Piante predatrici delle nostre Alpi

Le piante carnivore non vivono solo in luoghi esotici e lontani, ma anche tra noi. Non saranno scenografiche come le loro colleghe tropicali, ma possono essere altrettanto letali per alcuni incauti insetti. Le piccole trappole di alcune specie alpine sono ben congegnate anche se non spaventose come quelle del nostro immaginario.

Piante predatrici delle nostre Alpi
di Francesco Garello, Martino Adamo e Cecilia Miglietti
(pubblicato su piemonteparchi.it il 12 aprile 2022

Un fatto di cronaca nera “naturale”
L’insetto vola tra i fili d’erba, schiva abilmente il gambo di un fiore e sorvola il prato alla ricerca di una foglia su cui posarsi. All’improvviso la sua attenzione è attirata da una pianta di circa 20 centimetri con le foglie che si allungano come verdi tentacoli e si allargano in una sorta di capsula ovale ricoperta di accattivanti ciglia colorate. Il loro rosso che contrasta con il verde della foglia è irresistibile per l’insetto che devia dalla strada invisibile che stava seguendo e quasi ipnotizzato si dirige verso la pianta. Non appena vi si posa, però, viene risvegliato dal suo torpore e la curiosità lascia il posto a una spietata epifania: è caduto in trappola. In breve tempo quei piccoli peletti rossi si sono trasformati in una condanna a morte: le sue zampe vittime di un mascara colloso non possono più muoversi, e pian piano anche il respiro viene meno. Nel giro di pochi minuti l’insetto è digerito dalla pianta.

Drosera anglica – Val Piora, Canton Ticino (CH). Foto: Martino Adamo.

Al contrario di quello che può sembrare non stiamo descrivendo la giornata storta di un insetto di qualche paese esotico, ma ciò che potrebbe capitare ben più vicino a noi, persino sulle nostre Alpi. Questo crudo spettacolo della natura, infatti, non è appannaggio esclusivo delle foreste tropicali che immaginiamo infestate di fiori in grado di inghiottire in un boccone un animale o persino un uomo. Le piante carnivore, infatti, si trovano anche sulle nostre montagne e, sebbene meno scenografiche delle loro colleghe tropicali, possono essere altrettanto letali per alcuni incauti insetti.

Pinguicula vulgaris al Colle della Maddalena. Foto: Martino Adamo.

L’ossessione di Darwin
Sarebbe più corretto, in realtà, chiamarle piante insettivore, come fece Charles Darwin che dedicò loro studi approfonditi e intitolò in questo modo un intero volume edito nel 1975. Sebbene fin da tempi più antichi gli uomini fossero consapevoli dell’esistenza di alcune piante in grado di catturare e nutrirsi di insetti, ancora i contemporanei del grande studioso inglese si rifiutavano di credere che ciò fosse vero: era contro natura, come appena un secolo prima aveva affermato nientemeno che il grande Linneo, ponendo fine per un po’, dall’alto della sua autorità scientifica, a ogni possibile discussione. D’altronde nell’esperienza quotidiana di tutti gli uomini è evidente che i vegetali non possono muoversi liberamente e vengono mangiati piuttosto che mangiare. Darwin dedicò ben 16 anni della sua vita a studiare la struttura e il movimento di queste piante dimostrando che i piccoli movimenti sono strumentali alla cattura e digestione di piccoli animali.

Pinguicula leptoceras a Camoglieres (CN). Foto: Martino Adamo.

Ingegnose trappole mortali
Esistono circa 600 specie di piante carnivore a livello globale, diffuse a tutte le latitudini, soprattutto in habitat carenti di nutrienti come terreni tropicali sottili. La necessità di trovare fonti alternative di sostentamento, vista la povertà del suolo, ha portato a un adattamento che permette loro di procurarsi nutrienti fondamentali come azoto e potassio in modo alternativo, ossia assorbendoli direttamente dai tessuti degli insetti catturati. Nella disperata lotta per la sopravvivenza le foglie di queste piante hanno esautorato le radici appropriandosi del loro ruolo.

Da Darwin in poi le piante insettivore hanno affascinato esploratori, studiosi e scrittori e non è difficile intuirne i motivi: le loro forme, i loro colori e le incredibili strategie messe in atto per attrarre e catturare le loro prede. Possiamo distinguere cinque ingegnose meccaniche predatorie. La trappola ad ascidio che cattura l’insetto all’interno di foglie dalle quali non può uscire. La trappola adesiva che attraverso la secrezione di un liquido appiccicoso blocca i movimenti della vittima. La trappola a scatto che può ricordare una vera e propria bocca con denti affilati, pronta a scattare per rinchiudersi sul malcapitato insetto. La trappola ad aspirazione che risucchia la vittima all’interno di una vescica e infine la trappola a nassa nella quale i peletti di cui sono ricoperte le foglie spingono la preda verso l’organo digestivo. Un vero e proprio catalogo di abilità, insomma, e tanti strumenti che non siamo soliti associare alle piante, cosicchè viene naturale umanizzare tali comportamenti.

Pinguicula leptoceras al Lago Revelli (CN). Foto: Martino Adamo.

Carnivore di casa nostra
In Italia le piante insettivore sono associate soprattutto alle aree umide e appartengono ai tre generi DroseraPinguicola e Utricularia. Quest’ultima vive direttamente in acqua e utilizza micidiali trappole ad aspirazione per catturare piccoli animali invisibili a occhio nudo, come paramecidaphnienematodi. Quando la preda tocca i peli connessi alla “porta” della trappola, questa si apre e la risucchia al suo interno.

Le foglie di drosera, invece, sono completamente ricoperte di peli traslucidi che portano in cima una pallina che pare fatta di vetro. Le prede vengono attirate dal suo scintillio, ignare del fatto che questo è dato da una sostanza collosa che non le lascerà più volare via, proprio come lo sfortunato protagonista del breve racconto iniziale. Poiché questo metodo richiede molta energia, se non caccia con successo la drosera rischia di diventare più debole e di soccombere alla competizione di altre specie. Oltre a ciò il clima sempre più secco e la storica perdita di habitat dovuta alle pratiche agro-pastorali ne stanno rendendo sempre più difficile la sopravvivenza. In Italia si trova ormai sempre più difficilmente sull’arco alpino.

Drosera rotundifolia. Foto: H. Zell.

Sempre sulle nostre Alpi ci si può imbattere nei delicati fiori viola-lilla portati su un sottile stelo a sovrastare una stella di pallide foglie verdognole delle pinguicole. L’apparente innocenza di questi fiori nasconde una minaccia mortale per gli insetti che, attirati dalle foglie, ne rimangono incollati. La capacità della pinguicola di trovare nutrienti al di fuori del suolo l’ha resa una pianta pioniera, in grado di crescere dove il terreno è più povero e può capitare di vederla in luoghi inaspettati come i bordi delle strade sterrate.

Queste piccole piante ci raccontano di portentosi adattamenti evolutivi e di strategie predatorie affascinanti, svelando un aspetto della vegetazione alpina poco conosciuto. Le nostre montagne nascondono piante misteriose e letali anche se, per fortuna, solo per gli insetti.

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