Una montagna sacra nel Parco del Gran Paradiso

Per i 100 anni del Parco Gran Paradiso, nasce l’idea di una “montagna sacra”, una vetta che diventi un santuario della natura, invalicabile all’essere umano. Vi raccontiamo presente e futuro di un progetto nato dal basso lo scorso anno. 

Una montagna sacra nel Parco del Gran paradiso
di Maurizio Dematteis
(pubblicato su piemonteparchi.it il 21 aprile 2023)
Foto di Toni Farina

“Un giorno stavo preparando le slide per un incontro al Museo diocesano di Susa sul tema dei sentieri. Scorrendo le fotografie delle cime a un certo punto mi sono chiesto: ma perché si deve andare sempre su tutte queste cime? Non si potrebbe sceglierne una su cui non andare più? Per celebrare quel senso del limite che ci insegna la montagna?”.

E’ nata così l’idea della Montagna Sacra, per caso, un giorno in cui Toni Farina, già redattore di Piemonte Parchi, guardando e riguardando le foto delle vette delle Alpi Cozie ha cominciato a riflettere sul fatto che anche chi la montagna la frequenta, la ama, la idolatra, potrebbe essere interessato anche ad adorarla e a rispettarla. Una sacralità laica e materialista, nulla a che vedere con il credo religioso di ciascuno di noi, qualunque esso sia, ma anche in questo caso un sentimento personale, intimo e profondo che prescinde da leggi, regole o sanzioni, ma fa leva sulla coscienza. Chi se lo sente, si ferma. Chi no, può continuare, anche fino alla cima.

Il Monveso (in centro foto)

L’idea rimane lì, fino a quando diventa consigliere del Parco del Gran Paradiso, ente storico che si avvia quest’anno a chiudere le celebrazioni sui primi 100 anni di vita. Il neo consigliere si lancia in un sondaggio con persone di varia estrazione per capire se sia un suo tarlo, oppure un’idea condivisibile: alcuni sono entusiasti, altri semplicemente possibilisti, altri ancora contrari, alcuni inaspettati. L’indagine in generale restituisce un esisto positivo di oltre il 70% dei partecipanti. Anche l’allora direttore del parco Antonio Mingozzi sposa la causa e viene individuato il Monveso di Forzo, un anonimo 3.322 m. “Si trova in Val Soana – continua Farina – ed è condivisa tra Piemonte e Valle D’aosta. In Val Soana te la vedi difronte, una piramide che richiama il Monviso, ma senza particolare appeal alpinistico, un mucchio di sassi con 2200 metri di dislivello alla cima dalla parte Piemontese, un’escursione da ruspanti. Una cima secondaria, che si perde in mezzo ad altre più conosciute, dalla parte della Valle di Cogne. Quindi poco frequentata da una parte e dall’altra, anche a detta dei guardiaparco”.

Boschietto

La nascita del progetto
Il progetto viene presentato ufficialmente il 26 novembre 2022 al Museo nazionale della Montagna di Torino, e la Montagna Sacra fa il botto, cominciano a chiamare dall’estero, il CAI Inglese, la Tv Francese, giornalisti stranieri. Nel giro di poco tempo 1250 testimonial firmano la petizione online, Gognablog si mette a disposizione, Enrico Camanni fa da testimonial, Luca Rota si impegna a promuovere l’idea.

“Nel nostro tempo così avido di performance e povero di spirito – scrivono i firmatari del progetto, tra cui Alessandro Gogna, Enrico Camanni, Hervé Barmasse, Manolo, Kurt Diemberger, Michele Serra, Silvia Ronchey, Nando Dalla Chiesa, Duccio Canestrini, Paolo Cognetti, Toni Farina, Toni Mingozzi e molti altri -, è giunto il momento che almeno su una cima ci si astenga dalla ‘conquista’ per riscoprire il significato del limite. In pratica ci si fermi più in basso della cima, lasciandola ai giochi del vento e agli altri esseri viventi”.

Un progetto nato per onorare i cent’anni del Parco nazionale Gran Paradiso “con un’azione di alto profilo, che si spingesse oltre la celebrazione”, sottolineano gli organizzatori. In un’epoca avida di performance e povera di spirito, in una società segnata “dalla competizione e dal dissennato consumo delle risorse naturali”, i sostenitori della Montagna sacra auspicano “che almeno su una cima ci si astenga dalla conquista per riscoprire il significato del limite”. E poi è arrivata la pandemia del Covid 19, a far ulteriormente riflettere gli amanti della montagna sul suo valore. Ancora dai documenti ufficiali a cura del Comitato “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso”: “L’anno del confinamento degli uomini nelle loro abitazioni, ha visto gli animali ricomparire in spazi ‘umani’ con una rapidità sorprendente. Noi chiusi, loro liberi. Ma il confinamento ha anche prodotto, appena le norme lo hanno consentito, un’esplosione di presenza umana nelle aree protette, come mai prima. Un’affluenza che impone nuove riflessioni verso le necessità di rispetto e tutela delle aree di natura più delicate. E’ evidente, infatti, che anche le attività ricreative “verdi” (escursionismo, ciclismo, corsa, arrampicata, sci alpinismo, canoeing, ecc.) pongono problemi d’impatto sull’ambiente”.

Sulla via per Boschietto

Il futuro della Montagna Sacra?
Intanto si andrà avanti con una manifestazione che si svolgerà l’11 giugno, per il secondo anno, con la performance del gruppo musicale Lab Graal in piazza di Ronco Canavese, grazie all’adesione convinta del giovane sindaco Lorenzo Giacomino.

Una camminata al mattino fino alla frazione di Boschietto e il concerto il pomeriggio. “Attorno al concetto di Montagna Sacra la comunità locale potrà costruire qualcosa – conclude Toni Farina – anche un’economia”. E alcune idee cominciano a circolare tra i comuni del parco e le borgate abbandonate ma ristrutturate: dal recupero del sentiero storico che dalla Valle di Cogne passando per il colle di Bardoney scende in Piemonte, alla realizzazione di un museo destinato alla sacralità della natura e al senso del limite.

Il progetto invita a riflettere sulla necessità di una “transizione culturale” per far fronte alle grandi sfide globali che l’Umanità è oggi chiamata a risolvere e sul ruolo che possono avere le aree protette.


Ma anche sul contributo che ogni persona singola può apportare. Per questo è possibile aderire al progetto scrivendo a: montagnasacra22@gmail.com.

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