Pensa come una montagna, respira come un albero

Pensare come una montagna, respirare come un albero, concedere alla mente di muoversi come l’acqua. Non si possono comprendere le proprie relazioni con l’ecosistema, se l’essere umano non sa meravigliarsi della bellezza che risiede intorno a lui. Questo uno degli assunti di Cormac Cullinan nel suo ultimo libro, I diritti della Natura, un nostro consiglio di lettura.

Pensa come una montagna, respira come un albero
di Alessandra Corrà
(pubblicato su piemonteparchi.it il 22 aprile 2020)

“La dimensione naturale è necessaria per procurarsi la meraviglia necessaria all’intelligenza, la bellezza necessaria all’immaginazione, e l’intimità necessaria alle emozioni dell’uomo (Thomas Berry)”.

Da quasi due mesi la nostra vita è cambiata. Oggi siamo ancora chiusi dentro casa, come dentro a una bolla. Fuori resta il silenzio vigile, simile a una quiete primordiale, qualcosa che la terra non aveva più visto da tempo.

Da dentro di noi però i pensieri fluiscono, scivolando liberi. Si cerca di capire, si vorrebbe comprendere il presente, far luce dove è calato il buio.

E se a molti può risultare penoso il lockdown, altri possono percepire l’isolamento come qualcosa di integro, perfino rigenerante.

Valli di Lanzo. Foto: Alessandra Corrà

Perché in effetti, c’è qualcosa di straordinario in questo vivere distanziati dal rumore, dal frastuono perenne che, ancora poco tempo fa, ci impediva di ascoltarci, di sentire, di comprendere e di pensare con la nostra testa.

Adesso siamo soli con noi stessi, vicini ai nostri affetti più cari, fermi, quasi radicati come lo sono le piante, e possiamo osservarci meglio, non solo allo specchio, ma nel profondo, senza filtri, senza finzione, arrivando fino alle nostre radici più profonde, dove c’è la consapevolezza di quanto ognuno di noi sia in realtà infinitamente piccolo rispetto al mondo che lo circonda.

In fondo, lo sappiamo da sempre: l’homo sapiens sapiens, da quando ha iniziato la vita su questo pianeta, ha peccato di troppa presunzione, credendosi il padrone della Terra e dimenticandosi della sua fragilità, della sua delicatezza.

Assurti a i dominatori del mondo, abbiamo maltrattato tutto ciò che abbiamo incontrato. Fiumi, oceani, foreste e montagne hanno subito in questi ultimi anni molto soprusi.

Disboscamento, inquinamento e malattie sono alcune tra le cause del degrado ambientale verso il quale ci stavamo dirigendo.

Eppure ce lo suggeriscono perfino i dati scientifici! Gli animali, noi compresi tra tutti gli altri, occupiamo solo lo 0,03 % della massa terrestre, mentre le piante invece ne ricoprono circa il 90%.

Le piante catturano l’anidride carbonica, senza di loro non ci sarebbero né l’acqua né le nuvole, e la terra sarebbe una roccia sterile. Questo cosa vuol dire? Semplicemente che le piante sono il motore della vita sulla terra, che senza di loro non potremmo neppure esistere.

Eppure noi, abbiamo continuato con indifferenza l’opera di distruzione sul pianeta, pensando che la natura sia infinita e adattabile ai nostri capricci. Ma la Natura è appesa solo a un filo sottile.

I diritti della Natura
Cormac Cullinan
, a livello mondiale, è uno degli interlocutori chiave per il lavoro sui cambiamenti climatici giuridici necessari per affrontare le emergenze ambientali. Il suo ultimo libro si intitola I diritti della Natura, pubblicato in Italia nel 2012 dalla casa editrice Piano B edizioni. Nato dal desiderio di preservare gli equilibri ambientali del nostro pianeta, già notevolmente compromessi, è un saggio innovativo, in quanto parte dalla consapevolezza della inadeguatezza di un impianto di regole dove la Natura non è considerata come soggetto giuridico.

Gran parte dei problemi deriva proprio dal fatto che la Terra attualmente è un soggetto senza diritti. Gli animali, le piante, e tutte le altre espressioni del pianeta, che comunque non sono molto diverse da noi, sono oggetti di proprietà degli esseri umani. Per poter cambiare positivamente qualcosa sul nostro pianeta Cullinan ci suggerisce di cambiare completamente direzione rispetto al paradigma legislativo attuale, puntare su una prospettiva biocentrica, e non più antropocentrica.

Per riconquistare la consapevolezza dei principi che governano la vita sulla terra, dovremmo riconnetterci e impegnarci a livello empatico con la wilderness.

Una Wild Law, centrata sulla Terra, deve riconoscere e mantenere fede all’idea che la Natura gode degli stessi diritti giuridici di quelli di tutti gli esseri viventi.

I Diritti della Natura devono equilibrare ciò che è bene per gli esseri umani con quello che è bene per le altre specie, ciò che è bene per il pianeta nelle relazioni che si intrecciano tra tutti gli organismi presenti sulla Terra.

E’ il riconoscimento olistico che la vita e gli ecosistemi del nostro pianeta sono profondamente connessi tra loro, perché noi non siamo separati dalla Natura.

L’autore ci spinge a sforzarci di “pensare come una montagna, respirare come un albero, concedere alla mente di muoversi come l’acqua”, perché non si possono comprendere le proprie relazioni con l’ecosistema, se l’essere umano non sa meravigliarsi della bellezza che risiede intorno a noi.
Alla conoscenza del mondo “non si arriva solo attraverso un’attenta osservazione”, le proprietà intrinseche dell’universo risiedono in ogni cellula del corpo, le nostre menti sono interconnesse con la coscienza che sta al fuori del corpo, nell’incanto della Natura.

Tutti dovremmo avere un’autorità legale e la responsabilità di fare rispettare questi diritti nel nome degli ecosistemi, rappresentandoli.

Ogni individuo è guardiano del suolo, il che  richiede un’intimità personale tra la persona e la Terra: la cura perpetua di una comunità di persone strettamente intrecciate con la bellezza, gli odori e le trame del mondo.

Per sentirci davvero esseri umani dovremmo uscire dallo stato di autismo in cui ci troviamo in questo momento e fare ritorno alla sacra responsabilità di occuparci del suolo e approfondire l’intimità di questa relazione per recuperarla ogni qual volta si ipotizzasse di danneggiarla.

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