Un bottone di madreperla
di Carla Tabone
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com il 6 dicembre 2025)
Novembre eredita le calde tonalità di ottobre, non riesce a mantenerle così dorate e le sue notti, piano piano, avanzano fredde e gelide. Con il trascorrere dei giorni le belle tonalità si tramutano in colori spenti, privi di vita, l’anima del sottobosco scompare, rimane un involucro accartocciato e sotto ai nostri passi “il mondo sommerso” di vecchi sentieri.
Passeggiando nel blog mi soffermo appunto sull’articolo “Il mondo sommerso” pubblicato da Beppe Leyduan il 18 gennaio 2023. Da qui nasce la mia curiosità per salire ai Laghi di Sagnasse, proprio da questo sentiero (il 319), invece che dal Sentiero Balcone con partenza da Rivotti. Si trovano sul versante sud della Val Grande di Lanzo, a circa 2100 metri di quota.

Lo propongo, l’idea piace e in quattro raggiungiamo la frazione Borgo di Groscavallo 1117 m. Dopo averla oltrepassata, rintracciamo la mulattiera che inizia proprio sul bordo della Strada Provinciale che porta a Forno Alpi Graie. Iniziamo a salire nel bosco, ancora in ombra, con il sentiero leggermente innevato; c’è silenzio tra di noi, stiamo attenti a non scivolare.
Ma ecco le esclamazioni di gioia nel constatare che il candore della neve trattiene le orme di chi popola quel luogo: caprioli, cinghiali, volpi e leprotti. È magico! Il mio sguardo è rivolto a terra per catturare ogni traccia di quelle creature. Mi soffermo sugli aghi dei larici che, terminando la loro caduta sulla dura neve, pare creino una trina ad ago! È vero, la mia fantasia immersa nella natura, non ha limiti. Quanti di noi non hanno mai notato nel tronco di un albero sembianze buffe o maligne? Io sì…
Ma torniamo al nostro sentiero. Oltrepassiamo, con molta prudenza, un rio con pietre scivolose e in parte coperte da un leggero velo di ghiaccio; alterniamo tratti in salita ad altri meno faticosi che ci permettono di alzare lo sguardo ed ammirare il primo biancore sulle meravigliose vette della Val Grande. Il Vallone di Sea, laggiù in fondo alla valle, incute timore: stretto nella morsa del freddo e dell’ombra, mentre le cime a solatio si pavoneggiano di fronte a lui.
A circa 1700 metri abbandoniamo il bosco ed ecco altri meravigliosi panorami di fronte a noi. Il bianco e l’azzurro, due colori predominanti e un susseguirsi di alpeggi. Siamo euforici, ogni angolo è da catturare nell’obiettivo e ciò rallenta la nostra andatura, ma possiamo permettercelo: il bel tempo durerà tutto il giorno. Raggiungiamo il Sentiero Balcone, procediamo per pochi metri a sinistra e poi, svoltando a destra, riprendiamo il sentiero in salita per circa mezz’ora. Fortunatamente gli ometti di pietra sono utili, poiché per la fresca neve la traccia del sentiero è poco visibile. Giungiamo così al Lago inferiore di Sagnasse, ormai ghiacciato, “un bottone di madreperla”. Proseguiamo a Gias dei Laghi 2076 m che merita una piccola sosta per osservare la bellezza di questo alpeggio e proprio in quell’attimo dalla Punta Barrouard, arriva lei, silenziosa, la regina di questi luoghi: l’aquila. Ho la fortuna con il mio modesto cellulare di fotografarla. Volteggia in tutto il suo splendore, tutto in lei è così selvaggio e regale!
Nessuno di noi ha fretta di riprendere la strada del ritorno. Cerchiamo una bella pietra per la sosta, si chiacchiera, ma nello stesso tempo vaghiamo con lo sguardo da una cima all’altra. Si progetta ciò che potremmo fare, si ricorda ciò che abbiamo già fatto e condiviso e l’ora del rientro è arrivata. Ancora uno sguardo intorno a noi, ecco, si riparte.
Sono la prima della fila, ogni tanto mi volto, guardo i miei compagni di gita allegri e sorridenti: la montagna unisce, rafforza e arricchisce… anche ciò fa bene al cuore!!!









