Monte Limbara in solitaria

Monte Limbara in solitaria
(fine settimana sotto la neve)
di Salvatore Tore Wild Addis

Finalmente anche sul Monte Limbara, la montagna granitica più alta della Sardegna, è arrivata la neve. Quale momento migliore, quindi, per organizzare una solitaria di appena due giorni completamente immerso nel candido bianco di queste giornate gelide?

Sono esattamente le 14.30 quando da Aggius mi faccio accompagnare alla volta del Monte Limbara, esattamente alla Madonna della Neve, punto di partenza di questa breve ma intensa avventura. Un viaggio reso più lungo, rispetto la normale percorrenza, dal traffico delle numerose persone in attesa di contemplare e giocare con le prime nevi abbondanti dell’anno ma soprattutto dai pensieri. Non pochi pensieri. Sono quelli che, da un lato ti danno una mano ad evitare di dimenticare l’essenziale ma che dall’altro, ti portano a indietreggiare rispetto le decisioni prese. È bene infatti conoscere se stessi e i propri limiti prima di portare avanti determinate situazioni.

Mentre percorriamo la strada dell’andata, vedo in lontananza il monte completamente imbiancato. Sono incuriosito ed eccitato da ciò che mi aspetta e, nell’osservare quella prominenza, penso a quando ero piccolo e all’effetto che mi ha sempre fatto, non solo andare sul Limbara ma anche solo vederlo da lontano, da Aggius.

Dopo l’incrocio in direzione Vallicciola/Oschiri iniziamo a salire e ai bordi delle strade si fanno sempre più alti i cumuli di neve. Di mano in mano anche alcuni tratti di asfalto iniziano ad essere ricoperti di ghiaccio, rimasto intatto sotto l’ombra degli alti pini che non lasciano passare la luce calda del sole.

Le auto sono sempre più numerose fino a Vallicciola, dopodiché, nulla fino ad arrivare ai parcheggi della chiesa.

La neve è sempre più alta e gli alberi sono via via sempre più bianchi. Completamente bianchi, dal fusto agli aghi. Questi ultimi tenuti uniti da neve ghiacciata e piccoli candelotti di almeno 15 centimetri.

Arrivati ai parcheggi, dopo veloci saluti, è ora di mettere lo zaino in spalla e partire alla volta di Punta Bandiera dove allestirò la tenda per passare la notte.

Il primo tratto di strada asfaltata è sgombro da neve ma, dopo qualche centinaio di metri, tutto diventa di un solo colore, lo stesso che vedrò per le prossime 27 ore.

La visibilità è di circa 50 metri quando sulla mia testa vedo innalzarsi delle impalcature metalliche completamente ghiacciate. Le prime due antenne segnano la fine del mio percorso asfaltato indicandomi la strada a sinistra completamente innevata, quella su cui traccerò i primi passi, rovinando così quella coltre bianca perfetta e alta poco meno di un metro che la bufera di stanotte avrà il compito di ricoprire dando l’idea che nessuno sia mai passato per quel sentiero.

Vado avanti pochi metri per volta passando di fianco alla recinzione militare che circoscrive Punta Balestrieri, la seconda vetta più alta del Monte Limbara. Durante questa passeggiata, una grossa mano mi è data dai bastoni da trekking, fedeli compagni di viaggio anche durante la traversata delle montagne corse.

Di mano in mano che proseguo, la foschia diventa sempre più fitta, ed ecco che, dopo un centinaio di metri, inizia a nevicare. In poco tempo sono completamente ricoperto di bianco come fossi pieno di finissima polvere.

Passo dopo passo, tra pini, abeti e neve arrivo davanti all’incrocio per Punta Bandiera che segna l’altitudine di 1295 metri.

La mia meta è vicina ormai: penso male però, non è ancora così. Infatti, una volta superata la piccola sella che mi separa dal punto di bivacco inizia a soffiare una forte brezza di grecale che tra qualche ora diventerà bufera. Dopo circa quaranta minuti arrivo sullo spiazzo innevato nel quale scavo una buca della forma della tenda per livellare e compattare il terreno ma anche per fare in modo che i bordi alti della neve proteggano la tenda dalle folate di vento dandole maggiore stabilità. Dopo ciò, faccio appena in tempo a piazzarla che arriva la bufera. Il vento inizia a farsi sempre più forte sbuffandomi sopra neve a non finire.
Sono appena le 17.45… finirà alle 0.30.

Mentre fuori incalza la bufera a circa -5°C, all’interno della tenda ho una temperatura costante di 0°C che vanno ad aumentare a 11°C quando accendo il fornellino per riscaldarmi con una buona tisana di aghi giovani di pino raccolti durante il viaggio. Fuori è ormai buio e sono praticamente lontano da tutto. Può sembrare strano ma questo è per me fonte pace e tranquillità.

Durante queste ore passate ad ascoltare la voce della natura sottoforma di bufera, scrivo e, di tanto in tanto, sento gli amici che mi chiedono informazioni riguardo la mia nuova location montana. La domanda è sempre la stessa: cosa ti spinge a fare tutto ciò? Le risposte sono tante, troppe e forse sarebbe anche inutile citarle, non sarebbero capite. A volte è decisamente meglio lasciare il nostro intimo a noi stessi.

Più passano le ore, più le temperature scendono. Dopo la cena calda infatti nella tenda si registrano -2°C, mentre alle 23, -4°C interni e, secondo il bollettino meteo, -7,5°C esterni. Il saccopiuma in questi casi fa la differenza. Tanta differenza.

Una volta finita la bufera è però continuato il vento per un altro paio d’ore, sembrava mi volesse portare via la tenda ma alla fine, come previsto ha mollato la presa facendomi godere, per il resto della notte, la quiete dopo la tempesta.

Il mattino seguente la mia sveglia è il sole che albeggiando riflette sul bianco candido della neve e sulla foschia in parte ancora presente. Prima di sistemare tutto, faccio colazione con tè nero e wafer. Subito dopo, in totale lucidità, apro le zip della tenda rimanendo immobile e incredulo da quello spettacolo bianchissimo che si apre ai miei occhi. È un qualcosa di stupendo che non ho mai né visto né provato prima, essendo il mio primo bivacco sulla neve, quindi è tutto assolutamente nuovo. Queste sensazioni sono date anche dalla lontananza del luogo in cui mi trovo; isolato e appagato in ogni punto vitale del corpo.

Dopo aver contemplato e rimesso tutto nello zaino, parto alla volta di Punta sa Berritta 1330 m dal versante ovest e, una volta superata Punta Balestrieri 1359 m (comunemente chiamata Punta Balistreri), supero anche la punta più alta, la Quota 1362 m.

Proseguo verso Punta sa Berritta e l’arco naturale di Supra appare in direzione Madonna della Neve. Sono sempre attento ad osservare la purezza di quei luoghi incantati e contornati di impronte di lepre che mi accompagnano ormai dall’inizio di questa avventura, fino a Vallicciola, dove il mio fine settimana “bianco” volge al termine.

È stata un’esperienza impegnativa e assolutamente unica. Il meteo non doveva essere come alla fine è stato, infatti è sempre opportuno non solo prendere in considerazione eventuali avversità climatiche ma anche avere con sé tutto l’occorrente necessario per superarle nel migliore dei modi.

Auguro a tutti di fare prima o poi dei viaggi in solitaria, vicini o lontani non importa, importa essere con se stessi. È l’avventura più bella. Abbiate quindi “sempre” la forza di regalarvi un presente all’altezza del vostro futuro, poiché si trasformerà in uno dei ricordi più belli.

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5 Comments

  1. says: bruno telleschi

    Perché la neve e la bufera? Le risposte possono essere tante, ma è fondamentale ascoltare la voce della natura. Bravo!

  2. says: bruno telleschi

    Perché la neve e la bufera?Le risposte possono essere tante, ma è fondamentale ascoltare la voce della natura. Bravo!

  3. says: Carlo Crovella

    Siamo abituati a pensare alla Sardegna come un’isola di vacanze estive e spensierate, perfino goderecce: sole, mare, musica a palla. Invece ho avuto modo di sperimentare anche la “crudezza” dell’interno in diversi trekking autogestiti e un poi’ fuori dai sentieri segnalati. Ho sperimentato di persona quanto sia impegnativo: per chi cala dalla Alpi con la tracotanza di sapersi muovere sui 4000, l’interno della Sardegna è una bella lezione di umiltà. E io l’ho conosciuto “solo” in un contesto non così invernale e soprattutto non innevato. Bella esperienza e soprattutto bel reportage.

  4. says: A.Fiori

    Porca miseria,io ho creduto , fino a ieri, che la montagna granitica piu’ alta della Sardegna fosse il Gennargentu, ma vedi un po’ tu, cosa fa la disinformazione!!!!

  5. says: agostino PLANTA

    Infatti che io sappia la punta più alta della Sardegna è punta La Marmora nel massiccio del Gennargentu.

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