Valsavarenche

Mentre si celebra il secolo di vita del Parco Nazionale, questo borgo sembra l’ideale per accogliere il turismo trasversale che frequenta questi luoghi incantati.

Valsavarenche
di Luca Bergamin
(pubblicato su corriere.it/ il 27 maggio 2022

Per salire in cima al Gran Paradiso e festeggiare il centesimo compleanno del Parco Nazionale che porta il suo nome e lo protegge, la via più bella, emozionante e anche agevole passa proprio da Valsavarenche, un borgo che esiste e al tempo stesso non esiste: nella ventina di agglomerati che lo formano, infatti, non ce n’è uno che porta il suo nome. Però fa Comune e riunisce a sé in pratica tutti gli insediamenti abitativi della valle omonima, forse la più selvatica, di sicuro la più stretta tra quelle della Valle d’Aosta, attraversata dall’Alta via della Valle d’Aosta numero due. Poco meno di 180 persone vivono ai piedi del Gran Paradiso, che da qui, appunto, per la gente di Valsavarenche è considerato poco più difficile di una bella ascesa quotidiana: salire al rifugio Chabod e al Vittorio Emanuele II per vedere da vicino il Ciarforon, nelle giornate di sole primaverili, è il diletto preferito, anche perché dal suo pianoro si gode una vista spettacolare sui ghiacciaio e sulla cima del Gran Paradiso.

I bambini preferiscono invece il centro visitatori del Parco a Degioz, perché lì possono entrare in confidenza col mondo dei predatori locali, in particolare con la lince, mentre i giovani trekker puntano decisi alla Casa reale di caccia a Orvieille che è stata restaurata e adesso si può comodamente raggiungere attraverso la mulattiera, tracciata già in origine assai ampia per consentire al sovrano di percorrerla a bordo della carrozza. Per le famiglie, di sicuro, i laghi Djouan, rappresentano la meta amata per stendere la tovaglia sull’erba e guardare le nuvole, gli uccelli e le vette. Lì, se si osserva bene, ci si accorge che si tratta di gitanti valdostani non soltanto perché masticano alla perfezione il patois, ma anche perché, a fine pasto, estraggono dallo zainetto la bottiglietta e si bevono con piacere il liquore Genepy.

Imparare a farsi il liquore da sé grazie alle erbe di Emy
E si potrebbe scommettere che molti di essi se lo sono fatti in casa dopo avere appreso i fondamentali della produzione e acquistato le artemisie alpine all’azienda Da Emy Bois de Clin, una delle frazioni più suggestive di Valsavarenche. «Siamo una piccola azienda agricola attiva ormai da venti anni a 1.400 metri di quota, coltiviamo piante officinali, dal Cumino dei prati all’Achillea millefoglie sino all’Arnica – raccontano Emilia Berthod e la figlia Ambra -. Il Genepy è il liquore che identifica questa valle, derivando da una pianta balsamica, aromatica e digestiva, che cresce spontanea dai 2.500 metri in su, ed è protetta. Il liquore si beve dopo ogni pasto. Noi forniamo le piantine, insegniamo come si fa il liquore, così le persone possono continuare questa antichissima tradizione servendolo poi ad amici e parenti. Anche la nostra meringa è buonissima, proprio perché coccoliamo le piante in questa valle estrema dove la natura la fa da padrona e ci sono più animali che esseri umani. La tranquillità e il silenzio regnano sovrani».

Le quattro lontre mascotte del Centro Acqua e Biodiversità
Volere bene alle piante e agli animali è nel dna di Valsavarenche. Basti pensare che, a Rovenaud, il Centro Visitatori Acqua e Biodiversità è diventato un riferimento internazionale nella reintroduzione della lontra, assurta ad ambasciatrice degli ecosistemi acquatici grazie a questo emerito progetto del Parco Nazionale Gran Paradiso e all’abnegazione dei ricercatori che vi operano, in primis Caterina Ferrari, che spiega: «Qui si possono conoscere in profondità tutti gli elementi naturali degli ecosistemi acquatici di alta quota. Noi ospitiamo la lontra euroasiatica che c’era a fine anni ’50, poi è via via scomparsa, rischiando l’estinzione. Adesso nel Centro vivono quattro esemplari, in condizioni di semi cattività, dentro recinti naturali, usando l’acqua che arriva dal ghiacciaio. Seguiamo un programma europeo volto alla conservazione di questa specie. Tante scuole vengono a visitarci e tra poco apriremo anche ai turisti in un contesto naturale bellissimo in cui ci sono tutte le condizioni affinché questo animale possa tornare presto a vivere senza bisogno di cure umane».

Il recupero di Nex e Tignet e i camosci vicini di casa a Rovenaud
L’intervento dell’uomo è stato importante anche per il recupero di centri abitati che versavano in condizioni di abbandono. Un fulgido esempio è l’opera compiuta dall’architetto Franco Binel negli anni ’70 che ha portato alla conservazione a fini turistici delle frazioni di Nex Tignet. «Aiutavo mio padre in estate quando ero giovane — ricorda il figlio Corrado, che svolge la medesima professione —. Si volevano salvare le due frazioni dal decadimento, anche in virtù della loro posizione panoramica. Il concetto base fu la grande attenzione e il rispetto della struttura originale a partire dal telaio interno delle costruzioni in legno e pietra in un’epoca nella quale era prevalente la tendenza alla trasformazione. Quel recupero divenne il modello di molti altri». A Rovenaud tanti fienili sono diventati case. In uno di essi ci abita Stefano Cerise, ispettore del corpo di sorveglianza del Parco Nazionale del Gran Paradiso. «Siamo rimasti appena cinque abitanti fissi, gli altri sono i possessori di seconde case. Godiamo di un rapporto ravvicinato con camosci, volpi, stambecchi, che vengono proprio a ridosso delle abitazioni all’interno del villaggio: i camosci si addentrano negli orti a predare le rimanenze dei vegetali, mentre le volpi sono piuttosto confidenti. Questa bellissima coabitazione si unisce alla fortuna che il Gran Paradiso sia praticamente girato dalla nostra parte, così quasi la totalità degli alpinisti passa dai nostri borghi».

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1 Comment

  1. says: Guido

    Ho frequentato la Valsavarenche con mia moglie negli anni 1970-75, insieme ad altre valli del Parco. Ricordo anche l’ascensione al Gran Paradiso nel settembre 1961. Che meraviglia! Mi fa piacere sentire che si è salvato tutto. Credo anche che una decadenza del mondo di pianura sia molto probabile…. Viva il Gran Paradiso! Viva la montagna!

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