Tita Piaz – 3

Spesso sono attribuite ad Hans Dülfer (1892-1915) le prime tecniche di manovra e discesa con la corda, in particolare l’evoluzione dei suoi metodi ora conosciuti come “alla Dülfer”, il modo standard di calarsi in corda doppia come già veniva chiamato anche nei miei primi tempi di attività (anni ’70) (Questo non è vero in Italia, NdR). Invece è abbastanza chiaro come Piaz sia stato il creatore della ginnastica con le corde ad alta angolazione, combinando audaci sistemi di arrampicata libera e corde per superare brillantemente le placche più lisce. La Piazwand sul Totenkirchl, aperta nel 1908 e poi ripetuta in solitaria nel 1911 da Preuss, è stata la prima via su un’importante parete inviolata che ha davvero richiesto l’uso di tutte le nuove tecniche, creando una nuova cognizione di ciò che era possibile fare sulle più grande pareti di roccia della Terra.

Tita Piaz, big wall climber
di John Middendorf
(pubblicato su bigwallgear.com il 4 gennaio 2022)
Nota: le citazioni sono ritradotte dall’inglese, pertanto potrebbero non coincidere esattamente con i testi originali in italiano.

Totenkirchl
Nel 1924 Franz Nieberl, scalatore e brillante cronista delle tecniche di arrampicata, raccontò un sogno che aveva fatto al Kaisergebirge dodici anni prima, alla base del Totenkirchl, prima della salita mozzafiato della Diretta alla parete ovest opera di Hans Dülfer. Nel suo sogno, lo spirito del Totenkirchl ha preso vita e ha raccontato la sua storia, come si è formato prima in un mare primordiale, poi è emerso nel mondo come una gigantesca torre calcarea con pareti ripide su tutti i lati, dove era rimasto “regale, appartato e indisturbato” per eoni. Poi arrivarono i “piccoli esseri umani”, che iniziarono a gironzolare attorno alla sua base, poi si arrampicarono sulle sue pareti con chiodi e altra attrezzatura da fabbro che tenevano in tasca piuttosto che agganciatia moschettoni. Per un po’ furono scalate solo tre delle sue quattro possenti pareto, e lo spirito del Totenkirchl era fiducioso che la sua parete ovest, “quella tagliata con l’accetta”, fosse la sua carta vincente, al sicuro dai “minuscoli e pervicaci aguzzini”. Ma poi arriva un “bambino umano magro” con un serpente gigante di treccia di canapa di Manila: un chiodo dopo l’altro, discende pericolosamente gli strapiombi e la voragine della parete ovest. La parete, così contaminata e “accuratamente ingannata” fu presto scalata e rimossa dall’elenco delle salite impossibili. Lo spirito conclude: “Ora ero esausto. La vecchia canzone che avevamo già sentito risuonò di nuovo: questa è la roba più dura del Kaiser!”.

Il Totenkirchl è un sorprendente monolito di pietra nel Kaisergebirge, una regione alpina (~2500 m) a circa 100 km a sud di Monaco di Baviera, e una delle tre principali catene montuose (insieme al Wetterstein e al Karwendel) che costituiscono la principale ossatura da est a ovest delle vette calcaree del Tirolo settentrionale. La parola Totenkirchl si traduce in “Chiesetta dei morti”, dal nome delle piccole chiese nelle aree cristiane ortodosse orientali che a volte ospitano corpi mummificati: da lontano s’impone al paesaggio, caratterizzandolo. Anche se all’epoca le catene montuose delle Alpi Orientali si trovavano principalmente all’interno dell’impero austro-ungarico, le catene di arrampicata più settentrionali erano considerate dominio degli alpinisti di lingua tedesca, quelli della “Scuola di Monaco”, in particolare dell’autore della guida del Kaisergebirge Georg Leuchs e altri. Quelli del Sud-Tirolo, con l’eccezione di Tita Piaz, raramente le visitavano.

La parete ovest del Totenkirchl, uno dei luoghi di nascita dell’arrampicata moderna su big wall. Una volta considerata impossibile, le due prime salite della parete ovest di 600 m hanno richiesto le differenti visioni di due alpinisti diversi, Tita Piaz (1908) e Hans Dülfer (1913), per poter mostrare il potenziale di linee visionarie che poi divenne origine e modello per tutte le future salite le più grandi big wall della Terra. Foto: Luis Trenker, 1963.
Il Totenkirchl si trova nel Wilder Kaiser (Wk sulla mappa), uno dei due principali sottogruppi del Kaisergebirge. Clicca per ingrandire.

Prima salita della parete ovest del Totenkirchl, 1908
La parete ovest del Totenkirchl è stata per molti anni “l’ultimo grande problema” delle Alpi Orientali, e diversi scalatori di punta avevano tentato incursioni sulla parete alla ricerca di una via arrampicabile. I chiodi stavano appena iniziando a diventare strumenti tradizionali, ancora realizzati su misura solo in piccole botteghe di fabbri, e nella loro infanzia usati principalmente come punto di aiuto diretto o come ancoraggio per la sosta o la discesa in corda doppia. Il concetto di un’arrampicata in libera difficile sopra al chiodo, con un carico di caduta maggiore per un volo più lungo, era ancora molto temuto e Piaz era noto come il più audace in questa arte. Con la sua vasta esperienza nel maneggio delle corde in sicurezza nelle “tirolesi” e nelle doppie, allo scopo di salite e discese più sicure sulle più difficili guglie dolomitiche, Piaz era pronto a guidare la prima di molte grandi big wall delle Alpi, ora rese possibili dalle innovazioni della tecnica.

Molte grandi scalate iniziavano in motocicletta e l’epico viaggio di 300 km di Tita Piaz da Perra di Fassa a Kufstein è stato uno dei primi sulle nuove strade che collegavano le regioni del Tirolo e con una delle prime motociclette da turismo prodotte in fabbrica, apparsa solo intorno al 1901. Ha guidato fino al Nord Tirolo con Franz Schroffenegger, famosa guida alpina di Tires. Lì si unirono al resto della squadra con l’obiettivo di realizzare la prima ascensione della parete ovest del Totenkirchl.

Piaz e una delle sue moto, forse una delle prime Moto Guzzi degli anni ’30. Piaz scrive del suo viaggio al Kaisergebirge del 1908: “Il viaggio è stato piuttosto movimentato, come molti dei miei viaggi in moto. Infatti, è costato la vita a un cane e due galline, e siamo stati quasi frustati dai contadini di Jenback” dopo un incidente con un carro pieno di cavoli trainato da due buoi.

Incontro di comunità del Nord e del Sud Tirolo, gli altri due membri della squadra erano Josef Klammer, alpinista esperto e fondatore della prima squadra di soccorso alpino di Kufstein, e Rudolf Scheitzold di Monaco, che aveva effettuato una impegnativa discesa in corda doppia della parete dalla sua seconda terrazza l’anno prima (quella riferita nel sogno di Nieberl). Sebbene l’ispezione di Schietzold avesse rivelato alcune possibilità per una via di arrampicata sulla parete ovest, inizialmente egli la definì “impossibile” e mise in guardia contro qualsiasi tentativo. Piaz era stato presentato alla comunità, compreso il presidente della sezione DÖAV, Anton Karg, da Franz Nieberl, che (secondo Piaz) scherzava: “Sig. Presidente, cosa ne pensate di queste guide modernissime, che percorrono 300 km in moto per provare il problema più grande delle Alpi Orientali? Potete stare certi che Piaz insegnerà il latino ai nostri alpinisti del Kaiser”. Presto la squadra iniziò il suo viaggio di 16 km da Kufstein a Hinterbärenbad, dove il Totenkirchl domina la vista.

Una delle abilità chiave che Piaz ha messo sul tavolo, sulla base della sua vasta esperienza di prime salite nelle catene meridionali, era il suo occhio per una linea, conoscendo bene i limiti delle possibilità in base all’attrezzatura prevista per la salita. Piaz scrive: “A colpo d’occhio sono rimasto sorpreso che la (parete ovest del Totenkirchl) non fosse ancora stata conquistata e non ho avuto nemmeno un lampo di dubbio che il tentativo sarebbe stato vano“. Esplorando la muraglia con il binocolo, vede subito la linea precisa, e scrive della sua spiegazione: “Vedete la paretina a destra, con una fessura appena percettibile a sinistra? Ebbene, vi dico che passeremo di là, e vi prometto che, se non ci riusciamo, allora mi farò frate carmelitano scalzo». E infatti, la linea che Piaz aveva immaginato dal basso era proprio la linea di debolezza, una scoperta che nessuno di tutti i tentativi precedenti aveva fatto.

La “traversata a corda”
Il percorso non era però del tutto in libera. Si rumoreggiava di una piramide umana e che il percorso fosse costellato da “molti chiodi, per lo più utilizzati solo per motivi di sicurezza”. Uno dei passaggi chiave era una traversata a corda. Il team di Piaz ha descritto questo tiro come “30 m di traversata in salita e a sinistra, per poi obliquare bruscamente in basso (chiodo), a sinistra nel camino”. Sebbene lo stesso Piaz abbia preferito concentrarsi maggiormente sulla difficoltà di arrampicata libera della “Parete Piaz” nel suo racconto della salita, Fritz Schmitt descrive il tratto come un “punto delicato con doppia doppia diagonale, le corde incastrate erano estremamente maligne, pochi appigli e appoggi su un muro liscio, ed ero al sicuro solo nel camino. Ma cosa significa essere al sicuro in un camino di 120 m con tutti i tipi di strapiombi, massi incastrati e fessure lisce? (1934, SAC)”.

Nonostante gli avvertimenti dei primi salitori che “per questa via non erano consigliate ripetizioni” a causa della sua difficoltà e del pericolo, la parete ovest del Totenkirchl diventò rapidamente una via da big wall tecnica e per lo più libera ambita, con oltre 30 salite riuscite nei successivi cinque anni, oltre a numerosi tentativi e persino un incidente mortale (Leuchs, 1917). Nonostante le vie tecnicamente più dure e più lunghe stabilite in questo periodo, la PiazWand, come divenne nota la via, regnò sovrana nella letteratura come parete di prova, fino all’avvento della via più diretta di Dülfer sulla parete ovest del Totenkirchl nel 1913, che stabilì un altro nuovo parametro di riferimento alle linee visionarie. Nel racconto della sua avventurosa scalata, Piaz conclude: “Quattro anni dopo (in realtà 5), il grande Duelfer, in compagnia dell’amico redwiz (sic), corresse quella parete con la sua memorabile Diretta”.

La traversata a corda del 1908 sul Totenkirchl è il primo esempio di una traversata a corda tesa, elemento chiave per un significativo sfondamento del tabù delle big wall. La dipendenza dalla corda fissata a un ancoraggio lontano, l’essere appesi e oscillare su pareti rocciose nel vuoto può essere scoraggiante anche per i moderni scalatori esperti. Man mano che la conoscenza delle corde da arrampicata in fibra naturale è migliorata tra gli scalatori nel primo decennio del XX secolo, l’idea di utilizzare i sistemi di corda e di ancoraggio come un modo per manovrare lateralmente su grandi pareti per collegare le caratteristiche naturali è passata dalla paura di una condanna a morte, con corde fragili e ancoraggi insicuri, a una tecnica di arrampicata tradizionale anche in situazioni di arrampicata esposta e strapiombante. Nei decenni successivi, la tecnica da big wall ebbe un’evoluzione tale da permettere di sfidare anche le grandi pareti delle Alpi Occidentali, fino alla salita della Nord del Cervino da parte dei fratelli Schmid nel 1931.

La cordata della parete ovest del Totenkirchl dopo la salita. Franz Schroffenegger (a sinistra) e Tita Piaz (centro), in piedi: Rudolf Scheitzold e Josef Klammer. Dopo lo scatto di questa foto, Klammer ha tenuto una conferenza sulla salita presso la sezione Bayernland a Monaco, con Piaz “trascinato sul podio pena il linciaggio” per “smascherare i più piccoli dettagli dell’eroica impresa: il mondo doveva sapere quante volte sbadigliavamo o sentivamo il bisogno di fare pipì!” Piaz scrive: “La sala della Hofbräuhaus non era mai stata così affollata come quella sera“.

Note finali
1) La via del 1908 sul Totenkirchl ricevette solo una breve menzione nel bollettino del DuÖAV del 1910, ma una descrizione completa del percorso comparve nel XIII Jahresbericht relativo al 1908, a cura dell’Alpenverein Sektion Bayerland (1909). Sebbene la sezione in traversata a corda fosse stata successivamente scalata in libera senza tensione di fune (probabilmente da Paul Preuss nel 1911), ancora negli anni Settanta molti dipendevano dalla tensione con la corda nella traversata per raggiungere i camini di uscita (vedi lo schizzo DAV del 1978 qui di seguito).

2) Anche altri alpinisti dell’epoca stavano iniziando a sperimentare traversate a corda, principalmente su falesie più piccole, e prima della tecnica di breve durata di Dülfer di portare una corda completamente dedicata per le traversate a corda autoassicurate, impiegata nella sua salita del 1912 della parete est della Fleischbank, traversate a corda sempre più difficili furono effettuate su nuove vie, in particolare da Angelo Dibona sulla Lalidererwand nel 1911 e da Georg Sixt nelle sue salite. Hans Fiechtl e Otto Herzog hanno notoriamente introdotto il moschettone sulla Schüsselkarspitze nel 1913. A partire dagli anni ’20, il Seilquergang (traversata a corda) è stato illustrato e descritto in molte riviste. Karl Prusik scrisse un libro sulle tecniche nel 1929 e la considerava una delle sei tecniche di base che dovrebbero essere insegnate formalmente a ogni scalatore principiante (assieme a nodi, assicurazione, discesa in corda doppia, sollevamento di uno zaino, e creare un ancoraggio con chiodi).

3) Nota dell’autore. Dopo aver completato un pendolo sulla prima salita di Kali Yuga sulla parete nord-ovest dell’Half Dome in Yosemite, ho scherzato su un nuovo sistema di valutazione per manovre di questo genere su big wall, valutando quello un P4, poiché era una traversata molto difficile su parete strapiombante che portava ad una serie di movimenti molto delicati per guadagnare un altro sistema di fessure molto a destra. Con questa scala, il pendolo Nothing Atolls sulla via Pacific Ocean al Capitan, con il suo ancoraggio su knifeblade ballerino, sarebbe considerato P2. Ma nonostante l’abilità e la paura necessarie per superare in sicurezza tali manovre, fortunatamente non c’è mai stato bisogno di un sistema di valutazione aggiuntivo per i pendoli.

Grazie e arrivederci per ora, signor Piaz
Dopo aver considerato questi primi contributi di Piaz alle tecniche e ai limiti dell’arrampicata su roccia, lasciamo Piaz qui, nel 1908, anche se lo stesso non si è certo fermato lì, perché ha continuato a produrre ascensioni all’avanguardia utilizzando gli ultimi strumenti e tecniche di arrampicata durante la sua lunga e avventurosa carriera. Altri libri potrebbero essere scritti sulla sua vita familiare, carriera teatrale, servizio militare e coinvolgimento civico. Costruì anche dei rifugi, oltre a portare molti novizi in montagna e a lavorare in modo notevole nel campo dei soccorsi. Piaz ha scalato con i re (Alberto I del Belgio), e ha condiviso le sue conoscenze con tanti degli alpinisti pionieri dell’epoca. L’austriaco Conrad Kain ha scalato la Marmolada con Piaz, definendo quella “la scalata più ardua che abbia mai fatto”, quando poco dopo si è trasferito sulle Montagne Rocciose e ha aperto le vie più difficili nei Bugaboos e in altre zone dove le big wall stavano diventando accessibili. Per uno scalatore, l’assolo di Piaz, l’audace arrampicata libera, le salite veloci e i concatenamenti, le big wall, le complesse manovre di salvataggio e le tecniche della sua professione di guida sono davvero notevoli per il loro spirito innovativo.

Pagine di una guida moderna su gentile concessione di Markus Stadler. Clicca per ingrandire.
Guida DAV 1978. Clicca per ingrandire.
La via Piaz del Totenkirchl segue la linea di sinistra fino alla cresta sommitale. Scalare una parete come la Ovest del Totenkirchl nel 1908 era ancora inimmaginabile. Piaz ha dimostrato che era possibile e la svolta ha portato direttamente alla prossima generazione di alpinisti da big wall, con linee più dirette sulle massicce pareti delle Alpi. A sinistra: The Alpine Journal, 1925; a destra, Fritz Schmitt, 1942. Clicca per ingrandire.
A sinistra: Ein Traum am Totenkirchl (Un sogno al Totenkirchl), uno dei tanti grandi racconti di arrampicata di Franz Nieberl, detto il “papa del Kaisergebirge”. Nieberl ha anche scritto Das Klettern im Fels (L’arrampicata su roccia), pubblicato per la prima volta nel 1909 e aggiornato regolarmente per decenni, una dei migliori manuali di arrampicata e d’istruzioni tecniche dell’epoca. A destra: vecchia cartolina con le linee classiche e le varianti delle vie Piaz e Dülfer. Clicca per ingrandire.
Google Earth offre una bella vista sulla parete ovest del Totenkirchl. A destra: vista del Totenkirchl da Hinterbärenbad. Clicca per ingrandire.
La mia collezione di libri di Piaz
L’ultima fotografia di Tita Piaz, e la triste notizia della sua morte per un incidente in bicicletta il 6 agosto 1948.
Il Seilquergang come raffigurato nel manuale di Karl Prusik del 1929, Ein Wiener Kletterlehrer (Un istruttore di arrampicata viennese).
La traversata alla corda di Dülfer con l’utilizzo di una corda dedicata al sostegno, metodo utilizzato nella sua salita del 1912 alla parete est della Fleischbank e nella sua via Diretta alla parete ovest del Totenkirchl (1913) fu resa obsoleta dai moschettoni e dal miglioramento della tecnica di assicurazione migliorate: eppure era ancora descritta e utilizzata nel 1931. Clicca per ingrandire.
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