Bornholm, orecchio della NATO nel Baltico

L’occupazione russa, lo spionaggio durante la Guerra Fredda e l’esplosione del Nord Stream 2: da ottant’anni Bornholm, idilliaca isola del Baltico, si trova al centro dello scacchiere internazionale.

Bornholm, orecchio della NATO nel Baltico
(la strana storia dell’isola della Danimarca che fu a un passo dal diventare sovietica)
di Giacomo Fasola
(pubblicato su corriere.it il 6 ottobre 2024)

Le lunghe spiagge bianche, le piste ciclabili infinite, gli affumicatoi tradizionali. Ma anche quelle strane torri, equipaggiate con antenne e radar, che testimoniano di un passato in cui l’idilliaca isola di Bornholm non era soltanto una meta scelta ogni anno da oltre 700 mila turisti tedeschi e scandinavi.

La spiaggia di Dueodde, tra le venti più belle d’Europa secondo Lonely Planet

Nel bel mezzo del Mar Baltico, a 160 chilometri da Copenaghen e ad appena una trentina dalle coste svedesi, alla fine della Seconda Guerra Mondiale Bornholm ha vissuto un anno sotto l’occupazione sovietica e ha rischiato di finire dalla parte «sbagliata» del mondo. Durante la Guerra Fredda ha rappresentato l’«orecchio» della Nato a Est e ancora oggi, dopo lo scoppio della guerra fra Russia e Ucraina, gioca un importante ruolo strategico. Ecco la storia di quest’isola, grande poco più del doppio dell’Elba, che da ottant’anni si ritrova al centro dello scacchiere internazionale.

La «piccola amante permalosa»
Nel settembre del 1939, all’inizio della Seconda guerra mondiale, la Danimarca si dichiarò neutrale. A dicembre Hitler decise di occupare il Paese, un piano che fu messo in atto il 9 aprile 1940 con l’operazione Weserübung. Dopo poche ore di combattimento l’esercito danese capitolò e la Danimarca si trasformò di fatto in un protettorato tedesco: «Hitler» si diceva a Copenaghen, «ci tratta come la sua piccola amante permalosa». Solo nell’agosto del 1943 Berlino decise di occupare il Paese militarmente.

Dopo la caduta di Berlino il 30 aprile del 1945, si scatenò fra gli Alleati una corsa alla Danimarca. Chi fosse arrivato per primo, avrebbe avuto buon gioco nel tenere il Paese sotto la sua sfera d’influenza. La sera del 4 maggio la Bbc annunciò che le forze britanniche avevano liberato la Danimarca continentale. Un destino diverso sarebbe toccato alle isole: la Groenlandia fu liberata dagli americani, mentre Bornholm finì di nuovo sotto le bombe.

La cittadina di Rønne, capoluogo dell’isola, oggi

L’importanza strategica di Bornholm
Bornholm interessava ai sovietici per almeno tre ragioni: nelle carceri dell’isola c’erano parecchi prigionieri russi; nel porto stazionava una piccola flotta di sottomarini; e, soprattutto, le postazioni per cannoni a lunga gittata di cui Bornholm disponeva avrebbero consentito di controllare agevolmente le acque circostanti, e di conseguenza il Baltico.

Furono proprio i sovietici ad arrivare per primi sull’isola. Piccolo problema: il comandante della guarnigione tedesca a Bornholm, il capitano di marina Gerhard von Kamptz, aveva ricevuto ordini precisi. Poteva sì arrendersi, ma soltanto agli Alleati occidentali. Per questo motivo i tedeschi inviarono diversi telegrammi a Copenaghen, chiedendo che almeno un soldato britannico fosse trasferito a Bornholm. Non arrivò nessuno.

I bombardamenti a tappeto
La presenza tedesca sull’isola in quei giorni era massiccia. «Tra il 5 e il 6 maggio arrivarono al porto di Nexø più di 10.000 soldati e rifugiati tedeschi in fuga» racconta Jakob Seerup, direttore del Bornholms Museum. «Per l’isola si trattava di un afflusso enorme. Basti pensare che durante il resto dell’occupazione, dal 1940 al 1945, Bornholm era stata occupata solo da un numero relativamente basso di truppe tedesche, per lo più tra i 500 e i 1.000 soldati».

Tra il 7 e l’8 maggio gli aerei sovietici bombardarono senza sosta Rønne e Nexø, le due città principali dell’isola: a Nexø non rimase in piedi nemmeno un’abitazione, mentre a Rønne se ne salvarono solo 400 su 3.400. Durante l’attacco, che provocò dieci vittime civili, alla radio danese non fu permesso di dare la notizia dei bombardamenti per non rovinare i festeggiamenti per la liberazione. «Un numero così basso di vittime ha del miracoloso» prosegue Seerup, «perché l’attacco arrivò completamente di sorpresa. Nessuno se l’aspettava e le sirene antiaeree non erano state attivate». Quando il 9 maggio le truppe sovietiche sbarcarono sull’isola, la guarnigione tedesca si arrese dopo un breve combattimento.

Rønne dopo i bombardamenti russi. Archivio: Bornholms Museum.

Gli 11 mesi di occupazione russa
Attraversando la Germania l’Armata Rossa aveva lasciato dietro di sé una lunga scia di omicidi e stupri,e per questo motivo anche la popolazione di Bornholm accolse i circa 8.000 soldati sovietici con sospetto. La convivenza non cominciò bene: «Stanno rubando tutto come dei delinquenti» disse il governatore dell’isola una settimana dopo l’inizio dell’occupazione. Il generale Alexandr Yakushov, capo delle forze di Stalin sull’isola, prese rapidamente dei provvedimenti per tenere i soldati separati dai locali. Di fatto i russi non impararono mai il danese, tranne le poche parole che servivano loro per comprare o barattare dell’alcool.

L’occupazione si prolungò per mesi. Diverse famiglie, temendo che i russi fossero intenzionati a rimanere, decisero di lasciare l’isola. Le preoccupazioni erano alimentate anche dalla scelta di alcuni ufficiali sovietici di farsi raggiungere da mogli e figli. La situazione creò molta preoccupazione anche nella comunità internazionale. Un articolo del Corriere d’Informazione racconta bene quale fosse il clima: «Il tragico episodio di Bornholm ha fatto rabbrividire l’intero Paese. In Danimarca, Bornholm fu paragonata a Trieste, a Fiume e ad altri punti esplosivi d’Europa».

Soldati russi a Bornholm durante l’occupazione dell’isola. Archivio: Bornholms Museum.

Il risiko del Nord Europa
Ma perché i russi restavano a Bornholm? All’inizio il generale Yakushov disse che la presenza sovietica serviva ad assicurarsi che i tedeschi lasciassero il territorio. Dopo alcuni mesi, però, dei soldati tedeschi non c’era più traccia e serviva un’altra motivazione. Korotkoff, un altro generale, spiegò allora che Bornholm si trovava geograficamente dietro la linea di occupazione sovietica, e che l’esercito sarebbe rimasto «fino a quando le questioni riguardanti la guerra in Germania non fossero state risolte».

Il progetto era piuttosto chiaro: usare l’occupazione di Bornholm al tavolo della trattativa per spostare dalla loro parte i nuovi equilibri dell’Europa. I politici danesi, britannici e statunitensi cominciarono a dubitare che i sovietici si sarebbero ritirati senza un intervento diplomatico e forse anche militare.

E invece nell’aprile 1946, 11 mesi dopo l’inizio dell’occupazione, le forze sovietiche lasciarono l’isola pacificamente. Stalin accettò di lasciare il controllo della Groenlandia e dell’Islanda agli anglo-americani, mantenendo i Paesi baltici nella sua sfera d’influenza. In questo risiko la Danimarca entrava a tutti gli effetti nel blocco occidentale, ma in cambio di una promessa: nessun soldato straniero avrebbe messo piede a Bornholm. Di fatto, l’isola rimane l’unico territorio che i russi hanno lasciato senza combattere.

La pagina del Corriere della Sera che racconta del Mig-15 polacco atterrato a Bornholm

Le orecchie della Nato a Est
Alla fine della Seconda guerra mondiale la Danimarca dispone di quattro stazioni di ascolto a Hjørring, Gedser, Løgumkloster e Copenaghen. Ma già nel 1946 è chiaro che la situazione internazionale è cambiata: le minacce per il Paese non provengono più da Sud ma da Est, e la Difesa deve adeguarsi.

Per questo motivo una commissione governativa raccomanda di accordarsi in segreto con l’intelligence statunitense per monitorare i movimenti a Est della Cortina di Ferro. E quale posto è migliore di Bornholm, il punto più orientale della Danimarca, per spiare i sovietici? Già nel 1948 viene costruita una prima rudimentale stazione di spionaggio ad Aakikerby, nel centro dell’isola, utilizzando equipaggiamenti tedeschi dei tempi della guerra.

All’inizio degli anni Cinquanta la Danimarca è ormai saldamente inserita nel blocco occidentale, ma Bornholm rimane un luogo di confine: politicamente a Ovest ma geograficamente a Est. La conferma arriva nella mattina del 5 marzo 1953, quando alle 10,53 un aereo da caccia Mig-15 atterra all’aeroporto di Rønne. Il pilota, un giovane ufficiale polacco, si consegna alle autorità danesi affermando di non voler più vivere sotto il regime sovietico.

La notizia viene riportata con enfasi anche dai giornali italiani: è la prima volta che un apparecchio a reazione costruito in Russia finisce intatto in mani occidentali, e gli ufficiali danesi e britannici non perdono l’occasione di esaminarlo attentamente. La prima volta, ma non l’ultima. Il 20 maggio 1953 atterrerà a Bornholm un altro Mig polacco, il 25 settembre 1956 un altro ancora…

Il Mig-15 atterrato nel 1953, oggi esposto nel Cold War Museum

La Primavera di Praga
L’inasprirsi dei rapporti fra Est e Ovest convince le autorità danesi a investire sulle stazioni di ascolto a Bornholm. Nel 1958 l’Intelligence prende in gestione il faro di Dueodde, sulla punta Sud-Est dell’isola. Tre anni dopo, accanto al faro viene costruita la prima torre-antenna, alla quale nel 1964 vengono aggiunti tre piani dotati anch’essi di antenne. Altri edifici residenziali nei pressi del faro vengono utilizzati per lo spionaggio, mentre negli anni Settanta viene costruita una struttura ad hoc.

Chiusa la stazione di Aakikerby, ora è da Dueodde che i danesi intercettano i segnali provenienti dalle stazioni radar e dalle torri di controllo situate oltre la Cortina di ferro. L’intelligence danese registra conversazioni, messaggi inviati via telegrafo e comunicazioni cifrate: tutte informazioni che, condivise con gli altri Paesi della Nato, servono a intuire le intenzioni dei sovietici e il loro potenziale bellico.

Il sistema prova la sua utilità nel 1968, quando la postazione di Dueodde registra i movimenti delle truppe del Patto di Varsavia verso i confini della Cecoslovacchia. A luglio l’Intelligence danese comunica che un intervento militare, per stroncare la Primavera di Praga, era da considerarsi altamente probabile. Una previsione azzeccata: nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968 i carrarmati sovietici entrano in Cecoslovacchia.

Al posto della vecchia torre nel 1986 ne viene costruita una nuova, alta 70 metri e dotata di innovativi dispositivi radar e di ascolto. Dismessa e venduta nel 2012, oggi la torre ospita il Cold War Museumche ricostruisce attraverso reperti bellici e filmati la storia dell’isola nella seconda metà del Novecento.

La torre di Dueodde costruita nel 1986: oggi ospita un museo.

La Guerra Fredda è tornata
Tutto finito? Macché. L’emergere delle tensioni fra Russia e Ucraina e poi lo scoppio della guerra hanno rappresentato per Bornholm un ritorno al passato. Simboliche in questo senso le vicende che hanno riguardato il cimitero sovietico di Allinge, dove una stele e un obelisco ricordano i soldati russi morti nel 1945. Ignorato per anni, a partire dal 2014 – con l’annessione della Crimea e lo scoppio della guerra in Donbass – il cimitero è diventato da un lato bersaglio dei vandali, dall’altro teatro di celebrazioni ufficiali che vedono la partecipazione dell’ambasciatore russo in Danimarca e di altri personaggi di spicco.

Lo scenario è cambiato e Bornholm si ritrova di nuovo al centro dello scacchiere internazionale. Nel 2017 il governo annuncia la costruzione di una nuova stazione di spionaggio alta 85 metri nei pressi di Østermarie. L’obiettivo dichiarato è intercettare le comunicazioni russe: «La struttura rafforzerà la nostra capacità di comprendere le intenzioni della Russia nei confronti della Danimarca e nelle zone limitrofe» dice Lars Findsen, capo dell’intelligence danese. L’anno successivo la Nato annuncia il potenziamento di un radar militare, sempre a Bornholm, capace di monitorare lo spazio aereo del Baltico con un raggio di 470 chilometri.

L’ingente perdita di gas causata dal sabotaggio del Nord Stream 2.

Cosa c’entra Bornholm con il conflitto di oggi
Arriviamo così al 2022. Alla vigilia dell’invasione dell’Ucraina, la Russia ricorda alla Danimarca il vecchio accordo del 1946, in base al quale a Bornholm non si sarebbero potute dislocare truppe straniere. Il primo ministro danese Mette Frederiksen risponde con fermezza. La Danimarca, dice, è un membro della Nato e farà tutto ciò che ritiene necessario per salvaguardare la propria sicurezza. Non solo: «La Russia non deve interferire nelle discussioni che riguardano la presenza di soldati Usa sul suolo di Bornholm» aggiunge. Di fatto, a partire dalla primavera del 2022 le esercitazioni congiunte sull’isola si sono intensificate.

Il 17 giugno 2022 la Danimarca denuncia la violazione delle sue acque territoriali da parte di una corvetta russa a Nord dell’isoletta di Christiansø, al largo di Bornholm. «La Russia ancora una volta viola le regole internazionali non rispettando i confini» denuncia il ministro degli Esteri danese Jeppe Kofod. «È stato comunicato in termini molto chiari all’Ambasciatore russo che questo tipo di azione è del tutto inaccettabile. I metodi da bulli non funzionano contro la Danimarca, non accetteremo quel tipo di provocazioni».

Nello stesso periodo vengono inviati a Bornholm due caccia F-16. E sono proprio questi aerei a notare per primi, il 26 settembre 2022, le gigantesche bolle di gas che affiorano sulla superficie delle acque a Nord-Est dell’isola. La vicenda è quella dell’esplosione di un tratto del Nord Stream 2, il gasdotto realizzato per trasportare attraverso il Baltico il gas proveniente dalla Russia. Un mistero che sembra aver trovato una soluzione nell’agosto di quest’anno, quando la Germania ha emesso un mandato d’arresto per un sub ucraino accusato di essere uno degli autori del sabotaggio.

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