La poesia del viaggiare contro gli orrori del turismo moderno

Condividiamo qui l’uscita del primissimo numero di Rondini. Gli addetti si prendono un momento per riflettere su cosa significa “lavorare nel turismo”: cosa ispira il loro lavoro? Quali competenze serve sviluppare? Per che tipo di turismo vogliono lavorare? In sintesi, quali sono le correnti che direzionano il loro volo e spingono le loro ali?
Il 20 e 21 maggio 2026 si può partecipare ad un corso di formazione interattivo della durata di 2 giorni a Badesi (Sardegna, Italia): un modo pratico per migliorare le proprie competenze sulla sostenibilità imparando insieme a esperti/e del GSTC e ad altri professionisti e professioniste del turismo sostenibile. Il corso è organizzato da Etifor e dal Tavolo del Turismo di Badesi in collaborazione con il Resort Le Dune, il Global Sustainable Tourism Council e il GSTC Italy Working Group. Il corso si rivolge a professionisti – presenti e futuri – del turismo. Il corso si terrà in italiano.
Per informazioni sul corso vedi https://www.etifor.com/it/eventi/corso-di-turismo-sostenibile-20-21-maggio-2026-badesi/?vgo_ee=tDNPj%2FwHnSzE922ZL6QmY57PAr78B1bR1emwiRTZYKb%2FRI5P0a7clrBfjzA%3D%3Asd9ULWcly3UWTBdgV9xQTN2c%2Fejl44Pl

La poesia del viaggiare contro gli orrori del turismo moderno
di Diego Gallo (Tourism Program Strategist – Etifor)

In un primo momento, quando mi fu suggerito di scrivere qualcosa sulla poesia del viaggiare, mi parve un’allettante opportunità per inveire di tutto cuore contro gli orrori del turismo moderno.” Siamo nel 1904, con queste parole Herman Hesse inizia il suo saggio Sul viaggiare nel corso del quale indaga le motivazioni del viaggiare, fino a trovarne il senso ultimo. Secondo gli storici della letteratura questo autore chiude la stagione del Grand Tour e apre quella del turismo moderno. 

Quando mi capita di incontrare le ragazze e i ragazzi che studiano turismo, spesso uso questo testo per motivarli ad intraprendere una professione, poco conosciuta ma necessaria per lo sviluppo del territorio e per riflettere insieme sul significato di una parola – turismo – che si caratterizza più per la capacità di confondere che di chiarire.

Il breve saggio, che suona ancora attuale, prima descrive le conseguenze negative del turismo, poi ricorda a tutti che dai viaggi è possibile “riportare a casa dei tesori, a volte grandi e a volte piccoli”. L’elenco degli orrori comprende: l’insensata smania del viaggio, gli squallidi hotel di oggi dai costi esorbitanti, le finte località turistiche, le foreste deturpate, la gentaglia che vuole vivere nelle Alpi come a casa propria, i vini locali, i costumi regionali e gli stili di vita contraffatti, osti e camerieri incapaci.

Ma quali sono le cause di questo male? Secondo il nostro autore il problema principale “sta nell’insipienza dei viaggiatori. Oggi il cittadino che viaggia non sa perché lo fa… viaggia perché è la moda e perché dopo, a casa, si sentirà di nuovo così piacevolmente a posto”. Manca una cultura del viaggiare che permetta al turista di riconoscere i luoghi e di avvicinarsi alla gente locale e di comprenderla. “La natura, come l’arte, non si getta ai piedi del viaggiatore di oggi e proprio dall’uomo impreparato della città esige una dedizione infinita prima di svelarsi e concedersi”. 

Al turismo moderno Herman Hesse contrappone la “poesia del viaggiare” che sta “nell’esperienza, nell’arricchimento interiore, nell’organica assimilazione delle novità vissute, nel ritrovare antiche verità e leggi in situazioni del tutto nuove”. Il tesoro di cui parla Hesse è una ricchezza interiore che cresce quando, grazie al viaggio, si instaura una relazione spirituale con il territorio che ti ospita e “ti infonde un’energia che ad altri non è concessa”.

Ai professionisti del turismo di oggi Hesse potrebbe rimproverare che si continuano a inseguire le mode, a utilizzare l’innovazione per comunicare messaggi superficiali, artificiali, stereotipati per attirare con l’inganno il numero più grande di turisti. Il risultato è che alla fine di una vacanza nella maggior parte della gente resta solo “un’impressione generale che si cancella ben presto come il ricordo di una scena teatrale” e il territorio si impoverisce.  Agli operatori turistici, o meglio ai poeti del viaggio, il nostro autore invece raccomanda di essere educatori del territorio, ovvero appassionati conoscitori “dell’intreccio di terra e umanità”, capaci di regalare tesori agli ospiti e rigenerare un luogo grazie ad “una formula che non si dimentica”.

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