Via i volontari dal Soccorso Alpino

La proposta di affidare soccorso alpino ed eliambulanza a professionisti e non più ai volontari del CNSAS non è certo nuova. Presentiamo qui l’opinione di Paolo De Luca, che da anni si batte per questo obiettivo, che peraltro molti condividono.

Sherpa tiene a precisare che non ritiene che questa sia la soluzione ai molteplici problemi che affliggono l’attuale gestione delle emergenze in montagna. La cultura del volontariato in Italia è assai radicata e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha una storia senz’altro gloriosa. Solo il CNSAS nel 2024 ha effettuato 12.063 missioni di soccorso, prestando assistenza a 11.789 persone in maggiore o minore difficoltà in montagna, in grotta e negli ambienti impervi del nostro Paese. Si comprende facilmente che, con quella tradizione e con questi numeri, siamo di fronte a una problematica da affrontare con decisa convinzione da parte di tutti gli attuali e numerosi protagonisti, senza soluzioni preconfezionate ma anche senza puntigliose e miopi difese dei singoli ambiti.

Via i volontari dal Soccorso Alpino
di Paolo De Luca (Maestro di Sci e Guida Escursionistica, Pietracamela)

Dal primo gennaio 2026, in tutta Italia, il servizio di soccorso alpino è a carico del cittadino se imprudente in emergenza. Questo è il primo passo verso una necessaria responsabile e moderna riorganizzazione, in tutta la penisola, del servizio di emergenza in montagna, elisoccorso pubblico compreso. Anche la Francia sta seriamente valutando l’idea di rendere il soccorso alpino a pagamento ispirandosi alla proposta italiana. Attualmente in Italia, tranne che nelle regioni a statuto speciale, in seguito ad una legge di Protezione civile, il servizio di soccorso alpino e speleologico è affidato ai volontari del CAI (Club Alpino Italiano).
Questa Legge è superata per diversi e validi motivi.

Il primo: i volontari del CAI coordinano un corpo dello Stato come il soccorso alpino della Guardia di finanza, il SAF (Soccorso speleo alpino fluviale del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco) e il soccorso alpino dei Carabinieri, della Polizia di Stato e dell’Esercito (Alpini) durante le operazioni di soccorso in ambiente impervio (montagna, grotta). È come se in un incidente automobilistico i volontari coordinassero la Polizia Stradale per soccorrere gli automobilisti coinvolti nel sinistro oppure in caso di incendio i volontari coordinassero i Vigili del fuoco per spegnere le fiamme (1).

Il secondo è che il soccorso alpino del CAI percepisce finanziamenti pubblici per diversi milioni di euro l’anno tra Stato ed enti autarchici locali. A questo punto un aspetto da risolvere è quello di stabilire se i finanziamenti pubblici debbano continuare ad essere erogati ai volontari del CAI piuttosto che ai soccorritori professionisti altamente specializzati già esistenti (Sagf, Saf, Soccorso alpino dei Carabinieri, della Polizia di Stato e degli Alpini) per aumentarne l’efficacia dei soccorsi.

Paolo De Luca

A tal proposito è da dire che la tempestività negli interventi è maggiore da parte dei professionisti visto che i volontari devono lasciare il lavoro e quindi non sono in continua attesa e disponibilità per le emergenze. In Francia il servizio di soccorso alpino è affidato alla Gendarmeria. Da ultimo, ma non meno importante, è da dire che i reparti specializzati del Sagf, Saf, soccorso alpino dei Carabinieri, della Polizia di Stato e degli Alpini, oltre ad avere mezzi terrestri ed aerei idonei per ogni necessità, hanno la preparazione giuridico – operativa per permettere ai propri uomini di poter ricostruire esattamente qualsiasi evento legato ad infortuni in alta quota assicurando anche le necessarie funzioni di Polizia Giudiziaria nei casi in cui dalla dinamica degli incidenti possano essere ravvisati eventuali elementi di interesse penale. Sono convinto che anche il servizio di eliambulanza pubblica in tutta Italia (tranne che nelle regioni a statuto speciale) sia da rivedere perché troppo costoso. Attualmente, in ogni regione italiana, il servizio di emergenza aerea tramite elicottero medicalizzato è affidato a privati a costi molto alti. Più è vasta la superficie della regione più è alto il costo che ogni regione deve corrispondere alla ditta privata proprietaria dell’eliambulanza. È da dire che le due eliambulanze in servizio in Abruzzo, alla data di oggi, non sono abilitate al volo notturno: quindi in caso di emergenza si deve far ricorso ai velivoli militari abilitati a volare di notte. Sono sempre più convinto che in Italia il servizio di soccorso alpino e quello di emergenza aerea a mezzo elicottero medicalizzato devono essere affidati ai professionisti e non ai volontari e ai privati come attualmente avviene in tutta la penisola (tranne che nelle regioni più oculate, cioè quelle a statuto speciale.) Questa proposta l’ho inviata alle massime cariche dello Stato con la speranza che abbia lo stesso risultato di quella ottenuta con l’istituzione del soccorso alpino a pagamento. Al Presidente Mattarella e al Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni ho fatto notare che l’ipotesi di affidare sia l’elisoccorso sia il soccorso alpino ai corpi militari dello Stato non è ancora realtà ma potrebbe costituire una proposta valida da portare avanti. Una gestione unitaria consentirebbe infatti un maggiore coordinamento tra i diversi interventi, una più efficiente gestione delle risorse, una maggiore trasparenza e standard operativi uniformi su tutto il territorio riducendo sovrapposizioni ed inefficienze e, alla fine, migliorando i tempi di risposta.

Nota (a cura della Redazione)
(1) E’ comunque da osservare che, quando intervengono anche altri corpi (ad esempio Guardia di Finanza, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Arma dei Carabinieri o Esercito Italiano), ciascuno di loro mantiene la propria catena di comando interna. Il coordinamento operativo dell’intervento non significa infatti che i volontari impartiscano ordini gerarchici agli appartenenti di altri corpi. In altre parole, il CNSAS può essere il coordinatore tecnico del soccorso, ma non diventa il superiore gerarchico degli operatori degli altri corpi dello Stato.

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44 Comments

  1. says: Aguirre

    La buona volontà non surroga la competenza e, spesso, il volontariato è un palcoscenico dove si improvvisa secondo un canovaccio mal digerito.

  2. says: Alberto

    Essere volontario non significa necessariamente essere incompetente, come l’articolo sembra lasciare intendere. I volontari seguono percorsi di formazione e aggiornamento continui: si definiscono tali semplicemente perché non percepiscono uno stipendio. È vero che un corpo interamente professionale potrebbe garantire una preparazione mediamente ancora più elevata, ma è davvero una transizione necessaria? E soprattutto: i maggiori costi giustificherebbero il presumibile miglioramento del servizio?

    Lo stesso ragionamento fatto nell’articolo potrebbe essere applicato anche ai servizi di soccorso svolti dai volontari delle varie Croci (Rossa, Bianca, Azzurra, ecc.), che effettuano un numero di interventi enormemente superiore. Eppure, in quel contesto, la presenza dei volontari non viene normalmente considerata un problema. Perché nel soccorso alpino sì?

  3. says: Aguirre

    Mi è capitato piu volte di dover chiedere l’intervento di una ambulanza di una delle varie croci e ho constatato di persona la differenza tra equipaggi di volontari o professionisti: la prossima volta spero che vengano professionisti: almeno non cercano di essere gentili solo perché scombinati.

  4. says: Alberto

    spiace per le brutte esperienze con i volontari, ma non credo sia valido generalizzare. ad ogni modo, essendoti capitato più volte, dovresti essere d’accordo che sarebbe più urgente professionalizzare il personale delle ambulanze, piuttosto che il CNSAS, dato l’enorme maggiore numero di soccorsi che prestano.

  5. says: Diego

    Questo è un argomento di cui se ne parla da tempo non è così semplice come se ne parla.. e anche dai commenti si capisce che non si conosce la differenza formativa tra un soccorritore 118 volontario e uno dipendente … Per la regione dove operano io la formazione è la stessa identica e l esame è uguale per entrambi. Per il discorso soccorso aereo da noi operano i vigili del fuoco che all ultima riunione fatta c è l interesse di estrometterli dal servizio di HEMS e di recupero per darlo a società privata . Visto che il servizio ha un valore di poco meno di 4 milioni di euro all anno.

  6. says: Salvatore

    La legge definisce compiti e ruoli. Il coordinamento è sempre affidato ad una AMMINISTRAZIONE dello Stato se questa è presente sull’intervento. Lo Stato Italiano non può essere gestito da associazioni di volontari.
    Il problema nasce quando quest’ultimi oltrepassano i ruoli.
    Legge del 21 marzo 2001, n. 74.
    Il CNSAS nelle loro pagine pubblicitarie citano che hanno competenza esclusiva omettendo e sfruttando i termini poco conosciuti da parte di chi legge con superficialità.

    PARTE OMESSA
    “Restano ferme le competenze e le attività svolte da altre amministrazioni o organizzazioni operanti allo stesso fine”

    PARTE PUPPLICIZZATA
    “nel caso di intervento di squadre appartenenti a diversi enti ed organizzazioni, la funzione di coordinamento e direzione delle operazioni è assunta dal responsabile del CNSAS”.

    Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Carabinieri, Vigili del Fuoco SONO AMMINISTRAZIONI dello STATO.

    Chi può coordinare il CNSAS? Tutti gli Enti e Organizzazioni, (Ass. Vattene a pesca, Ass. Traghettatori del Nilo), ma non le AMMINISTRAZIONI dello STATO.

    Il personale del CNSAS è preparato, spendono tanto tempo alla loro formazione, ma fin quando vorranno stare sul piedistallo creeranno soltanto problemi al Soccorso. Mettetevi a disposizione è troverete solo vantaggi e pubblicità a cui tanto ambite.

  7. says: Luigi

    Non sono d’accordo nel definire i volontari ” diventati inutili” . Et molto comodo raccogliere i frutti della volontà e abnegazione dei volontari .
    Adesso che la tavola è bella imbandita i volontari non servono più. BEL RINGRAZIAMENTO😡😡😡😡😡😡😡😡

  8. says: Luigi nava

    Io sono stato soccorso dal soccorso alpino di lecco 16 mesi fa tutto ottimo gratis e benissimo ttel 112 arrivato tutto il gruppo portato a spalla fino allambulanza tutto ok niente burocrazia veri professionisti VOLONTARI per me va benissimo così

  9. says: Lu

    Non mi risulta che i volontari del CNSAS coordinino Carabinieri, Guardia di Finanza o Vigili del Fuoco nelle attività di ricerca dispersi e di soccorso tecnico urgente. Nelle ricerche il ruolo di coordinamento operativo è normalmente svolto dai Vigili del Fuoco in raccordo con la Prefettura, attraverso le proprie strutture specialistiche (TAS, SAPR, SAF, cinofili, ecc.). Il CNSAS rappresenta una risorsa preziosa e altamente qualificata negli ambienti montani e impervi, ma affermare che coordini i Corpi dello Stato in senso generale mi sembra una semplificazione che non rispecchia la realtà operativa.

    Va inoltre ricordato che il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco garantisce il soccorso tecnico urgente come servizio pubblico essenziale, finanziato dalla fiscalità generale e quindi già sostenuto dai contribuenti. Diversamente, in alcune situazioni e in alcune regioni, gli interventi del soccorso alpino possono comportare un addebito a carico dell’utente in caso di comportamenti imprudenti o di interventi non riconducibili a reali emergenze sanitarie.

  10. says: Paolo Folco

    Balle. Peraltro quando si interviene su determinati argomenti bisognerebbe farlo con competenza e conoscenza della materia. Senza nulla levare alle competenze del Cnsas e dei suoi volontari , lo stesso può coordinare enti, organizzazioni e associazioni. Non le amministrazioni dello stato quali i Vigili del Fuoco e la Guardia di Finanza. Tanto perché non si faccia più confusione di quella che già c’è.

  11. È comunque tutto un magna magna. Il soccorso dovrebbero farlo i corpi militari, che si addestrano allo scopo, e il Cnsas dovrebbe sparire. Non ce l’ho con i volontari che ci credono e di cui ho fatto parte, ma con un sistema che sparge soldi a pioggia su enti che lucrano per prestigio locale e tradizioni che oggi non hanno più senso. Da cittadino mi augurerei che lo Stato contenga le spese invece che aumentarle per accontentare tutti.

  12. says: Ilario Chiarini

    In termini di costi non entro nel merito poiché non sono informato, ma professionisti specialmente quelli che poi operano su ambiente a terra o in parete, senza frequentarli costantemente non possono dare un servizio ottimale, e altrettanto sicuro.
    Poi può essere effettuato da chi volete esercito organi di polizia, ma ripeto con persone aventi curriculum di ambiente con relative salite o incursioni in grotta. Il confronto del volontario con la polizia stradale su incidente NON è assolutamente speculare ad un soccorso in ambiente.
    Ma forse questa idea di fare il S.A. da volontari non sarebbe venuta fuori senza importanti fondi di sovvenzione.

  13. says: Massimo

    Buonasera.
    Le mele marce ci sono sia tra i professionisti che tra i volontari. E con questo chiudo sulle varie polemiche che si possono sollevare.
    Le leggi e le regole ci sono.
    I ruoli esistono ,sono ben distinti e vanno rispettati.
    Sinceramente non capisco questo accanimento contro un Corpo che assieme agli altri enti collabora e si addestra.
    Collaborazione e buon senso sono la parola d’ordine.
    Rimanere arroccati ognuno al proprio fortino non porta a nulla,anzi,spesso conduce a tragedie.
    Perciò penso sia doveroso un rispettoso grazie a tutti coloro che con impegno dedizione e volontà portano il loro sapere,saper fare e saper essere a beneficio altrui,qualunque sia il loro stato e la loro divisa.

  14. says: Festa 1964

    Parlo da già appartenente alle FF.oo. e debbo dire, ben vengano i volontari. È vero che prestano altre attività e quindi non son subito sul posto “di ricerca” ma questi disagi spesso avvengono anche fra i soccorritori CD regolari. Da tenere presente invece che in parecchi comandi provinciali della polizia di stato/carabinieri seppur insiti in zone montane non vi è più traccia di rocciatori, scalatori e personale specializzato, ecc.ecc…quindi torno a ribadire ben vengano i volontari. Nei vari piani di intervento redatti da prefetture e altri organi dello stato solitamente si genera una confusione tale che non si sa chi far intervenire …se si è in zona fluviale i vvff..in montagna gdf… Poi se c’è qualche impiccio di natura giudiziaria i cc o postato… I volontari non fanno distinguo partono e basta senza farne tante. Poi per quanto riguarda far pagare agli sprovveduti che si avventurano in pantaloncini e scarpe da tennis su ripide montagne rocciose e innevate, è giusto che pagano un tot per il soccorso.

  15. says: GabrieleC

    Il CNASS ha un vantaggio enorme perché conosce il territorio e si allena proprio lì.
    I Carabinieri e gli altri corpi fanno il loro lavoro, ma è normale che chi vive e opera ogni giorno in zona sia più rapido e più efficace in certi contesti.
    Un saluto da un cittadino comune

  16. says: Lang

    Purtroppo l’articolo denota una totale mancanza di conoscenza di quello che è l’ambiente del soccorso alpino in Italia. Per quanto concerne gli interventi senza elisoccorso, Il SAGF, con il personale attuale, non riuscirebbe a coprire tutto il territorio come riesce il CNSAS, residuerebbero zone completamente scoperte dal servizio della GDF. Identico discorso va fatto per l’esercito e non credo che i ministeri dell’ economia e quello della difesa vogliano assumere centinaia di nuovi operatori. I Vigili del fuoco avrebbero la copertura territoriale, ma non hanno alpinisti del livello richiesto a parte rare eccezioni. Per quanto riguarda il tema elisoccorso gli operatori del CNSAS che turnano sugli elicotteri (T.E.) non sono volontari, hanno un contratto e sono ben retribuiti, la loro selezione e formazione è durissima, a livello delle guide alpine con aggiunta delle manovre di soccorso ed elisoccorso e parlo per esperienza personale. La maggior parte dei T.E., inoltre, sono guide alpine, profondi conoscitori del territorio, autonomi e con la loro professionalità, di conseguenza molti non hanno nessuna intenzione di finire a lavorare per la GDF o la Polizia. Attuare la riforma proposta significherebbe perdere tutte queste vere professionalità.

  17. says: Gabriele

    Personalmente ho visto che negli ultimi anni trovandosi su nterventi congiunti, i rapporti con i volontari del CNSAS sono migliorati purchè ci sia volontà di dialogo e capacità relazionali da parte di tutti
    Chi rappresentà le Amministrazioni dello Stato (VVF- SAGF – CC – PS -EE.II.) deve essere ferrato nelle sue competenze.
    Questo per dire che a me che sono un UPG dello Stato non devono pensare di poter dire “Chi fa cosa” … LO SO PERFETTAMENTE che ad esempio il coordinamento nelle ricerche persona sono di mia competenza e se mostro con fermezza e tatto che conosco i miei compiti (ed anche i miei limiti) non devo impormi.. fila via tutto liscio e mi viene riconosciuto questo compito.. (anche perchè se qualcosa non funziona alla fine non vanno a cercare un corpo di volontari..)
    Detto questo il problema è anche spiegare cosa dice l’art.74 delle Legge Marniga del 21 marzo 2001.
    Molti non sanno che in certe condizioni il “volontario” può assentarsi dal proprio posto di lavoro venendo regolarmente retribuito. QUESTO NON E’ VOLONTARIATO quindi.. come riportato direttamente dal sito INPS

    “La prestazione spetta ai volontari del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico del Club Alpino Italiano o del Soccorso Alpino dell’Alpenverein Südtirol che siano lavoratori dipendenti o autonomi.”

    “Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, la retribuzione relativa alle giornate di assenza per il soccorso alpino è corrisposta direttamente dal datore di lavoro, il quale ha la facoltà di chiederne il rimborso all’istituto di previdenza a cui il lavoratore è iscritto. L’INPS, pertanto, è competente al rimborso per le aziende private e per gli enti/pubbliche amministrazioni tenute al versamento, per i dipendenti interessati, dei contributi pensionistici obbligatori nei Fondi gestiti dall’Istituto”

    Quindi ben venga chi può dare un contributo ma……. TOGLIAMO IL FATTO CHE SIA VOLONTARIATO

    Ciò detto ho tanti amici nel SAST con cui parlando ho capito molto,, Ma io quando sono su un intervento rappresento lo Stato… loro un corpo di Volontari molti dei quali sanno fare bene il loro compito.

  18. says: Carlo Mantovani

    Credo che sia opportuno intendersi innanzitutto sui termini. Fare il volontario significa scegliere volontariamente di svolgere ua specifica attività (che nel casso specifico comporta dei rischi) senza essere retribuito per quella attività (che non si è obbligati a fare). Non credo che il termine obblighi anche a rinunciare alla proproa normale attività lavorativa ed alla relativa retribuzione, soprattutto se la attività di volontariato diventassere sistematiche Non si può equiparare l soccorso alpino all’ AUSER (benemerita). Il rimborso delmancato guadagno derivante dallo svolgimento di una attivià con evidenti finalità sociali mi sembre una cosa ovvia, non uno scandalo.
    Anche il discorso sul coordinamento mi pare pretestuoso. In una équipe multiprofessionale ilpilota decide se può andare e come condurre il volo, il Tecnico decide quale potrebbe essere il migliore approccio alpinistico, il persoonale santario chi evacuare per primo (il tutto detto in soldoni). Più in generale il coordinamnetodovrebbe nascere dalla competenza e non dalla mostrine e, soprattutto non è inchiavardato ad una specifica persona per tutto il tempo dell’intervento. Ovviamente lo Stato puà decidere di creare un coprpo di alpinisti soccorritori, come anche di soccorritori sulla ambulanze. Auspico che la decisione nasca da obiettiva una valutazione del rapporto costi/benefici e non sia influenzata da dinamiche di altro tipo

  19. says: Franz

    È raro trovare così tanta confusione ed inesattezze in un solo articolo, questo denota una superficiale conoscenza del sistema di soccorso e ancor meno di quello d elisoccorso.

    Il cnsas fa un lavoro insostituibile per il semplice fatto che, al momento, non esiste una pubblica amministrazione con numeri e disponibilità tali da sostituirlo nelle sue competenze a quel prezzo.

    Auspicare che l’elisoccorso venga delegato a corpi di stato significa tacitamente accettare che la stessa inefficienza che dilaga nella pubblica amministrazione venga riversata sui malcapitati.
    Vogliamo ricordare la tragedia del natisone? O non è bastata?

    Fate spegnere gli incendi ai vvff invece che augurarvi che facciano soccorsi in montagna, perché se così fosse, sarebbe meglio non farsi mai male, andate a vedere la formazione e le competenze REALI (non quelle che raccontano nei loro post di instagram) che hanno i loro equipaggi.

    P.s. il famoso “soccorso tecnico urgente” è stato sempre il loro grigio cavallo di troia per tentare di accaparrarsi altri fondi e competenze che, come già evidente in tante regioni virtuose, si spera non gli verranno mai attribuite.

    Se bisogna parlare seriamente di queste tematiche è necessario che l’autore le approfondisca bene, altrimenti rimangono solo chiacchiere da bar.

  20. says: Mauro

    Articolo pieno di inesattezze e direi quasi di parte, che crea ancora più confusione sul discorso emergenza.
    Il cnsas porta soccorso tecnico e sanitario in ambiente imperio, la conoscenza del territorio né è la caratteristica più importante.
    Non conta il fatto di essere retribuiti o meno, è la professionalità e la preparazione che fa la differenza. Professionismo non è sinonimo di professionalità.
    Il soccorso alpino italiano è un eccellenza invidiata in tutto il mondo, istruttori del cnsas vengono chiamati all’estero per formare personale.
    Nessun ente statale, al momento, è in grado di fare quello che fa il soccorso alpino in tutto il territorio italiano.
    Le leggi ci sono e sono anche chiare sulle varie competenze.
    Sono volontario del cnsas da molti anni e ultimamente vedo altri enti presenti sugli interventi senza abbigliamento, attrezzatura e preparazione adeguata. Persone che rischiano di farsi male e di peggiorare la situazione.
    Ho estremo rispetto di tutti gli enti presenti sul territorio e anche io penso che dovrebbero essere tutti un corpo unico, ma assorbendo persone e competenze, non eliminandole.

  21. says: Paghs

    Questo articolo dimostra una preoccupante distanza dalla reale e complessa macchina del soccorso in montagna, riducendo a teoria da scrivania una macchina operativa che si basa su fatti oggettivi. Liquidare il sistema attuale significa innanzitutto ignorare la componente sanitaria: il soccorso in parete non è un semplice recupero tecnico o un’operazione di polizia, ma un intervento medico d’urgenza in ambiente ostile. I corpi dello Stato non dispongono di personale sanitario integrato, mentre il CNSAS porta medici e infermieri specializzati direttamente sul trauma. Inoltre, pensare di sostituire il volontariato con i professionisti è un’utopia economica e logistica. Nessuno Stato potrebbe sostenere i costi di migliaia di dipendenti stipendiati h24 in ogni singola valle; la copertura capillare della penisola regge solo grazie a volontari che garantiscono formazione continua a costo zero per la collettività e che mettono in campo una conoscenza minuziosa del territorio non replicabile in una scuola d’addestramento centralizzata. Inoltre il caro scrittore solleva una polemica sul coordinamento priva di fondamento: sul campo non esistono gerarchie pretestuose, ma protocolli collaudati e sinergie dove ognuno mette le proprie specifiche competenze. I dati di attività del CNSAS parlano da soli e non lasciano spazio a divagazioni teoriche.

  22. says: Francesco

    e intanto… :
    https://www.conapo.it/vigili-del-fuoco-conapo-chiusi-sette-reparti-volo-per-carenza-di-personale

    Da volontario CNSAS più che d’accordo che i soccorsi vengano svolti da professionisti pagati, ma poi bisogna garantire il servizio (in tempi umani). Tappezziamo le valli di caserme VVFF e GDF? Li facciamo muovere per ogni minchiata che può essere delegata tranquillamente a volontari sul posto?

    BTW una bella fetta di VVFF che intervengono nei soccorsi sono VOLONTARI anche loro…

    La figura dei first responder volontari (che è presente anche in Svizzera) dislocati capillarmente sul territorio non mi sembra una cosa così aberrante.
    Chiaramente a supporto dei professionisti sanitari.

  23. says: Matteo Enrico

    Anche se capibile, è sbagliato fare pagare gli interventi “solo perché si è in difficoltà”. Può capitare a tutti una errata valutazione. In questo modo si discrimina tra chi è ricco e tra chi è povero. Il “povero” magari non chiamerà l’elisoccorso solo per paura di non onorare il debito e magari, per quel mancato intervento, significa andare incontro a una tragedia. Allora perchè non facciamo pagare chi, alla guida di un auto, ubriaco fradicio, va fuori strada? Chi si droga? Chi fuma come un turco o mangia cibo spazzatura tutti i giorni e va incontro a patologie che devono poi essere curate? Ovvio che chi usa l’elisoccorso come taxi va punito, ma i distinguo devono essere per forza necessari.

  24. says: simone

    In Italia TANTO è affidato alla presenza dei volontari e io auspico che la montagna rimanga un mondo aperto a tutti, non solo a chi può permettersi i servizi dei “professionisti”.
    La montagna è libertà non una fetta di torta da spartirsi.

  25. says: LUCIANO PELLEGRINI

    ERA ORA! Sia il CAI che il CNSASS ricevono soldi pubblici. Inoltre non sono professionisti e lavorando, devono chiedere il permesso, dovuto, per allontanarsi. Non hanno neanche l’elicottero. insomma se ci sono i professionisti Guardia di finanza, il SAF (Soccorso speleo alpino fluviale del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco) e il soccorso alpino dei Carabinieri, della Polizia di Stato e dell’Esercito (Alpini) perchè devono essere coordinati DAI VOLONTARI?

  26. says: Risitas

    L’articolo parte da una premessa profondamente sbagliata: confonde il concetto di volontariato con quello di dilettantismo. Nel Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico essere volontari non significa essere meno professionali; significa operare all’interno di un sistema pubblico con formazione specialistica, addestramento continuo, standard operativi rigorosi e competenze altamente tecniche.

    Inoltre presenta una falsa contrapposizione tra volontari e Stato, come se fossero realtà alternative. Il CNSAS non è esterno al sistema di soccorso: ne è una componente tecnica specialistica integrata, che collabora quotidianamente con Servizio Sanitario Nazionale, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza e Arma dei Carabinieri. Ridurre tutto a “volontari che coordinano professionisti” rivela una comprensione molto superficiale del coordinamento multi-agenzia, dove la leadership operativa dipende dalla competenza sullo scenario, non dal contratto di lavoro.

    Il ragionamento è ancora più debole se si considera che gran parte del soccorso sanitario territoriale italiano si regge anch’esso su volontari: moltissime ambulanze di base di Croce Rossa Italiana, ANPAS e Misericordie d’Italia sono composte da personale volontario formato e perfettamente integrato nel sistema di emergenza. Se il problema fosse davvero il volontariato, allora bisognerebbe mettere in discussione una parte consistente dell’intero soccorso extraospedaliero nazionale.

    In definitiva, l’articolo non affronta seriamente i problemi del soccorso alpino: sposta la discussione dal piano tecnico a quello ideologico, proponendo una narrativa semplicistica in cui “professionista” equivale automaticamente a efficienza e “volontario” a inefficienza. Ma nel soccorso in ambiente ostile il vero discrimine non è lo status contrattuale: è la competenza specialistica, l’addestramento e l’integrazione operativa. Confondere questi piani significa criticare il sistema partendo da presupposti tecnicamente fragili.

  27. says: Salvatore

    I volontari sarebbero stati una preziosa risorsa… Se non fossimo stati in Italia. Quasi l’intero sistema 118 ruota attorno al “volontariato”… In realtà si tratta in larga parte di lavoro nero sommerso e di sfruttamento di manodopera umana travestito da “volontariato”. Tutti lo sanno ma è molto piú utile far finta di non saperlo, perché conviene a chi gestisce le “imprese” e conviene allo Stato che sborsa meno denaro e ha comunque un servizio accettabile.

  28. says: Carlo R

    Per come è strutturato il nostro paese, se non ci fossero i volontari (nel bene e nel male), staremmo freschi.

    Provate a dire il contrario.

  29. says: Ago

    Il soccorso alpino e radicato nelle valli, nei paesi più sperduti in montagna dove a volte l elicottero nn riesce ad intervenire per avverse condizioni meteo, magari in inverno con strade inagibili, qui senza volontari su territorio i tempi sarebbero molto lunghi, intanto l infortunati aspettano, aspettano un soccorso che potrebbe tranquillamente arrivare o nn arrivare, da Torino o li vicino…io vivo in montagna, a 1500mt sono stato volontario del Soccorso Alpino so cosa vuol dire…il corpo nazionale Soccorso Alpino e parte integrante della cultura montanara

  30. says: Mario

    Mi sa che Salvatore ha ben inquadrato la situazione e questo “via i volontari” è per regolarizzare una situazione poco trasparente senza lasciare a casa nessuno.

  31. says: Mario

    Se i “volontari” fossero veramente volontari non pagati, dubito che perderebbero giornate di lavoro per andare a soccorrere chi ha fame, freddo, sete, è disorientato, ha perso il cane e si sono rotte le stringhe degli scarponi, ma…pedate nel culo!!!

  32. says: paoletto

    …tutto questo bailame che tale de luca ciclicamente ripropone, forse per questioni personali, e che voi sempre rilanciate, è ridotto nella realtà dei fatti al fastidio che provano certi ambiti (soprattutto sindacalizzati) dei vigili del fuoco nei confronti del cnsas. lo provano anche i tanti commenti qui sotto. al soccorso alpino della finanza, ai carabinieri, polizia, esercito/aeronautica/marina (un tempo anche alla forestale) non è mai interessato alimentare polemiche che mai, sul campo, ci sono state. visibilità, piedistalli, manie di protagonismo ecc ecc.: ne parlano solo coloro che in montagna pensano di andarci solo perchè mettono un gilet fluo della montura e stanno al parcheggio sul fondovalle. non ho mai sentito dire, per esempio, a uno del sagf queste robe. e chi è addentro ai lavori lo sa. La legge dice alcune cose, secondo me in modo poco chiaro, ma il coordinamento nelle attività tecniche di soccorso in montagna (che, si badi bene, non sono quelle di polizia giudiziaria connesse ad interventi di soccorso) è sempre stato gestito in maniera condivisa; e tutti i soccorritori con gradi e stellette hanno sempre accettato in maniera intellettualmente onesta e costruttiva le indicazioni dei “volontari”, indiscutibilmente i migliori conoscitori dei luoghi e con un addestramento specifico ben più completo di tanti professionisti. infatti non ci sono soccorritori di montagna che abbiano mai sollevato problemi di questo genere. gli stessi citati saf dei vigili del fuoco (che nel 90% dei casi sono ridotti a 5-6 unità per comando e partono dalla città) sono molto spesso i primi a riconoscere il valore del cnsas e le loro capacità, anche di coordinamento, anche a discapito dei loro colleghi di Corpo. ovvio che non lo possano dire pubblicamente.

  33. says: Fabrizio

    Sono stato volontario del CNSAS per 22 anni ricoprendo ruoli dirigenziali. Mettendo da parte l’ affetto e la passione che mi ha fatto fare la scelta di diventare Operatore del Soccorso Alpino, come contribuente e cittadino mi è sembrato sempre paradossale la sovrapponibilità con altri enti. Credo che per una migliore gestione delle risorse umane ed economiche si dovrebbe selezionare un’aliquota (10%) di volontari, ovviamente i più capaci tecnicamente, ed inserirli come professionisti in un ente che è già strutturato per le emergenze. Ovviamente questo è solo il mio parere

  34. says: Paolo

    Buonasera.

    Nessuno mette in dubbio le competenze, la professionalità e le tecniche operative applicate dal personale del CNSAS.

    La questione, però, è un’altra: purtroppo i costi del servizio di elisoccorso ricadono sui cittadini. Per questo mi chiedo perché non si possa affidare tale servizio ai Corpi dello Stato, che, fatti salvi i rispettivi compiti istituzionali, dispongono già di reparti volo distribuiti su tutto il territorio nazionale e potrebbero garantire la copertura in tutte le regioni.

    Parliamo di personale altamente qualificato e di mezzi di ultima generazione, già finanziati dai contribuenti. Un’organizzazione di questo tipo potrebbe verosimilmente comportare costi inferiori rispetto all’attuale sistema, che in molte regioni è affidato a soggetti privati tramite appalti.

    Per quanto riguarda la professionalità e l’addestramento del personale dei Corpi dello Stato, dissento completamente da alcune affermazioni lette nei commenti. La formazione del personale aeronavigante e degli aerosoccorritori è di altissimo livello ed è costantemente aggiornata attraverso un addestramento continuo.

    Ritengo inoltre che il problema del coordinamento operativo non possa essere ignorato. Non è raro che volontari del CNSAS si trovino a coordinare personale appartenente ai Corpi dello Stato, né è insolito vedere, per lo stesso intervento, due posti di comando avanzato distinti, uno dei Vigili del Fuoco e uno del CNSAS. È legittimo domandarsi se questa duplicazione sia davvero nell’interesse dell’efficienza.

    Ancora più grave è quando, a discapito della persona da soccorrere, le informazioni non vengono condivise in modo tempestivo tra i diversi enti, oppure quando sullo stesso scenario operativo si ritrovano due elicotteri, uno dei Vigili del Fuoco impiegato nella ricerca e uno dell’elisoccorso destinato al trasporto sanitario. Situazioni come queste fanno sorgere dubbi sull’efficacia del coordinamento e sull’impiego ottimale delle risorse.

    Il punto centrale del discorso è che, a mio avviso, manca la volontà di affrontare e risolvere definitivamente questo problema, che si trascina da anni. Resta quindi il dubbio che si preferisca mantenere l’attuale sistema, basato su appalti regionali affidati a operatori privati, anziché valutare un modello che valorizzi maggiormente le risorse e le professionalità già presenti all’interno dei Corpi dello Stato.

  35. says: luigi

    Paolo, pur condividendo in parte il tuo pensiero, penso che identificare le attività di soccorso in montagna con l’elisoccorso sia parecchio fuorviante. Non tutti gli interventi si risolvono con un paio di verricellate, anzi, molto spesso il lavoro sporco è fatto dalle squadre di terra, armate di corde, carrucole e barelle lecco. Allo stesso modo, poter pensare che i corpi dello stato possano sostituirsi al cnsas solo perchè dotati di un reparto volo lo vedo, almeno allo stato attuale delle cose, parecchio improbabile sul piano pratico. Il Sagf è altamente preparato e tra i militari/fdo è quello più numeroso, ma nonostante ciò riuscirà a coprire forse un 10% del territorio italiano. Risorse umane ancora più risicate per truppe alpine, polizia e carabinieri, che forse possono coprire una decina di località, e solo nel nord italia. Venendo infine ai vigili del fuoco, che invece hanno un’ottima distribuzione sul territorio e gruppi volo più omogeneamente distribuiti, bisogna però ammettere che, tranne qualche reparto distribuito a macchia di leopardo, non hanno formazione specifica sul territorio di montagna, ancor meno attrezzature e abbigliamento idoneo o esperienza di movimentazione in ambiente; i reparti saf contano pochissime unità per caserma, partono quasi sempre dalla città e sono principalmente specializzati su ambienti impervi industriali e antropizzati, più che su montagna vera e propria. Inoltre, nelle zone di montagna, il 90% dei distaccamenti dei vvf sono costituiti da volontari, quindi ammesso e non concesso che abbiano competenze specifiche, non si sposterebbe il discorso di un millimetro. Da volontario cnsas, che in passato ha avuto anche ruoli di responsabilità, non mi sono mai sognato di imporre il mio pensiero a questo o quello. Va da se che se il paziente lo recupero io, uso i miei materiali e decido io come fare le manovre, e non per protagonismo ma per omogeneità di procedure e sicurezza. E se qualcuno dissente, non mi metto di certo a questionare o fare a gare per chi lo ha più lungo: lo comunico con telefonata registrata alla centrale operativa, e poi mi metto in un angolo e a disposizione per compiti di sherpaggio. No worries.

  36. says: Paolo

    In parte posso concordare con te ma per esperienza personale pregressa purtroppo ho assistito a scene veramente inqualificabili. Riguardo la preparazione dei SAF VVF concordo con te che partono dalle città e dai Comandi, ma tengo a precisare che i SAF2B elitrasportati sono qualificati e preparati quanto il personale del CNSAS

  37. says: Federico

    Articolo TOTALMENTE fuori dalla realtà!
    1. il volontariato in Italia è il motore del SOCCORSO!
    Ci sono i volontari anche nei Vigili del Fuoco e nel soccorso sanitario per esempio! QUINDI SE VOGLIAMO PROFESSIONALIZZARE LO SI FA’ IN TUTTO IL SETTORE DEI SOCCORSI!!!!!

    2. se si parla di “sovrapposizioni” in questo articolo si parla proprio di 3 corpi con compiti sovrapposti (CARABINIERI, POLIZIA DI STATO E GUARDIA DI FINANZA), quindi se si vuole proprio iniziare il risparmio bisogna ristrutturare in primo questi corpi!

    3 – il costo di professionalizzare tutto quello che ora è fatto dal CNSAS ha costi ENORMEMENTE MAGGIORI dei fondi al momento destinati! Pensate solo agli stipendi annuali e alle strutture dove alloggiare il personale in turno!!!
    E GIÀ ora le finanze statali non sono proprio enormi! Una spesa così vasta non sarebbe sostenibile dal bilancio nazionale!!!!!
    Il signore intervistato ha una visione totalmente distante dalla realtà!
    Meglio che si concentri solo sulla sua di professione!!!!

  38. says: Gigi

    Non sapete cosa dite, non esiste personale più professionale di quello del soccorso alpino e speleologico. Specialmente in ambiente sotterraneo tutti i ” professionisti ” da voi menzionati si guardano bene dall’ intervenire. È solo una questione di soldi, ditemi voi se quel poco che da lo stato al cnsas potrà mai essere equivalente ai futuri pseudo specialisti.
    Prima di parlare fatevi un uscita di simulazione intervento con quelli che voi considerate ” volontari ” con disprezzo e poi potremo parlare.
    Massa di ignoranti. ( Nel senso che ignorate )

  39. says: paolo pizzo

    Sono un “ex VV. F.” e avendo lavorato in tutt’Italia ci sono diverse realtà dei volontari di Protezione civile piuttosto del soccorso alpino. Serve ricordare che coordinamento e competenza riguardo il “Soccorso tecnico urgente” è esclusivo del Corpo Nazionale dei vigili del fuoco. Tuttavia è doveroso dire che chi fa attività di volontariato è solo da ammirare, ma senza mai entrare a gamba tesa nelle attività istituzionali. Un piccolo esempio: non conosco nessuna attività professionale “volontaria” e sopratutto chi abita in Italia paga tutti i servizi di cui ha bisogno, come le forze dell’ordine disponibili h 24 per qualsiasi necessità.

  40. says: Paolo

    Caro Paolo da ex comandante pilota VVF concordo con te, ammiro i volontari (presto volontariato) ma il soccorso tecnico urgente deve essere prerogativa VVF

  41. says: Tecnico qualuque

    Peccato che siano solo parole (o auspici, o ambizioni). Le prerogative che reclamate sono solo sulla carta e sui social, purtroppo anche istituzionali. Il lavoro sporco tocca sempre al cnsas. È inutile, anzi, dannoso voler spacciare le cosiddette ”nuove competenze” come le chamate, dandole per acquisite. 7 reparti di volo fermi a terra su 14 la chiamate organizzazione? Personale imbarcato al quale non è nemmeno richiesto l’obbligo di capacità di movimentazione su neve (vedrete che questo diventerà subito un dettaglio trascurabile), unità cinofile non abilitate al verricello, ecc. ecc. siete proprio sicuri che non sia meglio per voi e per tutti che vi dedichiate a quello dove veramente siete indispensabili (pinze idrauliche, aps, nbcr, autoscale, che oggi non riuscite a coprire). La tentazione del palcoscenico a guardare la vostra comunicazione è davvero troppo forte. Fino ad arrivare ai giubbotti arancio (copiati). Volete fare soccorso alpino? Datevi un’organizzazione seria e consona. Poi ne riparliamo. Al momento siete in alto mare. Altissimo mare.

  42. says: Paolo

    La discussione sta degenerando a chiacchiere da bar pertanto mi astengo da ulteriori commenti con volontari
    Buona vita

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