Dopo aver costruito un impero sul consumismo, Douglas Tompkins ha investito la sua fortuna per un obiettivo opposto: combatterlo. La sua missione è stata il rewilding, il ripristino della natura selvaggia in Cile e Argentina. Un’epopea finanziata dai profitti di quel mondo che aveva ripudiato, lasciando al pianeta un’eredità di parchi e biodiversità. Leggi qui per ulteriore approfondimento sulla figura di Tompkins.
L’uomo che preferì la natura al profitto
(la vera storia del fondatore di The North Face)
di Riccardo Liguori
(pubblicato su greenme.it il 30 luglio 2025)
Sembra una tragica ironia del destino. L’uomo che aveva costruito un impero sull’amore per la vita all’aria aperta, il co-fondatore di The North Face, Douglas Tompkins, ha trovato la morte proprio tra le forze della natura che aveva dedicato la sua seconda vita a proteggere. L’8 dicembre 2015, le acque gelide del lago General Carrera, in Patagonia cilena, si sono ribellate e hanno rovesciato il suo kayak, condannandolo a un’ipotermia fatale nonostante i disperati tentativi di soccorso. Ma la biografia di Tompkins non finisce in quel lago. Per certi versi, inizia proprio da lì.
La sua è la storia di una radicale trasformazione: da imprenditore di successo e icona del consumismo a uno dei più influenti e visionari conservazionisti del nostro tempo. Una parabola che lo ha portato a rinnegare il sistema che lo aveva reso miliardario, arrivando a dichiarare in un’intervista a Outside nel 2012: “Non c’è alcun dubbio che non ci sia futuro nel capitalismo“.
Dall’idea in un garage alla crisi di coscienza
Nato in Ohio nel 1943, Tompkins era un ribelle per natura. Abbandonò la scuola per inseguire le sue passioni: lo sci e l’arrampicata. Nel 1964, a San Francisco, insieme alla sua prima moglie Susie Buell, fondò un piccolo negozio di attrezzatura da sci e montagna. Lo chiamò The North Face, un nome che era una dichiarazione d’intenti. “La parete sud è quella più scalata, la neve è più morbida e la luce del sole la rende più calda”, spiegò una volta. “Preferisco il versante più difficile. La parete dura e ghiacciata. The North Face è una sfida più ardua. Percorro quella strada nella vita“.Il successo fu travolgente, replicato poi con il marchio di abbigliamento Esprit. Ma mentre i profitti crescevano, in Tompkins cresceva un profondo senso di disagio. Vedeva il mondo degli affari come una macchina distruttiva. La svolta avvenne alla fine degli anni ’80: vendette le sue quote, abbandonò il mondo aziendale e si trasferì in Sud America. Lì, insieme al suo amico Yvon Chouinard, fondatore del marchio Patagonia, si innamorò delle terre selvagge al confine tra Cile e Argentina. E lì si innamorò anche di Kristine McDivitt, all’epoca amministratrice delegata di Patagonia. Si sposarono nel 1993, unendo non solo le loro vite ma anche una visione comune: destinare la propria ricchezza alla salvaguardia il pianeta.
La filosofia dell’ecologia profonda
Insieme, Doug e Kris hanno dato vita a uno dei più grandi progetti di conservazione privata della storia. Hanno acquistato circa 890.000 ettari di terreni in Cile e Argentina. Il loro obiettivo non era possedere, ma proteggere e restituire. Come ha spiegato Kristine, sono stati profondamente influenzati dal filosofo norvegese Arne Naess, padre dell’ecologia profonda (o deep ecology). “Al centro di ciascuno dei nostri parchi”, ha affermato, “c’è la convinzione che ogni forma di vita abbia un valore intrinseco”.
Il loro metodo era rivoluzionario. Acquistavano vecchi allevamenti di bestiame, come l’immensa Estancia Valle Chacabuco, e avviavano un processo di rewilding: rimuovevano chilometri di recinzioni, sradicavano specie vegetali invasive e lasciavano che la natura si riappropriasse dei suoi spazi. Questo ha permesso il ritorno di specie autoctone come il guanaco, il puma, il condor e l’huemul, il cervo delle Ande. Un lavoro immenso, che ha portato alla creazione e all’espansione di parchi nazionali, successivamente donati agli stati cileno e argentino. Tra i gioielli della loro eredità ci sono il Parco Nazionale Pumalín Douglas Tompkins e il Parco Nazionale della Patagonia.

Un’eredità che continua a crescere
L’opera dei Tompkins non è stata priva di ostacoli. Inizialmente, furono guardati con sospetto. Politici e imprenditori locali li accusarono di essere “accaparratori di terre” con secondi fini. Ma il tempo e i fatti hanno dissipato i dubbi. La collaborazione con i governi, culminata nel 2018 con un accordo storico firmato da Kristine e dall’allora presidente cilena Michelle Bachelet, ha portato alla creazione di una rete di parchi nazionali che protegge milioni di ettari.
Dopo la morte di Doug, Kristine Tompkins ha continuato a guidare la loro missione attraverso la fondazione Tompkins Conservation e le organizzazioni sorelle, Rewilding Chile e Rewilding Argentina. Il lavoro prosegue con progetti ambiziosi: la reintroduzione del giaguaro nelle zone umide di Iberá dopo 70 anni di assenza, la liberazione di condor andini, la protezione delle ultime foreste di alghe della Penisola di Mitre. Douglas Tompkins oggi riposa nel cimitero del Parco Nazionale della Patagonia, in quella terra che ha tanto amato e protetto. All’uscita, un cartello recita una frase che riassume la sua filosofia: “Non esiste sinonimo di Dio più perfetto della bellezza”. La sua vita, una sfida costante controcorrente, dimostra che un altro modo è possibile e che il vero patriottismo, come diceva lui stesso, non è sfruttare il proprio Paese, ma proteggerlo.



Per soggiornare in uno dei lodges nel parco Pumalin servono 800 USD a persona al giorno, fino a qualche anno fa. Oggi, vista l’inflazione, il prezzo sarà aumentato.
Questo il redattore dell’articolo si è dimenticato di dirlo.
Marcello, trattasi di lieve dimenticanza…
Alessandro, grazie di aver collocato i commenti al loro posto.
Chi non ha soldi, non abbia voglie. Chi non ha pipo, non prenda moglie. E’ un vecchio detto del contado lucchese.