I tre mesi di Kristin Harila

Questa è la notizia:

Scalati 9 Ottomila in 45 giorni
a cura della Redazione di thehimalayantimes.com
(pubblicato su Redazione di thehimalayantimes.com il 10 giugno 2023)

Secondo Chhang Dawa Sherpa, direttore della spedizione di Seven Summit Treks, Kristin assieme agli alpinisti Sherpa ha raggiunto la vera vetta del Manaslu intorno alle 3.30 del mattino. “Kristin, Tenjen, Pasang Nurbu Sherpa, Nima Dorchi Sherpa, Chhongba Sherpa, Kaji Sherpa e Sonam Tashi Sherpa hanno scalato il Monte Manaslu”, ha aggiunto.

In precedenza, Kristin e Tenjen avevano scalato l’Annapurna il 5 giugno e il Dhaulagiri il 29 maggio 2023, reduci da Everest e Lhotse il 23 maggio.

Kathmandu, 10 giugno 2023. L’alpinista norvegese Kristin Harila insieme all’alpinista nepalese Tenjen (Lama) Sherpa ha completato nove montagne oltre gli 8000 metri in soli 45 giorni mentre si trovavano in vetta al Monte Manaslu.

Il duo ancora prima aveva scalato il Kangchenjunga il 18 maggio. Kristin assieme a Tenjen ha iniziato il suo progetto scalando lo Shishapangma il 26 aprile, poi il Cho Oyu in Tibet. Il 15 maggio 2023 ha scalato il Makalu. “Kristin, che già detiene più record di arrampicata più veloce, è già la prima donna alpinista a fare la salita più veloce delle 14 vette sopra gli 8.000 metri in un solo anno e cinque giorni” ha detto Seven Summit Treks.

Kristin assieme a Tenjen mira a completare tutte le 14 vette in soli tre mesi. Gli alpinisti si stanno dirigendo in Pakistan per tentare di scalare le restanti cinque vette, incluso il K2.

I tre mesi di Kristin Harila
di Alessandro Filippini
(pubblicato sul suo profilo fb il 10 giugno 2023)

La “scandalosa” salita del Manaslu (nella foto) da parte di Kristin Harila sta creando, un po’ di confusione nei non addetti ai lavori I quali non capiscono il motivo dello scandalo. Oppure pensano che esso sia dovuto al fatto che la norvegese non abbia effettivamente salito l’Ottomila nepalese (e l’Annapuma). Non ci sono informazioni in questo senso. Kristin Harila sul Manaslu (e sull’Annapuma) sarà certamente salita con le sue gambe. E allora? Qual è il problema?

Il problema consiste nel fatto che, per servire la fame di record della norvegese, è stata infranta una barriera che — per capirsi — potremmo definire “etica”. È una barriera sottile, già intaccata negli ultimi anni, come vedremo, ma non scavalcata così spudoratamente.

Attenzione: scrivo spudoratamente considerando la decisione di utilizzare il metodo in questione, non nel senso della mancanza di vergogna, perché il suddetto metodo forse sarebbe rimasto segreto, se non ci fossero state le immagini del filmato postato su Instagram da Mingma G. e la sua denuncia.

Qual è il metodo?
È l’utilizzo degli elicotteri per portare in quota i materiali e perfino gli Sherpa incaricati di attrezzare la via di salita, cioè di mettere le corde fisse indispensabili per poter effettuare una ascensione in velocità (e sicurezza). In questo modo gli stessi Sherpa possono mettere le corde fisse su tutta la via molto più velocemente e soprattutto farlo, anche in tratti difficoltosi e/o pericolosi, con assai meno problemi e fatiche, perché assicurati dall’alto. Risultato: si velocizza tutto in modo notevole.

E qui sta il vero nodo della questione. Kristin Harila ha basato tutto l’appeal del suo progetto sulla “velocità”: prima i 14 Ottomila in soli 6 mesi e poi, in corso d’opera, addirittura in soli 3 mesi.

La sfida, come noto, era far meglio di Nirmal Purja, che nel 2019 aveva lanciato il suo “Project Possible” avendo capito che, nell’era delle spedizioni commerciali attive su tutti i 14 Ottomila, era fattibile salirli in un solo anno. Ovvero in sette mesi, perché le stagioni delle spedizioni sono tre e vanno da fine marzo-aprile a inizio giugno (primavera in Himalaya), da giugno-inizio agosto (estate in Pakistan) e da settembre a ottobre (autunno di nuovo in Himalaya).

Come si vede, quella di Nims era una sfida logistica, ma anche alpinistica, perché fino al suo Project Possibile non si sapeva se uno scalatore era in grado di passare da un Ottomila all’altro (meteo permettendo) senza problemi fisici, conseguenza degli sforzi e dell’altitudine, pur “addolcita” qui e là con ampie dosi di ossigeno supplementare.

Ora Kristin Harila ha usato sul Manaslu e probabilmente anche sull’Annapuma, un “trucco” per far sua la “gara” con Nimsdai da lei stessa inventata.

Con la necessità di salirei il maggior numero di Ottomila nel minor tempo possibile, anche a Nirmal Purja era capitato di dover affrontare delle vie non ancora attrezzate. E anzi, di doverle attrezzare lui stesso insieme ai suoi compagni Sherpa (cosa che la norvegese nemmeno si sogna di provare a fare). Il caso più eclatante (ma non l’unico) è stato quello del K2, dove tutte le spedizioni stavano rinunciando e lasciando la montagna quando l’ex gurkha con i suoi compagni si precipitò (a piedi) dal Broad Peak e san (attrezzando Collo di Bottiglia e Traverso) in vetta, per poi tornare di corsa al Broad Peak.

Kristin Harila ringrazia gli Dei

Ora Kristin Harila per poter centrare il suo obiettivo dei 14 Ottomila in soli tre mesi — obiettivo nato in corsa, dalla constatazione che le fortunate circostanze di questa primavera le permettevano di salire tutti i 9 Ottomila di Nepal e Tibet in una sola stagione, cioè in meno di due mesi — si è trovata ad avere nel mirino il Manaslu, che, al contrario dei suoi precedenti Ottomila, non era già attrezzato con le corde fisse, posate dagli Sherpa di precedenti spedizioni. Non salirlo ora significava però “rimandarlo a settembre-ottobre” e quindi tornare, nel migliore dei casi, al progetto dei 14 Ottomila in meno di 6 mesi.

Per evitare questo passo indietro, Harila e il suo staff (non pensate solo agli Sherpa e alla loro agenzia: ci sono gli sponsor, i manager che hanno già messo in piedi l’operazione-film e l’operazione-libro, più il circuito delle conferenze, i gadget etc…) hanno deciso di “infrangere la barriera” di cui scrivevo all’inizio. Cioè di utilizzare un elicottero per portare materiali e Sherpa in quota e velocizzare la salita sulla solita “pista”.

Già negli ultimi anni gli elicotteri in Nepal sono stati utilizzati (a volte anche con tanto di autorizzazione) per portare materiali ai campi alti. Soprattutto al campo 2 dell’Everest, in modo da ridurre il numero degli attraversamenti della pericolosa Cascata di Ghiaccio da parte degli Sherpa. C’è stato anche il caso del trasporto in alta quota di un importante rifornimento di materiali per le spedizioni che sull’Annapuma non avevano più modo di procedere nella salita. E, con la moltiplicazione dei voli per riportare dai campi alti scalatori infortunati o vittime di problemi legati alla quota o di congelamenti, sempre più frequente è stata la richiesta da parte di Sherpa di “farsi dare un passaggio”. Essendo gli Sherpa pagati anche con i premi per l’arrivo in vetta, quei passaggi possono consentire loro di risparmiare giorni e quindi, forse, di poter reclamare più vette.

Con tutti questi precedenti, dove è dunque lo scandalo-Harila?
È nella sfida che lei stessa ha lanciato. Voleva essere più “veloce” di Nirmal Purja, anche se, come ho già scritto, questo suo eventuale “record” non aveva alcun vero valore. Una volta che, grazie all’ex gurkha, è stato dimostrato che i 14 Ottomila oggi sono salibili nello stesso anno (cioè nel periodo da aprile a ottobre), far meglio dei suoi 6 mesi e 6 giorni era ed è solamente una questione di logistica (e di fortuna col meteo).

Però se lanci la sfida, pur sapendo questo — e sapendo pure (speriamo) che sulle montagne i “record” di velocità non sono confrontabili, visto che le condizioni mutano anche da un giorno all’altro —, devi fare una gara “corretta”, senza barare. Quello che è avvenuto sul Manaslu è da questo punto di vista una grave scorrettezza. Per fare un paragone sportivo restando in montagna, è come se in SuperG la sfidante fosse scesa avendo potuto provare prima la pista.

Per il resto, l’uso degli elicotteri per portare materiali e Sherpa ai campi alti (con l’operatività attuale, significa a 7000 metri e, di nascosto, pure qualcosa di più) “abbassa” in tutta evidenza gli Ottomila ancora più dell’uso delle bombole (ovviamente, la velocità di Harila è “a tutto ossigeno”).

Ma in una situazione come quella del Nepal, senza controlli e con aspra concorrenza fra le agenzie, alcune delle quali sono anche proprietarie degli elicotteri stessi, non ci si può illudere che per il futuro vengano imposte e rispettate regole minime, come quella base che richiede che le montagne vengano salite ogni volta dal campo base e non dai campi 2 o 3. Si va invece alla guerra di tutti contro tutti, come ha ben dimostrato l’assurda messa a terra di Simone Moro e del suo elicottero, per via di un salvataggio a campo 3 dell’Everest. Un’azione che, invece di essere lodata, ha suscitato l’invidia e la vendetta della concorrenza.

L’Himalayan Database, che registrava tutte le salite degli Ottomila himalaiani, s’è arreso giusto in tempo di fronte a situazioni come queste. Dove i voli degli elicotteri sono sempre più frequenti e quindi incontrollabili.

Abolirli? A parte il fatto che, se non ci fossero stati i soccorsi con gli elicotteri, questa primavera sull’Everest si sarebbero registrate ben più del doppio delle già tante morti avvenute (13 più 4 dispersi che purtroppo vanno sommati), come credete che siano state portate giù dallo stesso Everest le tonnellate di rifiuti dai quali sono stati ripuliti i campi 2 e 3? Purtroppo (per il momento) il campo 4 è ancora troppo alto per l’operatività degli elicotteri: così il Colle Sud resta la più alta discarica della Terra…

Tenjen (Lama) Sherpa e Kristin Harila in vetta all’Annapurna, 5 giugno 2023

La risposta di Kristin Harila
(pubblicata sul suo profilo instagram l’11 giugno 2023)

Ciao a tutti. Sono molto triste e delusa di dover nuovamente fare un commento e dare una risposta dopo le voci e le false accuse online sulla mia squadra e su di me. Questa volta, per il presunto barare per ottenere il record. E’ la seconda volta che succede mentre sono in montagna, senza potermi difendere. Vorrei solo potermi concentrare esclusivamente sulla scalata di queste bellissime montagne, ma sfortunatamente eccoci qui.

@mingma.g ieri ha pubblicato un video di un elicottero che volava sul Manaslu, insinuando che stavo volando fino ai campi e non scalando. Sono delusa che questo provenga da Mingma, poiché io in passato l’ho sempre rispettato. Ho sempre condiviso apertamente la mia traccia GPS, in modo che le persone potesserp vedere dove ho scalato e dove mi sono fermata per le pause. Ho avviato e fermato il mio tracker su ogni salita che ho fatto. Oltre al mio tracker, abbiamo anche filmato durante l’arrampicata, il che è un’ulteriore prova.

Per me è molto importante essere trasparente al riguardo, poiché nessuno può rivendicare un record senza prove. Le false accuse non solo mettono in discussione la MIA reputazione e il mio record, ma influenzano anche la reputazione di Seven Summits Treks e dello Sherpa con cui scalo. È sia ingiusto che disonesto diffondere affermazioni false sulle mie scalate quando ho le prove per dimostrare che si sbagliano. Ad esempio, Mingma ha detto che sono salita in elicottero fino al C3 in Annapurna, ma il mio tracker mostra chiaramente che ho trascorso 10 ore a riposare al C2.

Non ho mai affermato di poter fare tutto questo da sola. Sì, è il mio progetto e sono io che ho venduto la mia casa e sto raccogliendo fondi per completarlo. Non sono una “ricca signora bianca”. Tutti i miei soldi andranno al progetto e per assicurarmi che il mio team ottenga ciò che merita, sia in termini di stipendio che di riconoscimento.

Oggi ho solo tre cose: un sogno, una passione e un obiettivo. Ho sperimentato che le persone vogliono abbattermi. Ma non li lascerò fare! Continuerò a scalare e continuerò ad essere felice di ciò che riesco a raggiungere. Spero che questo possa ispirare anche altri.

Per farla breve, sono salita in elicottero ai campi più alti? No. Si possono vedere i dati del mio tracker GPS come prova. Ovviamente ho anche altre prove (filmati) con data e ora e testimoni Sherpa.

Il commento di Alessandro Filippini
(pubblicato sul suo profilo fb il 12 giugno 2023)

Sulla risposta non-risposta di Harila
Come volevasi dimostrare: ecco come Mingma G. ha risposto al post di Kristin Harila, che, invece di entrare nel merito di quanto lo stesso Mingma G. aveva denunciato a proposito della salita della norvegese sul Manaslu (e sull’Annapurna), ha ribadito di essere sempre salita da campo base fino in cima. Cosa che Mingma G. non aveva messo in dubbio. Excusatio non petita, dicevano i romani…

Mingma G. ha solamente denunciato che spedire gli Sherpa ai campi alti in elicottero, insieme a tutto il materiale necessario per il loro lavoro, e far loro attrezzare la via calandosi dall’alto è un metodo “nuovo”di affrontare gli Ottomila. Un metodo discutibile.

Chi non capisce questo concetto, sta solamente facendo il tifo per una corsa senza alcun significato, né sportivo né tanto meno alpinistico. Roba da climbinginfluencer e da “Guinness addicted”.

 

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1 Comment

  1. says: Patrizia Scamozzi

    Questo non è alpinismo….ma una sfida agonistica alla montagna…con ogni sistema ed ogni mezzo….non sarò mai dalla parte di questa Kristin Harila
    La montagna va affrontata e conquistata con lo spirito puro del vero alpinismo e non con la tecnologia…..

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