Nel mio modo

di Giacomo Rovida

C’è un vento forte oggi, scende nella valle come ogni volta che cambia il tempo, soffia per portar via le nuvole che pian piano si fanno lontane lasciando posto al sole.

Son seduto in terrazza a godermi questo spettacolo cercando con lo sguardo le linee più deboli delle pareti attorno a me. Ho questa abitudine da sempre: guardo e riguardo le pareti, mi immagino vie, avventure, salite estive e invernali. Credo sia una prerogativa degli alpinisti guardarsi intorno e proiettare la loro immagine verso quello che li circonda, verso le montagne.

Sono seduto e mentre vago col pensiero non riesco a non chiedermi quale sia il senso di tutto questo.

Ho 27 anni, una compagna e un figlio, un lavoro e una vita felice. Ho 27 anni e la metà sono trascorsi a rincorrere le montagne, a flirtare con loro, a imparare a conoscerle. Tutto questo perché? Che senso può avere? A cosa mi può portare?

Viviamo in un mondo dove tutte le azioni che compiamo hanno valore solo se portano a qualcosa: vogliamo una laurea per avere un lavoro migliore, essere dei calciatori per vivere una bella vita. Quotidianamente viviamo questa folle corsa per essere i migliori, divoriamo i giorni nell’attesa si compia il cammino che ci porti a salire un gradino in più in questa società tralasciando tutto il resto.

Ci penso spesso a questo, soprattutto quando i volti curiosi delle persone con sguardo un po’ incredulo storcono il naso sentendo la mia storia: “Quindi tu sei venuto da Milano fin qui, lavori in fabbrica e tutto questo solo per andare di più in montagna? Non ti sembra di buttar via il tuo tempo? Vedrai che te ne pentirai…”.

Effettivamente hanno ragione, su tutto, la mia storia è quella e non si cambia. Ogni tanto cerco di rispondere: vorrei parlar loro del cuore leggero, della bellezza, dello stupore, delle immense gioie ma sento che in fondo non potrebbero cogliere, ci vuole sensibilità e non tutti l’abbiamo.

A volte senti una canzone e un brivido ti attraversa la schiena, a volte guardi un quadro e ti sembra parlare nella sua immobilità, a volte leggi un libro e le parole sono pesanti come macigni, ti entrano dentro e non te le scordi più.

La sensibilità è come la memoria, una predisposizione, puoi allenarla finché vuoi ma se non ti scorre nel sangue non la sentirai mai.

Il sole sta calando dietro il Corno e io ancora non ho trovato una risposta, sono anni che la cerco.

Non sono un forte alpinista e non voglio accompagnare persone in montagna per lavoro. Ho voglia di avventura, di vie sconosciute  dove non esiste uno straccio di relazione. Ho voglia di salire cime che non hanno nome in valli senza funivie e rifugi. Ho voglia di poter raccontare delle montagne, della loro potenza e bellezza. Ho voglia di dormire in un sacco a pelo e camminare per giorni guardando le cime senza sentire il desiderio, quasi un obbligo, di salirle. Ho voglia di accarezzarne i fianchi respirandone la pace e salire in alto solo quando il desiderio divampa, solo quando dopo le mani non vorrei che ci fosse altro che la roccia.

Tutto questo non ha senso e non porta a niente, eppure è il mio percorso. Una strada fatta di piccoli sanpietrini che uno dopo l’altro formano la mia esistenza su questa terra, il mio esistere e il mio resistere.

Non ha senso scalare le montagne né tanto meno vagare senza meta lungo i suoi fianchi eppure è bellissimo e riempie di vita e per questo anche se non ho una risposta continuerò a farlo. Fino a quando vedrò e sentirò la magia continuerò a farlo. Fino a quando il cuore batterà anche solo al pensiero di farlo, continuerò a farlo.

Nel mio modo. Passando in punta di piedi e senza voler nulla in cambio altrimenti perderebbe tutto il suo fascino.

E’ buio ormai e anche il vento si è calmato. Debora sta mettendo Francesco a letto e i grilli cantano la ninnananna nel prato. In garage lo zaino è già pronto. Domani è un altro giorno. Domani ancora una volta non avrò raggiunto niente, non avrò guadagnato niente.

Digito le ultime parole sul pc e lo spengo, mi metto sotto le coperte e chiudo gli occhi. Sai cosa ho capito, forse la magia è proprio non avere una risposta a tutti questi perché.

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