Gli straordinari monasteri della Bucovina in Romania – 2

Gli straordinari monasteri della Bucovina in Romania – 2
di Andrea Battaglini
(pubblicato su lastampa.it/viaggi l’8 maggio 2025)

(continua da https://www.sherpa-gate.com/altrispazi/gli-straordinari-monasteri-della-bucovina-in-romania/)

Pare siano ancora tra i più venerati dai locali – che pochi giorni fa hanno espresso il loro voto elettorale come fuggitivi, storicamente contesi tra imperi e tiranni, scartati dai candidati indipendenti, influenzati dalla propaganda anti-Ue e anti-ucraina se non proprio filoputiniana e incerti tra fede, TikTok e sovranismo -. Ma sicuramente Sucevița e Moldovița rimangono i monasteri più sorprendenti per il contrasto tra le imbiancate mura difensive che per secoli li hanno protetti dalle incursioni turche, polacche e poi austroungariche e la leggerezza cromatica, chiara e didattica, delle storie evangeliche e cavalleresche, commissionate dai sovrani moldavi garanti dell’unità della chiesa cristiano-bizantina, dipinte negli interni e negli esterni delle chiese che si profilano oltrepassate le loro porte d’ingresso.

Quelli di Sucevița poi, furono l’ultimo energico canto del cigno di una forza estenuata dagli aggressori “infedeli” tanto che, sconfitta anche la tempesta riformista, si è manifestato nei dipinti con una malinconica dolcezza testamento dell’arte moldava. Dopo il 1550 infatti i monasteri non fiorirono più con la stessa determinazione.

Solo Putna, sull’itinerario snocciolato tra i boschi dove Ceausescu veniva a cacciare a maggio l’orso, in autunno i cervi e a gennaio i cinghiali come i piccoli industriali italiani in Romania a caccia anche di ragazze bisognose e compiacenti, si defila; è in disparte anche se vi è sepolto Stefano il Grande che fondò il monastero dove si era conficcata una freccia da lui scagliata per sceglierne il luogo.

Il borgo di Putna, assediato dai pellegrini, affascina però per le case contadine dai tetti neri e i balconi fioriti che riassumono bene l’architettura popolare e perché alberga una delle chiese di legno più antiche della regione che meritano un capitolo a sé (la chiesa di Dragos a Rădăuţi) costruita nel 1346 e abbellita da una posteriore iconostasi di pregio. All’interno della cinta protettiva più che la chiesa ripetutamente rimaneggiata, semplice e maestosa per il paramento di arcatelle cieche e finestre trilobate divise dalla tipica cintura del brau, vale l’annesso museo che annovera icone, ricami, e codici miniati tra cui il tetravangelo quattrocentesco con il ritratto del fondatore.

Immerse tra pascoli e foreste le mura possenti, compatte, severe ma armoniche del monastero di Sucevița hanno fatto da scudo ai magnifici affreschi, ben conservati, influenzati dall’arte iconica russa che è evidente nell’ieraticità dei volti come nelle pose delle figure elaborate negli anni 1595-6 con un connubio di vivacità cromatica e dogmatici schemi iconografici. Gli esterni dell’abside della chiesa paiono nell’insieme la texture di un tappeto orientale con i medaglioni di foglie di acanto che racchiudono i protagonisti delle gerarchie celesti e terrene. Anche la figura della vergine richiama l’arte russa con un drappo rosso (pokrov) steso dietro di lei che la fa rimbalzare verso lo spettatore. Capolavoro è la Scala delle Virtù ossia la storia della salita dell’anima verso la luce divina dove però campeggiano alcuni dannati rotolano nelle breccia tese di un demone dal ghigno sardonico: il risultato estetico e formale è scenografico e straordinario. Le scene dipinte delle gerarchie celesti e terrestri sono scandite su otto registri. Magistrale anche la storia di San Pacome che nel IV secolo dettò le regole dei monaci del monte Sinai: tra due finestre si vede il santo che fa abbattere una torre simbolo di un orgoglio inutile in un mondo dove conta solo l’umiltà.

Anche le figure negli interni rivelano l’eleganza nelle vesti e nei volti tipica dell’arte russa: infatti vennero dipinte da due artisti, Sofronie e Ioan di Pangarati, usi a creare miniature e icone sempre performate con una sonora gamma cromatica.

Altrettanto elaborata nel museo annesso è un epitaffio quattrocentesco di velluto color porpora dove la deposizione raffigurata è ornata da 10mila perle e agghindata da fili d’oro e d’argento. La chiesa del monastero è considerata la più sontuosa della Bucovina per le sue proporzioni e per l’eleganza delle forme dei personaggi illustrati che sono assai singolari. Curioso nei pressi il villaggio di Voievodeasa abitato da una comunità tedesca ma originaria dei Sudeti che allinea tipiche case in legno variopinto dai tetti spioventi a due falde.

Varcato l’ingresso aperto nelle solide mura a ramparti e contrafforti, costruite non lontano dal colle di Ciumarna da cui la vista abbraccia i rilievi boschivi della regione, subito ipnotizzano i colori vivaci dell’albero di Jesse nell’abside della chiesa di Moldovița. Della flotta monasteriale della Bucovina è una corazzata annunciata dal tozzo campanile che svetta sopra al brillante e absidale inno acatista (la preghiera tipica della chiesa ortodossa che si canta in piedi) lussuriosamente dipinto con le preghiere di tutti i santi e l’albero di Jesse la cui pittorica interpretazione moldava a otto registri e ramificazioni floreali che formano un calice occupa qui una vasta superficie occupata dai personaggi vivacemente colorati che risaltano ora su di un fondo blu acceso ora su di fondi rossi e ocra.

Sui fianchi dell’albero figurano i saggi dell’antichità, Platone, Aristotele Socrate e Pitagora a simboleggiare quanto la ricerca spirituale abbia trovato un prolungamento nella dottrina cristiana. Nel museo annesso incredibile trono ligneo di Petru Rareș.

Info
– romaniaturismo.it
– explorebucovina.com
– boutiqueromania.com

Arrivare
Fly&drive. A Suceava con con Wizz Air Malta e poi auto noleggio.

Dormire e mangiare
A Suceava, base di arrivo e partenza logistica per un tour dei monasteri, all’Hotel Sonnenhof. e al Panoramic Cub Sucevița. A Putna familiare il Pensiunea Daria Putna. A Sucevița Casa Felicia è in eccellente posizione; anche l’Hotel & Restaurant Sofia è panoramico e propone menù tipici della regione.

La cucina è assai saporita e diverse sono le influenze della gastronomia greca e di quella turca: dai Mici, polpette di carne di maiale tritata e speziata, al Sarmale, involtini di riso carne macinata verdure e spezie avvolti in foglie di verza o di vite e alla con carne di maiale affumicata. Ottimi i bolliti, l’agnello e i funghi. In stagione saporita la cacciagione.

(continua)

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