Orfani del Parco

In questo articolo del 17 febbraio 2022, con il calendario delle iniziative per il centenario del Parco nazionale del Gran Paradiso, avremmo voluto vedere anche la nostra Montagna Sacra: il Parco, giustamente, non ne parla, vista la sua attuale e legittima posizione ufficiale. Ma il giornalista non ha dimostrato neppure un po’ di curiosità…

Cent’anni di Paradiso. Nel Parco Nazionale si festeggia imparando a essere “turisti attivi”
di Marco Berchi
(pubblicato su lastampa.it il 17 febbraio 2022

All’inizio, 150 anni fa, fu Yellowstone — e ne abbiamo parlato qui — ma esattamente 50 anni dopo, nel 1922, nascevano in Italia il Parco Nazionale del Gran Paradiso e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Festeggiare un compleanno “tondo” assieme al più famoso parco del globo non è cosa da poco e sarà anche per questo che il Parco del Gran Paradiso (PNGP), l’area protetta che occupa lo splendido spazio alpino tra Valle d’Aosta e Piemonte e coinvolge ben 13 Comuni, ha programmato un ampio calendario di iniziative e attività che, oltretutto, segnano la tanto desiderata ripresa post-Covid.

Vediamolo in sintesi, suddiviso sui due versanti del Parco e organizzato per temi portanti.

Nevicata in Val di Rhêmes. Foto: Stefano Borney.

Piemonte
Ronco Canavese (2 e 3 luglio 2022) metterà a tema il bosco, habitat di molti mammiferi tra cui il lupo, cui sarà dedicato uno specifico focus. Subito dopo, a Noasca (6 – 10 luglio 2022) l’attenzione si sposterà sulle praterie alpine — nel Parco ve ne sono di splendide — luogo di elezione dei grandi ungulati tra cui lui, lo stambecco simbolo del PNGP. Il personale di sorveglianza del Parco sarà a disposizione per raccontare storie, esperienze e segreti della convivenza con e tra gli animali.

La settimana successiva (16 – 17 luglio 2022) toccherà a Locana. Qui, nel nuovo clima Park che sarà inaugurato nel vallone di Piantonetto si parlerà di montagna a tutto tondo, dagli aspetti naturalistici a quelli delle culture alpine. Ci si sposterà poi a Campiglia Soana, frazione di Valprato, per mettere a tema le coltivazioni tipiche; l’appuntamento (31 luglio 2022) sarà nel Centro visitatori del PNGP mentre il 12 agosto 2022 a Ceresole Reale la grande protagonista non potrà essere che l’acqua, quella dei grandi invasi artificiali ma anche quella degli ecosistemi dei laghi alpini. Ancora di acqua ma stavolta come elemento che accomuna pratiche religiose e spirituali si parlerà a Ribordone il 27 agosto 2022.

Il lago Rosset sopra il Colle del Nivolet sul versante piemontese. Foto: Luciano Ramires.

Valle d’Aosta
Sarà Valsavarenche ad inaugurare le iniziative “sul campo” — dopo l’evento ufficiale in programma a Roma a fine aprile 2022 — con un focus (17 – 19 giugno 2022) dedicato ai grandi ghiacciai. Guide alpine e alpinisti saliranno in vetta al Gran Paradiso per issarvi la bandiera ufficiale del centenario.

La bella e famosa località di Cogne sarà lo sfondo per una mostra (dal 15 luglio 2022) presso la Maison Dayné che descriverà le origini del Parco. Durante il weekend saranno programmate attività speciali nel Giardino Botanico Alpino Paradisia a Valnontey.

Il centenario darà occasione a Aymavilles di inaugurare (28 – 31 luglio 2022) i restauri del castello medievale con iniziative legate alle civiltà alpine del passato e del presente, mentre cambiamento climatico e studi sulla biodiversità attivati nel Parco saranno il tema dell’appuntamento del 6 agosto 2022 a Rhêmes Notre Dame. Nella vicina Rhemes Saint Georges si parlerà di coltivazioni tipiche della montagna (13 agosto 2022) ma si dovrà scende a valle e precisamente a Villeneuve (14 agosto 2022) per toccare il capitolo dedicato al vino e ai vigneti di montagna.

Nei giorni successivi a quelli caldi e affollati di Ferragosto un po’ di calma, silenzio e spazi di riflessione sarà possibile sperimentarli a Introd. A tema saranno infatti i rapporti tra musica e suoni naturali.

Foto: Demis Massoni.

Eventi itineranti, attività didattiche e convegni scientifici costelleranno il PNGP dalla tarda primavera a fine estate con un gran finale proiettato addirittura al prossimo 3 dicembre 2022, data esatta del centenario della legge istitutiva che sarà celebrata nel castello di Sarre.

Resta da dire, in conclusione, forse la cosa più importante. Tutte le iniziative aperte al grande pubblico, pur nella loro varietà, saranno accomunate da un’unica filosofia, quella della partecipazione attiva e consapevole. Per imparare che il Parco vive, prospera e trasmette bellezza e serenità solo se chi lo visita collabora, restituendogli rispetto e protezione.

Info sul PNGP e sul centenario qui www.pngp.it.

Il commento di Carlo Crovella
Ognuno ha i suoi luoghi del cuore. Oltre alla Val di Susa, l’altro mio punto di riferimento è da sempre il massiccio del Gran Paradiso. Massiccio e Parco sono fusi in un tutt’uno, nella mia mente e nel mio cuore. Quando iniziai a frequentare quelle valli, infatti, ero piccolino e sgambettavo dietro a mio padre, ispettore dei rifugi Vittorio Emanuele II e Benevolo (quest’ultimo era ancora del CAI Torino, mentre ora è privato). Avevo meno di dieci anni: ho giocato ai cowboy, salendo sui basti dei muli utilizzati per i rifornimenti, e ho attraversato il laghetto a fianco del Vittorio su una zattera improvvisava che, ovviamente, si è capovolta nel bel mezzo del lago.

Erano gli anni in cui per le valli del Parco, segnatamente la Valsavarenche, tuonava il vocione di Renato Chabod, vera potenza quasi feudale dei luoghi. Il Senatore lo chiamavano i valligiani, con un misto di ammirazione e di timore. Al Vittorio, Chabod e mio padre trascorrevano lunghe serata a parlare di montagna, da Gervasutti al CAI, ma si finiva sempre sul tema caldo del giorno: l’insofferenza dei valligiani verso il Parco. Chabod si infervorava, il viso gli diventava rosso, la voce sembrava un bombardamento dell’artiglieria pesante.

Erano gli anni in cui le altre valli aostane iniziavano a registrare un veemente sviluppo economico e turistico, in particolare grazie alle stazioni sciistiche e alle annesse costruzioni edili (alberghi-seconde case). Flusso di gente, dindini che arrivo: è legge di natura. Nel Parco niente, ogni tentativo dei residenti veniva costantemente bloccato o da Chabod o dal Presidente di turno o dall’altra carismatica eminenza del periodo: Renzo Videsott, uomo del VI grado dolomitico negli anni ’30 e poi Direttore del PNGP per diversi decenni dalla guerra in poi.

Il malumore dei valligiani, concretizzatosi anche in qualche episodio di cronaca, verteva sull’impressione che i tutori dell’ordine, cioè i difensori ad oltranza del Parco, volessero impedire alla popolazione di arricchirsi o quanto meno di uscire dalla strutturale vista di stenti tipica dei montanari. Era invece un effetto indiretto, forse addirittura indesiderato, ma inevitabile.

Oggi dobbiamo esser grati al fucile spianato (metaforicamente, ma non solo…) dei vari Chabod e Videsott. Se il Parco ha mantenuto la sua caratteristica di area wilderness e di conservazione della biodiversità, lo dobbiamo a personaggi come loro. Pensate se avessero consentito la costruzione di impianti a go-go, sventrando la montagna: ad un certo punto, primi anni ’60, si palesò addirittura il progetto di una funivia che, in più tronconi, intendeva congiungere la Valnontey (Cogne) con la vetta del Gran Paradiso 4061 m. Voleva essere il corrispondente della funivia che, oggi ristrutturata col pomposo nome di Skyway, sale da La Palud (Courmayeur) fino a punta Helbronner. Comoda per arrampicare in giornata sui Satelliti del Tacul o sul Dente, un vero disastro in termini ambientali e di sconsiderato afflusso antropico. La montagna non è cosa per tutti e, soprattutto, non è cosa per gente con le infradito o per cinesine con i tacchi a spillo.

Tornando al Gran Paradiso, quello che ho notato, nel corso dei decenni, è il cambiamento di sentiment dei valligiani, di cui, sul piano anagrafico, si sono registrati forse addirittura due turnazioni generazionali. Oggi il Parco non è più visto come un “nemico”, come il cattivone che ti impedisce di arricchirti e ti condanna a vivere facendo i salti mortali per arrivare a fine mese. Fino agli anni ’80 quella era l’impostazione, che appunto determinava avversione e ribellione verso il Parco.

Per fortuna è cambiato il vento, non solo sul Gran Paradiso, ma in generale.  Concetti come wilderness, biodiversità, ambientalismo hanno conquistato la ribalta nell’opinione pubblica. Anche i valligiani hanno modificato l’approccio: oggi il Parco è, per lo più, considerato una ricchezza, una peculiarità che garantisce lo svolgimento delle attività outdoor cosiddette green e slow. Una fonte di turismo alternativo, ma sempre turismo e quindi di sviluppo economico. A volte queste attività le organizza il Parco stesso (per info vedi sito PNGP), spesso sono iniziative private. Gli scialpinisti, poi, non possono che gongolare in modo particolare, perché raramente si trova una zona così vasta da un lato adatta allo sci, ma dall’altra senza grandi stazioni di risalita.

Tutto questo lo dobbiamo alla lungimiranza di uomini come Chabod e Videsott, certo. Ma a loro si affiancano innumerevoli guardia parco, di cui spesso non resta traccia del nome, se non nei ricordi delle specifiche valli. Uomini (e oggi, sempre più spesso, anche donne) che dedicano l’intera esistenza ad uno specifico con infinito amore, come fosse una missione sacerdotale. Sono individui silenziosi, solitari, in genere poco espansivi, stanno “su” per lunghi periodi, sempre in piedi dall’alba al tramonto. Sono personaggi controcorrente rispetto alla stereotipo dell’attuale società, della movida e del divertimento chiassoso. Della loro valle conoscono ogni pietra, ogni albero, ogni animale. Senza i guardia parco, neppure il fucile spianato dei vari Chabod e Videsott ce l’avrebbe fatta. A tutti loro un sentito ringraziamento.

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1 Comment

  1. says: stradella

    Una breve precisazione allo scritto di Carlo Crovella: “Il Senatore, lo chiamavano i valligiani”: non era solo chiamato così, lo era veramente.
    Chabod fu eletto Senatore nel 1958, e fu anche Presidente della Sezione di Torino del CAI.
    Ricordo la prima riunione del Consiglio Direttivo della Sezione alla quale partecipai, quale rappresentante della Sucai e Segretario del Consiglio stesso, in base al Regolamente perché il più giovane degli eletti.
    Timidissimo, presi posto il più lontano possibile dalle Autorità (c’erano Rivero e altri pezzi da 90). Invece no: Chabod col suo vocione mi chiamò vicino a lui. “T’ses segretari, fa ‘l segretari” (sei segretario, fà il segretario).
    Difficile dimenticare, anche a 95 anni, un episodio come questo!

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