Prima di Gilgamesh, che ha ispirato la Bibbia e tutto quel che è venuto dopo, c’è stata un’eroina femmina (e un poco protofemminista): Inanna. Le sue saghe sono più antiche, come sostiene ora con buone prove una divulgatrice britannica.
La letteratura cominciò da una donna
(cinque millenni fa)
di Mario Baudino
(pubblicato su lastampa.it/cultura l’8 agosto 2023)
Che cosa cambierebbe se il primo eroe letterario in assoluto non fosse come si è sempre pensato un uomo, ma una donna? In sé forse non implica nessuna differenza; però è una riflessione interessante.
La fa sulle pagine del Guardian la giornalista e divulgatrice Emily H. Wilson, presentando una sua ricostruzione narrativa, appena uscita in Inghilterra, dei miti sumeri, quelli che si ricollegano ovviamente all’epica di Gilgamesh.
Il sovrano sumero si misurò con le forze ultraterrene e divenne una sorta di dio a sua volta, e la sua è la prima epica dell’umanità, sviluppatasi in quello che adesso è l’Irak a partire dal terzo millennio fino a culminare intorno al 1500 a. C. quando le storie legate a questo personaggio, forse reale forse immaginario, vennero assemblate e sistemate in sei differenti versioni.
La più nota fu rinvenuta, scritta in babilonese su tavolette d’argilla redatte fra il 1300 e il 100 avanti Cristo, nella cosiddetta biblioteca di Assurbanipal a Ninive.
Gilgamesh ha anticipato gli eroi omerici e anche com’è noto ispirato la Bibbia. Ma non ha fatto tutto da solo. C’è un personaggio apparentemente secondario almeno nelle sue storie, che però ne ha generate a sua volta altre in autonomia e probabilmente lo ha persino preceduto: Inanna, donna e dea che nei secoli – nei millenni – sarebbe diventata la molto più nota Ishtar e ancora per molti aspetti del suo carattere “incorporata” in Afrodite.
Un personaggio, e una divinità, dalla lunghissima vita, più di chiunque altro: c’era ancora, assai attiva, quando Gilgamesh era ormai scomparso; e secondo la Wilson c’era anche prima.
Le antiche storie su Inanna, spiega, sono innanzi tutte storie epiche (quindi a tutti gli effetti letterarie) ed in esse è lei il grande eroe protagonista. Le prime copie scritte hanno più o meno la stessa datazione di quelle di Gilgamesh, ma l’ipotesi degli studiosi è che i miti – le narrazioni orali – a lei riferiti siano più anziani.
La giornalista cita una specialista di sumerologia dell’Università di Chicago Jana Matuszak, secondo cui ci sono frammenti non pubblicati su Gilgamesh che datano del 2100 a.C., ma per quanto riguarda Inanna esiste materiale risalente al 2600.
E’ dunque è lei la «madre» della nostra letteratura – la protofemmina sacra, l’Eva che anticipa Adamo?
In ogni caso c’è la possibilità, se non di verificare il quesito, quantomeno di apprezzarne il soggetto. L’editore Mimesis ha pubblicato da poco la raccolte delle antichissime storie che la riguardano, I canti di Inanna. Regina del cielo e della Terra a cura di Diane Wolkstein e Samuel Kramer: dove Inanna è una giovane donna incantevole che si sta cercando uno sposo e si chiede senza perifrasi «chi verrà a letto con me? Chi arerà la mia vulva?»
Sceglie lei, naturalmente: il fortunato – si fa per dire – sarà il pastore Dumuzi, il tutto in un trionfo dei sensi. Non solo, ma in quanto – tra le altre cose – dea della pioggia, la sposina sodisfatta donerà agli uomini prosperità e benessere.
La sua vita non è però un idillio, e quella di Dumizi, che ben presto fa una brutta fine, ancora meno. Per reazione, o per destino, chissà, Inanna diviene una spietata seduttrice, senza far differenza tra uomini e dei.
Solo Gilgamesh si rifiuta alle sue profferte, ritenendo che nessun uomo è mai sopravvissuto a una notte d’amore con lei: una decisione che oggi verrebbe qualificata forse come «patriarcale», ma è pur vero che Inanna non aveva di questi problemi.
Chissà, forse il sovrano diffidava per via del primato cronologico, o magari si trattava di una banale rivalità tra personaggi letterari (per non parlare di scrittrici e scrittori).

