Sulla via della desertificazione? – 2

di Beppe Ley
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.it il 18 maggio 2022)

Continua da XXXXX

Gli sfregi al paesaggio della Val d’Ala, erano già evidenti negli anni passati. Le foto che seguono dovrebbero mostrarci qualcosa di interessante perché sono un confronto a distanza di sei anni, con immagini prese sempre il 14 maggio. La visualizzazione sugli smartphone può risultare difficoltosa. Vi suggerisco pertanto di cliccare sulle foto per vederle ingrandite.

14 maggio 2016. Siamo all’Alpe del Conte 1767 m, Val d’Ala, sull’ampia sella formata da Testa Pajan 1856 m a nord (a destra nella foto, non visibile) e dall’elevazione quotata 1807 m a sud (a sinistra, non visibile). Al centro le impattanti piste da sci del “Karfen”. Le due evidenti cime imbiancate, non lambite dalle nubi, sono il Monte Rosso d’Ala 2764 m, a sinistra, e l’Uja di Mondrone 2964 m, a destra. Sullo sfondo le vette della testata della Val d’Ala, coperte di nuvole (Uja di Bessanese e Uja di Ciamarella, in particolare).
Ingrandimento della foto precedente.

La foto seguente invece è stata scattata il 14 maggio 2022.

14 maggio 2022. Da Testa Pajan verso ovest. La coltre di nubi al di sopra dei 2300 – 2400 metri impedisce di osservare le vette iconiche della Val d’Ala mentre sono ben visibili le deturpazioni provocate al paesaggio dagli ultimi lavori della seggiovia del “Karfen”, con apertura di ulteriore piste. A destra della foto è visibile il fondovalle della Val d’Ala con il Comune di Ala di Stura.
Ingrandimento della foto precedente.

Parlando di paesaggio, come non approfondire il tema analizzando un aspetto mostruoso determinato sempre dalle attività umane? Notate come le foto del 2016 rappresentino un paesaggio probabilmente accettabile dal punto di vista climatico: le vette sono imbiancate all’incirca al di sopra dei 2500 metri di quota, forse nemmeno troppo rispetto a qualche decennio fa, nel medesimo periodo primaverile. Ma meglio di niente. Quelle di quest’anno invece sono drammaticamente secche. Sappiamo il motivo: la prolungata siccità dell’inverno (ed inizio primavera) appena trascorso.

Ma il paesaggio non è una cartolina, un elemento immateriale. Si può anche gustare, toccare. La sequenza delle immagini che seguono (in ordine cronologico crescente, da sinistra verso destra) mostra un elemento vitale del paesaggio: l’acqua. Questa bellissima fontana si trova al Pian d’Attia (1393 m, Val d’Ala): allieta gli occhi e calma la sete degli escursionisti che transitano sul sentiero 238.

La fontana del Pian d’Attia 1393 m sul sentiero 238 della Val d’Ala (45 min. da Ala di Stura) fotografata negli ultimi 16 anni. Cliccare sulle foto per osservarle meglio.

La situazione di aprile 2022 è un’assoluta e sconcertante novità degli ultimi vent’anni.

Non è difficile notare che la desertificazione culturale (qui intesa come incapacità di cogliere il senso del limite dell’agire umano) procede di pari passo con quella ambientale: due aspetti che sono strettamente interconnessi.

Il paesaggio parla dell’uomo perché è l’uomo a costruirlo con la sua cultura. Quello di oggi, nell’esempio di Ala di Stura, è sorto per il bisogno di divertimento con il conseguente sviluppo del turismo della neve, ormai sempre più scarsa, come – temo – l’acqua di Pian d’Attia. Saranno state violate addirittura delle norme paesaggistiche, come riporta l’articolo de La Stampa?

Questo è il primo evidente elemento che emerge dalle foto. Ancora più marcato è quello determinato dall’Antropocene con i suoi devastanti cambiamenti climatici, così drammaticamente evidenti sulle Alpi.

Desertificazione? Siamo sulla via giusta? Non solo a livello locale, nelle Alpi torinesi, si persegue questo “sentiero” ma anche a livello globale, con foto che di anno in anno risultano sempre più impoverite e sconcertanti.

Forse i lettori più attenti e raffinati stanno pensando che il paesaggio esiste nella mente di chi lo osserva? E allora, chi realizza questi deserti, cosa ha nella sua mente?

Escursione sociale CAI Lanzo agosto 2017. Località La Suche (Courmayeur), Posto tappa Alessio Allegri 1816 m. Sullo sfondo il comprensorio sciistico “Chécrouit – Val Veny”.
Comprensorio sciistico “Chécrouit – Val Veny” (Courmayeur). Agosto 2014.

Non che possa giustificare l’ostinazione dello sci a tutti i costi, ma almeno dalle parti di Courmayeur rispettano le varie esigenze. Le foto parlano da sole.

Com’è difficile capire nel fare un quadro qual è il momento esatto in cui l’imitazione della natura deve fermarsi. Un quadro non è un processo verbale. Quando si tratta di un paesaggio, io amo quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci dentro per andarci a spasso (Pierre Auguste Renoir)”.

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