“Il Giro dei tre mari”

Questo il nome scelto per un’esperienza cicloturistica che combina viaggio, scoperta e riflessione nel cuore del Sud Italia. Ideato dal senatore Michelino Davico, offre un percorso organizzato tra bellezze naturali, storia e memoria

Il “Giro dei Tre Mari”
di Dino Bonelli
Foto di Antonio Alampi

Il cicloturismo è un grosso contenitore in cui si racchiudono tantissime modalità di fare turismo sulle due ruote pedalate. Con questo termine si etichetta sia il ciclista singolo che in bikepacking viaggia accampandosi poi dove può e mangiando al fuoco lento del suo fornello, sia il gruppo, con pulmini e staff al seguito, che spende le notti in hotel a quattro o cinque stelle prenotati con largo anticipo. In mezzo a questi estremi c’è un mondo che nella sola Italia, nel 2023, ha fatto segnare il 7% del PIL turistico nazionale. Nel 2024 questa percentuale è ulteriormente aumentata e le previsioni per il 2025 sono di continua crescita.

Chi scrive fa del ciclismo un moto di estrema libertà e quindi è discretamente restio a certe regole di massa, alle divise uniformate e agli orari imposti, rimanendo comunque molto ligio al codice della strada e alle norme etiche non scritte della bicicletta, ma nel maggio scorso ha voluto provare un viaggio a canoni opposti. L’occasione è nata principalmente per la curiosità di un itinerario che attraversava una zona a me sconosciuta. L’evento, denominato Giro dei tre mari, ripercorre parzialmente quella che tra il 1920 e il 1949, per quattro edizioni, fu una gara a tappe per professionisti. La nostra partenza è stata nella splendida Polignano a mare, in Puglia (sul Mar Adriatico) con un passaggio sulle coste della Basilicata (Mar Ionio) per finire a Gioia Tauro, in Calabria (Mar Tirreno). In totale 554 km suddivisi in sette tappe.

Ideato, organizzato, coordinato e pedalato in prima persona dal senatore Michelino Davico, sottosegretario di stato al Ministero degli Interni dal 2008 al 2011, questo giro è l’ennesimo di una serie che sotto l’etichetta La storia in bici, vuole mostrare le bellezze del nostro Paese sulle due ruote. L’organizzazione, efficace e ben curata, prevede una macchina davanti al gruppetto e una dietro, mentre i furgoni con i bagagli da un hotel all’altro viaggiano quasi sempre separatamente. Le strade non sono chiuse, il codice stradale è sempre sommo, ma nei punti più nevralgici una scorta di motociclisti autorizzati blocca gli incroci, garantendo uno scorrere fluido e sicuro. Il ritmo della pedalata è tranquillo, a volte pure troppo, ma contenere il variegato gruppo di ciclisti, al fine della loro sicurezza e quindi poi anche per raggrupparli nei diversi programmati stop culturali, per questo tipo d’evento è basilare.

GIRO DEI TRE MARI MAPPA

In quasi tutti i siti di partenza e o arrivo, e a volte anche nel bel mezzo della tappa, s’incontrano i sindaci o gli assessori allo sport e o alla cultura, e con loro si scambiano messaggi di solidarietà, arte, turismo, sport e salute. Durante le tappe ci si ferma a visitare siti archeologici, chiese di particolare interesse e qualche museo, oltre alle bellezze naturali, come i vari litorali e sulle balconate belvedere. A Lamezia Terme, sulla costa calabrese, mentre si è accompagnati da un nutrito gruppo di ciclisti locali, la sosta più importante della giornata e la più toccante dell’intero giro, la si fa dove in quel dannato 5 dicembre 2010 un gruppo di ciclisti amatoriali locali fu travolto da una macchina che viaggiava ai 109 km/h con un disgraziato tossico alla guida. Ci furono otto morti e diversi feriti. Un sopravvissuto alla strage, presente alla nostra silenziosa visita dinnanzi alla stele commemorativa, ricorda quel tragico giorno, in cui lui fu ferito, perse sette amici e il fratello, facendoci capire quanto siamo fragili ogni volta che pedaliamo su una strada. Fragili e alla mercé di tutti quelli che guidano forte, male e magari anche imbottiti d’alcol e o di droghe.

Giro dei tre mari, sette magnifici giorni di convivialità, tutti “imbustati” nelle due differenti maglie tecniche omaggiate dall’organizzazione e indossate a gentil comando. Una macchia monocromatica di grande impatto visivo, peraltro molto applaudita da chi la vede passare. Tutti disciplinatamente a seguire un programma ciclistico culturale che non ha certo tralasciato il lato enogastronomico delle regioni attraversate. Un concept di cicloturismo, quello proposto due volte l’anno, primavera e autunno, da La storia in bici, unico e completo, adatto a tutti, e sempre con percorsi nuovi finemente ricercati dallo stesso Michelino Davico, un politico particolarmente dinamico ed entusiasta del ciclismo.

Info su prossimi viaggi su www.lastoriainbici.it

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