Lotta per l’ambiente tra Comelico e Val Pusteria

Lotta per l’ambiente tra Comelico (Bellunese) e Val Pusteria (Bolzano)
Con la firma della convenzione tra il Comune di Comelico Superiore e il Fondo dei Comuni confinanti (FCC), avvenuto lunedì 22 aprile 2024 nella sede della Provincia a Belluno, si era posta una pietra miliare alla costruzione dell’anello sciistico tra Padola e il confine con la Pusteria, collegato poi con il carosello altoatesino.

Il sindaco di Comelico Superiore, Marco Staunovo Polacco, mentre firma la convenzione con i Fondi di confine per il collegamento con la Pusteria.

A porre la firma c’erano il sindaco Marco Staunovo Polacco e il presidente del FCC, Dario Bond. La convenzione firmata faceva seguito a quella siglata con la Regione Veneto, cioè con i due attori della partita che mettono i soldi pubblici. A solennizzare l’evento, la presenza del senatore Luca De Carlo e dell’assessore regionale Gianpaolo Bottacin.

A cosa servono le due convenzioni? A mettere a disposizione del Comune i fondi stanziati. Ma non era ancora il momento di utilizzarli. Come ha spiegato il sindaco c’era una parte burocratica da perfezionare, serviva cioè la Valutazione di impatto ambientale che spetta alla Regione: di solito si tratta di un passaggio di non poco conto, ma in questo caso gli ostacoli da superare erano altri, la Valutazione dell’incidenza ambientale regionale e la Valutazione paesaggistica.

Il progetto definitivo dunque c’era e aveva avuto il via libera della Sovrintendenza. «La Via regionale è la somma di tutte le autorizzazioni», aveva spiegato il sindaco, «passando ad esempio per gli aspetti valanghivi che devono essere affrontati, o per la parte idraulica».

Per l’avvio dei lavori mancava dunque la Valutazione di Impatto Ambientale dalla competente commissione regionale. Normalmente, dalla valutazione di impatto ambientale si esce in pratica con il permesso di costruire. Con la stima di sei-otto mesi per completare l’iter. «Ci servono due stagioni per fare l’opera», aveva assicurato Staunovo Polacco.

Un Progetto Integrato per lo sviluppo turistico, culturale e socio-economico della Val Comelico”, si sostiene nel Progetto di fattibilità tecnico-economica consegnato a dicembre 2022 al Comune di Comelico Superiore dallo studio Plintos associati. Un “insieme ampio e articolato di iniziative finalizzate a rimodulare l’intera offerta turistica secondo principi di alta sostenibilità e rispetto ambientale coerente con le strategie del sito Dolomiti Unesco”, si spiega. Ma evidentemente incentrato sul collegamento impiantistico tra Padola di Comelico e Passo Monte Croce. In questo modo il Veneto potrà collegarsi con l’Ost Tirol austriaco attraverso il carosello sciistico Padola-Sesto-Sillian.

Il progetto prevede infatti due nuove funivie che condividono la stazione di valle, la prima diretta verso Cima Colosei, la seconda in direzione opposta verso Col d’La Tenda, oltre a una nuova pista e un nuovo tratto in diramazione dall’esistente pista Campo, provvisto d’impianto di innevamento programmato, alimentato da un bacino idrico. In aggiunta ci sarà la realizzazione di un balcone panoramico in località Colosei e il restauro, messa in sicurezza e infrastrutturazione impiantistica minima delle opere fortificate del Vallo Alpino e della linea di difesa della Grande Guerra.

Secondo Mountain Wilderness, Italia Nostra e Lipu il progetto risulta “altamente impattante sull’ambiente per diversi motivi” e poi “anche perché è in totale contrasto con la lotta ai cambiamenti climatici. L’industria dello sci è energivora, soprattutto a bassa quota”.

Contrario anche il CAI Trentino AltoAdige che attraverso il Presidente, Carlo Alberto Zanella, sostiene che “sono tante le perplessità rispetto a questo progetto”. Aggiungendo che “si parla inoltre di dover deforestare un’ampia zona per far spazio agli impianti. Le piste poi sono a quote basse ed esposte al sole, questo significa prevedere bacini e potenziamento degli impianti di innevamento programmato con conseguente consumo d’acqua”. E’ da notare che, in ambito CAI, a pensarla diversamente è la Sezione Valcomelico, come ha sostenuto a maggio 2023 l’allora presidente Gianluigi Topran d’Agata e come ha confermato a ilFattoQuotidiano.it l’attuale presidente, Wilma Anvidalfarei.

Fino a pochi giorni fa era prevalente la sensazione di poter cantare “vittoria”. Grandi lodi al sovrintendente prima di tutto, Fabrizio Magagni, «che ci ha dato gli input giusti, cioè la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio culturale e storico», ha spiegato Bond. «Lui è andato a scarpinare in Comelico, a conoscere il territorio, a vedere quali ricchezze l’ambiente poteva darci».

Grandi ringraziamenti ai comeliani, che non si sono arresi di fronte al no romano, ma «hanno dimostrato concretamente», ha aggiunto Bottacin, «che i montanari sono perfettamente capaci di fare progetti di sviluppo del territorio. D’altra parte la tempesta Vaia ci ha insegnato molto: grazie ai soldi e alle deroghe abbiamo avviato 2500 cantieri e sfido chiunque a dire che è stato devastato il territorio».

Un riconoscimento alla “tenacia di chi vive in montagna” era arrivato anche da De Carlo: «Siamo partiti da un no e siamo riusciti a farci dire sì, trasformando un vincolo in una opportunità: il supporto popolare è stato grandissimo». E a chi dice che si danneggia l’ambiente del gallo forcello «dico che è più importante salvare l’uomo che poi sarà in grado di tutelare anche il gallo forcello».

Ma grande doccia fredda per tutti costoro è stata la notizia di questi giorni che il Consiglio di Stato ha stabilito la legittimità dei vincoli paesaggistici e ambientali che nel 2019 furono apposti con un decreto del ministero dell’Ambiente, su una vasta zona del Comelico. La sentenza della VI sezione ha così accolto il ricorso presentato dalle tre associazioni ambientaliste, Italia Nostra, Mountain Wilderness Italia e Lipu, impegnate ad evitare uno scempio del paesaggio, e ha modificato la sentenza del Tar del Veneto risalente al 2022.

Il costo dell’opera
Sul piatto ci sono al momento quasi cinquanta milioni di euro: 30 dal Fondo dei Comuni confinanti, 4 dalla Regione e i quasi 15 milioni (14.999.960) che dovrà assicurare l’operatore.

Quest’ultima partecipazione però ha bisogno di una gara pubblica, altro ostacolo burocratico ancora in essere. C’è da sempre la disponibilità della società Drei Zinnen Dolomites e del suo presidente Franz Senfter a investire molti soldi per collegare i due comprensori sciistici, ma ci sono delle leggi da seguire che prevedono appunto una gara pubblica per definire l’investitore privato.

Finita la parte burocratica e dopo aver spiegato all’Europa il ruolo dei soldi pubblici in una impresa commerciale (e qui la parte culturale, storica e ambientale ha sicuramente un peso), si sarebbe potuto passare ai lavori, con l’ipotesi più accreditata di aprire gli impianti per la stagione invernale 2026/2027.

Così dopo all’incirca 20 anni dal progetto iniziale, l’Amministrazione comunale di Comelico Superiore avrebbe raggiunto il suo obiettivo.

Storia lunga e complicata
Il progetto di collegamento sciistico con la Pusteria ha una storia lunga e travagliata. Dodici anni fa, nel 2012, i Fondi di confine (allora si chiamavano Fondi Brancher, poi diventati Fondi Odi) hanno cominciato a stanziare i primi milioni di euro, dieci, che non erano sufficienti. È stato Dario Bond a raccontare come nella programmazione 2013-2018 fossero stati trovati altri 15 milioni, con un milione messo dal Comune di Comelico Superiore.

I soldi quindi c’erano, anche se i costi continuano a lievitare e vanno aggiornati anche adesso, ma mancavano le autorizzazioni, in particolare della Sovrintendenza. Tutti hanno ricordato una riunione al ministero «da cui siamo usciti morti», come ha detto Bottacin, con un no della Sovrintendenza che sembrava un ostacolo insormontabile.

A contrastare il progetto a lungo fu la Soprintendenza Archelogica, Belle Arti e Paesaggio di Venezia, che però a fine gennaio 2023 concesse parere favorevole, anche se con prescrizioni. Prima c’era stata la Dichiarazione di notevole interesse pubblico dell’area alpina compresa tra il Comelico e la Val d’Ansiei, da parte della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il turismo, a dicembre 2019. Dopo c’era stato il ricorso al Tar, vinto ad agosto 2022, del Presidente della Regione Luca Zaia, della Provincia di Belluno e dei Comuni coinvolti dal Decreto (Auronzo, Comelico Superiore e Santo Stefano di Cadore). A dare manforte ai sindaci coinvolti, oltre a Regione Veneto e Provincia di Belluno, erano anche Confindustria Belluno, Confartigianato Belluno e Provincia Autonoma di Bolzano. Il ministero, secondo la tesi dei giudici amministrativi di primo grado, non aveva svolto un’accurata istruttoria e aveva compiuto un abuso di autorità, intervenendo su un diritto di gestione dei territori da parte delle amministrazioni locali.

Ancora una volta le criticità evidenziate da chi cercava di avversare il progetto erano ampiamente superate dallo strapotere e dalle certezze di chi lo supportava. Mentre la montagna assiste, inerme.

Adesso il Consiglio di Stato, su ricorso di Mountain Wilderness, Italia Nostra e Lipu, rovescia quelle conclusioni. “L’atto in contestazione (ovvero il vincolo del Ministero, ndr) contrariamente alla valutazione del giudice di primo grado, risulta accompagnato da una adeguata e congrua istruttoria da cui trarre la sussistenza dei presupposti della fondatezza e meritevolezza della dichiarazione di notevole interesse pubblico dell’area in questione”. E siccome era sorta una contestazione relativa alle carte di delimitazione dell’area da sottoporre a tutela (sia il Comelico che la Val d’Ansiei), i giudici scrivono: “L’apparato conoscitivo sulla base del quale è stata redatta la Relazione e la Disciplina d’uso della proposta, si avvale anche degli esiti di diversi sopralluoghi effettuati in fase istruttoria dai funzionari incaricati – svolti anche mediante sorvoli in elicottero – durante i quali è stato possibile prendere visione delle peculiarità che contraddistinguono l’ambito paesaggistico, verificando la qualità architettonica e urbanistica dell’edilizia esistente”.

L’apposizione del vincolo è, quindi, “il frutto di un’adeguata valutazione di elementi di fatto relativi allo stato attuale del contesto, di qui la mancanza del profilo sintomatico di eccesso di potere”. Inoltre, il Ministero “ha esercitato un potere di sua competenza in maniera pertinente”, anche alla luce di una sentenza della Corte Costituzionale del 2021: “Sul piano delle competenze costituzionali attinenti ai beni paesaggistici, la tutela ambientale e paesaggistica, gravando su un bene complesso ed unitario, considerato dalla giurisprudenza costituzionale un valore primario ed assoluto, e rientrando nella competenza esclusiva dello Stato, precede e comunque costituisce un limite alla tutela degli altri interessi pubblici assegnati alla competenza concorrente delle Regioni”. Il governo del territorio e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, nella gerarchia di interessi pubblici diversi, fanno prevalere quello della “conservazione del paesaggio, che è affidato allo Stato”, rispetto a quello della “fruizione del territorio, che è affidato anche alle Regioni”.

Mountain Wilderness, che assieme a Italia Nostra e Lipu era assistita dagli avvocati Laura Polonioli e Andrea Reggio D’Aci, ha commentato: “È una sentenza destinata a fare storia nella difesa dei paesaggi naturali, che segna una pesante sconfitta delle istituzioni comunali, provinciali e regionali che intendevano diluire la portata dei vincoli imposti a territori tanto pregiati”. Ecco il punto centrale: “Il paesaggio un bene unitario, primario, assoluto, e che rientra nella unica competenza dello Stato, precede e costituisce un limite alla tutela degli altri interessi pubblici assegnati alla competenza concorrente delle Regioni in materia di governo del territorio”. Con questa sentenza vengono rimesse in discussione le scelte riguardanti i possibili collegamenti sciistici (da Padola a Sesto in Pusteria) o altre opere in corso di realizzazione nella parte di confine del Bellunese, contro le quali gli ambientalisti sono impegnati da anni.

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6 Comments

  1. says: bruno telleschi

    L’orrore dilaga in tutta l’Italia. Ma l’esempio più raccapricciante sarà in scena nelle Cinque Terre dove il 26 luglio la sindaca di Riomaggiore festeggerà la via dell’Amore rinnovata dopo dodici anni di chiusura per frana. Improvvida emula del ministro Toninelli sulla ciclabile del Garda.

  2. says: ELIO DE MARTIN

    Come sempre è successo nella storia, gli indigeni non hanno voce in capitolo. Nonostante siano stati i protagonisti della “tutela ambientale e paesaggistica” già secoli prima dei burocrati odierni.

  3. says: grazia

    Davvero inaccettabile che nel 2024 si debba ancora lottare per la salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo e che, viste le stagioni non più stagioni, si possa ancora progettare di costruire impianti sciistici spendendo denaro che potrebbe essere usato per mettere le Terre Alte al riparo dai cambiamenti in corso.

  4. says: Redazione

    A seguito della notizia per cui il Consiglio di Stato, con sentenza del 21 giugno, ha ripristinato i vincoli paesaggistici sui Comuni del Comelico e su Auronzo (Belluno) apposti nel 2019 da un decreto del Ministero dell’Ambiente, si è tenuto lunedì 24 giugno un vertice tra i sindaci del Comelico, per esaminare la sentenza.
    «Dopo un’ora di confronto sulle possibili scelte da mettere in campo» – fa sapere una nota diffusa in queste ore – «i primi cittadini hanno deciso di aggiornare il tavolo nelle prossime settimane, quando si faranno coadiuvare dai legali, che hanno seguito fino ad ora i ricorsi e hanno sostenuto gli enti comunali in questo tortuoso percorso giudiziario. Resta ferma, comunque, l’intenzione di proseguire il cammino uniti, senza lasciare che le conseguenze della sentenza del Consiglio di Stato possano spaccare l’unità dei Comuni coinvolti».

    È nelle loro intenzioni contattare e coinvolgere «anche la Provincia di Belluno e la Regione Veneto, che si sono sempre affiancate ai Comuni, nel tentativo di mitigare quanto più possibile le conseguenze di una sentenza che introduce elementi e procedure burocratiche complesse, determinando allungamenti dei tempi e aumento dei costi sia per i privati cittadini che per gli enti pubblici. Anche il Comune di Auronzo di Cadore verrà contattato per stabilire una strategia condivisa ed efficace».

    Con ciò, «i Sindaci del Comelico ribadiscono la loro vicinanza al territorio e ai cittadini e continueranno a cercare tutte le soluzioni possibili con determinazione e impegno costante».

  5. says: Mario Zandonella

    Certo che il consiglio di Stato sferza un colpo mortale al Comelico intero, dopo quello a suobtempo inferto con il diniego di fatto alla realizzazione del campeggio vicino a Selvapiana, sostenuto dal comune e promosso dal sig. Giovanni Happacher.
    Un progetto quello che avrebbe verisimilmente contribuito a rilanciare le Terme a Valgrande e mantenuto in loco intere famiglie e qualche impresa locale.
    Oggi la nuova sentenza del Consiglio di stato prelude forse all’ affossamento del progetto di collegamento tra Comelico e confinante AltoAdige, con ovvie ripercussioni sulla parmanenza di imprese e famiglie in loco, le quali vedevano favorevolmente questa opportunità di rilancio e lavoro.
    Ma la mia opinione è che parte delle responsabilità di tutto ciò, oggi come allora, siano ascrivibili anche ad alcuni sapienti..comeliani.Vorrei sbagliarmi ma, come diceva l’ on.Andreotti a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.
    Così agli interessi della gente si antepongono quelli dell’ ontano o del gallo cedrone, per altro non necessariamente confliggenti..
    È interessante constatare come il consiglio di stato si pronunci in contrasto evidente con la sbandierata autonomia votata dall’ attuale giverno qualche giorno fa . Sarebbe altrettanto interessante conoscere in proposito le opinioni del Governatore Zaia e dell’ on.DeCarlo, organico alla maggioranza e gia Sindsco di Calalzo di Cadore..
    Interea fugit ireparabile tempus….

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