Convegno del CAI di Vigo di Cadore sul futuro di queste strutture «Diciamo no alle prenotazioni, ma vanno aperti a tutti».
Troppi giovani nei bivacchi?
(non è un male per la montagna)
di Gianluca De Rosa
(pubblicato su ilgazzettino.it il 15 settembre 2025)
Utilizzo dei bivacchi da parte degli escursionisti al centro del dibattito organizzato dalla sezione CAI di Vigo di Cadore a margine delle celebrazioni dei 40 anni del bivacco Spagnolli 2047 m. Tre i fronti attorno a cui si è sviluppata la discussione: da una parte gli “integralisti” della montagna che vorrebbero chiudere o addirittura eliminare i bivacchi, dall’altra chi li vorrebbe gestire tramite prenotazione equiparandoli ai rifugi. Esiste anche una terza voce, più esclusivista, che vorrebbe riservare i bivacchi a un’élite di frequentatori dell’alta montagna. «Riteniamo che una sezione CAI, che gestisce i bivacchi, debba avere voce in capitolo in questo dibattito, spesso portato avanti con i toni sbagliati, da chi non conosce veramente il tema», hanno sottolineato i vertici del CAI Vigo presentando l’evento.
Sezione CAI che ha esposto un “decalogo” dei bivacchi partendo dal primo principio: sì ai giovani e no alla gestione dei bivacchi equiparati ai rifugi. «Se la soluzione più semplice è quella di chiudere i bivacchi e mandare tutti al rifugio con il bancomat in tasca, perché continuiamo a chiamarci CAI?».
Ecco le altre nove voci inserite nel decalogo: in primo luogo un bivacco alpino è un punto di ricovero di emergenza: la precedenza nel loro uso è di chi si trova in difficoltà fisica o dovuta alle condizioni atmosferiche. Un bivacco alpino è un utile luogo da dove partire per affrontare una cima alpinistica, avendo già effettuato l’avvicinamento il giorno precedente. Terzo: i bivacchi sono aperti e disponibili a tutti e tutti devono lasciarli meglio di come li hanno trovati; nessuno può prenotare la struttura e sta al buonsenso di tutti capire se vi è qualcuno che ne ha bisogno più di altri, lasciando il posto libero qualora non ve ne fossero abbastanza. Per chi non condivide questo approccio, esistono i rifugi.
Si passa al quarto punto: molti bivacchi alpini sono stati costruiti da volontari, con l’aiuto economico di intere comunità; se questi avessero voluto costruire una struttura chiusa a chiave da godere con gli amici, si sarebbero costruiti una baita privata. E ancora: una sezione CAI ha il diritto di chiudere una struttura, che non è più un bivacco ma una capanna sociale; la cosa ha senso quando l’edificio viene utilizzato per fini istituzionali e con una frequenza adeguata, non per rimanere chiuso tutto l’anno vanificando sforzi e sacrifici dei costruttori per il solo gusto di sentirsi padroni di qualcosa di inutilizzato.
Al sesto punto il CAI precisa che «la nostra sezione ha fatto la scelta di non lucrare sulla montagna, che è di tutti. Chiudere a chiave una struttura e farsi pagare l’affitto dagli utenti non rientra nella nostra filosofia. Settimo punto: la richiesta di una caparra presuppone un susseguente immediato controllo dello stato della struttura: una soluzione impossibile da mettere in pratica. Per i vertici del CAI, inoltre, non è un’idea malsana il fatto che i giovani vivano la montagna attraverso il pernottamento in bivacco. Infine, dare cultura di montagna è insegnare l’educazione: un lavoro molto faticoso che nel tempo porta i suoi frutti, soprattutto se si parla di giovani che potrebbero domani innamorarsi della montagna e rispettarla come chi la vive quotidianamente.
L’evento
di D. R.
Grande festa ai duemila metri e poco più nel gruppo dei Brentoni per il quarantennale del bivacco Spagnolli.
Il “gioiellino” di cui si prende cura amorevolmente la sezione CAI di Vigo è stato visitato da un nutrito gruppo di appassionati della montagna cadorina, confortati anche dal meteo clemente.
Tra gli ospiti, alla presenza della sindaca di Vigo, Silvia Calligaro che ha fatto gli onori di casa, figurava anche il senatore Luigi Spagnolli, discendente di Giovanna Spagnolli e i figli di “quel” Giovanni Spagnolli a cui è dedicata la struttura.
Proprio la famiglia Spagnolli ha ricordato nella circostanza la figura di Giovanni, già presidente del CAI e del Senato, precursore della mentalità ambientalista nei suoi anni di governo, ma al tempo stesso fermo nella convinzione di supportare ed incentivare la vita di montagna affinché «le sue genti vi ci potessero vivere e crescere».
Nel nome di Giovanni Spagnolli, quarant’anni fa la sezione CAI di Vigo con la partecipazione dell’intera comunità locale, diede vita al bivacco come presidio della collettività. Ieri erano presenti alcuni di coloro che costruirono fisicamente la struttura.
Presente anche il rappresentante della locale stazione del soccorso alpino Emanuele D’Andrea che ha portato i saluti ai presenti anche a nome della Magnifica Comunità di Cadore. La giornata si è chiusa con un buffet offerto a tutti dalla sezione CAI di Vigo, oggi guidata dalla presidente Beatrice Da Rin De Barbera.
Archiviati i festeggiamenti, la sezione CAI di Vigo ha reso pubblica attraverso i social una lunga galleria fotografica dedicata al bivacco Spagnolli, partendo dalla posa della prima pietra fino ad arrivare al completamento dei lavori. Una galleria nella quale si ritrovano la gran parte dei cittadini di Vigo.
Interessante, a proposito delle celebrazioni del bivacco Spagnolli, quanto avvenuto la sera del 13 settembre 2025 a Laggio dove a prendersi la scena è stata la 25enne Sara Calcagnì di Pelos, protagonista di una tesi di laurea dedicata ai bivacchi alpini, intesi come progetti meritevoli di valorizzazione al pari di un bene culturale.
Sara Calcagnì ha esposto magistralmente la storia del concetto di “bene culturale”, del perché molti bivacchi possono essere considerati tali e perché un bene culturale vada non solo tutelato, ma anche valorizzato. E la valorizzazione va di pari passo con il rendere fruibile questo bene a tutti.



Non credo che la prenotazione sia una soluzione al problema di “troppi giovani in bivacco”, però nel 2025 si può tranquillamente trovare un modo per agevolare tutti. Magari creare una piattaforma online in cui si può solamente scrivere se quel tale giorno ci so fermerà in bivacco, con motivazione annessa, (non per forza solo per scalare la cima più alta ma anche per fare una nottata in compagnia e un escursione più lunga) in modo che se un gruppo organizza un escursione sa già che in tale bivacco ci saranno tot persone a dormire.. Oppure che se uno si fa la translagorai per forza resterà a dormire quindi se lo segna tanto meglio ha più possibilità di non trovarsi a dormire per terra. Un attimo di organizzazione dai non ci vuole un genio….. basterebbe solo sponsorizzare un attimo il sito (anche tramite i vostri articoli)