Missione Grandi Classiche

Ci si può definire veri scialpinisti senza avere mai corso una grande classica? Un agonista che ama lo skialp non può avere dubbi. Ma il movimento, per resistere, ha bisogno di più

di Maurizio Torri

È ufficialmente iniziato l’inverno preolimpico, quello che di fatto ci porterà all’esordio tra gli sport a cinque cerchi. Questa importante vetrina per il movimento dovrà servire da trampolino di lancio per invertire il trend negativo delle ultime stagioni e riavvicinare sempre più appassionati alle grandi classiche in montagna. L’obiettivo dichiarato dovrà essere riportare gli atleti a confrontarsi su creste aeree, ripide salite e adrenaliniche discese in neve fresca. Non vi sono alternative. Il coltivare le sole discipline veloci in pista sarà la morte certa di questo sport.

Primo step, ricreare la base
L’innalzamento climatico, una gestione del movimento nazionale che nell’ultimo decennio non è certo stata lungimirante, la penuria di precipitazioni nevose a quote medio basse e il momento difficile che stanno vivendo le aziende del mondo outdoor invernale hanno letteralmente falcidiato una buona dose di gare storiche locali che servivano agli atleti per poi arrivare preparati ai grandi appuntamenti. La mancanza di obiettivi agonistici di media portata ha di riflesso dirottato quella che veniva definita la “pancia del gruppo” verso altre discipline invernali e anche per i big event stagionali il vecchio “sold out” di pettorali appare ora come un lontano miraggio.

Ricominciamo dalle notturne
Le garette non federali infrasettimanali sono state per molti anni fucina di talenti. Hanno formato i giovani, forgiato i motori dei grandi campioni e appassionato gli amatori. Il format era tanto semplice quanto vincente: una salita cronometrata post lavoro con premiazione e festa in rifugio. Quelle proposte in questo avvio di stagione hanno riscosso incoraggianti responsi, quindi ripartiamo da qui.

Ripensiamo eventi al passo con i tempi
Il momento congiunturale che stiamo vivendo, i costi iscrizioni e di trasferta sempre più elevati, le poche gare che non permettono una preparazione adeguata devono fare riflettere gli organizzatori. Se i concorrenti faticano a ritagliarsi il tempo per competizioni troppo estenuanti dal punto di vista fisico o spalmate su più giornate, andiamo loro incontro con nuovi format che risultino meno impegnativi e onerosi anche sotto l’aspetto economico. Lungo non è per forza sinonimo di bello. Anche un tracciato da 1600/2000 può risultare altamente tecnico, spettacolare extra emozionale se ben studiato.

Team 85, un format da riprendere
Se il pettorale può fare paura o non attrarre la massa, il progetto pilota proposto al Millet Tour du Rutor Extrême 2024 si è rilevato una scommessa vinta. “Team 85” si rifà simpaticamente alla larghezza degli sci da turismo, e aveva come mission avvicinare sempre più gente al fuoripista. Nella tappa domenicale del TdR, quella di Planaval, gli amatori sono partiti in piena autonomia alle prime luci dell’alba e hanno raggiunto la base del Ghiacciaio dello Château Blanc (2760 mt); 1250 mt up di full immersion nella natura incontaminata della Valgrisanche per seguire le fasi salienti della gara, ritirare il tagliandino “finisher”, aggiudicarsi un bel gadget messo in palio dallo sponsor tecnico della manifestazione e “tirare” delle splendide curve in discesa approfittando del percorso bonificato dalle guide. Una bella iniziativa che ha richiamato 250 sciatori e che verrà riproposta con format simili anche nelle altre tappe di La Grande Course.

Alcuni obiettivi da non perdere
Chi segue lo “skimo race” sa che la stagione deve ancora entrare nel vivo. In attesa della neve, quella vera, cominciamo a focalizzare gli obiettivi. Nel weekend del 21-22 febbraio andrà in scena la Transcavallo, una gara dolomitica per veri gourmet di scialpinismo. Un mix di creste e canali ricavati nella mitica Val Salatis e un’accoglienza che vi farà innamorare dell’Alpago; un’incontaminata vallata bellunese dove si sono scritte pagine importanti nella storia di questo sport. Dal 12 al 15 marzo in Francia andrà in scena la Pierra Menta. La storica kermesse del Beaufortain, con i suoi 10.000 metri di dislivello positivo tutti fuoripista, viene anche
definito il Tour de France dello scialpinismo. Che siate agonisti o semplici amatori, questo è un evento da non perdere. Sabato 5 aprile spettacolo assicurato sulle montagne di confine tra Lombardia e Trentino con l’Adamello Ski Raid. Per il pubblico da alcuni anni a questa parte è stato predisposto un vero e proprio Ski Stadium all’uscita dalla cabinovia Paradiso. Anche chi non sa sciare ha così la possibilità di giungere alle porte del Pian di Neve e tifare in quota i propri beniamini. Gran finale il 26 aprile con il Trofeo Mezzalama, la maratona dei ghiacciai che quest’anno sarà finale de La Grande Course e prova unica di Campionato Mondiale Long Distance.
Che dire, in questa gara mito, tradizione e leggenda sono un tutt’uno. Mezzalama è sinonimo di scialpinismo. Rappresenta la storia, il presente e il futuro del nostro sport. Da quest’anno la gara passerà dalla formula a tre elementi a coppie. Ecco un buon modo di quello che sopra veniva definito stare al “passo con i tempi”. Ottima scelta!

More from Outdoormagazine
Ego Land
La salita in libera di Ego Land (8c+) di Edu Marín Da...
Read More
Join the Conversation

2 Comments

  1. says: Fabio Bertoncelli

    “Ci si può definire veri scialpinisti senza avere mai corso una grande classica?”

    L’autore poteva risparmiarsi – e risparmiarci – una stupidaggine del genere.

  2. says: Carlo Crovella

    CONTESTO IL PRINCIPIO CHE I GARISTI SIANO DEI “VERI” SCIALPINISTI. Il vero scialpinismo è quello che si pratica in campo aperto, sapendosi giostrare fra le molteplici insidie della disciplina (che probabilmente è quella col più elevato rischio implicito fra le discipline praticabili in montagna).

    Certo esistono scialpinisti “veri” (cioè che sanno muoversi a puntino in campo aperto) e che fanno ANCHE gare. Ma la loro attività da garisti non incide sull’esperienza da scialpinisti, al massimo affina la loro esperienza da garisti. Le due cose sono molto differenti.

    I GARISTI (non importa se puri – cioè che fanno solo gare – o scialpinisti che in qual frangente partecipano a una gara) costituiscono un altro comparto. Sarebbe meglio se si chiamassero addirittura con un altro nome (e non “scialpinisti”), per evitare questa confusiona. Mi risulta che si stia diffondendo il termine Skialp Race (per l’attività), da cui dovrebbe derivare la definizione di Skialp Racer (per il garista).

    Non essendo io, per mia scelta ideologica, uno Skialp Racer, non so risponder se ci si possa definire tali senza aver partecipato a una delle gare “classiche” e tradizionali. A naso direi di no, ma direi anche che si sta diffondendo un modo di fare gare che NON contempla minimamente le grandi classiche. Così come le competizioni veliche nelle Olimpiadi sono una cosa e le traversate del mondo (o anche solo di un oceano) a vela sono una cosa completamente diversa. Probabilmente anche nel settore gare (di scialpinismo), si dovrebbero elaborare termini diversi per indicare le diverse tipologia di competizioni.

Leave a comment
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *