Il K6 Centrale

Il K6 Centrale
di Federico Bernardi

Introduzione
È stato un anno molto difficile per l’arrampicata nel Karakorum, con pochi alpinisti che hanno osato sfidare le ovvie complicazioni nell’ottenere visti, viaggiare in aereo e organizzare scalate sotto la minaccia del CoViD-19. Così nei primi giorni di settembre 2020, quando è circolata la notizia che Colin Haley si era unito a una coppia di alpinisti americani relativamente sconosciuti, Jeff e Priti Wright, per tentare una salita del K6 7282 m in Pakistan, l’interesse dei media e della comunità social alpinistica si è ravvivato. Non solo perché è stato subito chiaro che questa fosse la spedizione più importante e seria dell’anno in Karakorum o Himalaya ma perché è nota la difficoltà tecnica e oggettiva del grande massiccio del K6.

Visione aerea del versante meridionale del K6

Inizialmente, i “radar” dei media si sono concentrati su Haley, ben noto per le sue salite veloci, audaci e tecniche che vanno dalla Patagonia alle Alpi all’Alaska. È stato chiarito subito che Haley avrebbe scalato indipendentemente dai Wright – sebbene l’obiettivo di entrambe le squadre, il K6 e le sue varie vette, fosse lo stesso – ma i piani e gli obiettivi degli alpinisti erano sconosciuti.

La cresta sommitale del K6

Grazie a Mohammad Ali Saltoro, capo delle Guide Alpine Adventures, un’agenzia pakistana ben conosciuta e utilizzata dalla maggior parte degli alpinisti interessati al Baltistan, Karakorum nelle alte catene, sono stato costantemente aggiornato sull’andamento della spedizione.

Foto ricordo al Campo Base. Da sinistra, Jeff e Priti Wright, Colin Haley.

Dopo tre settimane di acclimatamento sui picchi sussidiari nei dintorni della Nangma Valley e direttamente su alcune vie già percorse sul K6, Haley e i Wright hanno iniziato il loro tentativo. L’obiettivo principale sembrava il K6 West (7040 m era la stima altitudine, ora aggiornata a 7100 m), che era stato scalato soltanto due volte, in passato.

La Lachit Valley (a sinistra) e l’East Nangmah Glacier (a destra)

Il 2 ottobre 2020, Colin Haley ha annunciato tramite i suoi canali social che dopo le tre settimane di acclimatazione e un brevissimo tentativo sul K6, si era ammalato di grave dissenteria e un’infezione batterica. Ha quindi rinunciato al suo tentativo sul K6, riuscendo a tornare, stremato, dal campo base avanzato che aveva fissato a 5200 metri. Ha poi trascorso una settimana tremenda al campo base, sentendosi “in costante stato febbrile e debole”. A questo punto Colin non si è più sentito in grado di affrontare la montagna, ritenendo anche che “il mese di ottobre era troppo freddo per una vetta di 7000 m in Karakorum“. Ha scritto di essere grato a Jeff e Priti per aver condiviso i costi, la logistica e per essere stati un’ottima compagnia durante il suo difficile calvario.

La rampa iniziale per raggiungere la cresta sud-ovest

Dopo l’uscita di scena di Haley, tutti gli occhi si sono rivolti a Jeff e Priti Wright, rispettivamente di 33 e 32 anni. Sebbene il K6 fosse la loro prima esperienza in Karakorum e comunque la prima a così alta quota, sono due alpinisti motivati e già esperti: negli ultimi due anni hanno effettuato una serie di notevoli vie in stile alpino, in Alaska, Patagonia e sulle Alpi (ne parleremo più avanti). Dopo aver letto il loro curriculum di arrampicata, la prima buona notizia è arrivata: il 5 ottobre, la coppia ha informato Mohammad Ali Saltoro, tramite un messaggio satellitare, che erano saliti fino ai 6600 metri sulla parete ovest del K6, dopo “aver traversato lunghi tratti con neve profonda”.

E infine le notizie entusiasmanti: l’8 ottobre hanno raggiunto la vetta del K6 West, il giorno dopo hanno percorso la cresta fino all’inviolato K6 Centrale 7155 m! I brevi messaggi satellitari inviati ad Ali Saltoro, descrivevano le condizioni: “Freddo, tanto freddo, vento, neve profonda!”.

Dal K6 West

La lunga attesa per aver la notizia del loro rientro al campo base è stata indubbiamente emozionante.

La coppia americana ha completato una fantastica scalata in stile alpino, sicuramente la più importante in questo difficile 2020.

Dal Campo Base Avanzato l’itinerario verso il K6 Centrale
Vista da un campo sul West Nangmah Glacier (non l’ABC del K6). A sinistra è il Kapura Peak. A destra, il K6 West.

Ho contattato Priti e Jeff Wright tramite videochiamata appena marito e moglie erano rientrati a Islamabad, in compagnia di Ali Saltoro, prima delle dovute celebrazioni con il Club Alpino Pakistano.

Sono stati gentilissimi nel condividere i dettagli tecnici della scalata, le emozioni vissute nella loro incredibile avventura. Abbiamo parlato della loro lunga preparazione per questa spedizione – dall’addestramento allo studio storico e rispettoso delle precedenti scalate – e ho condiviso il loro genuino entusiasmo.

Quella che segue è l’intervista a Jeff e Priti. Buona lettura.

Il versante ovest del K6

Intervista a Jeff e Priti Wright
D. Jeff e Priti, grazie per l’intervista! Come avete pianificato la vostra prima spedizione in Asia assieme a Colin Haley? Come avete deciso di affrontare subito una vetta considerata piuttosto difficile e senz’altro ambita?
R. Abbiamo scalato il K6 West [NdR: terza salita 7140 m, nuova rilevazione e stima di Eberhard Jurgalski/Jeff&Priti Wright] e il K6 Central (prima salita 7155 m) in ottobre 2020.

Il versante ovest del K6

Abbiamo raggiunto la vetta ovest l’8 ottobre e quella centrale il 9 ottobre. Avevamo programmato di scalare il K6 dal lato della valle di Nangmah da più di un anno, quando il CoViD-19 si è diffuso abbiamo continuato a sperare di andarci : abbiamo ritardato il nostro viaggio dall’originale giugno-agosto alla fine di agosto-ottobre quando il paese ha annunciato che consentivano ai turisti di entrare con un test CoViD-19 valido e senza quarantena.

Il Traverso sotto alla parete ovest della West Face del K6. Amin Brakk e Korada Peak sullo sfondo.

Una settimana prima di lasciare la Francia, Colin Haley ha deciso di unirsi al nostro viaggio per scalare diversi obiettivi da solo. Colin è un eroe ed è stato una grande fonte d’ispirazione per noi, nel cominciare l’arrampicata alpina più di sei anni fa. In effetti, abbiamo pianificato il nostro anno sabbatico dal lavoro sulla falsa riga di un anno tipico della vita di Colin (Patagonia – Chamonix – Pakistan). È stato un vero piacere averlo con noi al Campo Base, ci ha fornito un bagaglio di conoscenze e consigli per l’alpinismo d’alta quota, un capitolo nuovo nella nostra carriera di climber.

Il Traverso sotto alla parete ovest della West Face del K6. Sullo sfondo, da sinistra: Amin Brakk, Korada Peak, Thanda Parbat, Drifika e Kapura.

Abbiamo pianificato e risparmiato per questo viaggio due anni; la spedizione era la parte finale del sabbatico di assenza dal lavoro, durante il quale abbiamo anche scalato il Cerro Torre in Patagonia (Via dei Ragni) e le sei grandi pareti nord delle Alpi (un elenco di vie classiche curate da Gaston Rébuffat nel suo libro del 1954 Étoiles et Tempêtes). Il sogno di prenderci un anno di pausa dal lavoro era vivo da 10 anni, alla fine ci siamo impegnati, abbiamo iniziato a risparmiare e ce l’abbiamo fatta. Siamo sposati da oltre 8 anni e questo viaggio ha riunito tutte le nostre esperienze comuni di arrampicata su vie e montagne abbastanza tecniche. Questa è stata la nostra prima spedizione nelle alte catene asiatiche. Il nostro punto più alto raggiunto in precedenza è stato nelle due ascensioni sul Denali 6190 m in Alaska, rispettivamente la via dello Sperone Ovest e la famosa via Cassin.

Amin Brakk sulla sinistra, Nanga Parbat al centro e in lontananza, Drifika sulla destra.

Graham Zimmerman è stato a Seattle (la città dove risediamo) diversi anni fa per tenere una presentazione sulla sua spedizione del 2015 nella Nangmah Valley, che ha compiuto con Steve Swenson e Scott Bennett. La presentazione di Graham è stata la nostra prima conoscenza con la bellezza unica e incredibile della catena del Karakoram. Graham e Scott avevano intenzione di raggiungere la vetta del K6 Central nel 2015, ma una tempesta incipiente e violenta li ha costretti al ritiro dalla cresta sommitale, dopo essere stati il secondo team a raggiungere la vetta del K6 West. Hanno scalato una via completamente nuova, in uno stile impeccabile. È un compito arduo trovare un progetto unico, raggiungibile e importante in un gigantesco labirinto di montagne in quella ricerca dall’altra parte del mondo. Ci ha subito colpito l’idea di portare a termine il progetto di Graham e Scott per la scalata del K6 Central. Durante una telefonata con Graham nell’ottobre 2019, abbiamo chiesto la sua benedizione per andare a completare il suo progetto. Lui ci ha risposto “Send that shit!” [NdR: letterale, “finite quella merda!”]. Ci è stato anche riferito da Steve Swenson che Scott non aveva intenzione di provare di nuovo il K6, quindi ci siamo sentiti a nostro agio perché non stavamo rubando il progetto ideato da altri! In un certo senso, il K6 Central era il vero frutto da cogliere tra le vette inviolate di 7000 metri in Pakistan.

Dal campo a 6700 m

D. Potete raccontarci qualcosa di più del K6: tipologia di montagna, i suoi dintorni?
È forse una delle vette più accessibili e inviolate, ha poche sfide logistiche (come aree militari sensibili o accessi limitati), e ci è parsa una via che rientrasse nelle nostre capacità tecniche di alpinisti. La nuova sfida per noi era l’alta quota; salire più in alto di quanto non avessimo mai scalato prima.

Dal campo a 6700 m. Il K6 Centrale è sulla sinistra. Sotto sono il Lachit Glacier e l’East Nangmah Glacier.

Il K6 è l’88a (o l’89a, a seconda dell’elenco) montagna più alta della Terra e la 40a più alta del Pakistan. Potrebbe essere la ventesima vetta non scalata più alta della Terra con una prominenza di circa 2000 m. Si trova nella catena del Masherbrum all’interno delle montagne del Karakorum (Pakistan settentrionale), nel Gilgit-Baltistan. Il K6 è un massiccio che sovrasta le circostanti montagne del Masherbrum. È la vetta più alta nel raggio di 15 miglia in tutte le direzioni. Il Masherbrum 7821 m si trova a nord-ovest a circa 30 km di distanza e il Saltoro Kangri 7742 m si trova a est a circa 20 km. Anche i grandi Ottomila del ghiacciaio Baltoro si trovano a soli 35 km a nord. È circondato da diversi importanti ghiacciai: il Charakusa a nord, il Nangmah a sud, il Lachit a sud-est e il Kondus a est.

Dal campo a 6700 m, il K6 Centrale

Il K6 ha tre cime principali lungo la sua cresta sommitale: ovest 7100 m, centrale 7155 m e la vetta principale 7281 m. Il K6 Main è stato scalato per la prima volta da una spedizione austriaca nel 1970 guidata da Eduard Koblmueller. Prima della spedizione, abbiamo avuto la fortuna di entrare in contatto con uno dei membri originali della spedizione, Fred Pressl, che ha gentilmente condiviso con noi foto e storie della sua spedizione del 1970. Nel 2013, Ian Welsted e Raphael Slawinski sono diventati i primi scalatori del K6 West attraverso una via altamente tecnica dal lato nord (Charakusa), per la quale hanno vinto un Piolet d’Or), mentre nel 2015 Graham Zimmerman e Scott Bennett hanno scalato per la seconda volta il K6 Ovest dal lato sud (Nangmah). Il K6 Central era inviolato.

Dal campo a 6700 m. Il K6 Centrale è sulla sinistra. Sotto sono il Lachit Glacier e l’East Nangmah Glacier. A destra è la cresta sud-ovest.
Selfie a 6700 m

Graham Zimmerman è un alpinista fissato sulla sicurezza e durante la spedizione del 2015 ha cercato di selezionare una via che riducesse al minimo il pericolo oggettivo sulla montagna. L’intera parete sud del K6 è crivellata di seracchi, motivo per cui la parete è rimasta inviolata. La linea di Graham e Scott evita i seracchi e il pericolo di valanghe. Naturalmente, questa relativa sicurezza ci ha fatto propendere per la scelta di completare questa via. I pendii sono troppo ghiacciati per accumulare neve e il percorso si snoda attorno a qualsiasi pericolo di seracchi. C’è un grande muro di seracchi sulla parete ovest, tuttavia la linea di caduta dei suoi detriti è ben lontana dalla nostra via. Abbiamo anche assunto un meteorologo professionista perché ci inviasse previsioni giornaliere tramite il nostro inReach, per ridurre ulteriormente il rischio di rimanere intrappolati in una qualche tempesta.

Dal campo a 6700 m. Il K6 Centrale è sulla sinistra. Sotto sono il Lachit Glacier e l’East Nangmah Glacier.

D. Che via avete scelto di salire, e come? Tecnicamente parlando, ci date qualche dettaglio, sia sulla scalata che sulla logistica al Campo Base?
Una volta arrivati ​​al Campo Base nella valle del Nangmah, abbiamo iniziato ad acclimatarci sul vicino Kapura Peak e abbiamo avuto una visione completa della cresta sud-ovest e della parete ovest del K6, da quello che viene chiamato Alam’s Col (una via salita per la prima volta dai portoghesi Daniela Teixeira e Paulo Roxo nel 2013). Da questo punto di vista, abbiamo potuto vedere che c’erano tre distinte linee alternative sulla parete ovest che avrebbero scavalcato quasi tutto il misto tecnico trovato da Graham e Steve (vedi foto “IMG_2525”). Dopo esserci acclimatati sul Kapura Peak (nessun tentativo per la vetta) situato sul ghiacciaio Nangmah Ovest, ci siamo spostati sul ghiacciaio Est e abbiamo iniziato a rifornire il nostro campo base avanzato. Abbiamo anche esplorato due delle tre linee alternative, salendo fino a 6200 m e dormendo sopra i 5700 m per un totale di 5 notti, prima di decidere definitivamente che la via usata per la discesa di Graham e Scott sarebbe stata la nostra via di salita ideale.

Priti Wright è quasi in cima al K6 West. Dietro, K6 Central e K6 Main.

Tutta la nostra logistica è stata seguita da Ali Muhammad Saltoro di Alpine Adventure Guides. Potremmo avere una visione distorta della logistica pakistana, in quanto Ali si è preso cura di tutto: e questo ha reso il nostro viaggio tranquillo e senza preoccupazioni. Assumere un Tour Operator è praticamente la norma al giorno d’oggi. Ali ha profondi legami con il Ministero del turismo e anche con l’esercito pakistano per sveltire l’iter burocratico di visto/permesso senza intoppi. Inoltre, a partire dal 2019, il Pakistan ha implementato una procedura di richiesta di visto online che ha eliminato la necessità di lavorare con un consolato pakistano all’estero. Abbiamo richiesto i nostri visti online a dicembre 2019 e li abbiamo ricevuti nello stesso mese (con l’aiuto di Ali). A causa della vicinanza della Valle di Nangmah alla sensibile AGPL (Actual Ground Position Line, che divide l’attuale posizione delle truppe indiane e pakistane), e anche perché il K6 è più alto di 6500 m, ci è stato richiesto di avere un rappresentante dell’esercito (il Liaison Officer) che ci accompagnasse al campo base. Non tutte le vette sopra i 6500 m in Pakistan richiedono un LO.

Dalla vetta del K6 West verso le vette del K6 Central e K6 Main.

Siamo arrivati ​​in Pakistan il 23 agosto; ​​al campo base il 26 agosto e siamo ripartiti il ​​16 ottobre. Abbiamo portato i nostri parapendii al campo base ma abbiamo volato solo nei dintorni, per divertirci tra le varie puntate sulla montagna [vedi VIDEO].

Il percorso inizia su una rampa principale di circa 600 m sul fianco sud-ovest della vetta, seguendo ghiaccio e neve a 60° di pendenza fino alla cresta sud-ovest.

Il K7

Scott e Graham avevano seguito la cresta e un sistema di cenge tecniche, con arrampicata su misto, per traversare la parete ovest. Noi, invece, non abbiamo scalato la cresta sud-ovest se non durante l’acclimatazione.

In discesa, Graham e Scott si sono calati in linea quasi retta sulla parete ovest. Hanno fatto 19 calate Abalakov da 60 m. Siamo scesi allo stesso modo e confermiamo le 19 doppie!

Sulla cresta, verso il K6 Central

Per raggiungere la cresta sommitale abbiamo proceduto in simul-climbing poiché c’era neve e meno ghiaccio del previsto.

La parete ovest di cui sopra l’abbiamo scalata passando dai 5700 ai 6600 m prima di bivaccare sulla cresta sud-ovest. Un bivacco faticoso, con molto freddo, lungo 12 ore prima di svegliarsi con il sole e poi arrampicarsi fino alla prossima, gelida, notte nera. Questo tratto era costituito principalmente di pochi centimetri di névé su ghiaccio solido e molto duro (70° gradi per 900 m di sviluppo).

Il K6 Main dalla vetta del K6 Centrale
Selfie sulla cima del K6 Centrale

C’era molta neve profonda sui pendii finali verso la cresta sommitale (vedi foto “Summit Ridge”), e abbiamo dovuto scavare e “sguazzare” negli ultimi 500 m. Il nostro meteorologo ci aveva avvertito che avremmo incontrato il jet stream sopra i 6500 m con venti sostenuti di 45 km/h; aveva perfettamente ragione.

Dopo aver toccato finalmente la cima del K6 ovest e poi quella Centrale, abbiamo sentito che non sarebbe stato possibile salire in sicurezza anche sulla vetta. Il K6 Centrale è stato il nostro unico, vero obiettivo e sogno negli ultimi due anni.

Sulla cima del K6 Centrale

Il completamento della traversata completa fino al K6 Main sarebbe stato un obiettivo secondario eccessivamente ambizioso, anche se la prospettiva allettante di scalare il K6 Main 50 anni dopo la sua prima salita c’era!

In definitiva, abbiamo scalato una parziale nuova via, su terreno completamente vergine lungo la traversata dal K6 West al K6 Centrale. Complessivamente la via sulla parete ovest del K6 Centrale la valuteremmo di 80° su ghiaccio/neve, inclusa una piccola cornice da sormontare, su una lunghezza di 2000 m. Il lato nord della cresta sommitale, affilata e rocciosa,  precipita verticalmente nella Valle Charakusa.

D. Quanto tempo è durata l’intera scalata? Che tipo di attrezzatura e provviste avevate per i bivacchi, cibo, ecc?
Avevamo tre bombolette di gas. Cibo e gas per 10 giorni circa. Un saccopiuma doppio era difficile da mantenere asciutto, quindi dovevamo arieggiarlo al sole quasi ogni giorno per almeno un po’ di tempo. Tenda a parete singola molto piccola. Due materassini Thermarest XTherm, un materassino corto in schiuma a celle chiuse, un fornello MSR Reactor (con una pentola da 1,7 l). Cercavamo di trovarci pronti in tenda prima del tramonto, quindi bollivamo l’acqua, controllavamo le previsioni e cenavamo. Ogni mattina l’interno della tenda era tutto ricoperto da uno spesso strato di brina (anche con una buona ventilazione). Ci svegliavamo solo quando il sole colpiva la tenda (faceva così freddo… quasi invernale, oltre -20°. Questo ha reso le notti molto lunghe e i giorni brevi. 9 giorni, 8 notti il tempo complessivo sulla montagna.

Siamo stati completamente autosufficienti dal campo base (a 4000 m), trasportando cinque carichi per rifornire l’Advanced Base CFamp, più quattro carichi per smontare l’ABC e riportare tutto al campo base. L’ABC si trovava sul ghiacciaio Nangmah Est a circa 5150 m.
Dall’ABC abbiamo salito l’intera via in completo stile alpino.

Sul sito http://alpinevagabonds.com è presente la biografia alpinistica di Jeff e Priti Wright.

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