Un consumo d’acqua superiore a quello di città come Trento o Cagliari: la denuncia nel report “Nevediversa” di Legambiente.
Acqua e Olimpiadi
(35 milioni di litri d’acqua al giorno)
di Alberto Marzocchi
(pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 13 marzo 2026, aggiornato)
Ci sono le cabinovie, i bacini artificiali, i cannoni sparaneve. E poi le reti viabilistiche (tante ancora da portare a termine). E, dato che si è parlato delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina, il budello della località ampezzana (pista da bob, in senso improprio, o sliding centre, quando vogliamo sentirci meno provinciali). Sono le infrastrutture che appaiono in tv, quelle subito visibili, o che finiscono sui giornali. Eppure c’è un’infrastruttura di cui nessuno parla mai e la cui definizione le calza perfettamente: l’acqua.
Sì, perché senza l’acqua, in tempi in cui l’innevamento artificiale è sempre più necessario, non ci sarebbero stati i Giochi. Come sottolineato da Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente, nel report Nevediversa 2026, non sarebbe bastato nemmeno un anno particolarmente favorevole dal punto di vista delle precipitazioni nevose. Perché “per garantire che le gare possano svolgersi viene costruita con largo anticipo una base stabile e resistente. Preparare una pista non significa semplicemente batterla, ma realizzare un sistema tecnico complesso che integra fisica della neve, ingegneria del terreno, climatologia, sicurezza e regolamenti sportivi, garantendo prestazioni estreme, ripetibilità e sicurezza”. Così “le fondamenta delle piste sono realizzate quasi esclusivamente con neve artificiale, più densa e compatta di quella naturale” e “quando nevica, la neve fresca rappresenta un problema tecnico“. Ecco, dunque, che l’acqua diventa garanzia dell’evento. In ultima analisi, infrastruttura. Coi suoi bacini di accumulo, tubazioni, pompe per spingerla in quota e così via.
Secondo la stima degli organizzatori, per le Olimpiadi sono stati necessari 948mila mc di acqua. Che divisi per i 27 giorni di gare significa 35 milioni di litri al giorno. Più del fabbisogno giornaliero di città come Trento, Sassari, Cagliari o Ferrara (se si considera il consumo medio pro capite pari a 237).
“In montagna, oggi, questa infrastruttura lavora proprio nei mesi critici, quando i corsi d’acqua hanno portate più fragili, gli ecosistemi sono più vulnerabili e la competizione tra uso potabile, agricolo, turistico, ambientale si fa più dura” ragiona Fabio Tullio di Legambiente.
Per non tacere le criticità ormai note che l’innevamento tecnico porta con sé: erosione del terreno in primavera, alterazione di suolo (anossico) e flora (a detrimento della biodiversità), impoverimento di fiumi e torrenti, alto consumo energetico, emissioni climalteranti.
Secondo gli organizzatori, il fabbisogno dell’impianto di Cortina d’Ampezzo (il budello per le gare di bob, slittino e skeleton) è pari 21.890 mc/anno, cioè circa 60mila litri al giorno. Il problema, secondo l’associazione ambientalista, è che circa 20mila mc non hanno un riferimento chiaro, al netto dell’acqua necessaria per la prima ghiacciatura e per il mantenimento nei giorni successivi. Il risultato è di una “montagna sempre più artificializzata, con bacini in crescita” dice Bonardo. “Siamo arrivati a 169 sulla nostra Penisola. E il futuro non è roseo, dal momento che a quote più basse non serviranno più e ci troveremo con grandi vasche da bagno, lontanissime dagli ecosistemi lacustri. Il problema è che il 90% delle risorse pubbliche viene speso per sostenere il sistema sci-centrico, mentre ai modelli che funzionano restano solo le briciole. La politica non ha un’idea, non ha un progetto su cui lavorare con lungimiranza, si limita soltanto a mettere toppe”.


Quanto denunciato da Alberto Marzocchi sul Fatto Quotidiano non vale solo per le Olimpiadi invernali 2026 in Italia, ma per TUTTO lo sci di pista.
Pertanto mi aspetto altri articoli di critica, ma indirizzati a TUTTO IL TURISMO SCIISTICO, compresi gli sciatori.
I grandi numeri dei consumi e degli sprechi riferiti nell’articolo non sono sufficienti ad introdurre un sentimento di forte critica nella maggioranza degli italiani. Che è indotta a ritenere l’acqua un bene pressoché inesauribile e a basso costo. Fintanto che il valore dell’ acqua sarà percepito solo quando il suo costo si avvicinerà a quello della benzina. Dunque, prima di pensare ai consumi ed ai costi olimpici e dello sci, si deve indurre ad un parsimonioso utilizzo di questo prezioso bene a partire dai rubinetti e sciacquoni domestici. Almeno in quelle Regioni dove sono sconosciuti razionamenti e forniture intermittenti.