L’emergenza idrica nei rifugi

La carenza idrica arriva anche in montagna, torrenti asciutti: la neve si sta già sciogliendo. Gestori in allarme: senza precipitazioni molte strutture rischiano di dover tagliare i servizi. Dal CAI 300 mila euro per costruire bacini di accumulo in tutte le strutture

L’emergenza idrica dei rifugi
di Gianni Giacomino
(pubblicato su La Stampa – Cronaca di Torino il 23 febbraio 2023)

Forse l’immagine più desolante di quest’inverno di feroce siccità la trasmette la webcam che scandaglia il paesaggio intorno al Crot del Ciaussinè a 2659 metri di quota dove c’è il rifugio Gastaldi, uno dei più frequentati sulle Alpi del Torinese, sopra il Piano della Mussa. In una stagione «normale» si vedrebbe l’edificio immerso nel bianco accecante, almeno un metro di coltre, se non di più. «Invece è già tutto spelacchiato – sbuffa Roberto Chiosso che gestisce il rifugio ai piedi della Bessanese da una quindicina di anni – Per questo, molto probabilmente, non aprirò in primavera, come è già avvenuto lo scorso anno. Tanto, chi sale, se non si può sciare?» .

Ecco come con tutta probabilità tra poco tempo si presenterà il rifugio Gastaldi a quota 2600 metri: con 40-50 giorni di anticipo…

Poca neve significa anche scarsità di acqua. Un problema che, già l’estate scorsa, ha stretto alla gola molti dei 225 rifugi sparsi sulle montagne del Piemonte. Per questo la direzione centrale del CAI ha stanziato nei mesi scorsi 300 mila euro per effettuare lavori che permettano una migliore gestione dell’acqua nelle sue case alpine. «Si tratta di interventi straordinari da effettuare insieme al quelli di manutenzione ordinaria – illustra Bruno Migliorati, istruttore di sci alpinismo e presidente del comitato direttivo del CAI del Piemonte – Ma, anche se si mettesse a piovere o a nevicare in quota adesso, quest’anno sarà drammatico gestire il flusso degli utenti nei rifugi dove ci sono 6mila posti letto e 8 mila posti tavolo». Dove i gestori, come hanno fatto nella stagione del liberi tutti dopo la pandemia, saranno impegnati a fornire indicazioni su come non sprecare l’acqua. «In un weekend, tra personale, escursionisti di passaggio e chi si ferma a dormire ne vengono consumati circa 5mila litri – calcola Chiosso – in estate si va dai 20 ai 30 litri in media a testa. Per fortuna, fino ad adesso, siamo riusciti a d avere un approvvigionamento da un torrente, dove comunque abbiamo potenziato la captazione».

Per Marco Battain, il presidente del CAI Torino: «Nel prossimo futuro sarà indispensabile incrementare le capacità di stoccaggio dell’acqua nei rifugi anche attraverso degli studi mirati o utilizzando delle tecnologie innovative. Nei mesi scorsi, per esempio, sono già state sostituite le cisterne di accumulo in alcuni dei rifugi gestiti dal CAI e il programma dei lavori continuerà ancora».

 La crisi però già si sente. Il rifugio Selleries è un posto incantato che pare appeso alle pendici dell’Orsiera e della Gavia ed è aperto tutto l’anno. Il gestore Massimo Manavello non ha dubbi: «Qui l’acqua non c’è». Il rifugio con 70 posti letto, situato ai 2mila metri della conca dell’Alpe Selleries è una meta ambita da tanti escursionisti anche perché è base di partenza per molte escursioni. «Arriverebbe anche un numero maggiore di persone – riflette Manavello – se tutto funzionasse. Invece gli alpinisti già sanno che rischiano di non trovare acqua neanche per i servizi igienici». D’altronde il rio Selleries, che raccoglie acqua dalle vette, è quasi a secco e le quattro centraline elettriche che alimenta sono ferme.

«Se non ci saranno precipitazioni, sarà sempre più complicato avere delle risorse idriche a disposizione in maniera costante» evidenzia Guido Rocci, presidente dell’Associazione Gestori Rifugi Alpini (Agrap) ed escursionistici che rappresenta 226 attività in Piemonte, di cui un centinaio aperte tutto l’anno. Incalza: «Molti posti tappa sono andati in crisi anche perché alla siccità si è unita la voglia di montagna esplosa dopo il Covid, con il risultato che si è registrato un sovraffollamento delle strutture. Per questo da tempo chiedo di rivedere anche il concetto di sostenibilità dei servizi erogati. Insomma: non possiamo certo pensare di portare l’acqua nei rifugi con l’elicottero».

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