Sentieri da preservare nel Biellese

Perché è importante raccontare con orgoglio la bellezza dei nostri percorsi, dei nostri sentieri. Non diamola per scontata, preserviamone l’autenticità.

Sentieri da preservare nel Biellese
di Lorenzo Pozzo

Le montagne sono state certamente disegnate da un’abile mano che ha saputo renderle tutte, per motivi diversi, belle ed uniche. Per millenni l’uomo, sulle Alpi, spesso senza neppure rendersene conto, ha completato questo disegno modificando e aggiungendo dettagli in modo quasi impercettibile, e tuttavia sostanziale. Si è così ritagliato il suo spazio vitale e ha conferito al paesaggio alpino una nuova bellezza, che nasce proprio dalla sintonia fra uomo e natura. In questo disegno si osserva la fitta trama di sentieri, nati quasi per caso e solo grazie al ripetuto passare, che talvolta sono diventati mulattiere, selciati o strade e che hanno permesso all’uomo di muoversi in questo ambiente spesso austero, scomodo, ma fondamentale alla sua sopravvivenza.

In passato l’uomo ha certamente camminato molto, soprattutto per necessità, e ha certamente attraversato, lungo le sue rotte, luoghi di incredibile bellezza: valli, colli, cime, fiumi, laghi. Ora, invece, il camminare è diventato prevalentemente elemento di piacere e i sentieri quasi esclusivamente la via che percorre chi vuole godere delle bellezze della montagna.

Lo spopolamento delle montagne e la diminuzione dell’attività siIvo-pastorale, che sarebbe l’unica reale soluzione all’inselvatichimento delle Alpi, sta facendo purtroppo scomparire molti di questi itinerari e con loro anche le porte di accesso alle bellezze delle terre alte.

In Valle Cervo

Anche sulle nostre Alpi Biellesi ci sono esempi di percorsi, in passato nevralgici per lo scambio di merci con le valli Iimitrofe, che per modalità realizzative e materiali sono perfettamente inserite nel contesto ambientale e consentono di guadagnare quota senza grandi sforzi: le mulattiere volute da Federico Rosazza nella seconda metà dell’800 che conducono ai colli della Gragliasca e della Vecchia ne sono due esempi lampanti. E parlando di sentieri “storici”, come non ricordare il “Sentiero dei Profughi”, realizzato, in segno di ringraziamento per l’ospitalità ricevuta, da chi era stato allontanato dalle aree maggiormente afflitte dalla Grande Guerra; i percorsi dell’Alta Valsessera nati al servizio di miniere e carbonaie, o quelli della Valle Elvo, tracciati con l’unico scopo di consentire a uomini e animali di raggiungere gli alti pascoli, e ancora i “sentieri operai” nati a fine Ottocento, in scia al grande sviluppo del comparto tessile nel Biellese, per consentire agli operai di recarsi in fabbrica. Ecco che ogni sentiero, oltre a farci immergere nel bello, ci racconta una sua storia che deriva dalle esigenze dell’uomo in epoche diverse. Ed è proprio guardando alla storia di ciascuno di essi che possiamo comprendere il raziocinio che stava alla base di questi progetti e le motivazioni che hanno fatto propendere per un’esile traccia o una mulattiera selciata.

La tutela di questi sentieri è quindi fondamentale per tramandare la storia Biellese e consentire a tutti di godere del paesaggio delle nostre montagne, del gesto del camminare e di quella sensazione di graduale trasformazione da cittadini a “montanari”.

La frequentazione da parte di turisti ed escursionisti, insieme al lavoro dell’alpigiano dove questo persiste, è certamente la reale soluzione alla conservazione dei sentieri, oltre che una opportunità economica per il comparto turistico e per l’indotto che può generare anche su altri settori. In questo periodo in cui outdoor, cammini ed escursionismo spopolano, anche noi Biellesi dobbiamo cavalcare l’onda e far scoprire a chi non le conosce quanto sono belle le nostre montagne e la loro intatta autenticità. Dobbiamo invitare, con una giusta dose di ragionevolezza, a visitarle senza illudere di far trovare ciò che le montagne delle nostre valli non sono; esse devono, e non può essere diversamente, mantenere il loro sapore aspro, mai estremo, ma che a volte richiede di sapersi adattare all’ambiente. Preserviamo l’autenticità delle nostre montagne, non ambiamo a essere simili ad altri luoghi apparentemente più blasonati, falliremo certamente!

Raccontiamo con orgoglio la bellezza dei nostri percorsi, dei nostri sentieri e non diamola per scontata. E’ tipico abituarsi alle bellezze dietro casa, ciò che vediamo ogni giorno diventa ordinario: diventa parte di noi, non riusciamo più a farne a meno, e quindi non salta più all’occhio. A quel punto uno strano meccanismo celebrale inizia a mostrarci il bicchiere mezzo vuoto, a farci concentrare solo su ciò che non va, su ciò che non è bello; questo è giusto, il desiderio di migliorare ogni luogo è sacrosanto, ma bisogna prestare attenzione a non evidenziare così tanto il brutto da dimenticarci il bello. I nostri sentieri hanno bisogno di cure, ma devono continuare a rispecchiare il nostro territorio e il nostro essere biellesi.

II sentiero di Sagliano in gamba

Premiamo quindi la bellezza, mostriamola e sottolineiamola in ogni occasione, con entusiasmo: nessuno rimarrà deluso.

Ben vengano scuole e associazioni che avvicinano i ragazzi alla montagna e più genericamente all’avventura: non intimoriamoli, siamo Biellesi, le montagne fanno parte della nostra quotidianità e dobbiamo imparare a frequentarle, non fomentiamo il mito del pericoloso e ricordiamo che fino a non molti anni fa era un ambiente abitualmente frequentato, anche se ora, spesso, sembra demonizzato, lontano dagli standard di sicurezza. Mettersi in gioco, imparare cose nuove, viverle e magari commettere qualche errore fa parte della Vita e del processo di crescita; i giovani devono andare per monti, non per forza devono fare gli alpinisti, ma non si può negare a nessuno qualche escursione, una notte passata sotto le stelle o al freddo appena sotto a qualche cima delle nostre montagne, ammirando le luci lontane della pianura.

Questi giovani saranno così i futuri custodi dei nostri sentieri e i futuri ambasciatori del bello che essi conservano.

II sentiero ripristinato con il progetto Coggiola Immagina

Poi la manutenzione attiva, fatta di piccoli o grandi interventi per evitare che smottamenti, ruscellamento, vegetazione e degrado della segnaletica rendano i percorsi effettivamente non più frequentabili. E’ un tema apparentemente semplice, ma nella realtà complesso. Se pensiamo alla rete sentieristica biellese ci accorgiamo facilmente che volontari, enti pubblici, privati, anche unendo tutte le loro forze non potranno mai assolvere a tutte le esigenze che emergono quotidianamente.

Dobbiamo essere realisti, dobbiamo decidere quale parte di questo patrimonio non vogliamo assolutamente perdere e lì convogliare le nostre energie, aumentare i passaggi degli escursionisti e creare collaborazione, sintonia fra i vari attori che si occupano di questi temi per concentrare le risorse e gli sforzi. In quest’ottica, forse, non sarà più una missione impossibile se si lascia da parte qualche campanilismo, si sviluppa sensibilità nei confronti della tematica e si collabora fattivamente.

Lungimirante l’intuizione di Fondazione BIellezza che mi ha dato l’opportunità di scrivere e pubblicare la guida Escursioni sulle Alpi Biellesi edita da ldeaMontagna, frutto del lavoro di due autori ma anche di un grande numero di biellesi innamorati del proprio territorio. Mi auguro che questo strumento, oltre ad avvicinare biellesi e non a valli e cime, possa anche diventare punto di partenza per definire quelle che sono le priorità per la nostra rete sentieristica.

Camminare è il gesto più semplice, essenziale e naturale che l’uomo può fare; non dimentichiamolo, usiamolo come mezzo di conoscenza, di attrazione e di crescita per le future generazioni.

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