Maiella Randonnée

Per un “alpinomane” (inguaribile maniaco delle Alpi) come me, l’Appennino esprime il fascino esotico tipico delle terre lontane. Ancor più se in versione innevata: immaginare di far gite su terreni fuori dal comune ha su sapore inesprimibile. Per questo ritengo intrigante leggere, seppur a distanza di 20 anni, l’articolo che descrive la Maiella in sci. Potrebbero giungere nuovi spunti operativi per intere generazioni di scialpinisti che, vent’anni fa, indossavano il grembiulino dell’asilo o poco più. Non bisogna però dimenticare che i riferimenti logistici potrebbero esser molto cambiati nel frattempo, ma oggi con un colpo di mouse si ha il mondo tutto davanti a sé, specie quello delle accomodation turistiche (Carlo Crovella).

Maiella Randonnée
di Filippo Iacoacci
(pubblicato su Rivista della Montagna-Dimensione Sci n. 219, dicembre 1998)

Di tutte le montagne appenniniche, la Maiella e il Gran Sasso rappresentano le dorsali più imponenti. Al contrario di quest’ultimo, che si sviluppa con vette autonome, la Maiella appare come un interminabile e compatto massiccio orientato prevalentemente sull’asse nord-sud. I suoi fianchi orientali sono percorsi da profonde incisioni come il Vallone di Selva Romana, la Val Serviera, la Valle di Santo Spirito e la Valle di Taranta. A ovest la montagna si presenta più compatta, solcata da ripidi canali o “Rave”, tra cui si distingue la Rava della Giumenta Bianca che scende direttamene dalla vetta di Monte Amaro, massima elevazione della Maiella. A nord, la superba valle del fiume Orfento è sede di un’importante riserva naturale il cui centro operativo risiede a Caramanico.

Salendo alla Porchetta di Maiella la vista raggiunge la pianura.

La porzione meridionale della Maiella ha caratteristiche geografiche differenti, e dalla vetta di 2793 metri la dorsale della montagna è rappresentata da una valle carsica in leggera pendenza lunga circa 6 km, indicata come “Femmina Morta”. In territorio esclusivamente abruzzese, la Maiella sviluppa il suo asse principale per circa 30 km e la sua traversata integrale rappresenta un’avventura piuttosto emozionante. Tra le numerose escursioni possibili con gli sci, tutte adatte a scialpinisti con buona preparazione, abbiamo selezionato due itinerari in traversata, che per un visitatore occasionale costituiscono la soluzione migliore per incontrare il massiccio.

In alto, il primo tratto della discesa nella Valle di Taranta dal Monte Macellaro. Nel riquadro tondo, il bivacco Pelino sul Monte Amaro.
Maria Papini sulla cresta tra Monte Cavallo e Monte Focalone.
Dagli impianti di Maielletta verso Blockhaus.

1) Blockhaus-Monte Amaro-Passo San Leonardo
La traversata integrale della Maiella percorre gli esili spartiacque che separano i versanti orientali da quelli occidentali lungo l’asse nord-sud, fino alla vetta del Monte Amaro. Da lì attraversa la lunga valle di Femmina Morta, arrivando infine al comprensorio sciistico di Campo di Giove. Per una maggiore soddisfazione sciistica preferiamo consigliare la discesa della “Direttissima di Monte Amaro” indicata sulle carte come Rava della Giumenta Bianca. Si tratta di un itinerario severo e lungo, di grande respiro e isolamento, che si sviluppa a quote sempre elevate. Il bivacco Fusco 2455 m, a circa tre ore dal rifugio Pomilio, e il bivacco Pelino, in vetta, offrono riparo in caso di maltempo. Nel caso si decidesse di utilizzarli per dividere in due la tappa si dovrebbe essere autonomi, non essendo essi provvisti di coperte né di stufa. Si consiglia di appoggiarsi al Pomilio per la notte e di partire al mattino presto con zaino leggero. La distanza stradale che separa la partenza della traversata dall’arrivo è di circa 70 km ed è praticamente indispensabile disporre di due mezzi di trasporto.

Dislivello in salita: 800 m (esclusi i saliscendi)
Dislivello in discesa: 1500 m
Difficoltà: OSA, utili i ramponi
Esposizione: ovest
Periodo: marzo-maggio
Accesso: dalla Maielletta, località turistica invernale in provincia di Chieti, la strada continua fino al rifugio Bruno Pomilio 1936 m (tel. 0871/83408), di proprietà del CAI di Chieti e gestito tutto l’anno. Durante l’inverno la strada viene aperta soltanto fino al rifugio ma, a stagione inoltrata, è possibile trovarla libera da neve fino al suo termine, a ridosso del Blockhaus, a quota 2412 m.

Il percorso segue il crinale che separa la suggestiva Valle dell’Orfento dalla profonda Valle di Selva Romana, superando il Monte Cavallo fino a una sella a quota 2118 m. La salita diventa ripida (a volte sono necessari i ramponi) e dove la pendenza si affievolisce si può deviare a sinistra verso il bivacco Fusco, che appare all’ultimo istante dietro la cresta a 2455 m (3 ore). L’itinerario si sviluppa ancora verso sud fino sulla cima del Monte Focalone 2676 m, cima secondaria del Monte Acquaviva. Da qui si può osservare lo svolgimento del percorso fino alla vetta di Monte Amaro. La successione di creste cambia ora direzione, rivolgendosi a sud-ovest e in seguito a ovest.

Il percorso perde quota per risalire a Cima Pomilio e continua con un saliscendi fino ai Tre Portoni, dove si è in vista del rifugio Manzini che si trova all’interno di una bella conca carsica alla testata della Valle Cannella. Con buone condizioni di neve si può traversare fino al rifugio a quota 2523 m e da lì risalire all’evidente sella che lo sovrasta; in alternativa si continua a seguire il crinale, superando un gradino roccioso in corrispondenza della cresta del Pesco Falcone. Risalendo i morbidi pendii, nuovamente in direzione sud, si arriva in punta al Monte Amaro 2793 m (3.30 ore). Per imboccare la Direttissima si torna per alcuni metri sui propri passi e ci si affaccia sul canale che scende giù dritto fino ai prati di Guado San Leonardo, circa 1500 m più in basso. Esiste la possibilità di evitare il primo tratto più ripido della Rava aggirandola sulla sinistra.

2) Fonte Romana-Monte Macellaro-Valle di Taranta Peligna
Le dimensioni di questa montagna si comprendono anche attraverso i collegamenti stradali fra partenza e arrivo di quasi tutte le traversate che si vogliano affrontare. È il caso anche di questo itinerario che taglia la Maiella da ovest a est, percorrendo una parte della caratteristica Valle di Femmina Morta. Il punto di appoggio per chi ha appena concluso la traversata precedentemente descritta, è il confortevole albergo dal singolare aspetto di astronave aliena che sorge proprio a Guado San Leonardo. Un altro luogo dove vale la pena rivolgersi è l’agriturismo “La collina del cavaliere” (tel. 085/922267) appena fuori Caramanico Terme, classico punto di ristoro a fine gita. Le camere sono semplici ma pulite e le porzioni dei pasti abbondanti.

Andrea Gobetti nella discesa verso la Valle di Taranta.
La cresta da Maielletta a Passo San Leonardo.

Dislivello in salita: 1400 m
Dislivello in discesa: 1950 m, di cui 1000 sciabili
Difficoltà: BSA, utili i ramponi
Esposizione discesa: sud-est
Periodo: marzo-aprile
Accesso: lungo la strada che collega Guado San Leonardo a Campo di Giove, in località Fonte Romana 1250 m, un cartello segnala la partenza del sentiero estivo per la Forchetta di Maiella 2390 m, che sovrasta il Fondo di Maiella, un grande vallone che incide il compatto versante occidentale della montagna.

Dopo aver attraversato un pianoro, si sale dentro al bosco fino a trovarsi in prossimità di uno stazzo sul fondo del vallone precedentemente descritto a quota 1836 m. Un’alternativa, più rapida, è offerta dal sentiero che dalla medesima strada statale parte, circa 1 km più a nord, in località Fonte Nunzio 1249 m. Dallo stazzo, dove i due sentieri convergono, si sale direttamente nel vallone, finché le pelli sono in grado di tenere. Con ripidi tornanti, utili talvolta i ramponi, si arriva alla forchetta (3.30 ore). Una breve discesa porta sul fondo della Valle di Femmina Morta, che si risale verso nord guadagnando lentamente quota sul versante orografico sinistro.

Sui pendii del Monte Amaro.
La Maiella al tramonto e nella penombra l’abitato di Sant’Eufemia.

La massima elevazione che si incontra è il Monte Macellaro 2646 m, da cui si può iniziare la discesa. L’imbocco vero e proprio della Valle di Taranta è a sud della Grotta Canosa 2604 m, in corrispondenza di un pianoro chiamato Altare dello Stincone, ma, sfruttando l’altitudine del Monte Macellaro, si possono sciare i bei pendii che scendono verso nord-est direttamente nella valle. Questa zona può dare problemi di orientamento in caso di nebbia (1.30 ore). La discesa nella valle non presenta problemi, basta fare attenzione a quota 1800 m, dove una strettoia nella roccia forma un breve salto, a volte scoperto. Si continua a scendere fino ad arrivare alla stazione dell’impianto a fune, che durante l’estate trasporta alla Grotta del Cavallone 1420 m circa, importante cavità carsica di circa 1,5 km di sviluppo, in cui Gabriele D’Annunzio ambientò La figlia di Iorio. Di solito qui si tolgono gli sci e si prosegue a piedi lungo il sentiero che scende fino alla strada statale, in corrispondenza del km 27 a quota 700 m. Nel caso non si disponesse di un’automobile all’arrivo, si può chiedere un passaggio fino alla stazione ferroviaria di Palena, prendere un treno fino a Campo di Giove e da lì chiedere un altro passaggio per Fonte Romana.

Come arrivare
Itinerario 1. Dalla A25 si esce ad Alanno-Scafa e da lì si seguono le indicazioni per Passo Lanciano e per la Molletta, superando il paese di Lettomanoppello (28 km circa, informarsi sull’innevamento della strada). In alternativa, dalla stessa uscita autostradale si può scegliere itinerario più lungo che passa per Manoppello, Serramonacesca e Pretoro. Per il recupero dell’auto lasciata al rifugio Pomilio occorre circa un’ora. Da Passo San Leonardo ci si dirige verso Caramanico e quindi verso Roccamorice, da dove parte una piccola strada non segnata sull’Atlante del TCI che consente di risparmiare qualche chilometro puntando direttamente verso Lettomanoppello.

Itinerario 2. Dalla A25 si esce a Torre de’ Passeri-Casauria e ci si dirige verso Caramanico. Si continua verso Campo di Giove fino a incontrare la segnaletica che indica il sentiero estivo che parte proprio da Fonte Romana (45 km circa). Il ritorno può avvenire in due modi: in autostop lungo la SS 84, da Taranta alla stazione ferroviaria di Palena e da lì con il treno fino a Campo di Giove (il treno passa intorno alle 17), oppure con auto propria, preventivamente parcheggiata all’imbocco del Vallone di Taranta, lungo la stessa SS 84 per Pescocostanzo, Cansano e Campo di Giove. Sono tutti itinerari di trasferimento lunghi e faticosi, che vale la pena affrontare per la bellezza della montagna che si attraversa.

Come documentarsi
Libri

Stefano Ardito-Enrico Ercolani, Appennino bianco, Iter 1985; Antonio Tansella-Roberto Tonelli, Scialpinismo nel Parco nazionale della Maiella, Majambiente e D’Abruzzo, 1997.
Carte
Itinerario 1.
IGM 147 III ne Pennapiedimonte;
IGM 147 III ne Lama dei Peligni;
Club alpino italiano sezione di Chieti, Il gruppo della Maiella, 1:25.000.
Itinerario 2.
IGM 147 III ne Lama dei Peligni;
Club alpino italiano sezione Chieti, Il gruppo della Maiella, 1:25.000.

Dove dormire e mangiare
Rifugi e numeri di telefono sono indicati negli itinerari.

Quando andare
Gli itinerari descritti in questo servizio possono essere effettuati da marzo a maggio. È sempre bene informarsi sulle condizioni di innevamento.

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