce proprio dentro questa visione: è la fiera degli stili di vita sostenibili e dei consumi critici, e dedica un’ampia sezione al turismo sostenibile. In questo ambito, il mondo dei cammini e dell’outdoor è centrale.

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