Tre giorni speciali
(ovvero la Montagna Sacra fa ancora notizia)
di Toni Farina
7 luglio 2025, fa caldo, l’aria d’Africa ha espugnato il vecchio continente. Non c’è blocco navale che tenga, si suda dalla Sicilia alla Lapponia. Non è una sorpresa. La sorpresa arriva sul telefono (o cellulare, o dispositivo, ecc.). Prefisso +49, Münich??? Non rispondo??? Perché non rispondere?
L’accento in effetti è tedesco: “Toni Farina? Sono Georg Bayerle della televisione tedesco-bavarese… ho avuto il suo numero da Enrico Camanni…”.
Non mi è difficile immaginare la ragione della chiamata. E a ben pensarci non è neppure una sorpresa, Georg, della tv tedesca, è già stato preceduto da suoi colleghi della Tv della Svizzera italiana e della Tv francese. Ai quali aggiungere svariati altri addetti all’informazione di testate varie, italiane e non, su carta e on line, che anni fa, quando il progetto Montagna Sacra muoveva i suoi primi, timidi (molto timidi) passi, incuriositi chiedevano lumi.
Comprensibile, una montagna da non salire più, da non “conquistare” e per giunta definita “sacra”, nell’occidente tecnologico dove parlare di limiti è ancora un’eresia, è una novità stuzzicante per il mondo dell’informazione, sempre a caccia di notizie originali. E questa in effetti lo era.
Sono però trascorsi alcuni anni. Le regole dell’informazione difficilmente ammettono deroghe, le novità invecchiano subito e, come tante, la notizia “Montagna Sacra” ha via via perso il suo appeal. Per questo la telefonata da Münich giunge inattesa, mi coglie impreparato.
Ancora Georg, che per fortuna se la cava con l’italiano:
“Il progetto ci interessa molto, vorremmo andare a Cogne a fare delle riprese per un servizio, un documentario”. Caspita! Non dico così, ma: “Bene, grazie, ma solo a Cogne? Il progetto riguarda anche la Val Soana, anzi, soprattutto la Val Soana”.
Mi permetto di insistere, dall’altra parte del “filo” mi pare di cogliere perplessità: “Che è ‘sta Val Soana, vuoi mettere con Cogne?”.
Terminato il colloquio rimandiamo i successivi contatti alla posta elettronica. Ed è via mail che tento di spiegare che il Monveso, detto non per nulla “di Forzo”, nella Vallée non se lo fila nessuno, una cima anonima, pressoché ignota, troppa è la concorrenza. A sostegno della tesi allego foto, spiego che a Cogne il progetto è stato inserito fra le bizzarrie new age di Toni Farina (vade retro) e soci, mentre in Canavese, pur non generando salti di gioia, qualche interesse lo ha suscitato. Il Canavese, la storia insegna, è terra di sovversivi…
Alla fine, la mia opera di convincimento ottiene il risultato voluto: Georg Bayerle, alla guida di una troupe di quattro operatori, verrà in Valle Soana il 9 agosto. Altri tre accompagnatori si aggregheranno il giorno dopo, festa di San Besso. Spiego loro che non c’è periodo meno adatto, ma niente da fare, o quei giorni o nulla.
Dove li mettiamo a dormire? Un bel problema. Per fortuna c’è Sandro nel ruolo di problem solving. Guida ambientale-escursionistica, ma soprattutto presidente del locale consorzio operatori turistici, Sandro trova un’insperata, nonché ottima sistemazione in quel di Piamprato.
La sera del 9 agosto vede attorno a un tavolo della locanda Aquila Bianca, in conviviale seduta, Georg, i suoi teutonici collaboratori e, dall’altro lato del tavolo, insieme allo scrivente, Sandro, Riccarda e rispettivi consorti.
Dialogo disteso e fluente, la lingua non è un problema e la serata scorre via piacevole. Un aiuto giunge dal vitto, ottimo e abbondante, la cucina italiana non ha rivali. A confermarlo ci sono i mugolii di piacere dei nostri ospiti.
Tra un mugolio e l’altro si definisce il programma per i giorni a venire. Programma oltremodo intenso, agevolato, e allo stesso tempo complicato, dal meteo che prevede sereno e caldo. Molto!!!
In sintesi. Prime riprese all’imbocco della Valle di Forzo, appuntamento a Pezzetto (Pessey) con Sandro, Riccarda, Maura e Heidi, salita a Boschettiera dove si aggregheranno altri accompagnatori giunti in giornata. Pernottamento, ospiti nella casa di Maura e Heidi (propongo medaglia al valor civile), salita a Pian Lavina da dove i nostri proseguiranno da soli per il Col Bardoney per scendere a Cogne. Dove li attende l’ignoto. Nel senso che non hanno prenotazioni per la notte.
A tavola spiego loro ancora una volta che la traversata non è banale, soprattutto per via del pesante e ingombrante ambaradan necessario alle riprese.
“Perché non avete voluto una guida?” chiedo loro un po’ preoccupato. La risposta sta nel loro sguardo, nei sorrisini. Scopriamo così che un operatore è guida alpina e un altro è reduce dalla salita al Pilone centrale del Frêney (quello di Bonatti, non so se mi spiego).
Vabbè, ci abbiamo provato. Mi limito ad aggiungere che la prima parte della discesa lato Cogne con la nebbia qualche problema può crearlo. Ma lo dico sottovoce…
10 agosto 2025. A Valprato le molte auto posteggiate sono un segno di quanto l’annuale ricorrenza di San Besso sia ormai un Grande Evento. Ma ai nostri ospiti, l’abbiamo capito, interessa soprattutto il silenzio, la wilderness che li attende nel Vallone di Forzo. Noi altri local invece ancora non sappiamo quel che ci attende…
L’arcano si svela tra i vicoli, i muri di pietra, le installazioni del presepe di Pezzetto. Dove, volenti o nolenti, sotto lo sguardo vigile (e perplesso) del Frate ci tocca fare da comparse in un’inattesa rappresentazione che si protrarrà per l’intera giornata. Al Pilone del Trasi, al bivio per Boschietto, davanti alla chiesa e in altri punti strategici del sentiero. E il Monveso lassù, a occidente, prim’attore lusingato e silente. E per l’intera giornata a scandire i tempi sarà la voce di Georg, dal tono marziale: “Ancora una volta per favore”.
“Ancora una volta, per favore”, ripetuto anche il giorno appresso, quando, le prime luci ci colgono in salita da Boschettiera a Pian Lavina, luogo che di piano ha davvero poco, ma la Torre era lì, già stanca di sole. Stessa condizione per il Monveso, suo fratello da millenni. E in mezzo alle due montagne il Colle di Bardoney, con l’infinito pendio sul quale, a breve, il sole sarebbe sceso con il suo portato di luce e calore. Molto, troppo calore. Davvero non invidiavo i miei compagni (dopo tre giorni di condivisione il termine mi era concesso) che avrebbero dovuto sobbarcarsi quella sfacchinata.
Prima di ripartire, ancora una ripresa, l’ultima intervista: “Toni, perché il Monveso?”. E così ancora una volta, guardando quella piramide ho spiegato. Poi i saluti, “buona camminata amici”, ci si ritrova in Val Soana, senza l’assillo di riprese e interviste.
Senza “ancora una volta per favore”.
Prima di tornare nel bosco mi sono voltato: erano ancora lì, persi sul piano-poco piano, tra sassi (molti) ed erba (poca). Chissà a che ora sarebbero arrivati…
Mi sono voltato a salutare il Monveso, compagno anche lui. Così spoglio, senza traccia di neve, pareva, come le montagne intorno, vacillare sotto il sole impietoso.
Ora, passati un po’ di giorni, mi trovo a pensare a che resterà nella memoria, e nel cuore, dei nostri ospiti della serata trascorsa a Boschettiera, seduti davanti alla casa di Maura. Loro intorno al tavolo e io in disparte, a lasciar decantare la giornata e le fatiche dell’andirivieni. Oso pensare che anche per loro sarà un ricordo speciale.
Ripenso al suono della sera, al loro chiacchiericcio (non capivo una parola) che scorreva placido e musicale (il tedesco un po’ lo è) come il torrente.
A Boschettiera, in questo ferragosto così complicato, tra caldo, frastuono, e sofferenze. Boschettiera, lontana da tutto.









Ciao Toni, bell’articolo, non vedo l’ora di vedere il documentario!
PS: in testa all’articolo c’è il tuo nome, ma a pie’ di pagina c’è quello di Alessandro Gogna. Refuso?
Ci vogliono i registi e le guide indipendenti per capire il valore di questo progetto. Buona vita a questo progetto allora!