Pietra

Per noi alpinisti/arrampicatori, la pietra è il partner sistematico di una danza simbiotica, di esaltanti momenti sensuali, forse addirittura erotici. Eppure mai immagineremmo di abbracciare un altro essere umano sapendolo freddo, respingente, algido. La pietra cova in sé un miracolo incomprensibile. A ben pensarci si tratta probabilmente della sua capacità di restituire le aspirazione di ciascuno di noi, i suoi talenti e le sue ambizioni di vita. Da un blocco di marmo Michelangelo cavò la perfezione del David: analogamente l’arrampicatore, anche se modesto, snodandosi sulla pietra scolpisce ogni volta il suo personale David. Questo scritto, molto poetico, ci può far riflettere ancor di più sulla magia intrinseca della pietra (Carlo Crovella).

Pietra
di Antonio Spadaro
(pubblicato su L’Espresso del 3 ottobre 2021)

La pietra è inerte. Dove la poggi sta. La accarezzi e non reagisce. La tocchi e la esaurisci perché è tutta superficie. Non importa quel che c’è dentro: la pietra non ha un cuore pulsante. Le si addice un “cuore di pietra”. Essa è «così fredda/così dura/così prosciugata/così refrattaria /così totalmente disanimata (Giuseppe Ungaretti)».

Pinuccio Sciola

Ma è davvero così la pietra? Il poeta Charles Simic ci ha invitati a compiere un gesto rivoluzionario, sovversivo di cliché e paradigmi: «Càlati in un sasso», chiede. E prosegue: «All’esterno è un enigma: /nessuno sa come rispondere. /Ma fresco e quiete dev’esserci all’interno. /Anche se una mucca lo calca col suo peso, /anche se un bambino lo getta dentro un fiume; /il sasso affonda, lento, imperturbato, /fino al fondo /dove i pesci bussano alla sua soglia /e vengono a origliare». Seguendo Simic ci caliamo dentro la superficie con l’immaginazione, e impariamo dai pesci a bussare e origliare alla sua porta. Così ha fatto lo scultore sardo Pinuccio Sciola, che a San Sperate ha costruito il suo «giardino sonoro», forse in sintonia con il karesansui, cioè il «giardino di pietre» giapponese, che però è muto. Attraversandolo si incrociano pietre che hanno voce, arpe di pietra. Si sfiorino le sculture in calcare di Orosei (ma anche basalto e granito) sapientemente intagliate, e la pietra restituirà la sua voce. Ma non basta che le si tocchi. Si devono accarezzare con gesti lunghi e intenzionali in un corpo a corpo fisico che è una relazione amorosa, un rapporto di corpi, appunto. Il gesto non può che essere affettuoso. La materia così toccata corrisponde emotivamente al gesto umano, affida all’orecchio una vibrazione acustica. E più antiche sono, più le pietre hanno qualcosa da raccontare: il marmo di Carrara è afono rispetto al calcare della costa orientale della Sardegna formatosi nel Giurassico, circa 150 milioni di anni fa.

La rigidità e la durezza del sasso si trasfigurano dunque in trasparenza ed elasticità. La materia diventa figura dello spirito. Gli stereotipi crollano: la pietra ha un cuore auscultabile anche senza stetoscopio. Ed è come se un’eco, rimasta intrappolata per millenni, adesso potesse trovare espressione. È l’inno dell’universo reso udibile da uno scultore di musica che percuote la pietra facendone sgorgare una sorgente viva e pura di suono. È il jazz della materia inerte che finalmente si libra nell’aria come le note di una jam session. Bjork, Ray Charles, Miles Davis, Paolo Fresu sono stati in questo giardino sonoro per ascoltare e imparare. I suoni delle pietre di Sciola sono come i «Prigioni» di Michelangelo, figure vistosamente non finite, che tendono a sgusciare fuori dal marmo come fossero lo spirito della materia. Questo è il punto: la pietra non è disanimata. È figura dello spirito quando e se lo scultore scopre una trascendenza proprio dentro l’opacità densa del cuore di un sasso. Come non vedere qui in metafora il compito di una vita umana?

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1 Comment

  1. says: Giovanni+battista+Raffo

    Credo che solo poche persone apprezzino quelllo che ho appena letto, ma dobbiamo essere consapevoli del fatto , che pur essendoci in tutto questo un fondo di verità, è tutto molto soggettivo . L”Alpinista, però, ha sempre avuto una prospettiva del mondo e delle cose in generale , diversa da coloro che vivono in contesti diversi.

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