L’inverno 2025/26 potrebbe essere una stagione molto positiva a livello di numeri, ma la crescita prevista parla soprattutto straniero e sceglie esperienze diversificate anche fuori dalle piste da sci.
di Sara Canali

Questo inverno potrebbe farsi ricordare come una delle stagioni più forti di sempre per il turismo italiano. Almeno stando ai dati del report Tourism Forecast Winter elaborato dall’istituto Demoskopika che prefigura un quadro di crescita robusta, trainata soprattutto dai visitatori internazionali. Secondo le stime, infatti, tra dicembre e febbraio sono attesi 29,7 milioni di arrivi e circa 93 milioni di presenze, pari a un incremento del 14,3% sull’inverno precedente. Un dato che, se confermato, segnerebbe un vero cambio di scala per il turismo invernale made in Italy. A crescere in maniera esplosiva è soprattutto la componente internazionale: gli stranieri dovrebbero raggiungere i 14,4 milioni di arrivi (+21,1%) generando oltre 52 milioni di pernottamenti (+28,8%). Una progressione che alcuni osservatori, incluso Il Sole 24 Ore, definiscono come il motore reale del possibile record storico.
Un inverno a doppia velocità
Se dunque l’Italia si fa sempre più attrattiva per gli stranieri, a livello di turismo locale, i dati sono più sfumati. Secondo Demoskopika, gli italiani in viaggio saranno 15,3 milioni (-1,7% rispetto all’anno precedente) per un totale di 41,1 milioni di presenze, un valore sostanzialmente stabile rispetto a 12 mesi fa. Una dinamica che crea una stagione a doppia velocità: da un lato l’accelerazione dei flussi internazionali; dall’altro un mercato nazionale che, pur restando centrale, appare frenato da scelte più prudenti, soggiorni più brevi o preferenze per formule alternative. Le località alpine e dell’arco nordico restano le più attrattive per il turismo invernale, mentre il centro Italia intercetta una domanda più legata a esperienze culturali, outdoor soft e benessere. Le regioni del Sud hanno un appeal invernale più contenuto, se non limitatamente a località sciistiche minori o offerte legate all’escursionismo. La forte crescita della domanda estera potrebbe però ridisegnare alcune gerarchie, aprendo spiragli importanti anche per territori meno tradizionali, soprattutto se capaci di proporre esperienze outdoor non convenzionali, slow tourism e attività legate alla natura.
Un giro d’affari da 14,8 miliardi
Accanto ai flussi, cresce anche il valore economico della stagione: la spesa turistica diretta è stimata in 14,8 miliardi di euro, pari a un +9,1% rispetto all’inverno precedente. Per operatori, destinazioni e amministrazioni significa una cosa sola: serve essere pronti, perché l’incremento dei flussi produce inevitabilmente un maggiore stress sugli ecosistemi, sulle infrastrutture, sui servizi di mobilità e sull’ospitalità.
Un inverno trasversale
Ma c’è un dato che più di tutti interessa al nostro settore, ovvero che l’Italia piace sempre di più per la diversificazione dell’offerta. Non solo sci alpino, ma trekking invernale, skialp, ciclismo su percorsi a bassa quota, outdoor dolce, terme, natura d’inverno, borghi. La tendenza individuata da Demoskopika e dalle principali testate che hanno ripreso le sue previsioni è chiara: l’inverno italiano si sta allargando, uscendo dalla gabbia delle sole piste da sci, per includere proposte più lente, diffuse e trasversali. È qui che molte destinazioni del Centro e soprattutto del Sud potrebbero giocare la loro partita: non sulla neve, ma sulla qualità dell’esperienza. Infatti, secondo i dati raccolti da SWG per Confcommercio, un numero crescente di italiani sceglie la montagna non per sciare, ma per escursioni invernali e trekking sulla neve, ciaspolate e camminate panoramiche, attività wellness, terme, sauna, slow-living, tempo in famiglia e relax. Una fotografia scattata a febbraio 2025 che raccontava come, nel primo trimestre dell’anno, sono stati 8,2 milioni gli italiani che hanno scelto la montagna: 5,9 milioni per una settimana bianca e 2,3 milioni per un weekend sulla neve. La tendenza più forte, però, è quella dei soggiorni brevi: vacanze da 4–5 giorni, spesso costruite intorno ad attività “soft”, non necessariamente legate allo sci. Una trasformazione che rispecchia trend ormai consolidati anche in estate: la ricerca di connessioni autentiche con il territorio, il desiderio di spazi aperti, la necessità di rallentare. Ma anche una risposta ai costi sempre più alti: una vacanza sulla neve è più cara del 5,8% rispetto allo scorso anno, con una spesa media di circa 675 euro a persona per la settimana bianca.
Scialpinismo, un trend in crescita
In particolare, il settore dello scialpinismo mostra una crescita costante e prospettive positive a livello globale. Secondo il report di mercato internazionale di Business Research Insights, il mercato dell’attrezzatura e dell’abbigliamento per lo scialpinismo è destinato a crescere da 8,57 miliardi di dollari nel 2025 a 8,88 miliardi di dollari nel 2026, e si prevede che raggiungerà quasi 11,86 miliardi di dollari entro il 2034, avanzando a un CAGR del 3,7% nel periodo 2025-2034. Sempre secondo il report, si prevede che il Nord America acquisirà una parte dominante della quota di mercato di questo segmento, con un focus interessante sul segmento donna.

Scegliere il camper come detox
Ci interessava capire anche come oggi gli appassionati di outdoor decidono di muoversi e vivere il loro soggiorno in mezzo alla natura e, grazie a un approfondimento fornito dalla piattaforma di noleggio camper Camper Days, abbiamo potuto appurare che il viaggio on the road continua a conquistare gli italiani.

Dati alla mano, il 2025 si profila come un anno di ulteriore consolidamento per il turismo su quattro ruote con le prenotazioni che segnano un +25% su base annua, trainate sia dai nuovi utenti sia dai cosiddetti repeat travellers, che tornano a scegliere il camper per la sua flessibilità e per la possibilità di costruirsi un viaggio su misura. A dominare la scena sono soprattutto i viaggiatori tra i 25 e i 34 anni, oggi la fascia più attiva nella scelta di itinerari on the road, seguiti dai 35-44enni (20%) e dai 45-54enni (15%). Quando si parla di mete, invece, gli italiani confermano la loro voglia di grandi spazi e avventura: nella top 3 dell’estate spiccano Stati Uniti (17%), Canada (12%) e Australia (11%), tutte simbolo di natura incontaminata e strade infinite. Accanto a numeri e nuove destinazioni, però, sta cambiando soprattutto il modo in cui si vive il viaggio. Nel 2025 uno studio Camper Days realizzato con Censuswide aveva evidenziato un fenomeno in forte ascesa: la cosiddetta “out of office anxiety”, l’ansia legata al distacco dal lavoro. Ben il 68% degli intervistati dichiarava difficoltà a disconnettersi, con punte del 74% tra i 45-54enni e del 73% tra gli under 24. Una tendenza che svelava un paradosso moderno: anche in vacanza, la connessione continua rischiava di non lasciare spazio al vero riposo. Ed è proprio come risposta a questa tensione che si definisce la grande tendenza del 2026: il desiderio crescente di esperienze immersive, lente e rigeneranti. Sempre più viaggiatori scelgono itinerari di digital detox, soggiorni nella natura e il nuovo fenomeno delle “whycation”: vacanze guidate da un perché profondo, dalla necessità di ritrovare equilibrio, silenzio e autenticità.
Tra le mete simbolo di queste nuove motivazioni emergono contesti naturali potenti e trasformativi. L’Australia, ad esempio, è scelta dal 34% dei camperisti italiani che viaggiano nella bassa stagione: luoghi come la Tasmania, con le montagne nebbiose del Cradle Mountain e le spiagge immacolate della Bay of Fires, incarnano perfettamente il desiderio di riconnessione con la natura. Chi cerca silenzio sceglie sempre più spesso l’Islanda (9% dei viaggiatori autunno-inverno), dove geyser, cascate e vasche geotermiche creano una cornice sonora fatta solo di natura. E poi c’è la Scozia, terra ideale per un autentico digital detox.

