di Francesco Colamartino
Chi non ha incontrato almeno una volta Claudio Ghezzi, “il Claudio della Grigna”, durante una delle sue 5.600 salite, d’estate e inverno, sulla Grigna Settentrionale?
Ebbene, chi non ha avuto questa fortuna, potrà “conoscerlo” nella serata organizzata dal Club Alpino Italiano – Sezione di Milano per ricordarlo a un anno dalla sua scomparsa, avvenuta a pochi giorni dal suo 70esimo compleanno, proprio sulla montagna che era diventata la sua nuova casa. E chi quella fortuna invece l’ha avuta avrà l’occasione, appunto, di ricordarlo.
Pur avendo scalato le montagne di mezzo mondo, dall’Himalaya al Karakorum, passando per le Ande e il Pamir, per l’alpinista lecchese il vero luogo dell’anima è sempre stato il Grignone.
“Claudio ha fatto per molti anni parte della nostra vita come ‘virtuale guardiano’ del nostro rifugio Brioschi e della Grigna. Rappresentava a pieno i nostri valori di semplicità, amore e rispetto per la montagna”.
Saranno presenti alla serata, tra gli altri: Flavio Ronzoni, curatore del libro “Il Claudio della Grigna”; Alex Torricini, gestore rifugio Brioschi; Roberto Monguzzi, Presidente CAI Milano; l’editore Paolo Bellavite e gli amici Giorgio Ronchi e Marta Deiana.
A moderare la serata Alberto Turco, della Scuola Righini, e Paola Dotti della Commissione Culturale del CAI Milano.
Vi aspettiamo martedì 28 marzo, alle ore 21:00, presso la sede del CAI Milano, in via Duccio di Boninsegna 21/23.
È gradita una cortese conferma rispondendo a questa mail o chiamando i numeri di telefono 0286463516 / 3493594630.
Claudio Ghezzi
Claudio Ghezzi, 69 anni, di Missaglia (LC), ha perso la vita ieri 12 giugno, precipitando da una ferrata sulla Grigna Settentrionale 2410 m, una delle montagne più note della provincia di Lecco.
Ghezzi, conosciuto soprattutto come recordman di ascese fino alla vetta del monte, avendone portate a termine oltre 5.600 in quasi mezzo secolo, era già arrivato sulla sommità della Grigna quando, secondo una prima ricostruzione, sarebbe tornato sulla ferrata del Sasso dei Carbonari, che conduce al rifugio Brioschi, a circa 2000 metri di quota, per aiutare un’amica in difficoltà. Lo scalatore sarebbe, però, scivolato in un punto esposto, precipitando per decine di metri. La ferrata è stata poi evacuata.
Vano ogni tentativo di soccorso. Ghezzi in passato era stato protagonista anche di diverse spedizioni in Sudamerica e in Asia, tra Nepal e Tibet.
“Con Giacomo Scaccabarozzi ho fatto quasi tutte le Alte vie d’Italia. Stavamo via 15 o 20 giorni d’estate. Poi dal ‘91 all’estero – raccontava (Fonte) – L’Illimani in Bolivia, poi il Pakistan, il Nepal, Kirghizstan, Kazakistan, Uzbekistan. Sono salito sul Peak Lenin, abbiamo tentato il Peak Pobeda. Ho fatto un tentativo al Muztagata e nel 1997 ero in spedizione al Cho Oyu. C’era anche il Butch (Marco Anghileri). Sono arrivato all’ultimo campo, ma poi niente da fare. Anche al Gasherbrum II nel 2005 sono dovuto scappare dalle valanghe. Sono salito sull’Aconcagua e tante cime del Perù e ho girato in lungo e in largo per le valli nepalesi. Capisci che vai forte quando hai nelle gambe l’allenamento che fai in Grigna”.
Della Grigna diceva: “Quella montagna è nel mio cuore. Anche perché dopo la morte di Giacomo, mi è successo qualcosa. Vederlo lì sotto il rifugio mi ha cambiato. Tutte le volte che scendo dal “costone“ passo sempre a dare un occhio nel punto in cui l’abbiamo trovato. C’è una croce che smonto durante l’inverno perché altrimenti le valanghe se la portano via – raccontava – E poi il Butch (Marco Anghileri)… non dovevamo nemmeno metterci d’accordo, ci trovavamo e basta… ecco queste cose che sono successe hanno contribuito a rinsaldare ancora di più il mio legame con la Grigna”.
Ghezzi era noto a Missaglia “anche per il suo pluridecennale impegno nel far conoscere ai giovani e meno giovani la montagna nei suoi aspetti ambientali, sportivi e culturali – precisa il CAI di Missaglia – Ghezzi, infatti, ha fatto parte del GSA di Missaglia fin dalla sua fondazione, e dopo la trasformazione di quest’ultimo in sottosezione (e poi in sezione autonoma) CAI ha continuato ad esserne uno dei soci di punta… Le montagne lecchesi le conosceva bene e le frequentava assiduamente, soprattutto il Grignone, ormai per lui una seconda casa. Oggi proprio questa cima ha segnato la sua ultima ascesa”.



Davvero un peccato non aver avuto l’occasione di incontrarlo.