Adamello senza chiedere permesso

(ricordi da lockdown)
di Fabrizio Andreoli
(pubblicato su LoZaino n. 12, autunno 2020; LoZaino n. 12 è scaricabile da qui)

In questi giorni di inattività riaffiorano i ricordi di belle salite fatte quando la normalità ci concedeva di muoverci liberamente. Tra le salite che ho fatto ritengo che la Nord dell’Adamello in inverno sia quella che più mi ha messo alla prova, non per le difficoltà tecniche ma per le condizioni che abbiamo trovato. Un freddo così non lo avevo mai sentito e spero di non provarlo mai più. Inoltre la sensazione di isolamento è tale che non puoi permetterti di sbagliare nulla. Puoi contare solo su te stesso e sul tuo compagno di cordata. Solo in Patagonia ho provato ancora queste emozioni. La prima volta che l’ho vista, mi son ripromesso che avrei dovuto assolutamente salirla. Ancora non sapevo che l’entusiasmo di allora non sarebbe bastato a compensare la scarsa esperienza, ancora insufficiente per poter pensare di affrontare una parete così imponente. Ma gli anni passano e nel frattempo conosco Davide (Bellesi, NdR) col quale nasce un’intesa speciale e cominciamo a farci le ossa un po’ su tutto l’arco alpino. Da buoni camuni tra i mille progetti non può non esserci lei, ma non riusciamo ad andare d’accordo su una cosa: lui ritiene che dovremmo fare la scalata d’inverno, perché la parete è più sicura, io penso che la parete è già abbastanza severa così senza bisogno di metterci l’aggravante invernale. Alla fine vincerà lui.

La parete nord dell’Adamello con le vie moderne di misto inverrnali. Non sono tracciati tutti gli itinerari storici su roccia (Cortinovis-Pulcini 1966, Arici-Brocherel-Croux 1906, via degli Adamellini 1975). Foto: da Planetmountain.com.
Arriva lo spindrift

Come tutti i sogni ci vuole del tempo per realizzarli e intanto arriva l’inverno 2015. Pensando di allenarmi al freddo vado in bicicletta al lavoro anche sotto la neve e cerco di vestirmi meno possibile nella vita di tutti i giorni, maglietta a maniche corte in capannone e niente giacca di fuori. Ne guadagno un’intera stagione di raffreddori e bronchiti e decido di cambiare strategia per l’anno successivo. Stare al caldo fintanto che si può e patire freddo solo quando si deve!

Il 27 dicembre 2016 partiamo da Temù per sfruttare una finestra di bel tempo. Nel fondovalle c’è vento caldo di Föhn e sembra di essere in primavera. Scopriremo più tardi che in montagna la situazione è estremamente diversa. Raffiche gelide ci percuotono per tutto il tempo di avvicinamento al rifugio Garibaldi e nell’ultimo tratto la progressione è veramente difficile. Quando arriviamo nel locale invernale del rifugio troviamo sollievo ma con tanti dubbi sulla scalata.

Nei primi metri della via
Faccia da spindrift

Per tutta notte il vento non cessa, scuote il tetto e sibila incessante. Alle 4.00 ci svegliamo per far colazione e decidere il da farsi. Mentre sorseggiamo del tè caldo ci accorgiamo di essere nel silenzio: il vento è cessato! Torna il buon umore e poco dopo siamo pronti a partire. Durante l’avvicinamento siamo costretti a lottare con la neve più schifosa che abbia mai visto, una crosta che sotto il nostro peso si rompe e ci fa continuamente sprofondare fin oltre il ginocchio. Per risparmiare le energie decidiamo di alternarci a battere la traccia facendo cinquanta passi ciascuno. Il primo apre la pista e il secondo conta, poi si cambia, così per più di due ore. Giunti all’attacco siamo sollevati di poter finalmente riprendere fiato, e la vista della parete da vicino ci dà buone speranze sulle condizioni per la scalata. Una discreta linea di ghiaccio e l’assenza di vento ci fanno ben sperare così” ci leghiamo e partiamo subito, ma già alla seconda lunghezza di corda le condizioni cambiano. Il vento torna a farsi sentire ferocemente e con lui folate di neve ci investono continuamente dall’alto così scopriamo una cosa nuova: lo spindrift. A fatica costruisco una sosta picchiando mezzo chiodo in una fessura cieca e seppellendo la picca nella neve inconsistente. Davide mi raggiunge, completamente ricoperto di neve e mi dice: sono compromesso! La voglia di tornare indietro è forte ma purtroppo l’impossibilità di creare una sosta affidabile ci impedisce di scendere nonostante ci troviamo soltanto a 60 metri da terra, così senza troppe spiegazioni gli dico di salire. Sarà una lunghissima odissea, fino alla cima. La paura di rimanere bloccati sulla parete ci fa trovare le energie per continuare nonostante i crampi per il freddo e le dita delle mani e dei piedi ormai insensibili. Raggiungo la cima con l’ultima luce della giornata, giusto in tempo per individuare con lo sguardo il bivacco Ugolini. Quando Davide mi raggiunge mi dice:
“Sai volare?”
“Ti voglio bene, Davide!”

L’ultima fessura difficile prima della cima
Bivacco Ugolini poco prima dell’alba sul Pian di Neve

Queste le uniche parole che ci siamo scambiati in tutto il giorno, ma a noi basta poco per capirci. Per tutto il resto della giornata non c’è mai stato tempo di parlare, né di bere o mangiare, ma adesso siamo salvi, si proprio salvi, perché l’alpinismo non è altro che cacciarsi nei guai per poi gioire di esserne usciti.

Lentamente ci incamminiamo, raggiungendo il bivacco quando ormai è già buio. Per essere leggeri non abbiamo portato quasi nulla da mangiare e da bere soltanto mezzo thermos di tè. All’interno troviamo una lattina di birra congelata e una busta già aperta di crostini ammuffiti che saranno la nostra cena. Con pazienza Davide scioglie la birra grazie alla fiamma di una candela e riusciamo a berla.

La notte è gelida ma sotto il peso di sei coperte ciascuno riusciamo a trovare un po’ di tepore nelle nostre brande. La mattina veder sorgere il sole sul Pian di Neve è uno spettacolo emozionante e ripensando alla scalata del giorno prima ci viene da dire: questa volta l’abbiamo fatta grossa!

Apritori di Adamello senza chiedere permesso sono stati Andrea Mutti e Rocco Salvi nel 1992. Difficoltà: V/5, negli ultimi due tiri M6/A1 e IV.

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1 Comment

  1. says: pietro tamburoni

    ciao, ti ringrazio anzitutto per i contributi e relazioni che rendi disponibili sul web a cui spesso faccio riferimento per le mie uscite. ti chiedo se hai una traccia gpx da condividere per accesso e discesa dalla via senza chiedere permesso in adamello

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