Turismo cafone – 5

Basta spazzatura, turisti cafoni e cani lasciati liberi di correre senza guinzaglio. Malga Priu riduce i propri servizi concentrandosi solo sui pernottamenti, nella speranza che la montagna possa tornare ad essere vissuta proprio come dovrebbe. Il racconto del gestore: “Certe cose, a casa mia, non le tollero più. A chi ci chiama per la ristorazione consiglio le altre strutture a valle. Adesso in malga proponiamo solo soggiorni nel silenzio e tranquillità, perché le terre alte sono questo”.

“I cafoni vadano a mangiare a valle”
di Sara De Pascale
(pubblicato su ildolomiti.it il 20 agosto 2025)

Ha fatto molto discutere sui social il cartello apposto dai gestori di Malga Priu (che sorge nel territorio di Malborghetto, in Friuli Venezia Giulia), che avvisa gli avventori del fatto che servizio bar e ristoro sono attualmente sospesi.

Pubblicato su Facebook da una escursionista, lo scatto che ritrae l’avviso ha suscitato disapprovazione in alcuni, che hanno tenuto a sottolineare: “Non è giusto arrivare e trovarsi la struttura chiusa”. Ciò ha spinto, visto la polemica scattata, Manuel Della Mea, gestore della malga, a intervenire per fare un po’ di chiarezza, ma soprattutto per spiegare le motivazioni che hanno spinto lui e la moglie a fare tale scelta: “Premetto – scrive l’uomo sui social – che in ogni ingresso dai parcheggi o dal fondovalle ci sono già le indicazioni che siamo chiusi“.

Attualmente, come spiega il gestore, a Malga Priu è possibile pernottare, ma non si effettua più servizio bar né ristoro: “La gestione è familiare: siamo io e mia moglie a trovare un dipendente disposto a venire a lavorare sembra impossibile – fa sapere -. In malga, peraltro, non c’è solo l’accoglienza ma anche tutti i lavori annessi: sfalci, animali, e molto altro“. 

“Accogliamo chi viene a soggiornare cercando di fare vivere un’esperienza montana genuina e autentica: silenziosa, tranquilla e rilassante. Cosa impossibile da offrire se la ristorazione fosse aperta. Altrimenti tanto varrebbe andare in spiaggia a Lignano“, commenta Della Mea.

Nonostante il pic-nic in zona sia vietato l’uomo nel tempo è stato più volte costretto ad andare a ripulire il bosco da spazzatura di ogni genere, fazzolettini e salviette. Insomma, la maleducazione non manca e tagliare un servizio ha significato anche un po’ tentare di ridurre il flusso di turisti (cafoni): “In questi anni abbiamo trovato di tutto e di più fino sulla porta della baita – lascia intendere -. Siamo stati costretti anche a togliere le casse di birra o di acqua messe al fresco nel laip (tronco di legno utilizzato come vasca per raffreddare le bevande ndr) perché basta un momento di disattenzione e ci si ritrova con metà della roba: assurdo che ci si permetta di prendere le cose altrui senza chiedere”.

Oltre ai furti, non sono mancati episodi di predazioni da parte di cani lasciati liberi: “Teniamo gli animali nel prato e molte volte è capitato di subire predazioni di galline da parte di cani lasciati liberi di correre senza guinzaglio – conclude Della Mea amareggiato -. Certe cose, a casa mia, non le tollero più. A chi ci chiama per la ristorazione consiglio sempre le altre strutture a valle, perché ritengo giusto collaborare e darsi una mano. Adesso a Malga Priu proponiamo solo il pernottamento nel silenzio, tranquillità e relax, perché la montagna è questo“.

———————————————————————————————————————————————————————————-

Ferragosto selvaggio in Val Badia
(le moto arrivano fin sotto il Santa Croce, nel parco naturale protetto)
a cura della Redazione de ildolomiti.it
(pubblicato su corriere.it il 14 agosto 2025)

Immagini e video che circolano in queste ore sui social mostrano motociclette lungo i sentieri dei prati dell’Armentara, il percorso che da La Valle conduce al santuario di Santa Croce (Sass dla Crusc), ai piedi dell’omonima montagna.

Ci troviamo nel cuore della Val Badia, all’interno del Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies, patrimonio UNESCO, in uno dei luoghi più amati dagli abitanti dell’Alto Adige. A 2.045 metri di quota sorgono la storica chiesetta, datata 1010, e l’antica osteria, mete di pellegrini ed escursionisti.

È qui che le moto sono state riprese nei giorni scorsi: non è chiaro se i centauri abbiano imboccato il sentiero consapevolmente o per errore, né se fossero a conoscenza del divieto assoluto di circolazione in quest’area protetta.

Il fatto avviene nel pieno del caos di Ferragosto, con i paesi della Val Badia – da La Villa a San Cassiano, da Badia a Corvara e La Valle – invasi da traffico, auto, camper, SUV e motociclette.

Un’ondata di visitatori che, inevitabilmente, si riversa anche sui sentieri di montagna, con il rischio di compromettere un patrimonio naturale di inestimabile valore.

More from Alessandro Gogna
Le aree periurbane sono il futuro del pianeta?
Dalla redazione di Outdoor Magazine La Fondazione per il Futuro delle Città, insieme...
Read More
Join the Conversation

2 Comments

  1. says: bruno telleschi

    Evviva: per ristabilire il primato della bellezza sulla tecnica bisogna ostacolare i merenderos in bici/motocicletta. In montagna bisogna andare a piedi!

  2. says: Enrico Villa

    In qualsiasi città italiana: rifiuti ovunque in ogni strada poco frequentata usata come discarica e cestini urbani e dintorni sempre stracolmi e maleodoranti. Venezia, p. za S. Marco, luogo di affollatissimo pic nic sulle soglie dei negozi e abbandono ovunque degli avanzi. Milano, p. za Duomo sui gradini prospicenti l’ingresso della Cattedrale pizza, panini e bibite fresche in estate e turisti/e un bel po’ discinti in favore del sole caldo e abbronzante (?).
    Immaginate un po’ cosa fa e come si comporta questa moltitudine per valli e monti, prati, boschi e sentieri e poi nei c. d. ‘rifugi’. È normale calpestare natura e chi vi si dedica se normalmente in contesti urbani il comportamento è d’abitudine anche peggiore. La percezione di ‘impunito’ in città si trasferisce in luoghi teoricamente meno soggetti a controlli e a riprovazione sociale. La montagna sarà più pulita e degna del rispetto che merita ogni luogo dove la natura è prioritaria se non si impone un corretto civile comportamento nei luoghi ove le persone vivono e lavorano?

Leave a comment
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *