A piedi sotto il cielo

Presentazione di A piedi sotto il cielo di Lorenzo Bersezio
di Carlo Crovella

Sono in genere restio a parlare pubblicamente dei libri di conoscenti e amici, perché ho l’impressione che nel lettore si possa insinuare il sospetto che il recensore si “presti” ad operazioni promozionali in virtù della confidenza con l’autore del testo.

Vi sono delle eccezioni al mio defilarmi, ovvero quando il libro presenta delle particolarità inusuali. È il caso di questo testo, scritto da Lorenzo Bersezio, mio compagno di numerosissime gite in montagna e collega istruttore presso la Scuola di Scialpinismo SUCAI Torino.

Bersezio ripercorre l’evoluzione dell’escursionismo dalle origini ai nostri giorni. Per evitare sovrapposizioni di pensiero, preferisco riportare la presentazione ufficiale del libro, con la speranza di stuzzicare la curiosità dei lettori.

La mole del testo giustifica ampiamente il tempo richiesto per leggerlo. Anzi, la lettura scorre veloce e fluida, sia per lo stile di Bersezio, sempre arguto e stimolante, sia per il contenuto che è in sé avvincente, specie per chi fa del “camminare” uno degli interessi principali della propria esistenza

Quando l’imperatore Adriano, di ritorno da un viaggio in Grecia, volle scalare l’Etna per ammirare l’alba, tutti considerarono quel desiderio una delle molte stravaganze di un sovrano notoriamente malinconico e capriccioso. Le montagne all’epoca si scalavano per necessità – militari, esplorative o commerciali – non certo per svago. Raggiunta la cima, la vista di mare e terra che si incontravano rappresentò per il sovrano «uno dei momenti supremi della vita». 

Oggi il bisogno di entrare in contatto con la natura camminando è sempre più diffuso. Dalle passeggiate domenicali in comitiva alle federazioni escursionistiche, dalla diffusione delle carte topografiche (e dei GPS) al business dell’outdoor: andare in montagna è diventata una passione che coinvolge milioni di persone in tutto il mondo. Come si è arrivati dall’eccentrico Adriano all’escursionismo di massa?

Per rispondere a questa domanda occorre procedere passo passo sulle orme di medici e speziali antichi, bisogna seguire le digressioni, letterarie e non solo, di Goethe in Italia e di Robert Louis Stevenson sulle Cévennes in compagnia di un’asina. Dobbiamo avventurarci poi sui sentieri battuti dai primi trekker ottocenteschi, come Johann G. Seume – che, percorsa la strada da Lipsia a Siracusa a piedi, non dimenticò di ringraziare il suo calzolaio – e John Muir, grande pioniere dell’escursionismo nordamericano e precursore di una sensibilità ecologista moderna. 

Lorenzo Bersezio, escursionista di lungo corso e di lunghe tratte, alterna cronaca minuziosa e gustosi aneddoti per ricostruire la storia di come il camminare abbia mutato forma da negotium otium, da marcia a passeggio, fino ad arrivare alla fondazione dei club e all’inaugurazione dei trail continentali, in un fenomeno mondiale che non per nulla è stato chiamato Nuovo Mattino dell’escursionismo. 

Un risveglio delle coscienze che porta a pensare come uscire all’aria aperta non significhi più mettersi al di fuori di una soglia, sia essa quella della civiltà o anche solo di casa propria. Significa piuttosto imparare a sentirsi ovunque a casa in quei territori su cui poggiamo e muoviamo il passo, A piedi sotto il cielo.

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