Le 5 regole per la sicurezza in montagna

Gli incidenti: dai turisti finiti nel lago ghiacciato di Braies agli scout partiti in pantaloni corti e colti da una bufera di neve sull’Appennino. Ecco cosa bisogna fare prima di partire.

Le 5 regole per la sicurezza in montagna
di Carlotta Lombardo
(pubblicato su corriere.it il 26 aprile 2022)

Prima, tra Pasqua e Pasquetta 2022, l’incidente sul lago di Braies, in Alto Adige, reso celebre dalla serie tv  Un passo dal cielo : la superficie, indebolita dal rialzo delle temperature, non ha retto al peso degli imprudenti turisti che ci stavano passeggiando sopra e in 14 sono finiti dentro le gelide acque color smeraldo. Poi, domenica 24 aprile 2022, i 15 scout di Scandicci colti da una bufera di neve al Passo dello Strofinatoio, nel comprensorio del Corno alle Scale nel Bolognese, mentre erano diretti al rifugio Duca degli Abruzzi. Nonostante il meteo fosse in peggioramento si sono avventurati sul crinale tra la Toscana e l’Emilia Romagna in camicia e pantaloni corti, la loro tipica divisa, e in tre sono andati in ospedale per un principio di ipotermia. Episodi che solo l’intervento delle squadre di soccorso ha evitato che si trasformassero in tragedia. «Andare in montagna è una cosa seria — dice Martino Peterlongo, 52 anni, istruttore nazionale delle guide alpine e presidente del Collegio delle Guide Alpine Italiane — Ci si diverte, si sta in posti bellissimi ma se non si seguono alcune norme di comportamento è un ambiente che può rivelarsi ostile; l’imprudenza e la sottovalutazione dei rischi possono portare a spiacevoli inconvenienti». Ecco cinque regole da seguire per vivere d’estate (e non solo) la montagna in sicurezza.

Meteo: le condizioni variano in fretta. Informarsi prima di partire
Per non farsi cogliere dal maltempo (ed evitare di mettersi in cammino nel momento sbagliato) prima di intraprendere una gita in montagna è fondamentale informarsi sulle previsioni del tempo. «Le condizioni meteo possono variare repentinamente, soprattutto in quota, dai 2.000 metri, ma anche a quote più basse può succedere che le temperature si abbassino di parecchi gradi — dice la guida Martino Peterlongo — Ormai quasi ogni regione fornisce il proprio bollettino meteo ma bisogna saperlo leggere. Una cosa sono i temporali diffusi su tutto il territorio con probabilità sopra l’80%, un’altra quelli sparsi e con probabilità bassa, al 30%. In questo caso consiglio di informarsi presso i rifugi della zona, di conoscere quanto è lunga l’escursione che si vuole fare e di partire per tempo in modo da poter tornare indietro».

Itinerario: scegliere percorsi adatti alle capacità fisiche e tecniche dei meno preparati
Su stradine, pendii ripidi e pareti rocciose fino alle creste aeree e alle cenge attrezzate di funi e scale. In montagna ci sono tanti tipi di sentieri.
Il Cai li ha classificati con sigle che ne indicano il grado di difficoltà: T (il più semplice) è il sentiero turistico; E quello escursionistico; EE il sentiero per escursionisti esperti; EEA, la via ferrata o attrezzata. Leggere la tabellina bianca e rossa apposta prima dell’inizio dei sentieri con anche la stima dei tempi medi di percorrenza aiuta a capire se si è in grado di affrontarli. «L’importante è sceglierli in funzione delle proprie capacità fisiche e tecniche e, quando si è in gruppo, prevedere i tempi di percorrenza in base agli escursionisti più lenti — avverte Peterlongo — Per farlo ci vuole un po’ di esperienza. Prudenza e autoresponsabilità sono però fondamentali».

Il gruppo: non andare da soli in alta quota (e non affidarsi allo smartphone)
Una delle regole auree quando si va in montagna è quella di non intraprendere un’escursione in alta quota da soli, soprattutto se non si ha abbastanza esperienza. È sempre buona norma lasciare detto a qualcuno l’itinerario che si prevede di fare, avvisando — nel caso in cui ci si voglia fermare in un rifugio — dell’intenzione di fermarsi lì per una sosta. In caso di bisogno, le guide alpine o i soccorritori possono così rintracciare l’escursionista con più facilità. «In quota non sempre prende il cellulare ed è quindi bene non affidarsi troppo alla tecnologia — avverte Peterlongo — Solitamente, camminare da soli è un’attività riservata a chi ha acquisito una minima esperienza in montagna. Se si è alle prime armi, meglio farsi accompagnare da persone esperte». Altra buona norma: riavvisare del proprio ritorno.

Abbigliamento: anche d’estate mai dimenticare guanti, berretto e giacca a vento
Avere l’abbigliamento adeguato all’impegno e alla lunghezza dell’escursione è un altro caposaldo di chi va in montagna, ambiente dove non è necessario che ci sia brutto tempo per incorrere in spiacevoli sorprese. Uno dei rischi maggiori è infatti quello di trascurare i danni dei raggi solari, particolarmente potenti in quota. Ricordarsi quindi di portare sempre con sé una crema solare, occhiali da sole e un cappellino. Utili i pantaloni con la cerniera sopra il ginocchio che si trasformano in pantaloni corti. «Anche d’estate nello zaino non dovrebbero però mai mancare i guanti, un berretto caldo, una giacca a vento con il cappuccio, meglio in goretex per proteggersi bene da vento e pioggia e, sopra i 2.000 metri, un piumino — avverte Peterlongo — Fondamentale, infine, l’acqua. Bisognerebbe portarne almeno un litro».

Attrezzatura: scarpe da trekking fondamentali, mai indossare quelle da ginnastica
Un elemento importantissimo dell’equipaggiamento da escursionista sono le scarpe: di base è consigliabile indossare delle calzature da trekking alte, i classici scarponcini, che proteggono le caviglie, anche se per le camminate di basso livello di difficoltà possono andar bene un paio di scarpe basse. In entrambi i casi la suola deve essere tendenzialmente rigida e la fodera garantire un minimo di impermeabilità. «Le scarpe sono considerate parte dell’attrezzatura fondamentale per andare in montagna. Anche d’estate, non vanno assolutamente bene le scarpe da ginnastica “da città” perché hanno la suola liscia e se piove il terreno diventa scivoloso — avverte Peterlongo — Avere la scarpa sbagliata in montagna vuol dire farsi male con più facilità: le statistiche del Soccorso Alpino indicano che la maggior parte degli incidenti agli escursionisti sono per scivolamento». Tutt’altro che superflui, i bastoncini da trekking: migliorano l’equilibrio, scari-cano la fatica delle ginocchia in discesa e aiutano nelle salite impegnative. Lo zaino? «Indispensabile, perché avere le mani libere mentre si cammina è un’altra buona regola per chi cammina in montagna — conclude Peterlongo — Dovrebbe essere contenuto, solidale con il corpo e della capienza giusta».

Il commento
di Carlo Crovella
Se addirittura un quotidiano a diffusione nazionale, come il Corriere, arriva a pubblicare queste “regole” fondamentali, significa che esse sono proprio la “base” dell’andar in montagna. Eppure quante volte vediamo degli sprovveduti che non si curano di rispettarle? Sono regole talmente banali, proprio di buon senso “basico”, che dovrebbero far parte del modo di ragionare di chiunque. Fa bene il Corriere a rimarcarle, ma non sarebbe neppure necessario iscriversi ad un corso per abituarsi ad un approccio prudenziale. Dovrebbe far parte di ciascuno di noi. Invece non è così: troppo spesso a questa cose di base non ci si pensa neppure o, peggio, si dà per scontato che viviamo in un modello sociale che garantisce l’intervento in caso di necessità. Quindi la gente se ne sbatte e parte, tanto ci sarà qualcuno che (nel caso) ci penserò a cavarli d’impiccio. Lo smartphone, il sapere che esiste il 118, le previsioni meteo di elevata fattura, l’attrezzatura leggera e iper performante danno una falsa sensazione di sicurezza. Viviamo in un mondo viziato. Non sappiamo dirci dei “no” da soli: tutto è dovuto e la società ce lo deve garantire. Voglio dire una cosa provocatoria. Sarei curioso di fare un esperimento: proviamo per un’estate a cancellare tutte questi elementi di falsa sicurezza (no campo per i cellulari, no Soccorso alpino, no app di nessun tipo, no previsione meteo… ecc ecc ecc). Cioè torniamo ad una montagna “a mani nude”: incontreremmo ancora gli sprovveduti su per le nostre amate vette? Dopo un po’, non ne vedremmo neppure più uno: troppa “fatica” comporta l’andare davvero in montagna. Troppa fatica mentale, si dedicherebbero ad altro.

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